Venezia 2004
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Notazioni frivole da leggere in caso di raffreddore estivo o altro malanno che costringa ad una moderata immobilità.
A Venezia le chiese sono tantissime e molte sono intitolate a santi che, immagino, nessuno di voi ha mai sentito nominare. San Stae, ad esempio, o San Trovaso, o San Provolo... Io mi ero sempre chiesta se fossero santi locali o magari di origine orientale, poi un'amica mi ha regalato un libro su tutte le chiese di Venezia, e lì ho scoperto l'arcano: si tratta di affettuosi nomignoli, ovvero alias di santi ben conosciuti.
E allora, dopo i più ovvii:
San Beneto = San Benedetto,
San Pantalon = San Pantaleone,
San Vidal = San Vitale,
San Polo = San Paolo,
San Giacometo, che è San Giacomo, ma la chiesa è piccola piccola...
San Lio, che non è San Leone Magno, ma il papa Leone IX, che non era santo, ma aveva fatto un grosso piacere a Venezia,
Santa Maria Formosa, perché al vescovo fondatore sembra fosse apparsa in sogno una Madonna particolarmente avvenente,
eccovene alcuni altri veramente ingegnosi:
San Stae è Sant'Eustachio, San Provolo è San Procolo, Sant'Aponal è Sant'Apollinare.
Ma i più interessanti sono quelli derivati da una “fusione”:
San Ternita è la Santissima Trinità; San Zanipolo sono i Santi Giovanni e Paolo; San Trovaso sono i gemelli martiri Gervasio e Protaso; San Marcuola (e qui l'immaginazione si è veramente sfrenata) sono i Santi Ermagora e Fortunato.
Ed infine Sant'Andrea della zirada si chiama così perché in quel punto il canale fa una curva.
Nelle Gallerie dell'Accademia c'è una sala quasi interamente dedicata a Giovanni Bellini, si tratta per lo più di Madonne, alcune bellissime, altre un po' meno. Tra queste ce n'è una piuttosto sconcertante, coronata da una serie di testine con alucce di angioletti... rossi. L'effetto non è certo dei migliori.
Ci abbiamo strologato un po' su e alla fine abbiamo immaginato la seguente mini pièce in tre atti.
Atto primo
Scena: mattina, la bottega di Giovanni Bellini.
Personaggi: Giovanni Bellini, alcuni allievi, Bepi.
Bellini - Fioi, ghe xe da far i anzoeti dea Madona de Sior Felipeto, dov'è Nane?
Nane - Mi no posso, sor Belini, go da finir el manto de Santa Ana.
Bellini - Bepi, alora fali tu che mi go da andar allo squero a vedar la gondoa niova.
Bepi - Ma sior maestro, mi no son capase, noi goggio mai fati...
Bellini - Cossa ghe vol, nol xe difficile, ti fa solo il cao e le ali, destrighete fiol.
Atto secondo
Stessa scena, sera.
Stessi personaggi.
Bellini, di ritorno - Bepi, feme vedar cossa ti ga fato.
Benedetto fiol, i anzoeti xe tuti rossi! Ma dove xe che ti ga visto anzoeti rossi?
Bepi - Mi ghe loaveva dito che no son capase, anzoeti mi no ne go visti mai! E ora cossa goggio da far?
Bellini - Va ben, va ben, mi no me vogio impazzar, tanto i xe par sior Felipeto, el paga poco e capisse men.
Atto terzo.
Stessa scena il giorno dopo.
Personaggi: detti più sior Favareto e so mugièr (due borghesi vestiti sfarzosamente).
Bellini, scostando ad effetto il panneggio dal quadro sul cavalletto - Venga a vedar, sior Filipeto, la Madona che ghe go fato, a xe una maravegia!
Mugièr - Ma... maestro, i anzoeti i xe rossi...
Bellini, imperturbabile - Xe una novedà, a Venezia noi ga nissun altro, i go fati solamente a lu. Però se no i ghe piase, se so mugièr i preferisse all'antiga, i se pol cambiar...
Sior Felipeto, alla moglie - Ma cossa diseu, tasè, i xe bellissimi; però, sior Giovanni, el me ga da far un piaser.
Bellini - La me diga, se posso...
Sior Felipeto - El me ga da prometer che no i farà par nissun altro...
Bellini, fingendo riluttanza - E va ben, ghe dirò, un poco me dispiase, ma... ghe lo prometo!
Certo, se ad esempio andate a vedere l'incantevole e perfetta Madonna del Bellini che è su un altare laterale di San Zaccaria, vi renderete conto che non può che essere andata come sopra.
Spero comunque che i veneziani autentici perdonino la ...barbarie del mio linguaggo, i compatissa...
Se poi uscendo da San Zaccaria (una delle mie chiese preferite) passate nel Campo San Provolo (vedi sopra), a non più di trenta metri dal Campo potete trovare la pasticceria Canonica.
Non vorrei far torto alle altre (le pasticcerie di Venezia meriterebbero un capitolo apposito dove diffondersi su zaleti, esse, baicoli, pan del Doge, ecc.), ma, per gli appassionati di questo cibo degli Dei, la pasticceria Canonica ha la specialità del cioccolato. Personalmente ho provato solo i tartufi (pasta di marron glacé con cacao nerissimo, liquore, spolverizzati con cacao), i cioccolatini di cioccolato fondente al peperoncino forte e gli spiedini di frutta candita immersi nel cioccolato, sempre fondente, ma mi riprometto di approfondire l'argomento nel prossimo soggiorno.
Ho avuto la fortuna di entrare in anteprima al teatro della Fenice, letteralmente risorto dalle proprie ceneri (che gli abbiano dato un nome troppo profetico? Nei secoli è bruciato già tre o quattro volte), e di girarlo per un paio d'ore con il responsabile del procedimento di ricostruzione.
E' stato un lavoro di enorme complessità, data la necessità di far sì che tutto apparisse esattamente come prima, pur rispettando l'odierna rigorosa normativa di sicurezza, soprattutto antincendi, le norme igieniche attuali, e al tempo stesso consentire l'uso delle tecniche teatrali più aggiornate. Il tutto in tempi molto ristretti: in pratica un immenso lavoro artigianale svolto con tempi da lavorazione industriale!
Nell'unica nuova, bella sala da musica, progettata da Aldo Rossi, uno degli architetti italiani più colti e raffinati del secolo ventesimo, una delle pareti laterali riproduce in scala una fiancata del Palazzo della Ragione di Vicenza, di Andrea Palladio, ed è interamente realizzata in cipresso odoroso lasciato grezzo, così che il profumo di questo legno aleggia nella sala.
Le decorazioni pittoriche dello spazio teatrale principale sono state realizzate da un gruppo romano di artigiani che in genere lavora per il cinema: solo loro avevano l'attrezzatura e il numero di persone necessarie per garantire la qualità voluta pur rispettando i tempi strettissimi del contratto. Le infinite dorature invece sono tutte opera di "indoradori" veneziani. Sono stati riprodotti tutti i pavimenti alla veneziana, i parquet a disegni con legni di diverso colore, le pannellature in finto marmo, ecc.
Alla fine della visita con un amico abbiamo ipotizzato che questo enorme stuolo di artigiani, a lavoro finito, se non verrà utilmente impiegato in opere di restauro e manutenzione dell'immenso patrimonio architettonico di Venezia e dintorni, potrebbe anche pensare di pagare qualcuno che vada a dar fuoco ad un altro teatro!
Se di pomeriggio siete stanchi o volete far due chiacchiere con amici vi consiglio di sedervi a prendere una bibita o un gelato in Campo Santo Stefano (non privatevi di un'occhiata all'interno della chiesa, che ha uno dei più bei soffitti lignei di Venezia), è un vero ampio e tranquillo salotto. Talvolta, verso sera una cantante o un suonatore si piazzano in un punto acusticamente adatto e fanno il loro piccolo concerto. Quest'anno c'era una giovane soprano bravissima.
Invece la foto che vedete qui sotto è del giugno 2001: a suonare era una banda di una cittadina degli U.S.A., ma dopo l'11 settembre 2001 gli americani sono praticamente spariti da Venezia, sostituiti da stuoli di slavi, polacchi e simili. Cominciano timidamente a riapparire quest'anno.
Già che siete lì entrate un attimo in San Vidal, chiesa sconsacrata dove la sera fanno i concerti, a vedere uno dei più belli e ben illuminati quadri di Carpaccio, sull'altar Maggiore; attorno vi sono anche altri due o tre quadri notevoli, ma il Carpaccio è straordinario.
Se andate o tornate a Murano, e arrivate fino alla splendida chiesa medievale dei Santi Maria e Donato (purtroppo una recente ripulitura la fa sembrare nuova di zecca), fermatevi a vedere la Galleria Regina di arte vetraria, vale senz'altro la pena. Noi siamo stati attratti dal "Purgatorio dei vetrai", di Lucio Bubacco, che potete vedere qui sotto. Il sito della Galleria è: www.galleriaregina.com.
Addentrandoci in Burano, in una corte fuori dal percorso turistico, abbiamo visto un gruppetto di signore sedute all'aperto a chiacchierare, di cui tre ricamavano: il classico ricamo ad ago sul tombolo per cui Burano era famosa nelle Corti nobiliari di tutta l'Europa. Casualmente ognuna delle tre si trovava in una fase diversa del lavoro: iniziale, intermedia e finale. La loro abilità era impressionante, era chiaro che per tutta la vita avevano fatto quel lavoro. Ci siamo fermate a guardarle ed abbiamo finalmente capito il complesso procedimento che avevamo letto descritto nel Museo del merletto.
Abbiamo pure chiesto loro come nascono le colorazioni vivacissime degli edifici (verde menta, rosa fragola, viola, turchino) che caratterizzano così fortemente l'isola, ci hanno risposto che originariamente "xera i pitori" che decidevano, ma che adesso la Soprintendenza li vincola a ripetere gli stessi colori quando decidono di rifare le facciate.
Se al tramonto prendete alla fermata di San Zaccaria l'82 che va verso Piazzale Roma e Tronchetto, riuscirete senz'altro a sedervi in uno dei pochi posti a prua, e vi farete una crociera che è un riassunto di tutti gli aspetti di Venezia: passate davanti al bellissimo San Giorgio Maggiore, del Palladio, poi percorrete a zig zag il Canale della Giudecca, che si conclude a sinistra con la grande mole dei Mulini Stucki, la cui ristrutturazione è stata rallentata dall'incendio (quasi certamente doloso) dell'anno scorso. Di fronte, la Stazione Marittima, potete anche incontrare una delle grandi navi da crociera, veri palazzi a sette-otto piani, che, trainati dal rimorchiatore, percorrono il Canale della Giudecca fino ad arrivare davanti a Piazza San Marco: tutti gli affacci della nave verso la piazza sono guarniti da fittissime file di spettatori. Poi girate verso il Tronchetto e vedete la Venezia industrialesulla sinistra, a destra si intravede la nuova sede della Facoltà di Architettura ricavata in un'antica fabbrica di tessuti a Santa Marta; poi, e sarà quasi buio, entrate nel Canal Grande e lo percorrete tutto, con i palazzi a cui le luci cambiano completamente l'aspetto.... una vera crociera da 3,50 €, vale la pena.
Ciao a tutti,
Fiamma ha scritto tre diversi racconti su Venezia, città da lei molto amata dove si reca ogni anno, eccoli qui:
- Vagabondaggi a Venezia
- Vagabondando per Venezia 2
- Venezia 2004








