Zacinto, breve guida per il viaggiatore sprovveduto
Zante, o Zacinto, come la traslitterazione greca imporrebbe, splendida isola greca dell’arcipelago delle Isole Ionie. L’isola che nel 1778 diede i natali al nostro Ugo Foscolo, l’isola dove Artemide girovagava serenamente accompagnata dal suono della lira del fratello Apollo, l’isola di Zacinto, infine, fondatore della città e figlio del leggendario Dardano, re di Troia. Cosa rimane oggi del fascino dell’isola dai mille boschi? Quello che segue vuole essere un breve racconto – guida del viaggio dello scrivente, nel caso che qualche sventurato lettore decida un giorno di approdare sulle sue bianche spiagge.
Zante è isola dalla doppia faccia, rigidamente divisa tra nord e sud. Se siete dei nostalgici delle antiche suggestioni elleniche, se siete degli amanti della natura e delle spiagge cristalline, se rifuggite il caos e la calca, se il vostro incubo peggiore è quello di trovarvi a 50 metri da un pub che tiene la musica sparata a volume da ipertensione angiospastica, evitate la zona sud dell’isola e minacciate il vostro tour operator (valgono anche le armi da fuoco) di trovarvi un albergo in zona nord: Agios Nikolaos, Tsilivi, Alikès vanno bene. Se delle vestigia culturali non ve ne frega niente, se per voi le suggestioni elleniche sono un duetto folk femminile o crisi allucinatorie da funghi, se sguazzate nel caos come le rane nello stagno, se non potete vivere senza un dj che vi spari sei volte al giorno la stessa canzone techno – trance, se siete reduci da poco culturali viaggi a Praga, Barcellona o Amsterdam, la zona sud è ciò che fa per voi: Argassi, Kalamaki, o se siete dei veri irriducibili, Laganàs.
Il sottoscritto, ignaro della cortina di ferro che vigeva sull’isola, è stato dirottato in un ridente alberghetto, nomato Eleana, ad Argassi, in piena zona sud – est, gestito da due variegati coniugi: greca lei, australiano d.o.c. lui. Se vi state chiedendo da cosa ho capito che era australiano, la risposta è semplice: se entri in un albergo con indosso una maglietta dei Wallabies, nota squadra australiana di rugby e al proprietario brillano gli occhi, e inizia a trattarti come se fossi l’amico che non ha mai avuto; se trovi un orrendo orologio a parete a forma di boomerang; se trovi un koala di peluche sul bancone della reception; se dietro al bancone del bar campeggia una enorme cartina dell’Australia; se infine quell’uomo parla come Paul Hogan in Crocodile Dundee, è decisamente probabile che quell’uomo sia australiano.
L’impatto con Argassi è stato devastante. Terrificante colonia fittizia del Regno Unito, sembrava di trovarsi a Piccadilly Circus, o al Ministry of Sound. Un agglomerato agghiacciante di minimarket, pub con musica sparata quasi 24 ore su 24, a livelli che orecchio umano raramente ha avuto la ventura di impattare, insegne "sparaflescianti" (Will Smith docet) al neon dei colori più improbabili, sale giochi e pool room, orrendi ristorantini cino – vietnamiti, indo– giamaicani, italo – francesi e altri aborti sincretistico – geografico – culinari, megaschermi sintonizzati rigorosamente sulla Premier League... Il rapporto greci – inglesi, a occhio, era di 1 a 20, e oggettivamente non ci sarebbe stato nulla di male se non fosse che il sottoscritto sperava di imparare un po’ di neogreco e si è ritrovato a perfezionare il suo inglese. E l’italiano? Era lingua sconosciuta alla maggioranza della popolazione, o ero io a beccare solo anglofoni, il dibattito è ancora in corso.
![]() ![]() ![]() ![]() Foto dal viaggio di Matteo di Vagabondo |
Superato lo shock iniziale cominciamo ad avere fame. Inizia il lungo pellegrinaggio alla ricerca di un ristorante degno della definizione che di solito troviamo sul vocabolario. Attraversando le strade sarete abbordati da poco convinti camerieri che, trattandovi con la fantozziana deferenza riservata ad un capo di Stato, tenteranno di dirottarvi al loro locale con promesse di tipici e sopraffini capolavori della cucina greca, o di nostalgici piatti del vostro luogo natio. Cercate di evitare questi ameni posti e preferitegli le più sordide e anonime bettole del luogo; il cambio sarà sicuramente a vostro favore.
Noi, non trovando le suddette bettole (sarebbe stato sconcertante il contrario, trovandoci in una frazione completamente consacrata al dio Turismo), abbiamo optato per una soluzione di mezzo, entrando in una classica trattoria del luogo, per turisti anch’essa, ma senza il brutto vizio di piazzare all’ingresso fastidiosi cecchini in papillon e comanda. Abbiate la decenza di non ordinare piatti italiani: per una settimana potete pure farne a meno, e i greci, almeno quelli di Zante, sono completamente negati per pasta, pizza et similia. Cosa ordinare allora? Souvlaki, un delizioso spiedino di carne e verdure; pitta, una specie di crepe di pane, arrotolata e ripiena di carne, tzatziki (yogurt con cipolla, aglio e cetrioli), patatine fritte (ricordatevi che i greci infilano le patatine fritte quasi in ogni piatto) e verdurine; insalate di qualsiasi cosa; moussaka , una bomba ipercalorica a metà tra la parmigiana e le lasagne; saganaki , delizioso, anche se micidiale, formaggio impanato e fritto; baklava, meraviglioso dolce fatto con due tonnellate di miele e fichi: buonissimo, ma capace di fare venire la carie anche al tuo morigerato compagno di tavolo solo con un’occhiata. Provate almeno una volta il caffè greco e poi, almeno nel mio caso, dimenticatelo; ordinate allora con rassegnazione un "espresso", ma non fatevi illusioni. Buona la scelta dei vini, dolci e gradevolissimi: garantisco di persona sul Melitis e sull’Imiglykos, sia bianco che rosso. I conti non sono salati, ordinate con tranquillità: un pranzo normale si aggira sui 18 – 20 euro massimo. Siate educati a tavola e rispettate le più elementari norme del galateo. A Zante gli italiani non sono visti molto bene e il loro comportamento a tavola è uno delle ragioni principali: non è intelligente generalizzare, ma cosa pensereste voi di un soggetto che apre la bottiglia d’acqua e l’annusa davanti il cameriere per controllare che non abbia dentro strane sostanze? Di episodi del genere ne potrei raccontare a decine, purtroppo tutti a carico di italiani. Mi permetto, inoltre, di fare un po’ di pubblicità a quei due deliziosi locali che mi hanno accolto e rifocillato per una settimana, trattandomi più come un amico che come un cliente, lo dico senza retorica pubblicitaria: se vi trovate dunque ad Argassi per il pranzo chiedete di Zorbas (salutatemi Andreas e ordinate necessariamente del souvlaki o del maiale stufato, ottimo anche il baklava e le pitta), per la cena del Papillon (salutatemi Niki e ordinate pork galera, pork lemon o della moussaka, fatta veramente bene); li troverete uno accanto all’altro.
Terminate le esigenze gastronomiche, cerchiamo un po’ di capire come poter chiamare in Italia. Prima di partire informatevi sempre se il roaming è attivo sul vostro telefonino, ma evitate di chiamare e di farvi chiamare su quel demoniaco aggeggio: le tariffe sono vere e proprie randellate e pagate entrambi: colui che chiama e colui che ha la disgrazia di ricevere la vostra chiamata. Non avete idea di quanti omicidi – suicidi, quanti divorzi, quanti episodi di figli cacciati di casa siano da attribuire alle famigerate affettuose chiamate dai luoghi di vacanza. Prendete dunque una scheda telefonica, ma fate attenzione, a Zante ci sono almeno 3 compagnie e le schede funzionano solo con la compagnia corrispondente. Inutile dirvi che la cabina di una compagnia sta a quindici chilometri dalla cabina di un’altra, come è inutile dirvi che la enorme quantità di cabine telefoniche è controbilanciata dall’irrisoria percentuale di quelle che non funzionano esclusivamente a monete. Fate dunque attenzione. E se volete chiamare al telefonino un vostro amico che si è perso nei meandri dell’isola, ricordatevi che il prefisso è sempre quello italiano. Io ho buttato 10 euro parlando con un nastro pre-registrato, ovviamente in greco, che mi diceva che dovevo usare il prefisso italiano e non quello greco.
Se avete mangiato, vi siete lavati, avete telefonato a genitori, amici, fidanzate, amanti e compagni di processione vari – ma il sottoscritto vi consiglia di spegnere il telefonino e di chiamare saltuariamente e solo per catastrofi naturali, in modo da godervi una settimana di anonimato assoluto: il vostro sistema nervoso ringrazierà – dovete capire come potete muovervi sull’isola. Lasciate perdere gli autobus: ne passano quattro al giorno e rischiate, come il sottoscritto, di coprire 30 chilometri a piedi per tornare in albergo. Affittare un motorino è una buona soluzione: troverete moltissime agenzie di noleggio in tutta l’isola, ma andateci all’apertura, alle 9:30 massimo, perché rischiate di non trovarne. In alternativa, se siete sportivi, salutisti o amanti dell’ambiente potete affittare una bicicletta. Terza e ultima scelta: il taxi. In linea di massima non esiste tassametro, ma un tariffario basato sulla distanza da coprire. I prezzi sono comunque abbordabili e non sono a persona, attenti dunque a non farvi abbindolare.
Non meravigliatevi della guida suicida dei tassisti; tutti i greci sono tremendi e pericolosi alla guida, evitate dunque di attraversare le strade con troppa nonchalance: lì vi mettono sotto e poi vanno a prendersi un caffè. Adesso siete finalmente pronti per godervi un bel pomeriggio nelle assolate spiagge dell’isola.
Innegabile. Le spiagge di Zante sono meravigliose. Ma state attenti, anche qui vige la regola della cortina di ferro. Se preferite spiagge sabbiose, comode e ben attrezzate, dirigetevi in zona sud, le spiagge sono innumerevoli: la bellissima Makris Gialos, Alykes, Tsilivi, Argasi, Porto Zoro, Porto Roma e tante altre. Ricordatevi che ad Argassi (e probabilmente in tutta la zona sud) la stragrande maggioranza dei lidi sono gratuiti. Troverete decine di cartelloni recanti la scritta free for all : entrate, prendete serenamente una sdraio, fatevi pure un bagno in piscina e giocate a beach volley; nessuno vi dirà nulla. Siate educati però, e prendete almeno una birra o un sacchetto di patatine al bar. Se siete alla ricerca della solitudine e siete amanti delle rocce aguzze e delle pareti a strapiombo, dirigetevi nella zona nord dell’isola: non potete non recarvi a Navagio, la più famosa spiaggia di Zante, ma fate anche una capatina a Porto Vromi e alle altre bellissime scogliere della zona. Se siete infine degli amanti degli animali e della natura in genere, recatevi nell’isoletta di Marathonissi, nella zona sud dell’isola, raggiungibile sia con piccole barche turistiche, il cui biglietto è possibile avere praticamente in ogni dove di Zante, sia con imbarcazioni private. Zona protetta e parco marino, Marathonissi è luogo di riproduzione delle tartarughe Caretta – Caretta , su cui gli abitanti dell’isola hanno costruito un business enorme e stucchevole, riempiendo i negozi di orrendi gadget a forma di tartaruga. Marathonissi ospita anche gli ultimissimi esemplari della splendida foca monaca del Mediterraneo: naturalmente non è semplicissimo avvistarla e, a parere del sottoscritto, conoscendo i soggetti che frequentano l’isola, è meglio così.
Avete trovato da dormire, avete mangiato, avete fatto il bagno, avete capito come mantenere i contatti col resto del mondo (se proprio ci tenete), avete preso il sole, avete cenato... è venuta dunque la sera: è il momento del divertimento. Se appartenete alla categoria degli amanti della quiete, il sottoscritto vi consiglia una lunga passeggiata a piedi nudi in spiaggia, per poi perdersi nelle buie stradine dell’isola, tra ulivi e grilli, fate poi un bagno notturno e sedetevi ancora zuppi sui numerosi moli di legno che troverete e fissate le stelle. Programma relax garantito di persona dallo scrivente. Se siete latin lover falliti, se il vostro mondo notturno è fatto di musica "unz unz", di strobo, luci psichedeliche, laser e fumogeni, di donne (o uomini, per carità) tanto (s)vestite quanto disinibite, alcolici a prezzi stracciati et similia, c’è un solo posto che fa per voi, e il suo nome è Laganàs. Laganàs: paesino in zona sud, a 15 min. da Argassi, è raggiungibile in taxi alla modica cifra di 15 euro (partendo da Argassi si intende). Fate attenzione: 15 euro totali, non a persona, non fatevi fregare. Laganàs è il paese dei balocchi, una Las Vegas in miniatura, una frazione completamente consacrata ai divertimenti di ogni genere, disseminata di punch ball a gettoni con cui i ragazzi dimostrano pubblicamente la loro "devastante" forza, stand con porte di calcio per i rigori, innumerevoli discoteche di ogni genere, donne e uomini vaganti seminudi e ubriachi: le serate laganine possono a ragione inserirsi in lista per oscurare i Saturnali.
Laganàs è un paradiso per adolescenti in piena crisi ormonale, erotomani, latin lover (falliti ovviamente) uomini e donne disperati, e in definitiva per quell’innumerevole inventario di soggetti maschili e femminili che compongono il cosiddetto – mi si consenta la poco aulica espressione – bestiario del "botta e via". A Laganàs, ma in definitiva in qualsiasi locale notturno dell’isola, l’espressione si ammanta, però, di anfibologica ambiguità: non c’è uomo infatti, che nell’accostarsi in termini spaziali ad un soggetto di essere femminile non abbia rimediato un sonoro ceffone, un pugno o, nei casi più eclatanti, una magistrale vite al braccio, per poi essere malamente allontanato dalla fanciulla. La cosa più sconcertante non era però questa strana realizzazione della gergale espressione virgolettata, prima usata, ma il repentino mutamento diacronico – semantico della suddetta espressione nel senso conosciuto ai più. In termini più colloquiali: il ragazzo, dopo essere stato malamente malmenato, veniva trascinato con fare affamato dalla fanciulla in angoli bui della sala. Se partite dunque per la foscoliana isola con intenzioni amatorie, iniziate adesso un po’ di palestra, o alla meno peggio portate con voi un piccolo kit di pronto soccorso. Se poi rimediate solo il ceffone... non prendetevela con me.
Abituati come siete alle discoteche italiane, dove ormai per entrare è necessaria la bolla papale, sarete felici di sapere che l’80 % delle discoteche laganine sono ad ingresso totalmente gratuito e libero. Evitate dunque di beccare quel 20 % rimanente ed evitate pure di fare cretinaggini all’italiana, poco gradite ai buttafuori del luogo e al comune senso di buon gusto. Se pensavate quindi di intonare gioiosamente lo squallidissimo inno delle vittoria mondiale, rubato vergognosamente ai poveri White Stripes, non fatelo, specialmente davanti ai locali. Perché? Per almeno tre validi motivi: i buttafuori vi faranno tanto male, gli inglesi e gli australiani del luogo (ricordate che Zante è colonia australo – inglese fittizia) vi soverchierebbero per numero e per forza fisica, non metterete più piede in una discoteca laganina. Entrate dunque nei locali senza intenti bellici, e vi divertirete come poche volte nella vostra vita, a meno che non siate già amici di Hugh Hefner.
Avete trovato da dormire, avete mangiato, avete fatto il bagno, avete capito come mantenere i contatti col resto del mondo (lo ripeto, se proprio ci tenete), avete preso il sole, avete cenato, vi siete divertiti in discoteca, probabilmente avete pure preso un cazzotto (e la cagione vi auguro che non sia calcistica... a buon intenditor...), che vi rimane da fare? Ovviamente dedicarvi al tristissimo rito a cui ogni buon turista deve necessariamente sottoporsi: lo shopping di fine vacanza. Se state pensando a originali e eleganti regali di buon gusto, mettetevi il cuore in pace; non troverete nulla che risponda a tali criteri. Troverete enormi supermercati, bazar, bancarelle e negozietti improvvisati, traboccanti di idiozie di cattivo gusto. Una per tutte? Una deliziosa tovaglietta per zone intime con su stampata l’isola di Zante; e noi che ci indigniamo per Bossi e il tricolore... Se non siete amanti del kitsch, come vi auguro, cercate di limitare i danni. Portate via un numero decente di bottiglie di delizioso vino greco, magari un paio di bottiglie di Metaxa, ottimo liquore del luogo, e una di Ouzo, simile all’anice. Se siete fumatori, sappiate che un pacchetto di Marlboro costa 2,80 €; lascio a voi le conclusioni. Portate via qualche maglietta decorata in maniera decente, magari un peluche di tartaruga non troppo orrendo, e qualche komboloi, il tradizionale scaccia pensieri greco; evitate quelli con catenina in simil acciaio, e preferitegli quelli con filo di corda, più resistenti e affidabili.
Questa breve guida per il viaggiatore sprovveduto termina qui. In cuor mio spero che vi serva a ben indirizzarvi per un futuro, ipotetico, viaggio in questa piccola perla delle Ionie, che, nonostante le ambiguità e il caos dozzinale, rimane un luogo incantevole da visitare e che soddisfa i gusti di ogni genere di visitatore.







