Visitare le township di Cape Town in Sudafrica

Visitare le township di Cape Town in Sudafrica

di Marco Savini - Vagabondo Doc markingegno

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“Ma ti basta vedere Cape Town!”.
Spallucce, testa indietro e braccia aperte in una espressione di ovvietà degna del miglior Renato Pozzetto.
Questa scena ha preceduto più volte il mio viaggio, pronunciata da conoscenti ed amici come argomentazione principale del fatto che il Sudafrica non abbia poi granché di vera Africa.

… basta vedere Cape Town…
Sono un testardo, quindi non è che mi avessero convinto. Eppure questa frase mi ha accompagnato per tutto il viaggio, quasi volessi lasciare aperta una porta, uno spiraglio, una possibilità.
Sono arrivato a Cape Town e le ho chiesto: fammi vedere che c’è Africa, in questa città.

A Bo-Kaap, il quartiere più colorato della città, conosco Odwa.
Ha la mia stessa età, non vuole dirmi che lavoro faccia, ma arrotonda proponendosi come guida, per dare la possibilità ai viaggiatori di conoscere la storia della propria township, Langa, dalla prospettiva di chi ci vive dentro. Era quella la prospettiva che mi interessava e l’unica che avrei mai considerato.

Il mattino seguente ci incontriamo alla stazione centrale dei minibus taxi, fitto sistema di trasporto alternativo utilizzato solo da gli abitanti delle township. Attraverso il piazzale sopraelevato, osservando le tante banchine affollate da centinaia di Toyota HiAce che si spostano con ordinata frenesia e da migliaia di persone che fanno di tutto per accaparrarsi un posto sulla prossima corsa. Sembrano tutti africani.

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… basta vedere Cape Town…
Incontro Odwa. Ci spostiamo in una zona meno affollata e mi chiede: “cosa ti aspetti da questa visita?”. Non ero preparato a questa domanda. Farfuglio qualcosa, nel mio peggior inglese. Odwa mi sorride, capisce che non avevo idea di cosa aspettarmi. Mi chiede solo di avere rispetto per luoghi e persone: a mio favore c’è la scelta di camminare nelle strade delle township e di non osservare queste realtà da iniziative stile hop-on hop-off, come fosse uno zoo.

Il viaggio in minibus taxi è autentico, crudo. Mi sento trasparente ma fastidioso, ignorato ma osservato. Ammirato nell’indifferenza.

 

Scendiamo dal bus ai confini di Langa.
Odwa mi fa un gesto, di stargli accanto, ed iniziamo la nostra passeggiata. La township ha un tessuto sociale complesso: stimati professionisti abitano i propri villini a poche decine di metri dalle più essenziali baracche in alluminio ondulato. Nessun rancore, nessuna invidia. Chi può, aiuta. Si vive con una dignità disarmante e con un sorriso che fa più male di qualsiasi pianto.

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… basta vedere Cape Town…
Entriamo nel cortile interno di un grande edificio in muratura. Odwa mi spiega che in questi palazzi vivevano gli uomini con il permesso di andare a lavorare in città, durante l’Apartheid. Mi guardo intorno. Al di là di quelle che sono condizioni igieniche al di sotto di qualsiasi soglia, mi sento quasi a mio agio: voglio dire, almeno le persone che abitano qui hanno una casa fatta di mattoni. 
Mi vergognerò di averlo pensato.

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Passiamo per una entrata senza il benché minimo infisso, siamo in una cucina. A destra e sinistra due camere, al centro un bagno di un paio di metri quadri, senza infisso a sua volta. Odwa mi precede nella stanza di destra. Saranno quindici/venti metri quadrati. Ci sono tre letti da una piazza e mezzo, con un sistema di baldacchino, e tre scaffali da mezzo metro. Sotto i letti si intravedono valige, vestiti, bottiglie. Sopra il sistema a baldacchino, lo stesso. Sugli scaffali pentole, piatti e provviste. L’odore è forte, il caldo insopportabile.

Su un letto c’è una donna con due bambini. Odwa la conosce, la saluta, scambia qualche parola in un simpatico dialetto. Lei sorride, sembra tranquilla. Il marito è a lavoro, altri due figli a scuola. Preso dalla curiosità, chiedo alla mia guida se questa famiglia paga un affitto per questa stanza. Odwa mi sconvolge: questa famiglia paga un affitto per quel letto e per uno scaffale. In quella stanza di quindici/venti metri quadrati vivono tre famiglie.

… basta vedere Cape Town…
Passiamo circa tre ore girando la township, a piedi, trascorse le quali un altro funambolico minibus taxi ci riporta al capolinea centrale. Ci spostiamo nello stesso punto in cui eravamo qualche ora prima. Mentre regoliamo il discorso economico, Odwa mi chiede cosa penso delle ore che abbiamo passato insieme. Farfuglio di nuovo e lui, di nuovo, mi sorride. Mi saluta, e se ne va.

Io sono rimasto lì, a guardare Cape Town. 
“Fammi vedere che c’è Africa in questa città”, le avevo chiesto. In quel momento, Cape Town mi stava chiedendo scusa che non ce ne fosse di più, con una lacrima. Ma ho capito che non l’aveva scelto lei.

… basta vedere Cape Town...

*** Foto Shutterstock 


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Questa storia è stata scritta e vissuta da Marco, Vagabondo Doc markingegno
Nato in Abruzzo nel 1988, già da piccolo riusciva a dormire soltanto fuori casa. Ha passato l'adolescenza in giro per il mondo a seguito di vari team di rally (sua grande passione), sviluppando ulteriormente il suo spirito nomade e vagabondo. Laureato in ingegneria meccanica ed impiegato in una multinazionale metalmeccanica, è convinto che il mondo possa offrire emozioni e sensazioni troppo intense per non fare immediatamente la valigia e partire!

Se volete scrivergli, qui trovate il suo profilo: https://www.vagabondo.net/en/viaggiatore/markingegno


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