Viaggio lento verso Oriente: Alexandropuli - Ipsala
Finalmente siamo pronti ed alle 9 siamo in sella direzione TURCHIA. Attraversando Alexandropuli compriamo due specchietti retrovisori per affrontare i pericolosi autisti turchi e con immensa fatica cominciamo a percorrere una strada completamente piatta ma resa salita da un forte vento che soffia a nostro sfavore. Per 40 km pedaliamo in perfetta pianura a 6 km all'ora e lentamente comincia a presentarsi il sunto delle varie sfortune incontrate in Grecia, strada faticosa, sole cocente, attacco di un rottweiler e di un dog argentino sventato solo per un pelo, caduta dalla bici di Raffaella, il tutto in una landa desolata dove l'acqua risulta introvabile. Sembra che la Grecia abbia tenuto le distanze dalla Turchia, nessuna fusione, solo un grande distacco ed un forte vento contrario .
Mi immagino in lontananza l'immenso e fiero ESERCITO OTTOMANO che , alzando un gran polverone galoppa sicuro verso ovest, loro hanno il vento a favore....
A pochi km dal confine siamo costretti ad imboccare l'autostrada, il traffico è di un TIR ogni mezzora, segno dei rapporti commerciali completamente assenti tra le due nazioni. Passiamo il confine attraversando un ponte su un grande fiume, i soldati Turchi risultano gentili e ci sentiamo abbracciati dalla imponente bandiera a sfondo rosso con luna e stella bianca. Un timbro sul passaporto è sufficiente per noi italiani, l'ultima sbarra e siamo in TURCHIA. Non mi sembra vero, la landa desolata Greca si trasforma come per magia in una terra ricca di acqua di enormi stormi di uccelli che creano strane forme in cielo, il traffico si intensifica notevolmente, tutti hanno uno sguardo gentile ed un gesto di saluto.
La terra intorno a noi è una sconfinata pianura fittamente coltivata, trattori la lavorano ed enormi greggi la brucano. E'incredibile il cambiamento, è tutto immenso, il primo paese dopo il confine è IPSALA. Decidiamo di cercare una pensione visto che ormai è quasi buio.
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L'ingresso del paese è segnato da un susseguirsi di meccanici tutti indaffarati a riparare vecchi mezzi agricoli, poi un susseguirsi di fabbri tutti indaffarati a saldare e battere, poi un susseguirsi di pensioni, infine il centro calpestato da centinaia di persone; negozi, ristoranti ed ambulanti riempiono lo sguardo di cibo. Il cambiamento è sconvolgente e la lingua incoprensibile, ma gli sguardi sono amichevoli . Entriamo da un fruttivendolo e con 5 Lire Turche ( 2,5 euro) ci riempiamo due buste di frutta e verdura; mi dirigo verso un panificio dove sono in tre a lavorare sfornando belle pagnotte rotonde. Con 1/2 lt ne compro una, il cibo costa poco, ma in compenso per una stanza sono 10 euro a testa. Va bene, rimaniamo comunque dentro il budget quotidiano. I gestori sono molto carini e ci mettono a nostro agio offrendoci un çay (tè nero) in un comodo salotto, la stanza è piccola ma pulita. La abitiamo come se fossimo in campeggio, stendiamo il nostro prato all'inglese e ci mettiamo sopra a cucinare il pappotto. Il cambiamento è troppo forte e manteniamo vive le nostre abitudini come i meridionali che si facevano l'orto sui balconi di Torino.
Per quanto lento sia stato il passaggio dalla Grecia alla Turchia il cambiamento è stato netto , ci rendiamo conto che il vero viaggio comincia adesso.




