Un po' di cavoli miei...
Sono passati qui:
Mi presento...
"Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l'animo dei popoli". Fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, viaggiatrice solitaria,mi dedico alla fotografia intesa come strumento di sensibilizzazione, denuncia e comunicazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali . Con particolare attenzione ai popoli indigeni.
Raffaella Milandri
I miei viaggi sono estremamente spartani e avventurosi. Preferibilmente in fuoristrada.
"Amo la gente semplice e sono fiera di essere una di loro."
Vari collegamenti radiofonici e televisivi in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, e collegamenti in diretta su Facebook fanno diventare i viaggi in solitaria di Raffaella Milandri un evento mediatico molto seguito.
“I reportage e i diari che ci hai puntualmente inviato sono stati davvero molto arricchenti: ci hanno fatto respirare l'aria di quei luoghi lontani e sentire il battito del cuore di quelle popolazioni, tutto con rara sensibilità ed equilibrio, grazie a te”G.V
“. ... immagini e parole che toccano il cuore..” B.A.
In uscita un suo libro della casa editrice Polaris sulla sua esperienza nei villaggi pigmei, con un importante appello per salvare il Popolo della Foresta dall'estinzione: "Io e i Pigmei. Cronache di una donna nella foresta" .
Il mio viaggiare...
Mi piace viaggiare come esperienza di vita, fondermi nel paesaggio e fra la gente. In libertà! E in piena indipendenza. Adoro viaggiare solo con viaggiatori sensati
Ho viaggiato in...
Compagni di viaggio di raffaellamilandri
I miei post sui Forum
| Tipo | Data di aggiornamento | Risposte |
Last Post |
|---|---|---|---|
| Messaggi nei Forum | Da viaggiatrice a scrittrice?Sabato, 10 dicembre, 2011 - 09:26 |
by raffaellamilandri 10 Dic 2011 - 09:26 |


CHI E' RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione verso i diritti umani, per i quali lottano quotidianamente molti popoli indigeni ad esempio, e problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra sulle culture extraeuropee, sulla vita di strada e nei villaggi rurali: durante i suoi viaggi in solitaria cammina e vive con la sua Canon al collo, indaga con estrema curiosità, si siede fra la gente, beve, mangia e parla con loro, spesso ospite delle loro abitudini e cerimonie, partecipando con estrema empatia.
Nessuna posa o situazione è creata nelle sue opere: la fotografa riproduce la realtà, le situazioni e gli sguardi così come appaiono, cercando di ridurre al minimo il suo impatto “occidentale” sull’ambiente circostante.
“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi immergo “incontaminata” nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale ideale per la mia ricerca. Mi assimilo alle genti per catturarne l’immagine autentica, in momenti carichi di intenso significato emozionale. Il mio terzo occhio è la macchina fotografica, con la quale cristallizzo il quotidiano in un momento senza tempo”
“Cammino fra la gente e talvolta ho dei “colpi di fulmine”: mi innamoro di un viso, di un gesto,
di una situazione e sono capace di stare per ore ad inseguire l’attimo da immortalare”
“Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale. Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad esempio oltre il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un fiume, rischiando l’ipotermia”