Wassima e le altre
Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!
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07 maggio 2005
In uno spiazzo di terra rossa tra la roccia e il mare c’era una distesa di taxi azzurrini e una miriade di uomini che ci chiamava e urlava la destinazione del proprio taxi.
Inizia così il Marocco.
Ci siamo imbarcati ad Algeciras con destinazione Ceuta, città spagnola in costa africana e attraversata la frontiera, tra petit-taxi e bus siamo arrivati a Chefchaouen.
La medina è tutta una serie di stradine che salgono e scendono per la montagna, tutte le case sono pitturate di azzurro e bianco, le porte sono blu. E’ un misto tra il fondo di una piscina senz’acqua e le case dei Puffi!
Una cosa che mi è sembrata inizialmente strana è vedere solo persone di sesso maschile sedute nella piazza principale...a primo impatto sembra infatti che le donne non ci siano o siano rinchiuse in casa. Delle donne arabe avevo un’opinione totalmente diversa: pensavo che non avessero vita sociale, che fossero represse dietro la tunica e il velo. E invece mi sono ricreduta. Perdendosi e girovagando nella medina ci si accorge di quante ce ne siano e della loro simpatia.
Oggi ci siamo incamminati lungo il sentiero che sale su per il monte fino alla moschea spagnola abbandonata da dove si gode del panorama di tutta la città. Un gruppo di donne sedute che faceva un picnic ci ha invitati a mangiare con loro e bere te. Ci hanno dato praticamente tutto, ci hanno rifocillato con olive, fave, ftalia (una specie di piadina), pane, te...e così abbiamo iniziato a parlare...Wassima, 24 anni che parlava francese era con il marito Uahif, il loro figlio Eitan di quasi 3 anni, la madre ed altre donne della famiglia. E’ una ragazza molto bella, con lineamenti delicati. Il resto non si vedeva perché era coperta da un velo nero. Ci hanno invitato a cena a casa loro. Una casa grande su 3 piani, con cortile centrale e tante stanze, saloni arabi da mille e una notte. Ci hanno fatto vedere tutte le foto del loro matrimonio. Il 1° giorno è chiamato hinna dove lei è struccata e le decorano mani e piedi con l’hennè. Il 2°giorno ha cambiato due tipi di vestiti, entrambi molto sfarzosi e luccicanti e poi il 3°giorno era vestita di bianco. Fanno festa, mangiano e ballano. Poi siamo scesi nella sala comune ed intorno ad un tavolo abbiamo mangiato con le mani una zuppa di legumi col pane, olive e tè rigorosamente alla menta. In questa casa vivono praticamente 18 persone. Dopo aver chiacchierato un pò in francese, in arabo, coi gesti e coi sorrisi siamo andati a vedere la casa di Wassima e Uahif, vicino alla porta di Bab El Ain. Piccola ma colorata e molto accogliente. Lì ci hanno mostrato ancora altre foto del loro viaggio di nozze a Tanger e di loro figlio, della festa del battesimo e quelle della circoncisione.
Mi ha colpito tanto vedere che le donne sono così allegre, con tanta voglia di chiacchierare e sempre sorridenti.
Ieri sono andata a fare l’hammam, i bagni comuni dove i locali fanno letteralmente il bagno. Era l’orario esclusivo per le donne, ho pagato 30 dirham (prezzo per turisti sicuramente perché loro pagano pochi dirham) e dopo essermi spogliata sono entrata. Era la prima volta in un hammam e quindi ero sprovvista di tutto: non avevo né asciugamano, né sapone e sinceramente mi vergognavo un pò a spogliarmi nuda considerato che le donne qui sono sempre tutte coperte...poi osservando una ragazza con le proprie figlie ho visto che rimanevano solo con gli slip e così le ho copiate. Il bagno si compone di 3 stanze collegate dove il calore aumenta con il procedere, sino all’ultima stanza dove sembra di stare in una sauna. Mi hanno riempito la bacinella con l’acqua e con un secchiello più piccolo ho iniziato a bagnarmi. Mi faceva strano, lì seduta in mezzo a queste donne mezze nude che si lavavano con del sapone dalla testa ai piedi. C’era anche chi si faceva l’hennè. Si strofinavano con una tale energia, si insaponavano minuziosamente e poi si rilassavano sedute per terra sopra una stola e chiacchieravano tra loro. Vedendomi così sprovvista di tutto una ragazzina mi si è avvicinata offrendomi del sapone e incrociavo i loro sguardi misti di curiosità e dolcezza. Sempre sorridenti. Ho letto sulla guida che l’hamman era un tempo, e forse per le famiglie più tradizionaliste lo è tutt’oggi, un luogo dove "scovare" la futura moglie per il proprio figlio.
11 maggio 2005 – FES
Ci siamo lasciati perdere all’interno della medina. Un ragazzo di nome Camel ci ha fatto da guida. Queste faux-guide alla fine sono utili perché ti portano in posti che da solo un turista non vedrebbe. Le concerie sono luoghi assurdi: in delle vasche piene di colori naturali (tipo zafferano, paprika, anche pipì di vacca) vengono immerse le varie pelli di cammello, di capra per far assorbire il colore e poi si lasciano asciugare al sole. L’odore non era dei migliori ma sinceramente pensavo peggio. Sembra di essere rimasti al Medioevo, sia come ambiente sia come tipo di lavoro. Nulla è automatizzato. Siamo saliti poi in cima ad una collina da dove si gode del panorama di tutta Fès: sembra una città bombardata.
Non vedo l’ora di arrivare nel deserto...
12 maggio 2005 - MERZOUGA
Eccoci nel deserto.
Fa tanto strano.
Non c’è rumore.
Di sopra, nel tetto, ci sono alcuni ragazzi berberi che sono andati a dormire in terrazza, si sente solo qualche passo.
Sento il respiro di Andri, seduti qui al solo chiarore delle stelle. Sento il rumore del bacio: è un suono che non si ascolta mai...
Siamo arrivati all’Auberge Lahmada, ai piedi delle dune dove inizia il deserto Erg Chebbi.
Il sole era già tramontato e non si vedeva granchè ma lungo la strada sterrata da Rissani all’hostal ho visto in lontananza la sagoma di un dromedario.
Per me è la prima volta nel deserto.
Qui ci sono ragazzi che non hanno mai visto il mare, e che non hanno neppure la curiosità ed il desiderio di vederlo...
Abbiamo acquistato l’escursione col cammello: c’era tanto vento e una tempesta di sabbia ci ha tenuti con la suspence di dover cancellare la tanto attesa notte nel deserto...poi verso le 6 del pomeriggio il vento si è un po’ calmato e siamo partiti. Eravamo 6 persone tra cui Youssef ed un ragazzino, che ci guidavano, e due ragazze canadesi. Il cammino a dorso dei dromedari nel deserto è durato 1 ora e mezza fino ad arrivare ad un accampamento dove vive una famiglia berbera di 10 persone. Abbiamo cenato all’aperto, seduti per terra su delle coperte, con un abbondante e buonissimo tajine di carne sul tavolino basso davanti a noi, a lume di una candela. Un’atmosfera unica, quasi surreale, con il solo rumore del vento.
Dopo aver chiacchierato un po’ con Youssef, che ci ha raccontato di aver avuto la possibilità di spostarsi in diverse località ma alla fine di essere sempre tornato nel suo deserto, tra le sue dune, ci siamo addormentati sotto le stelle ma, dopo qualche ora, abbiamo dovuto rintanarci tutti dentro la tenda tanto era forte la tempesta di sabbia che aveva ripreso.
Ho sempre sognato e a volte ho pure cercato di immaginare la sensazione di stare in mezzo al deserto e "sentire" il silenzio...
Appena ha fatto giorno ci siamo alzati ed abbiamo goduto dello splendido panorama all’arrivo del sole, che tingeva la sabbia di colori, dal marrone al rosa al giallo.
Dopo una colazione a base di tè, pane, burro e marmellata ci siamo rimessi in cammino. Ormai mi sentivo quasi un’esperta nel cavalcare il dromedario.
Ritornati alla base ci siamo fatti una doccia veloce e siamo ripartiti e ancora non sappiamo il perché...credo la troppa voglia di conoscere che abbiamo e che ci unisce sempre più in ogni nuovo viaggio...














