Invasione delle alghe nel Mar dei Caraibi: di cosa parliamo?

Invasione delle alghe nel Mar dei Caraibi: di cosa parliamo?

di Gitanilla

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A non pochi viaggiatori, purtroppo, sarà capitato: comprare un biglietto per una destinazione da sogno sul mar dei Caraibi, correre verso la spiaggia e, invece della sabbia bianca e del mare blu, vedere una massa informe di color marrone a perdita d’occhio. E sentirne l’odoraccio fin dalla camera. 

Questo fenomeno, che nei vari forum viene chiamato semplicemente “invasione delle alghe”, è in realtà un evento molto complesso che ha per protagonista il riscaldamento globale.
La buona notizia è che le ondate di alghe sulle coste non sono continue. La cattiva notizia è che il loro arrivo massiccio non è un fatto prevedibile con molto anticipo. Ed è destinato ad aumentare sempre di più. 

Ma andiamo con ordine. 


Alghe nel Mar dei Caraibi: di cosa si tratta? 

Questa piccola alga che migra in gigantesche colonie verso le coste dell’Atlantico centro-occidentale - soprattutto verso le coste dello Yucatan, in Messico -  si chiama sargasso. Qualcuno forse ricorderà il Capitano Nemo descrivere il Mar dei Sargassi, tra le Antille e le Azzorre, luogo di origine di questo tipo di alga: 

“Quando le navi dell’ardito navigatore raggiunsero il Mar dei Sargassi dovettero, a fatica e con spavento degli equipaggi, affrontare tutte quelle erbe che bloccavano il loro cammino; persero tre settimane nell’attraversarle. Era questa la zona che il Nautilus percorreva adesso, un’autentica prateria col tappeto folto d’alghe, di fucus natans, di uva del Tropico, a volte così compatto da poter essere tagliato dalla prua di una nave solo a stento”. 

Qualche anno fa si è generata una nuova zona di proliferazione del Sargasso nell’Atlantico del sud, tra le coste del Brasile e dell’Africa. E’ da lì che questa alga migrerebbe verso il Golfo del Messico. 

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Perchè le alghe invadono il Golfo del Messico e il Mare dei Caraibi? 

Le cause sono numerose. La comunità scientifica individua nel surriscaldamento degli oceani il motivo principale di questa invasione, ma anche nel cambiamento delle correnti che spingono le alghe lontano dal punto originario. Alcuni biologi di Greenpeace, però, ritengono che la causa principale sia l’eccessiva fertilizzazione dell’acqua, in particolare la sovrapproduzione di azoto, dovuta agli scarichi agricoli e industriali. Anche il turismo di massa influisce sul fenomeno: l’aumento di strutture ricettive, secondo il Center for biological Diversity, sarebbe alla base dell’aumento di scarichi nel mare. Un terreno di proliferazione perfetto, per il sargasso. 

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Quali sono le zone interessate dall'invasione delle alghe?

La zona più tristemente famosa per la presenza massiccia di alghe è sicuramente la costa dello Yucatan, in Messico.
Da Mahahual a Cancun, passando per la meravigliosa spiaggia bianca di Tulum, tutto il Quintana Roo è soggetto alle ondate di sargasso. Ma non solo: il sargasso ha attaccato a più riprese anche alcuni paradisi delle Antille, come le Barbados, Guadalupe e Puerto Rico. Nessun paradiso caraibico, quindi, può dirsi in salvo. 

Le alghe sono dannose per l'ambiente?

Si è dibattutto per molti anni sulla pericolosità di queste alghe. Sicuramente il danno più grande è quello provocato all'ecosistema marino: il sargasso, secondo quanto spiegato da Brigitta Ine van Tussenbroek Ribbink, ricercatrice presso l'Unità di Sistemi Corallini dell'Università Nazionale Autonoma de Mexico, libera quantità massicce di zolfo e provoca una forte riduzione di ossigeno nelle acque che infesta. Pesci, coralli e gli altri nutrienti presenti in mare sono destinati a morire in presenza di questa marea. Si pensi alle tartarughe, che rimangono intrappolate nelle masse di alghe senza riuscire a raggiungere le spiagge per deporre le uova. 

Cosa si può fare per prevedere l'arrivo dell'invasione delle alghe? 

Purtroppo niente. Non è dato prevedere con largo anticipo quando arriverà la prossima invasione di alghe. Sappiamo che ci sono state invasioni nel 2011, nel 2015 e quest'anno (2018), alcune nel pieno dell'estate, altre in inverno e primavera. Ma non si può stabilire una cadenza regolare del fenomeno. Sappiamo anche che il personale di alcuni hotel delle zone interessate e gruppi di volontari si spaccano la schiena per cercare di ripulire al meglio le spiagge, e a volte ci riescono. Ma se a gennaio si compra un biglietto per luglio per Cancun, va da sé che bisognerà fare affidamento sulla buona sorte. Oppure mettersi l’anima in pace e tuffarsi nelle meraviglie della penisola dello Yucatan.

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Sì, perché lo Yucatan non sono solo le bianche spiagge della costa sud. Ci sono i grandi templi dei Maya, sparsi in tutta la penisola, alcuni presi d'assalto dai turisti, altri quasi sconosciuti ai più. Ci sono decine di cenotes, le antiche cisterne naturali degli indios, dove ci si può rinfrescare dalla calura tropicale e ammirare le meraviglie architettoniche della natura. E per chi avesse voglia di mare, c'è la laguna Bacalar, chiamata anche la laguna dei sette colori. Anche questo è Caribe, senza essere invaso dalle alghe. 

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Foto Shutterstock
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gitanilla

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Ven, 16/11/2018 - 09:24