Sardegna Sconosciuta, I parte.


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Autore: 
Matteo
Dieci giorni nel Supramonte sardo fra grotte, canyon, spiagge nascoste ed antiche foreste. Giorni: I e II. Clicca per ingrandire

Facendo bene i conti, se unite due fine settimana al 25 aprile ed al 1 maggio, potete fare 10 giorni di vacanza con solo 4 giorni di ferie: quale occasione migliore per quell'avventura nel Supramonte sardo che programmavamo da tanto tempo?

I Giorno: Tiscali
Appena sbarcati ad Olbia la polizia ci infila in macchina un cane antidroga, cosa a cui bisogna abituarsi quando si ha un compagno di avventura rastamanno come Maurilio. Il povero cane è un po' spaesato fra l'attrezzatura da trekking e quella da torrentismo, le mute da sub lo incuriosiscono per un po', poi scende.
La Zorro-mobil (così si chiama la nostra auto), sfreccia alla volta di Oliena, dove acquistiamo i viveri per i primi giorni e scopriamo il pane guttiau: pane carasau (carta da musica) sul quale viene versato dell'olio di oliva, salato e cotto nuovamente.

Obbiettivo del primo giorno è la Grotta di Tiscali. Dalla strada che collega Oliena a Dorgali si devia sulla destra per la sorgente di Su Gologone (merita una visita), quindi la strada diventa sterrata e si entra nella splendida Valle del Lanaitto, il paesaggio è verdissimo ed assolutamente diverso dalla Sardegna estiva che tutti conoscono.

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Superiamo il piccolo rifugio in corrispondenza della Grotta Sa Oche Su Bentu (la grotta, splendida, è accessibile solo agli speleologi) ed il villaggio nuragico di Sedda e' Sos Carros; la Zorro-mobil saltella allegramente fra i sassi della sterrata facendo finta di essere un fuoristrada, parcheggiamo alle pendici del Monte Tiscali.
Alcune migliaia di anni fa sul Monte Tiscali sprofondò il soffitto di una immensa grotta, si creò così un grande spazio circolare scoperto al centro e coperto lungo i bordi da ciò rimaneva della volta di pietra. Quando gli antichi romani conquistarono l'isola, gli ultimi uomini del misterioso popolo dei nuraghi si rifugiarono qui, creando un villaggio segreto ed imprendibile.
In epoche ben più recenti Renato Soru ha scelto questa grotta per fondare la ormai famosissima compagnia telefonica ed il mondo ha riscoperto Tiscali. Oggi il luogo è tutelato dalla Cooperativa Ghivine, ma il percorso di accesso è lo stesso di 2300 anni fa: attraverso uno spacco nella roccia tanto sottile da doverci passare di fianco e lungo uno strano corridoio creato dall'acqua.
All'interno del villaggio non è rimasto molto, ma la grotta conserva tutta la sua magia ed dal centro crescono alberi antichissimi che si arrampicano verso la luce a riformare quella cupola che una volta era di pietra.

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E' ormai sera, scendiamo nuovamente nella Valle del Lanaitto e cerchiamo un posto dove stendere i nostri sacchi a pelo.

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II Giorno: Badde Pentumas
Il sole sorge sul primo di quattro giorni dedicati alla scoperta dei canyon della Sardegna.
Cavalchiamo la Zorro-mobil fino all'ingresso della Grotta Sa Oche Su Bentu, a destra della grotta parte un sentiero che inizia a risalire la montagna. Il sentiero sparisce quasi subito e continuiamo a salire fra le rocce, il paesaggio è incredibile: la montagna è un'unica lastra di roccia che l'erosione ha scavato a formare milioni di lame rivolte verso il cielo, alcune piccole come un coltello, altre tanto profonde da essere alte 2-3 metri. Vecchie querce crescono contorte dove la roccia squarciata ha raccolto un po' di terra.

A fine salita incontriamo un gruppo di ragazzi di Cagliari che fa il nostro stesso percorso, uno di loro conosce bene il sentiero e ci guida attraverso un pianoro fino all'imbocco del canyon.

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Dal pianoro il canyon di Badde Pentumas si apre improvvisamente con una calata di 25 metri in un enorme anfiteatro. La roccia è bianchissima ed assume forme splendide, non c'è acqua, salvo pochi stagni che superiamo con mosse acrobatiche per evitare di finire in mezzo alle alghe. Dopo poco il canyon comincia a stringersi e si fa più inforrato, le calate si susseguono una dopo l'altra. Per due volte, invece di scendere con la corda, scaliamo in discesa i rami immensi di un edera secolare.
I nostri compagni di discesa sono attrezzatissimi ed all'ora di pranzo preparano addirittura il caffè. Condividiamo la stessa filosofia di torrentismo: scendiamo con calma, andando a curiosare in ogni anfratto, ci infiliamo nelle grotte e scaliamo gli alberi.
Usciamo dalla gola che è già sera e ceniamo insieme nel bosco, domani ci aspetta la Codula Orbisi.

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