Quattro Lombarde in Garfagnana


Quattro Lombarde in Garfagnana



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Autore: 
Stefania Riva

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Esiste una Montecarlo anche per chi non ha soldi o ha il pericolosissimo vizio del gioco. Esiste una Montecarlo in cui lo sport nazionale non è la roulette, bensì l’investimento del turista con la Panda 4x4. Esiste, vi dico, e io l’ho visto.

L’avventura ha inizio in una giornata grigia, il 18 aprile 2009 alle 7 del mattino. 4 ragazze sotto un diluvio universale, partivano speranzose da Lecco alla volta della Versilia con occhiali da sole, costume da bagno e asciugamani colorati. Nonostante le previsione meteo avverse, erano ben decise a rispettare il loro programma: sabato pomeriggio in spiaggia e domenica a zonzo per Lucca.

Dopo 3 ore di viaggio, giunte a Viareggio si dovettero arrendere a Madre Natura: il cielo plumbeo e il vento sferzante scoraggiarono i loro propositi. L’aspetto di Viareggio in aprile e con la pioggia è piuttosto desolante: il lungo mare è una serie ininterrotta di negozi e edifici in cemento che rendono impossibile la vista sul mare, e anche laddove la fila di vetrine si interrompe, a chiudere la vista ci pensano i bagni. A un certo punto dubitai persino dell’esistenza di un mare al di là e mi domandai confusa se non mi trovassi per caso a Milano. Consumammo un kebab in una via laterale, giusto per non spendere 9 euro per un panino in un bar sul lungo-vetrine, e visitammo gli unici monumenti degni di nota della città: gli edifici degli anni 20 sulla passeggiata – stupendi - e una torre medievale.

Prendemmo in mano la guida per vedere cosa ci fosse di interessante in zona. Del luogo che scegliemmo ci colpì prima di tutto il nome altisonante: Torre del Lago Puccini. Cercammo per un po’ di immaginarci il nome degli abitanti di questo paese, poi scoprimmo che era l’unica frazione di Viareggio e ci domandammo come si potessero chiamare gli abitanti di Viareggio. Il nome di Torre del Lago fa riferimento ad una torre del XV secolo detta Torre Guinigi e successivamente chiamata Torre del Turco dal nome dei proprietari. Dal 1925 la frazione, in omaggio al suo più illustre cittadino ha assunto anche il nome di Puccini. Decidemmo che quella sarebbe stata la nostra meta. Quando arrivammo, cominciò a piovigginare. Davanti a noi, in un grigiore quasi spettrale, si apriva la via principale del paese. Bancarelle senza acquirenti ai lati della strada – era in corso chissà quale festa ed erano solo le 14 – e diffusa nell’atmosfera, un’aria pucciniana: sembrava provenire da un antico passato e si allungava mollemente anche sulle rovine di una villa alla nostra destra. Un vago senso d’inquietudine ci pervase. In sé, però, Torre del Lago è molto carino. L’aspetto è curato, e ci sono un paio di villette antiche davvero notevoli. Vi si trova la casa di Puccini che qui visse e compose numerose opere liriche. La villa contiene anche la tomba del compositore ed è visitabile. Il paesino si affaccia sul lago Massaciuccoli che nella sua parte estrema diventa palude. E’ un’oasi della Lipu, si organizzano escursioni e c’è pure un museo che si trova però a Massarosa. Non riuscimmo a spiegarci il perché di un nome così lungo per un lago così piccolino (12 kmq). Concludemmo che così fosse perché è l’unico grande lago della Toscana e aveva bisogno di sentirsi importante per non sentirsi solo. Sulla via che porta al paese c’è la statua in memoria di un cane che, randagio e ferito, venne adottato con amore dall’intera cittadinanza, la quale venne ricompensata con lo stesso amore dall’animale. Dopo circa un’oretta lasciammo il paese alla volta di un borghetto vicino a Lucca dal nome interessante: Montecarlo.

Arroccato su un colle e protetto dall’immensa e meravigliosa Fortezza a nord, il borgo è famoso per il suo vino e – a mio parere - per la presenza di audaci vecchietti che tentano di risolvere a modo loro il problema del sovraffollamento di turisti con le loro piccole 4x4. Arrivate al centro di informazioni turistiche, scoprimmo con disappunto che tutto ciò che c’era da visitare era chiuso: la Fortezza perché privata e la Chiesa Collegiata di S.Andrea perché vi stavano istallando una mostra. Però era aperta un’enoteca in cui ci sarebbe stato possibile degustare vino e prodotti tipici. Decisi che questo posto mi sarebbe piaciuto tantissimo, se non fossi stata astemia. Girammo sotto la pioggia per un po’ per vedere le mura e un paio di torri medievali, allontanandoci dal centro modernizzato per i turisti; quindi facemmo rotta verso Lucca e l’Hotel Sogni d’Oro, dove ci aspettavano per le 18.

In realtà non ci aspettava proprio nessuno: un cartello alla porta invitava a comporre il numero telefonico del proprietario che effettivamente comparve pochi minuti dopo la chiamata. L’uomo passò con noi giusto il tempo necessario a illustrarci la nostra quadrupla e il bagno e la cucina comuni, a spiegarci le poche regole, a farci pagare il conto e suggerirci un luogo dove andare a mangiare; dopodichè uscì dall’edificio e non lo rivedemmo mai più. In effetti, più che un hotel è un ostello, economico, vicino alle mura di Lucca e pulito. Questo ci bastava. Cenammo all’Osteria Baralla: ambiente accogliente, cibo squisito, ampie volte e soffitto di mattoni rossi: c’è forse qualcosa di più deliziosamente tipico in città? Rincasammo presto, perdendoci per le viuzze, l’indomani ci avrebbe aspettato una giornata piena.

Sveglia di buon’ora e colazione in un bar pasticceria. Scoprimmo che il locale in realtà aveva solo la licenza di pasticceria quando chiedemmo dove fosse il bagno e ci suggerirono di usare quello comunale a pagamento. Decisamente, eravamo fuori dalla Lombardia. Con glicemia alle stelle e caffeina nel sangue, affrontammo Lucca, città dalle strade concentriche e strettissime, dove, tra un turista e l’altro, sfrecciavano improvvisi autobus pubblici dalle dimensioni lillipuziane. Ciò che affascina del luogo è che ancora oggi è racchiuso dalle mura cittadine, trasformate nel 1843 in passeggiata da Maria Luisa di Borbone. Passeggiare sopra le mura significa inoltrarsi in un viale circondato da alti e fronzuti alberi, dal quale si aprono meravigliose radure con panchine e prati curatissimi. Lucca offre una lunga serie di monumenti, palazzi, chiese e piazze degne di essere viste. Domenica 19 era in corso un enorme mercato dell’antiquariato e fu un piacere soffermarci, di tanto in tanto, ad ammirare quelle bancarelle. Visitammo per prima la chiesa di S. Maria Bianca, quindi il duomo dalla bellissima facciata, dedicato a S.Martino, che troneggia sull’omonima piazza. Purtroppo era chiuso – apre solo in determinati orari – e passammo oltre. Piazza Napoleone, su cui si affaccia il palazzo ducale, brulicava di vita; più oltre, in piazza san Michele, l’omonima chiesa era circondata da un altro mercatino dalle pretese più modeste.

L’edificio religioso che più colpì la nostra attenzione fu la Basilica di san Frediano, con un bellissimo affresco sulla facciata che pare un mosaico bizantino. Continuando a vagare per la città e orientandoci con i canali a cielo aperto, giungemmo fino alla caratteristica piazza dell’Anfiteatro: ha una forma curiosamente ellittica perché sorta sulle rovine di un antico anfiteatro. La troverete ovunque: sulle cartoline, sulle tazzine e sui magneti per il frigorifero in qualsiasi negozio di souvenir della città. Ma se deciderete di andarla a vedere di persona potreste ritrovarvi a compiere un’impresa alquanto ardua: solo 4 sono gli accessi, non esistono indicazioni e le strade sono veramente labirintiche. Per ultimi lasciammo la torre Giunigi, con un alberello in cima, e Palazzo Pfanner, il cui sontuoso giardino è visibile anche dalle mura – così si risparmia sul biglietto d’ingresso!

Uscimmo da Porta Elisa e ci accomiatammo da quella meravigliosa città, gioiosamente protetta dalle sue mura rosse e verdi e placidamente cullata dal sole primaverile.





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