Portogallo 2004
"Time goes by, it’s the time of our lives" recitava una canzone dei Genesis, Dancing with the moonlit knight, che sarà destinata ad essere eletta canzone ufficiale della vacanza. E’ un concetto che in italiano rende poco, "time of our lives", ovvero l’esperienza più memorabile di una vita. Queste esperienze sono quelle che maturano per puro caso, o quasi. L'idea di un tour in Portogallo è venuta da un momento all'altro, durante una giornata al mare in quel di Sottomarina (VE). La vista di una spiaggia tanto desolante e di un mare che non ti faceva certo venir voglia di fare il bagno innescò una discussione su dove sarebbe bello andare per trovare bei posti, spendere poco ma non trovare troppa gente. Nel 2004 io e il mio compagno di viaggio avevamo 20 anni, ma non siamo mai stati attratti dalla vita eccessivamente mondana. La proposta è balenata alla mente:"Portogallo!"
Nell'arco della giornata la proposta viene perfezionata, e ci congediamo avendo già fissato la data: il 16 luglio. Data del ritorno a casa.... indeterminata.
Dunque la partenza è fissata per il 16. Il sottoscritto torna a casa il 14 sera da un viaggio in Scozia, e la giornata del 15 è dedicata, oltre che a rimettere in sesto il guardaroba, alla preparazione dell'equipaggiamento.
Il mezzo di trasporto sarebbe stato la mia Peugeot 206, che già l'anno prima ci aveva portati senza problemi di spazio in Germania (ed eravamo in 3). Il nostro tetto sarebbe stato una tenda, reduce da 3 massacranti giorni in un festival rock scozzese (modello Woodstock), che per l'occasione aveva bisogno di una decisa ripulita. Per rendere il viaggio meno estenuante, ci attrezziamo con un frigo portatile da collegare alla presa a 12V della macchina. Due borse del ghiaccio congelate durante la notte terranno fresche parecchie bibite per molti giorni: la cosa si rivelerà molto gradita.
16 luglio 2004:
Con la macchina caricata all'inverosimile, partiamo alle 7 di mattina da Padova. Alle 13 circa attraversiamo il Frejus e ci fermiamo a mangiare (male) alla prima area di sosta francese. Ci accorgiamo che le autostrade francesi costano una fortuna, e che già il pedaggio per il Frejus è stato abbastanza pesante. Decidiamo, all'altezza di Grenoble, di tagliare per la strada normale attraverso le colline. Da un punto di vista economico conviene, da quello della tabella di marcia invece il dazio da pagare è più alto del previsto, con stradine strettissime in cui non è possibile sorpassare una vecchia Renault che per 2 ore ci limita il passo. Arriviamo alle 20 al paesino di St.Flour, affamati come poche volte prima. Purtroppo il nostro poco pratico francese ci impedisce di trovare un posto davvero buono dove mangiare (ammesso che ce ne fosse uno), e ci troviamo a consumare una cena vegetariana decisamente poco sostanziosa. Quasi per ripicca, ci impadroniamo dei pacchettini di senape di Digione (molto buona) al nostro tavolo. Serviranno in futuro.
Ripartiti da St.Flour assistiamo allo spegnimento di un paese. In Francia, nelle zone poco turistiche gli hotel smettono molto presto di accogliere clienti. Quelli aperti hanno gestori che non parlano l'inglese e che si limitano a dirti "completo", forse anche per evitare il disturbo di capirti. Meditiamo di passare la notte per strada, ma alle ore 0:30 troviamo un letto nell'albergo appartenente a una sala da bowling nei pressi di Rodez. Vestiti da sera, facciamo un giro nella viva sala da gioco, mentre 15 minuti prima io ero addormentato sul sedile del passeggero.
17 luglio
Ripartiti verso le 9 da Rodez, arriviamo a Aubenas e ci immettiamo in autostrada vicino a Tolosa. Passiamo per Lourdes, mangiamo rapidamente a Tarbes (problemi linguistici anche nei fast food) e proseguiamo; notiamo la mancanza cronica di indicazioni nelle strade francesi, spesso sostituite ai bivi da cartelli gastronomici o pubblicità di caseifici. In compenso c'è la macabra usanza di attaccare una sagoma di legno per ogni morto sulla strada con scritta l'età del defunto. Alle 16:15 si entra, con somma gioia (la Francia non ci andava a genio), in Spagna. Subito un acquazzone biblico si abbatte su di noi, talmente intenso che siamo costretti ad accostare in piena autostrada sotto un cavalcavia per salvarci dalla grandine, decisione che si rivelerà molto saggia. Si riparte, passata S.Sebastian ci troviamo imbottigliati in un ingorgo nei pressi di Bilbao per un incidente. In coda pasteggiamo con grissini e senape di Digione del giorno prima, e facciamo fiero sfoggio del nostro frigobar, salvo offrire qualcosa a un simpatico camionista italiano. Sfuggiti al serpentone automobilistico, proseguiamo la marcia tagliando la Spagna in direzione di Burgos. Lo spettacolo dell'arido altipiano attorno a noi è una visione che esprime un grandissimo senso di libertà, sono posti che nessuno di noi aveva mai visto e anche se si tratta di una marcia di avvicinamento, rimaniamo positivamente colpiti da questo paese. Cena veloce, e pernottamento in un ostello alla periferia di Salamanca, vicino al quale troneggiava un edificio rosa con scritto solo "club". Intuiamo la natura di quel locale anche e soprattutto dai richiami di qualche ragazza di facili costumi all'entrata, e dal fatto che il proprietario dell'ostello sia convinto che noi siamo là per il bordello.
18 luglio
Colazione in ostello col simpatico proprietario (sempre con le sue convinzioni) che ci illustra qualche posto che dovremmo vedere, con tanto di invito ad andare nelle Canarie perché lì si trovano "molti club". Appena ripartiti notiamo che il livello dell'olio è calato di parecchio, e lo cambiamo con un po' di fatica (nessuno di noi parla spagnolo). Alla stazione di servizio controllano anche pneumatici e acqua (evento importante).
Alle 11:35 siamo entrati in Portogallo! Un arco di benvenuto ricorda al visitatore che si sono appena conclusi (tragicamente anche per loro) gli europei di calcio. Le strade principali sono davvero ottime, autostrade dritte, regolari e poco frequentate. Unico intoppo, delle salite impervie seguite da analoghe discese che sembrano fatte apposta per avere un autovelox in fondo. Ci fermiamo nel bellissimo paese di Castelo Branco, dalla tipica architettura locale in cui il bianco domina l'occhio. Troviamo un vocabolario (formato tascabile per turisti degli europei, non c'era di meglio) e ci fermiamo a mangiare, preparati da una mini-guida del 1970 a riconoscere i nomi dei piatti. L'impatto con la cucina portoghese non potrebbe essere migliore: al posto dei nostri grissini, loro propongono olive (squisite) e patè di tonno e sardina, con dell'ottimo pane. Il primo consiste di solito in una zuppa cremosa, è considerata una portata secondaria, tanto che viene chiamata solo Sopa do dia (zuppa del giorno) e varia di continuo. Il piatto principale prevede invece un pescespada al forno per il mio amico, e una trota selvatica di fiume per me. Subito capiamo che quei portoghesi sanno davvero cosa farci col pesce. L'intero pasto non viene a costare più di 12 euro a testa, e per quello che abbiamo mangiato ci sembra incredibile.
Alle 18 arriviamo al "campismo" di Lisbona, il campeggio cittadino. Notiamo che di gente ce n'è davvero tanta, e riusciamo a malapena a trovare una piazzola in pendenza dove montare la tenda.
Ci prepariamo a passare la serata in quella Lisbona tanto decantata che sicuramente non ci potrà deludere. Davanti al campeggio passa un autobus che -pensiamo- porta dritti in centro, e lo prendiamo. Quale errore! L'autobus porta in realtà in periferia, davanti a un modernissimo centro commerciale. Per un po' crediamo di essere davvero in centro nel lungomare, in realtà siamo in piena zona portuale, e passate le piazzette del centro commerciale ci troviamo in piena strada statale, in una zona non molto raccomandabile. Riusciamo dopo oltre un'ora di attesa a prendere un altro autobus che ci porta in centro, nelle piazze principali. Tuttavia continua a colpirci la mancanza di gente per la strada, e nonostante sia pieno di locali molto affollati e apparentemente molto "vivaci", le strade vuote danno un senso di deserto molto imbarazzante. Alla figura del buttafuori qui si contrappone quella del "buttadentro", omoni che oltre a fare pubblicità ti prendono letteralmente per il braccio cercando di farti entrare. Non si tratta del tipo di vita che fa per noi, sinceramente, così ci intrufoliamo il prima possibile in un ristorante vicino all'orario di chiusura, e mangiamo, come al solito molto bene. Degno di nota è il "pudim de ovos", noto dalle nostre parti come creme caramel, che è la specialità portoghese per eccellenza: quello di Lisbona si rivelerà il migliore. Simpatica conversazione con i gestori del ristorante, utilizzando l'argomento che accomuna tanti popoli al mondo, il calcio.
Rientriamo al campeggio in taxi, pagato davvero una miseria, e passiamo la notte (in pendenza), felici di essere tornati da una situazione così disagevole. La città di per sè è molto bella, alcune piazze sono davvero incantevoli, ma l'atmosfera che si respira in alcune viuzze laterali è a tratti inquietanti, e in alcuni scorci sembra quasi che ci sia qualcuno dietro l'angolo che aspetta solo l'arrivo di due ignare vittime vestite bene e dal portafoglio italiano.
19 luglio
Abbandoniamo volentieri Lisbona per raggiungere la nostra tappa prefissata: le famose spiagge dell'Algarve. Siamo consapevoli che si tratta della zona più costosa del Portogallo, frequentata per lo più da turisti spagnoli, francesi e inglesi. Tuttavia quello che per loro è costoso per noi risulta sotto la media (si spende molto di più per un orrendo soggiorno a Sottomarina di Chioggia). In autostrada ci troviamo in panne perché alla stazione di servizio di Salamanca avevano avvitato male il tappo del serbatoio dell’acqua, e il radiatore è incandescente. Proprio quando stanno balenando le idee più strampalate, come usare del succo d’arancia come refrigerante fino alla prossima area di servizio, arriva dal nulla il soccorso stradale, che accetta volentieri uno scambio amichevole: agua per noi, cerveja per il nostro salvatore: acqua per birra. Rischiamo per una mancata segnalazione di chiusura di un benzinaio anche di rimanere a secco, ma proprio mentre il motore inizia a singhiozzare e a spegnersi riusciamo ad appostarci davanti alla tanto agognata pompa del diesel. Alle 12 circa arriviamo in Algarve, e rimane da decidere la città che fungerà da "base". La scelta cade su Albufeira, è amore a prima vista. E' la più piccola delle tre principali (Lagos, Faro, Albufeira), e si presenta come una ridente cittadina bianca le cui strette e popolate vie si estendono fino alla stupenda spiaggia. La vista è rovinata a tratti da qualche hotel un po' troppo grosso... si sa, il mondo gira così. Pranziamo in centro, dove possiamo gustare altre due grandi specialità: la sangria (più buona di quella spagnola di qualche spanna) e la sardinha, il cibo di gran lunga più diffuso e, nonostante sia deliziosa e decisamente salutare, economico: un piatto con 3 sardine con contorno di patate costa la bellezza di 3 euro e mezzo in un ristorante in pieno centro. Siamo estasiati di aver finalmente trovato il Portogallo che cercavamo, e che nemmeno conoscevamo prima di prendere la folle decisione di intraprendere questo viaggio. Giorni di strada stanno finalmente per essere ripagati...
Dopo una piacevole passeggiata per le vie del centro, ci dirigiamo verso l’attrezzatissimo campeggio distante 5 minuti in macchina dal paese. I prezzi sono più che accettabili, anche se molto più alti che a Lisbona. La piazzola assegnataci non è delle migliori: uno spiazzo di roccia bianca piatta che presenta non pochi problemi per il montaggio della tenda, complice il fatto che siamo sprovvisti di martello (superfluo nei morbidi terreni di Edimburgo e Lisbona). Ce ne procuriamo uno da una coppia di graziose iberiche, usando il nostro dialetto veneto al posto dello spagnolo. Dopo ore e ore di martellate, la tenda è finalmente a posto, al modico prezzo di una decina di picchetti resi inutilizzabili dal pavimento lapideo.
La sera mangiamo in campeggio e scopriamo la meraviglia gastronomica dell’Algarve: la cataplana di pesce, un enorme piatto servito su un calderone di rame contenente tutti i tipi di frutti di mare e crostacei, con l’aggiunta di qualche pezzo di carne. Il costo è irrisorio, 9 euro a persona per un piatto che da noi ne varrebbe 60.
19 luglio
Sveglia decisamente brusca: la tenda, senza alcuna copertura e posizionata su roccia bianca come una lucertola, è investita di prima mattina da un sole cocente che la rende un forno a microonde. La giornata inizia dunque molto prima di quanto sperato. Dopo una piacevole colazione, passiamo la mattinata a oziare alla piscina del campeggio, frequentata da gente di svariate nazionalità. Pranzo in paese, e arriva il momento di provare la prima "praia" (spiaggia) portoghese. La scelta cade su una piccola baia, poco distante dal centro. Posto davvero incantevole, un paradiso terrestre. L’acqua, essendo in pratica quella dell’Atlantico, è letteralmente gelida: ci vorranno giorni prima di abituarsi in pieno. Gli scogli vicini offrono la possibilità di piccole escursioni e piccole "scalate" alla buona, che offrono laute ricompense agli appassionati di fotografia.
Dopo un pomeriggio estremamente appagante torniamo in campeggio, ci prepariamo per la sera e andiamo in paese, dove notiamo che nelle ore tarde c’è molta più vita che di giorno. Anche qui c’è (un po’ meno accentuata) la presenza dei buttadentro, anche perché il paese brulica di posti dove passare la sera o fermarsi per un drink o una caraffa di sangria.
Le giornate dal 20 luglio fino al 25 si svolgono sulla stessa falsariga, ogni giorno provando una spiaggia nuova, posti nuovi per la sera e pietanze sempre diverse (la varietà non manca). Degno di nota è il pollo con salsa al piri-piri, un pepe africano che all’inizio illude di essere giusto un po’ speziato, ma boccone dopo boccone si somma e finisce col dare fuoco alla malcapitata bocca, per il divertimento dei camerieri che osservano questi goffi turisti italiani che ordinano litri su litri d’acqua. Nell’arco di questi giorni, visitiamo le città di Lagos e Faro e passiamo una giornata in un discreto parco acquatico nelle vicinanze. L’ultima sera è passata in un locale con della coinvolgente musica rock classica dal vivo, consci che a partire dalla mattina dopo saremmo dovuti tornare per strada.
26 luglio
Quasi con le lacrime agli occhi lasciamo Albufeira. Passiamo per Faro e entriamo in Spagna per la strada che tocca Jerez, per poi salire verso Madrid. La sera commettiamo il gravissimo errore di mangiare in un’area di sosta spagnola dei tramezzini al pesce. Un errore che poteva costare caro. Troviamo da dormire in un motel lungo l’autostrada, e vista la gente non troppo raffinata che ronzava attorno alle auto parcheggiate, fatichiamo a fidarci e prendere sonno.
27 luglio
La notte è passata tra indicibili tormenti: il nostro stomaco è completamente andato, il solo pensare al cibo ci dà la nausea. Consci che i soldi stanno per volgere al termine e che non è possibile rimandare il rientro, ci mettiamo in marcia in condizioni pietose. Durante la mattina io sono l’unico in grado di guidare, e riesco con qualche difficoltà a superare il labirinto di Madrid. Il pomeriggio invece sono io a crollare, tanto che arriviamo a chiamare un’ambulanza perché le cose si erano fatte serie. Il rientro però deve continuare, e riusciamo in qualche modo a fare altre 3 ore di strada prima di trovare un hotel nei pressi di Toledo, dove riusciamo a mangiare qualcosa.
28 luglio
La situazione è lievemente migliorata, ma è ancora lontana dall’essersi risolta. Entrambi siamo sempre in bilico e sul punto di una ricaduta. Attraversiamo i Pirenei (le curve del passo non aiutano) e entriamo in Francia prima di pranzo: la sosta è a Bido. Con il mio compagno di viaggio in condizioni troppo precarie, sono costretto a guidare per tutto il giorno, dalle 9 di mattina fino alla sosta per la cena a Aubenas (ancora una volta la cena francese si rivela grottesca), dopo ore di traffico a Lourdes. Da Aubenas proseguiamo la notte verso Rodez, e poi diretti verso la nostra meta,il passo della Maddalena. Pensiamo di non fermarci nemmeno a dormire, io riprendo il volante alle 3 di notte e tutto va bene, finchè il gasolio inizia a scarseggiare. Dalle mie molte esperienze passate in Francia, so che per gli stranieri non è facile usare il self service alle stazioni di servizio, in quanto è richiesta una speciale carta che ovviamente non è possibile comprare al momento. Dunque dobbiamo fermarci ad aspettare le ore 8, orario di apertura di una stazione di servizio, dormendo in macchina.
29 luglio
Dopo il rifornimento si registrano delle scene tragicomiche, per così dire fantozziane, nel trovare un bar con un bagno dove sfogare 2 giorni di problemi gastrici, ma d’altronde sono anche queste le cose che rendono un viaggio divertente da ricordare. Proseguiamo per Barcelonette, e poi per il ripido passo che ci porta verso Asti e Alba, dove ci godiamo una sana mangiata italiana... purtroppo a prezzi italiani. Alle 18 circa siamo a Padova, felicissimi di essere tornati vivi contro ogni pronostico, fieri di aver fatto qualcosa che pochi alla nostra età sarebbero stati tanto pazzi da provare, ma tristi per aver lasciato il Portogallo alle spalle. "Torneremo" è stata la parola che abbiamo affidato agli ultimi metri di aria portoghese prima di entrare in Spagna. "Torneremo" è stato il nostro messaggio in bottiglia, una promessa che siamo pronti a mantenere.


