Il miraggio nel deserto: Jaisalmer

Il miraggio nel deserto: Jaisalmer

Testo di: 
Valentina Mancini - Vagabonda Doc Malan

image

di notte: dopo 5 ore di treno e più di due di ritardo finalmente arriviamo alla stazione di Jaisalmer.
Le illuminazioni sono rare, la luce più forte indica l’uscita ma nel buio si vede bene l’architettura della stazione che sembra quasi un fortino militare. 

Stanchi seguiamo il flusso verso l’uscita, è tutto stranamente pulito ed ordinato. Raggiunto l’atrio la luce è forte e quasi fastidiosa, ma quello che più fa male è vedere la folla di gente che ammassata sotto le pale dei due ventilatori dorme a terra, tra la polvere e i passanti. 

Le persone sono raggruppate, alcuni sdraiati su un telo, alcuni ci lanciano uno sguardo e girandosi dall’altro lato continuano a dormire, un bimbetto mezzo nudo è seduto tra le braccia della mamma che incurante del pianto dorme rannicchiata nel suo sari.
Sono scossa, ma procedo velocemente, cerco di non farmi distrarre dai pensieri, devo trovare il nostro transfer… mi lascio la luce alle spalle e vado verso il buio.


"Sono rapita, è indescrivibile"
 

Kamal è già li che ci aspetta. Ha una sola jeep perciò carica metà gruppo e ci chiede di aspettare. Rimaniamo così, al buio, in 5 con un ragazzo indiano come “guardia del corpo” e aspettiamo.

La sensazione è strana: nel buio si percepiscono i rumori delle persone che man mano si allontanano dalla stazione, non sono proprio rumori, è più un frusciare di tessuti, passi, ogni tanto un motore di tuktutk ci ricorda dove siamo e poi, silenzio. Un raro e strano silenzio per essere in India. Noi appollaiate su una staccionata, siamo stanche, ma ci godiamo questa breve attesa silenziosa, immerse nel buio. E' ancora caldissimo.

La jeep torna a prenderci e in pochi minuti arriviamo ai piedi del forte e qui la magia. 
Sono rapita, è indescrivibile. Le alte mura sono illuminate da una luce tenue e calda. Percorriamo la strada tortuosa che, arrampicandosi sulla rocca, porta nel cuore  del forte e siamo tutti a bocca aperta: all’interno delle mura i bassi edifici decorati da infiniti merletti di pietra brillano anche se è notte.
Silenzio. Sembra di essere stati catapultati in un’altra epoca o in una favola. 


"Difficile descrivere tanta bellezza"

Kamal deve essere abituato a questa reazione perché ci guarda con un sorrisetto che sembra voler dire “visto dove vi ho portati?” e intanto ci indica la strada verso la sua guest house.
E la magia continua. Molliamo gli zaini e subito saliamo sulla terrazza di cui mi avevano già parlato. E’ buio pesto, qualche luce lascia intravedere le terrazze e i tetti piatti tipici dell’architettura di tanti paesi asiatici, il silenzio e il vento caldo tra i capelli, la pace.

La mattina con calma siamo nuovamente sulla terrazza a sorseggiare un lassi ed il paesaggio è ancora più mozzafiato. L’arenaria dorata con cui sono costruite tutte le case brilla talmente al sole che la vista fa male agli occhi. Tappeti di arabeschi intrecciati intorno ogni finestra e balconcino, mensole e cornici che sembrano veri merletti, terrazze su più livelli e, fuori dalla rocca, il deserto roccioso.

image


"Ogni angolo è un gioiello"


Ti viene voglia di toccarli tutti quegli intagli, tutte quelle immagini sensuali che affollano i templi. 

Perdersi nei vicoletti per niente caotici da un senso di pace nonostante ci sia sempre qualcuno pronto a venderti la sua merce. Immagini di Ganesha, su mattonelline di ceramica o dipinte sui muri affiancano quasi tutti gli ingressi e li proteggono insieme ai piccoli portafortuna fatti con peperoncini e limoni che pendono dagli architravi di tante porte. Panni stesi qua e la dai colori brillanti e vivaci risaltano sulla monocromia degli edifici e la sabbia depositata negli angoletti riporta subito alla mente la vicinanza del deserto. L’odore dei rifiuti ammassati in alcune strade è pungente ed è l’unico elemento di fastidio che a tratti distoglie lo sguardo e la mente.

In un vicolo strettissimo una mucca se ne sta sdraiata all’ombra e mi impedisce il passaggio, mi viene da sorridere e torno sui miei passi sicura che anche la prossima viuzza mi ricondurrà al centro del paese. 

C’è qualcosa di magico in questo posto, forse è un miraggio. E l’istinto mi dice che ci tornerò.


image

Questa storia è stata scritta e vissuta dalla Vagabonda Doc Malan 
Nata e cresciuta a Roma, Valentina è appassionata di Estremo Oriente. Si specializza in Arte ed Architettura cinese ed inizia a lavorare come guida turistica ed accompagnatrice e soprattutto inizia a viaggiare senza sosta! Nel 2004, dopo qualche anno di studio, finalmente si trasferisce per un po’ in Cina ed è li che le danno il nome “Malan”. 

Sempre in mezzo a gente di tutti i tipi e di tutte le età, è disponibile e paziente con tutti. Parla inglese e cinese.

Sulla mappa: 
Ritratto di Malan
Offline
Last seen: 3 ore 25 min fa
Iscritto: 01/03/2015 - 10:31
a rileggerlo qui mi sono

a rileggerlo qui mi sono tornate su tutte le emozioni, come se fossi appena tornata da quello splendido viaggio!

Se non lo avete ancora fatto Vagabondi, andate e fatevi travolgere dall'India!!!

 

eh grazie staff, x lo spazio dedicatomi Occhietto

Vagabondo

Ritratto di Vagabondo
Offline
Last seen: 4 ore 3 min fa
Iscritto: 16/12/2015

Lo sapevi?

Mer, 28/12/2016 - 10:00