2 - Il Turismo Responsabile in pratica

Autore: 
Riccardo Soli

In cosa consiste in partica il Turismo Responsabile

Quali sono i comportamenti da tenere in un viaggio di Turismo Responsabile? I comportamenti di fondo del turista responsabile sono riassunti nei 6 punti del "codice di viaggio", da considerare insieme alla valutazione dell'impatto ambientale:

  • la non casualità: il viaggio viene costruito attorno ad un contatto umano con un gruppo locale estraneo all'industria turistica massiva;
  • la preparazione del viaggio, mirata ad ottenere dinamiche positive nel gruppo (o fra il singolo viaggiatore) e con gli ospitanti;
  • l'importanza delle valenze culturali, turismo quale approfondimento multidisciplinare;
  • l'equità sul piano economico, facendo in modo che la maggior parte dei soldi spesi restino nel paese di destinazione e senza creare forme di sfruttamento del turista;
  • la cooperazione, ad esempio sostenendo piccoli progetti locali a vantaggio dei gruppi di base e della gente del posto;
  • poche destinazioni approfondite, piuttosto che numerose "mordi e fuggi".

Va poi aggiunto che esistono degli obblighi e dei diritti anche per i tour operator che realizzano viaggi di Turismo Responsabile e per la comunità ospitante, dato che il Turismo Responsabile vuole essere anche corresponsabilizzazione dei partner. Tutti i criteri (a tutti i livelli) sono stati raccolta nella "Carta d'Identità per Viaggi Sostenibili" (Su AITR).
Con uno slogan potremmo dire che il turismo responsabile cerca di far conoscere nella sua interezza le cose belle e positive di un determinato luogo, attraversandolo in punta di piedi. Cose belle non solo paesaggisticamente o storicamente, ma anche dal punto di vista umano e sociale. Fare turismo responsabile non vuole quindi dire dormire nei posti più brutti o andare a visitare le favelas dove la gente muore di fame. Non si mette mai in mostra il lato "pietistico" del luogo visitato.
Il tema della corresponsabilizzazione è poi importante quando si pensa al Turismo Responsabile come "viaggio di gruppo" o "viaggio organizzato". Un turista da solo solitamente ha delle difficoltà a rapportarsi con una struttura locale se non in veste di semplice fruitore di servizi. Deve quindi fidarsi di strutture che possano dall'alto certificare un certo tipo di comportamento etico. Ad oggi però non esistono nel turismo delle forme di riconoscimento o certificazione.


In pratica cosa si fa di diverso rispetto ad un altro tipo di viaggio?
Innanzi tutto bisogna distinguere dove andiamo nel nostro viaggio. La maggior parte dei viaggi viene fatto verso il cosiddetto "sud del mondo", nonostante si stia diffondendo sempre di più il turismo responsabile in Italia.
Nel caso di Turismo Responsabile in Italia abbiamo due differenti forme: la prima è quella del viaggio itinerante. I TO del settore organizzano quindi degli itinerari più o meno lunghi per visitare zone della penisola con un occhio diverso. La seconda forma è quella del turismo stanziale. Sempre più comunità stanno studiando delle forme che possano essere uno sbocco economico importante ma senza che diventi una forma di distruzione dell'ambiente e del loro stile di vita. Gli esempi più importanti sono Riace in Calabria e Domus Amigas in Sardegna.
Il Turismo Responsabile più classico è però quello fatto verso il sud del mondo, dove veramente gli incontri con un'altra cultura possono essere un forte arricchimento e dove i metodi del Turismo Responsabile sono "messi alla prova". Non sono di solito vacanze di villaggio, ma sono quasi sempre itinerari che portano a visitare differenti posti. Ci si concentra però in determinate zone di una nazione, soprattutto se essa è molto grande, evitando perciò di avere dei viaggi massacranti che non permettano mai di fermarsi a conoscere realmente un luogo.
Questi viaggi prevedono incontri con quella che viene chiamata "società civile": possono essere progetti di commercio equo, piuttosto che associazioni storiche o per i diritti umani, piuttosto che ONG. Insomma tutto quello che viene creduto necessario per approfondire la conoscenza del luogo. Non vengono poi trascurati i più noti ed attraenti luoghi turistici, dato che anche quelle sono bellezze che meritano di essere viste.
I viaggi sono accompagnati da una persona del posto. Questa non è quasi mai una guida professionista in senso stretto, ma il suo lavoro consiste nell'essere un intermediatore culturale fra i turisti e gli indigeni. Solitamente fa parte della organizzazione locale che organizza l'itinerario.
Questa figura in quasi tutti i viaggi tradizionali non è presente: nella migliore delle ipotesi si ha un accompagnatore dall'Italia. É però in molti casi un elemento fondamentale per poter essere accettati, soprattutto in quelle realtà che non sono solite trattare con turisti (come possono essere ad esempio le comunità maya in Guatemala). Spesso ha poi un ruolo importante anche per la conoscenza della lingua, dato che non sempre si può comunicare con una delle lingue "internazionali".
Una delle caratteristiche del Turismo Responsabile è poi il finanziamento diretto di un progetto di sviluppo locale, al di fuori di quello che è il pagamento dei diversi servizi turistici (alloggio, pasti, accompagnamento...). Si destina quindi una quota del costo complessivo a sostegno diretto di un progetto ben definito e seguito solitamente da una organizzazione senza scopo di lucro. In alcuni casi la "quota progetto" (così infatti viene chiamata dagli operatori del settore) è servita a finanziare iniziative che hanno permesso di sviluppare ulteriormente l'offerta turistica in una determinata comunità (un esempio concreto: a Frontera Corozal - Messico - la quota progetto ha finanziato l'acquisto di amache così la comunità locale ha potuto attrezzare un ricovero per i turisti in transito).
Una ultima caratteristica è un incontro preparatorio per il gruppo in partenza. Il gruppo di turisti di solito non è mai molto numeroso: 12 o 13 persone è il massimo. Essi però raramente si conoscono o conoscono il posto dove si effettuerà il viaggio. Una riunione preparatoria è quindi sempre importante, soprattutto per presentarsi e cominciare ad affiatare le diverse persone.


È possibile adattare queste peculiarità ad un viaggio da soli?
Quello che è importante è sempre il saper viaggiare rispettosi della cultura e dell'ambiente che si incontrano. Bisogna sempre chiedersi perché si viaggia e verificare se la risposta sia compatibile con i principi di cui si è parlato in precedenza.
Una cosa che io reputo importante è la conoscenza della lingua. Se non si conosce la lingua della popolazione (non quella che parlano all'Hilton!) non è possibile instaurare un rapporto e quindi iniziare un dialogo.
Nel turismo responsabile i contatti non vengono presi sul momento, ma si costruisce il viaggio già da casa: questo aspetto non vuol dire che tutto è predeterminato e che non siano possibili cambiamenti di itinerario o di programma. Anche nel viaggio in solitaria sarebbe importante avere alcuni progetti ed alcune persone da incontrare che siano già stati contattati dall'Italia prima della partenza: possono essere dei punti di riferimento importanti per tutto il viaggio.
Chi ha la sensibilità per voler fare un viaggio di Turismo Responsabile non avrà difficoltà a trovare informazioni del genere, dato che solitamente sono persone che già operano a diverso titolo nel mondo del volontariato e che quindi sono già in contatto con una rete di associazione che hanno anche progetti all'estero.
Altra cosa da non dimenticare in ogni scelta è che un viaggio di questo tipo ha anche lo scopo molto prosaico di portare ricchezza nella zona visitata. Vanno quindi scelte strutture a conduzione locale (alberghi, pensione, B&B e ristoranti, così come anche le guide e le compagnie di trasporto). In quegli stati dove è in vigore una dittatura non sarebbe poi male cercare di evitare le strutture governative, dato che spesso nascondono storie di sfruttamento.


Se volessi fare un viaggio da solo, come posso trovare delle informazioni su strutture ricettive che seguano i principi del Turismo Responsabile?

Secondo noi di Vagabondo la prima cosa da fare è essere sicuri di andare in strutture di proprietà della popolazione locale, magari a conduzione familiare. E' molto facile distinguere fra alberghi di stile internazionale e strutture locali, e già questo è una discreta garanzia, pur non garantendo la certezza assoluta (il proprietario potrebbe essere uno stronzo...).
In fondo alloggiare in base ai principi del turismo sostenibile vuol dire dare i propri soldi al tessuto locale e stare in un edificio la cui esistenza non altera e danneggia l'ambiente: una struttura di edilizia tradizionale gestita da locali ha queste caratteristiche.
Per trovarle potete rivolgervi a Vagabondo nei paesi in cui siamo in contatto con delle guide locali per i nostri viaggi. Oppure guardate anche sul Salva-soldi: lì ci appoggiamo ad un database (non nostro), che recensisce moltissime strutture per lo più piccole ed a conduzione familiare.
Un sistema può essere anche quello di prenotare solo le prime notti e poi cercare in loco un posto che ci soddisfi pienamente.
Finvarra
Segue la risposta di Riccardo Soli

Questo è probabilmente uno dei paragrafi più difficili da scrivere. Gli esempi possono esser ovviamente molti, ma proprio per quello che si diceva in altri capitoli è difficile avere corresponsabilizzazione senza avere un progetto reciproco di avvicinamento. Non si può quindi essere dei semplici fruitori di servizi.
Seguire i normali consigli di buon senso è il minimo, poi vanno seguiti i criteri della Carta, poi si può cominciare a cercare. È un po' però come trovare informazioni sui campi di lavoro. Chiedere direttamente ai TO del settore non è facile. Anche loro soffrono dei normali problemi delle altre agenzie di viaggio: hanno cioè la necessità di pagare dipendenti, strutture e licenze, quindi dare informazioni gratuite a lungo andare crea delle difficoltà di mantenimento della struttura (anche quando sia gestita da volontari). Va poi considerato che un TO che ha un rapporto fiduciario con una determinata comunità avrà anche delle reticenze a mandare dei turisti che non conosce, perché potrebbero avere degli atteggiamenti non accettati e quindi andare a rovinare quel rapporto fiduciario.
Una strada può essere consultare la guida 'Turisti Responsabili', dato che è stata creata una sezione apposita che parla di progetti nel sud del mondo di accoglienza secondo criteri di Turismo Responsabile. Ovviamente sono solo una minima parte, ma non è per niente semplice reperire informazioni di prima mano (anche se a tutti gli scrittori piacerebbe avere un editore che gli paghi il giro del mondo per recensire questi progetti...).
Un'altra via è di chiedere alle varie associazioni o botteghe del mondo della propria zona se conoscono dei progetti che si possano andare a visitare. Può essere una strada per iniziare una nuova esperienza. Per botteghe che hanno dei progetti diretti può poi essere una forma di contatto anche questa e il viaggiatore può sempre dare la disponibilità di un aiuto.


Un viaggio di Turismo Responsabile non è troppo costoso?

Non ci dovrebbero essere particolari differenze di costo rispetto ad un viaggio normale... Certo se in Messico, per esempio, paragoniamo 3 settimane di viaggio vero ad 1 settimana di pacchetto-mordi-e-fuggi in un villaggio turistico... Beh, il primo sarà più caro. Un viaggio fatto bene dura sempre fra le 2 e le 3 settimane, non può essere confrontato con una settimana in un villaggio.
Nei nostri viaggi riusciamo spesso ad essere più vantaggiosi grazie ai soldi che risparmiamo su pubblicità e cataloghi (non facciamo nè l'uno nè l'altro :-)
Alcune associazioni propongono viaggi più costosi, che spesso consistono però nella partecipazione pratica ed economica ad un progetto locale: sta a noi scegliere che tipo di coinvolgimento cerchiamo in un viaggio.
Finvarra
Segue la risposta di Riccardo Soli

La maggior parte delle persone infatti si blocca nell'acquisto di un viaggio di Turismo Responsabile a causa del costo, che definisce troppo alto. Le obiezioni potrebbero essere molte a questa frase, però è vero che un viaggio di Turismo Responsabile non è gratis.
La domanda che a mio avviso dovremmo farci invece è: "Io che valore do a un viaggio?".
Secondo me la maggior parte della gente viaggia con lo scopo principale di poter dire sono stato in quel posto. Si rende però conto almeno inconsciamente che quella motivazione è veramente futile, quindi cerca di spendere il meno possibile, anche se non ha poi richieste particolari su come viaggia. Il turista responsabile dovrebbe invece avere altre motivazioni che lo spingano lontano da casa.
È anche vero che non tutti hanno subito a disposizione il denaro sufficiente per pagare il viaggio, ma non deve essere un impedimento. Se si vuole una cosa bisogna sforzarsi di ottenerla ed impegnarvisi. Non si può avere tutto e subito, vanno fatte delle scelte.


Qual è la durata di un viaggio di Turismo Responsabile?
La maggior parte dei viaggi è sempre stata di circa tre settimane, anche se ultimamente si sta diffondendo sempre più l'abitudine di fare viaggi più brevi. Si possono quindi trovare spesso viaggi di due settimane ma anche di una sola (soprattutto per le mete più vicine, come ad esempio il Marocco).
La considerazione che si fa è che ci sono delle spese fisse che non cambiano con la durata, come per esempio l'aereo (che spesso è la fetta più grossa). Più tempo si può trascorrere in una determinata zona più questi costi sono "ammortizzati". Questa considerazione non si sposa però con le possibilità del turista, che raramente ha a disposizione periodi di ferie più lunghi di due o tre settimane. Ecco quindi che si preferiscono viaggi più brevi, anche per raggiungere le mete più distanti.

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