Personaggi in cerca d’autore in California (on the road)

I LOVE IT - Personaggi in cerca d’autore durante il nostro California On The Road

Testo di:
Francesca Lidia Aggio Mattone - Vagabonda Doc Fransiscalidia

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“Sentite, alla prossima svolto e torno indietro”.
“Infatti”.
“Fai tu, stiamo seguendo chi?”.
“Ma chi ce l’ha fatto fare?”.
“Ho fame”.
“No, perché sono passati quasi venti minuti, questo ci porta nel deserto e ci squarta con i suoi compari”.
“Sì, sì, son già lì pronti a rapinarci”.

Poi la svolta, quasi all’una di notte, da qualche parte nei sobborghi di Las Vegas.
 

Il nostro California On The Road esordisce così, in una notte d’inizio agosto a seguire John verso non si sa dove.
Ci ha promesso buon cibo tipico ed altrettanta compagnia, ma dall’aeroporto seguirlo verso la periferia della città sembra andarsela a cercare, eppure a stento gli stiamo dietro.

“Oh Guys, you go so slooooow”. 

Per forza, lui va spedito oltre le settanta miglia orarie consentite su questo tratto di Highway ed io, da guidatrice, so che le multe per eccesso di velocità sono in agguato. Ho appena preso il volante in mano, senza sapere che dopo due giorni avrei iniziato a prendere una guida fin troppo sportiva, pericolo!
Ora però la situazione è paradossale, tra l’incredulo e il divertente; difatti, abbiamo accettato l’invito di uno sconosciuto che ci ha affittato due mega Vans Ford, che ha fatto il casanova all’inverosimile, promettendoci un locale tipico aperto tutta notte, dove assaporare la vera anima di Vegas, come la chiama lui. Estenuata, ho accettato l’invito e gli altri del gruppo non mi hanno contraddetta, così ci ritroviamo nel deserto cementificato ad inseguire John, che svolta in un parcheggio anonimo e ci dice che andiamo lenti.

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Locale con porta blindata, si suona un campanello e si aspetta che qualcuno apra.
Mmmm? 

Entrata concessa e ci ritroviamo all’interno di un tipico pub country; musica e bancone di legno, video, slot machines (onnipresenti in quest’angolo di mondo) ed un ragazzone che va incontro a John con aria compiaciuta. È Nick Barilla, suo collega e compagno di merende; attacca subito bottone dicendo che ha origini calabresi e si unisce a noi. Dopo la prima birretta iniziamo a scioglierci e, in effetti, il cibo è di buona qualità. Hamburgher e burrito al pesce, patatine e bionda fresca appena spillata; ad intrattenerci due simpatici americani più che loquaci, due personaggi non esattamente anonimi.

Ho John addosso che non molla la presa ed ogni tanto spazia anche con Laura, Dona e Carol, rivolgendo loro domande bizzarre sui canoni di bellezza e sessualità femminile italiana e di politica.
Davanti a me, dall’altra parte della tavolata, i ragazzi si fanno grasse risate e mangiano con gusto, Emiliano immortala divertito il momento con un video.
Vale purtroppo non si sente bene e si perde il meglio dell’assurdità, preferendo sdraiarsi in auto ad aspettarci. Alla mia sinistra, invece, le ragazze sono appolipate da Nick, estasiato da Michelle che approva la candidatura di Trump e facendo cosi breccia nell’orgoglio nazionalista dell’uomo. In realtà è giovanissimo, sulla ventina se non erro, eppure la sua robustezza ed i segni sul volto lo fanno apparire più adulto. Ha le pistole a casa Nick, dice che il suo vicino arriva a possederne una cinquantina e noi rimaniamo esterrefatti, qui probabile sia la normalità.
John sembra compiaciuto e, mentre gli traduco quel che dice Michelle, annuisce bisbigliando solo “I love it”, l’essere schietti e non temere di sostenere le proprie idee.

Ne abbiamo incontrati di personaggi lungo i quasi tremila chilometri percorsi, quella prima notte però ha dato l’imprinting al nostro vagabondare, bizzarro e vissuto fino all’ultimo.

Alla fine John riparte da quello stesso parcheggio lasciando interdetto il mio sesto senso, fidatosi di un curioso eccentrico americano che ci ha offerto la cena, in un locale blindato nei sobborghi di Vegas, mah!

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Cinque giorni dopo, in seguito a quegli spettacoli naturali che sono il Grand Canyon, la Monument Valley, il Lower Antelope, l’Horshoe Bend ed il Bryce Canyon, incontriamo in una tavola calda di Cedar City l’equivalente femminile di John. In questa cittadina della profonda provincia del West, riusciamo  a cenare per il rotto della cuffia poiché, secondo gli orari americani, le cucine chiudono entro le 9 pm. Locale vuoto, entriamo solo noi e Tisha si presenta come un’euforica cameriera: fisico asciutto, veloce nell’ordinazione, sorriso smagliante, ci serve e poi, mentre ceniamo, inizia a spostar tavoli massicci e a passare l’aspirapolvere da sola. Continua a parlare in modo logorroico al collega ormai stanco di ascoltarla e che non alza un dito per aiutarla, non curandosi minimamente della nostra presenza.
Lei voterà Hillary, per quanto poco le piaccia, sostiene sia impossibile  che vinca Trump. In questa città non troviamo nemmeno un pub blindato aperto e Daniele lancia l’idea di prendere delle birrette all’unico market accessibile alle dieci di sera e bersele al tavolino davanti alle camere del motel; la migliore delle idee in una notte di metà agosto nella remota provincia americana, dove tutto tace ed i locali chiudono presto.
 

“Vabbè, ogni tanto prendi un rosso e fermati, dai”. 

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Il mio  coopilota di fiducia, Paolo, sghignazza all’ennesimo semaforo giallo, passato dalla sottoscritta con scatto felino e senza un perché preciso. Dietro, come sempre, il resto della ciurma si ferma al rosso ed io a decelerare per poi ripetere  la stessa scena allo stop successivo. Tanto vale andar piano, no?
Guidare grossi veicoli con cambio automatico sulle infinite Interstates americane può portare assuefazione, il piede impara ad accelerare senza che ce ne si accorga, bisogna stare attenti a non abusarne.
John e Tisha sono ormai lontani, il viaggio sta per terminare e siamo a San Diego. Dopo esserci rilassati al Colorado Beach, decidiamo di dirigerci a sud della città, al confine con Tijuana per vedere uno dei muri della vergogna più conosciuti al mondo.

Ecco, come sempre noi davanti troppo veloci ed i ragazzi dietro che non si vedono più. Questa volta però non c'è un semaforo a separarci, ma un guidatore non lucido che, dal mezzo della strada, ha bloccato con un incidente la carreggiata. Ci fa perdere tempo ed arriviamo in zona confine all’ora del crepuscolo.Per non immetterci sull’arteria principale che conduce alla dogana, prendiamo una statale interna che ad un tratto si restringe e diventa quasi sentiero di campagna.  Si avverte il cambio d’atmosfera e percorriamo la via stretta che conduce al limite della zona militare non valicabile. Il muro illuminato sopra le nostre teste e gli elicotteri che sorvegliano la zona creano suggestione e dal nulla spunta un militare motorizzato. Si rivolge a Daniele e gli intima che ce ne dobbiamo andare, subito.
Dal nulla venuto, nel nulla scomparso. L’ultimo personaggio in cerca d’autore ci mostra l’ennesimo lato di questo grande Paese, dai volti molteplici e dalla natura spettacolare.

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Quando Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, il mio pensiero è andato a Nick il pistolero, a quanto avrà festeggiato insieme al suo vicino per la vittoria presidenziale, guidando e sparando all’impazzata nel mezzo del deserto del Nevada. A John, invece, non ho più scritto.

Tisha chissà, starà ancora smuovendo tavoli di legno massiccio. 

Ad oggi, non mi sono pervenute multe,
I love it!

SE VOLETE PARTIRE ANCHE VOI...

QUI TROVATE TUTTE LE DATE E I GRUPPI CHE SI STANNO FORMANDO:
> PARTENZE CALIFORNIA ON THE ROAD
> PARTENZE CALIFORNIA ON THE ROAD BREVE

 

*foto creative commons Unsplash 

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Questa storia è stata scritta e vissuta dalla Vagabonda Doc - Fransiscalidia
Francesca vive sul lago di Como ed è laureata in Conservazione dei beni culturali ad indirizzo musicologico. Insomma mangia pane, viaggi e musica! Ha un sogno nel cassetto: completare la sua collezione di strumenti musicali, li raccoglie in tutto il mondo e cerca sempre di imparare a suonarli!
Se volete sciverle, qui trovate il suo profilo: https://www.vagabondo.net/it/viaggiatore/fransiscalidia 

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