Ponte di primavera in Abruzzo - II parte


Ponte di primavera in Abruzzo - II parte



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Autore: 
Anna Marchisio
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Questa è la seconda parte del racconto, leggi la prima parte del viaggio in Abruzzo.

29 aprile 2008
Oggi lasciamo questa bellissima zona per spostarci nella zona del Gran Sasso. Purtroppo abbiamo a disposizione solo una decina di giorni per cui dobbiamo ottimizzare la nostra visita e i nostri giri. Anche questa volta non è un addio ma un arrivederci, chissà che non torneremo in un’altra stagione.
Prima di dirigerci verso il Gran Sasso decidiamo di fare una piccola deviazione a Villavallelonga perché qui c’è il centro dell’Orso, museo ed area faunistica.
Che dire? Arrivate a Villavallelonga giriamo per le strade deserte del paese in cerca di qualche indicazioni sul centro dell’Orso. Niente da fare.. non le troviamo, percorriamo una strada che si addentra nella valle e ad un certo punto diventa sterrata, ritorniamo in paese, giriamo di qui, giriamo di lì, ma nulla da fare. Non riusciamo proprio a trovare la strada per l’area faunistica e in giro per il paese le indicazioni non sono di certo abbondanti, visto che non ne vediamo manco una! Scorgiamo una signora lungo la via. Fa quasi parte del folclore di questo posto, di questo borgo caratteristico, con le vie strette, le case in pietra e questa signora un po’ curva tutta vestita in nero, con un grembiule da cucina nero ed i capelli bianchi. Sembra quasi messa li apposta per dare enfasi a questi luoghi a queste tradizioni, quasi fosse uscita da una rappresentazione folcloristica. Le chiediamo del centro ma il suo dialetto è per noi incomprensibile e non riusciamo a capire le sue indicazioni. Fortunatamente troviamo un'altra persona che ci indica il centro.
Ci sono due orsi, uno per recinto, ma entrambi mi fanno molta pena, queste cose mi fanno sempre questo effetto. Non hanno molto spazio a disposizione e non so, i loro occhi, il loro sguardo, il loro andare avanti e indietro lungo la rete sempre negli stessi metri, sempre gli stessi gesti, mi mettono tanta tristezza. Mi dico che forse preferirebbero vivere un giorno solo in libertà che una vita chiusi in un recinto!
Andiamo via un po’ dispiaciuti, ma in fondo non dovevamo aspettarci niente di diverso. Abbiamo visto gli orsi liberi in America, li abbiamo visti liberi nel loro ambiente, è impossibile pensare che possano vivere felici in un recinto. Tutto questo mi riempie di molta tristezza.

Ripresa la nostra auto riprendiamo la strada per l’Aquila, potremmo percorrere l’autostrada e fare in un baleno, ma perché rinunciare alla bellezza di questi luoghi, alla lentezza del viaggio che richiedono per scegliere una dritta striscia di asfalto? Scegliamo quindi di arrivare all’Aquila passando per il Parco Regionale Sirente-Velino. Andiamo a vedere un po’ di cosa si tratta, così la prossima volta che torniamo da queste parti abbiamo un altro posto da visitare.
Questo parco regionale nasce nel 1989, e quindi relativamente giovane. Sebbene la giornata non sia delle migliori e il tempo è particolarmente freddo e nebuloso non esitiamo a fermarci qua e la lungo la strada che attraversa il parco, per ammirare borghi, valli e queste splendide montagne. E si bisogna dirlo, questa zona meriterebbe una visita più approfondita! Lupi, orsi e camosci popolano queste splendide valli e il 7 luglio del 1994, sono stati liberati sei individui di grifone nell’ambito di un progetto di ripopolamento di questa specie. Il grifone è uno dei più grandi uccelli europei con un apertura alare di 2,80 metri. Alla prima reintroduzione ne sono, ovviamente seguite, altre.
Di rilievo e molto visitate sono anche le Grotte di Stiffe, non lontane dall’Aquila e le gole di Celano, uno dei canyon più famosi e spettacolari dell’Appennino.

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Dopo questa bella parentesi nel parco regionale Sirente-Velino arriviamo a destinazione, bellissima la vista finale che vi si apre sul Gran Sasso prima di scendere verso l’Aquila. Lasciati i nostri bagagli in albergo (Albero Lo Shaly - Bazzano), visto che tanto qui si cena tardi, decidiamo di andare a visitare l’Aquila che è anche il capoluogo della Regione Abruzzo. È una bella cittadina che gode di una bella posizione panoramica sul Gran Sasso. Qualcuno ha definito l’Aquila come "una delle più grandi imprese urbanistiche del medioevo", purtroppo il terremoto (aprile 2009) ha fatto crollare i suoi palazzi, le sue strade, ma io sono sicura che gli Aquilani faranno rifiorire questa città così come io la vidi e così come qualcuno l’ha giustamente etichettata.
Facciamo un giro per la via principale gremita di gente e di negozi, arriviamo fino al Forte, noto come Castello cinquecentesco e, anche se sembra che voglia piovere, il tempo ci grazia e ci lascia fare il nostro giro. È una città semplice, tranquilla, piacevole per passeggiare e trascorrere quel che resta di questa giornata. La sua storia è caratterizzata da frequenti cambiamenti di nome, anche se la parola Aquila è sempre stata presente. Intorno al 1230 Federico II di Svezia progetta questa città e gli attribuisce il nome di Aquila, più tardi nel 1861 diventerà Aquila degli Abruzzi per arrivare infine, con decreto del 1939 del Ministero dell’Interno, a L’Aquila.
Interessanti sono la Basilica di Santa Maria risalente al 1287 e la chiesta quattrocentesca di San Bernardino.
Ci fermiamo in una grossa libreria del centro dove usciamo carichi di libri di montagne ed itinerari dei vari parchi nazionali e regionali d’Abruzzo. Se non servono questa volta serviranno per la prossima volta che torneremo in Abruzzo!
L’Aquila non sembra un capoluogo di provincia, non come siamo abituati noi con Torino, ma una semplice cittadina di provincia con le sue strade, la sua gente, i suoi palazzi storici, le sue case che si affacciano sulla via, i suoi negozi; è un bel luogo dove trascorrere un pomeriggio passeggiando. Questa è l’Aquila che io ho conosciuto ed è quella che voglio ricordare e che spero presto possa tornare ad essere!

35-Campo-Imperatore 36-Verso-il-Gran-Sasso 37-Verso-il-Corno-Grande



30 aprile 2008
Oggi iniziamo la nostra visita al Parco Nazionale del Gran Sasso e come primo giorno Marco ha scelto di raggiungere la vetta del Gran Sasso, il Corno Grande, io invece mi accontento di una gitarella.
Il Parco nazionale del Gran Sasso si estende per circa 160.000 ettari , questo territorio è per la maggior parte in Abruzzo ed al suo interno ricadono le suggestive catene montuose del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Anche questo parco è relativamente recente, venne infatti fondato nel 1991.
La vetta più alta del parco, nonché la più alta di tutto l’Appennino è per l’appunto il Corno Grande (m 2912) ed è sempre su questa montagna che c’è anche l’unico ghiacciaio dell’Appennino, il Caldarone, che vanta anche il primato di essere il più meridionale d’Europa.
Campo Imperatore (1600 m.l.m.) è tra le località più conosciute ed apprezzate di questa zona. Si tratta di un enorme pianoro raggiungibile in auto d’estate e con una funivia d’inverno che consente l’accesso agli impianti di sci. La strada viene infatti chiusa con le prime nevicate ad Assergi e man mano che la bella stagione avanza la strada viene riaperta.
Dall’altra parte del massiccio del Gran Sasso troviamo il complesso sciistico del Gran Sasso d’Italia. In quest’ultima zona ci siamo stati alcuni anni fa, eravamo stati in un albergo deserto a Prati di Tivo, una zona piena di alberghi e di stazioni sciistiche. Anche quella volta era in occasione del ponte di primavere per cui i turisti in giro erano proprio pochi. Mi ricordo dell’albergo in cui avevamo soggiornato perché aveva un corridoio lungo lungo, buio buio che ricordava quello dell’albergo del film "Shining". Mi ricordo anche del bel borgo di Pietracamela, con le sue viuzze strette strette.

38-PN-Gran-Sasso 39-Salendo-al-Corno-Grande---un-po-di-strada-percorsa 40-Corno-Grande---la-vetta

Tra la fauna del parco è doveroso citare il lupo ed il camoscio, quest’ultimo da poco reintrodotto nel parco e la vipera degli Orsini. La cito perché, accidenti a me, l’unica che era appena uscita dal torpore invernale ho avuto il piacere di incontrarla io, e dire che a me i rettili non piacciono per niente!!!!

Saliamo con la funivia di Fonte Cerreto (Assergi) con la prima corsa del mattino (8.30) insieme ad altre persone che, vista l’attrezzatura, hanno intenzione di fare lo stesso giro di Marco. Arrivati a Campo Imperatore (n 2912) Marco si prepara per benino e si incammina verso la sua destinazione mentre io, che tanto non andrò molto lontano, ho tutto il tempo di ficcanasare un po’ in giro e poi prendere il sentiero che mi porterà al Rifugio Duca degli Abruzzi C’è un grande albergo, un osservatorio ma noto che tutto è rigorosamente chiuso. Mah.... Gli impianti di sci sono funzionanti e qualche sciatore inizia già la sua mattinata sugli sci. Nel famoso albergo di Campo Imperatore, nel 1943 fu tenuto prigioniero Mussolini fino alla sua liberazione avvenuta per opera dei soldati tedeschi. Se mi posso permettere un commento, le strutture presenti a Campo Imperatore non hanno proprio un impatto ambientale irrilevanti anzi.... Sono un po’ quello che si dice un ‘pugno in un occhio’, deturpano il paesaggio e rovinano l’insieme. Ma non si poteva costruire con un impatto ambientale un po’ meno violento? Tentando di preservare la bellezza e l’estetica del posto!?!

41-Corno-Grande---la-vetta 42--Scendendo-dal-Corno-Grande 43-Vista-su-Campo-Imperatore

A dover di cronaca io sono salita, in tutta calma, al Rifugio Duca degli Abruzzi dove mi sono cercata un bell’angolino al sole, visto che la giornata non era affatto calda, e qui ho atteso il rientro di Marco dalla sua gita.
L’itinerario scelto da Marco prevedeva di raggiungere la vetta occidentale del Corno Grande per la via direttissima utilizzata di inverno. La salita in estate è fatta da un altro sentiero ed è anche adatta agli escursionisti scarsi come la sottoscritta. D’inverno invece sono richiesti fondamenti di alpinismo che io non ho e non ho intenzione di apprendere!
Questo l’itinerario che ha percorso: dall’arrivo della funivia ha preso in direzione Nord. Per l'avvicinamento alla direttissima ci sono due possibilità: salire verso il Rifugio degli Abruzzi verso sinistra dopo l'Osservatorio di Campo Imperatore, oppure ancora più veloce (ed è quella scelta da Marco ed altri alpinisti) passare a destra del medesimo e costeggiare sopra una valle che si chiude a nord sotto il Monte Aquila.
Scelta quest’ultima possibilità dopo circa mezz'ora di cammino si sale verso una sella per una ripida crestina 55° 150m. da dove appare il Corno Grande. Da qui occorre puntare per percorsi non obbligati all'attacco di una serie di canalini che portano in vetta (ore 1.30) al Sassone 2560 m. Dal Sassone dopo circa 1,45 ore di cammino si è in vetta al Corno Grande (m 2912).
La discesa può essere fatta dallo stesso percorso della salita.
L’ambiente, a detta di Marco. è spettacolare, "niente da invidiare alle Alpi", questo è stato il suo commento!

44-Campo-Imperatore 44-Gran-Sasso 45-Campo-Imperatore

Dopo questa bella giornata rientriamo in albergo dove per cena ci sono gli arrosticini, buoniiiiiiiiiiiii!!!!! La cucina abruzzese è ricca di piatti legati alle tradizioni di questa terra. Gli arrosticini sono uno spiedino dove la carne, di ovino (agnello o pecora) è tagliata in piccoli pezzi ed infilata sugli spiedini per poi essere cotta.




01 maggio 2008
Oggi abbiamo scelto di andare sul monte Scindarella (m 2233), luogo che offre splendidi panorami sul Gran sasso e su Campo Imperatore.
Lasciamo la nostra auto presso il bivio di S. Egidio (1650) e da qui ci incamminiamo sui pendii esposti a sud che portano alla vetta del Monte San Gregoria di Paganica. I prati, dove la neve è ormai sciolta, sono un brulicare di crocus viola. Da lontano si possono ammirare immense distese viola, uno spettacolo e calpestarli pare quasi un sacrilegio.
Poco sotto il monte abbiamo indossato le nostre racchette da neve. Dalla cima del Monte S.Gregorio di Paganica si prosegue per cresta in direzione ovest fino al monte Scindarella. Il percorso è abbastanza pianeggiante e la vista è spettacolare.
Dopo pranzo invece di scendere dal medesimo percorso della salita decidiamo di scendere sul ripido versante sud, ancora colmo di neve, puntando direttamente alla Sella della Scindarella e da qui, torniamo alla nostra auto attraversando la pianeggiante fossa di Paganica, brulicante di fiorellini viola! Uno spettacolo!

45-Scendendo-in-Funivia 46-Campo-Imperatore 47

Visto che oggi abbiamo ancora parecchio tempo prima di cena, decidiamo di visitare un po’ meglio questi luoghi così invece del solito itinerario di rientro ci inoltriamo nella vastità di questo altopiano che è Campo Imperatore percorrendo la panoramicissima S.S.17 bis che, a parte alcuni tratti più in quota, è già tutta percorribile in auto. In un punto ai lati della strada c’è ancora la neve che forma un muro altissimo ed è impressionante passarci di fianco.
Campo Imperatore è un vasto, anzi vastissimo, altopiano di origine glaciale situato a circa 2000 metri di quota ed è parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. È stato soprannominato Piccolo Tibet proprio per il suo particolare territorio e paesaggio che, anche se in forma ridotta, ricorda gli altipiani del Tibet. Incontriamo una volpe solitaria che vaga in cerca di cibo, annusa un arbusto, dietro ad un sasso e poi sparisce dalla nostra vista.
La vastità di questi luoghi, che sono stati la scenografia di molti film e spot pubblicitari è impressionante e lo è ancor di più il silenzio che ci circonda. Incontriamo pochissime auto. I prati sono già in parte liberi dalla neve e dove l’erba sta riprendendo vita miriadi di fiorellini colorano i prati di viola. Prati sconfinati contornati da spettacolari vette che superano i 2500 metri di quota, questo è Campo Imperatore. Veramente qualcosa di unico e splendido. Marco è attratto dal monte Camicia, ma non riesce a convincermi... sarà per la prossima volta.

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Attraversiamo luoghi suggestivi, splendidi borghi dove il tempo pare essersi fermato come Castel del Monte, e Rocca Calascio. Castel del Monte è considerato il paese simbolo della Transumanza tant'è che nel 2004 le Poste Italiane vi hanno perfino dedicato un francobollo. I borghi più belli d’Italia è una sorta di associazione, nata nel 2001, con lo scopo di preservare, proprio come dice il nome, i piccoli borghi o centri di particolare interesse artistico e storico. Castel del Monte fa parte di questa associazione assieme ad altri 18 borghi abruzzesi. Scopo di questa associazione è di preservare, mantenere i borghi che l’oblio o l’essere fuori dai circuiti turistici porterebbero invece al lento degrado e all’enorme perdita della ricchezza artistica e culturale che rappresentano. Fanno parte di questa associazioni borghi di tutta l’Italia.
A Rocca Calascio (1460 m) incontriamo qualche turista in più che nel resto dei borghi o parco. C’è da dire che questo borgo medioevale, visibile da lontano per la presenza del castello che sovrasta la rocca è incantevole. Il castello di Rocca Calascio è il più alto d’Italia e il borgo medioevale è in parte abbandonato ed in parte oggetto di varie ristrutturazioni pubbliche, ma anche ad opera di privati che cercano di recuperare questo inestimabile patrimonio storico.
Prima di giungere al castello, la strada che dal Borgo porta al Castello passa davanti all’Oratorio di Santa Maria della Pietà. Una vecchia leggenda narra che la chiesa fu edificata nel luogo dove la popolazione riuscì ad avere la meglio su una banda di briganti.
La vista che si gode da qui sul Gran Sasso è semplicemente splendida. Purtroppo la chiesa è chiusa per cui non è visitabile.
Il castello fu invece fondato intorno all’anno 1000, data la sua posizione, nel corso della storia, ha sempre rivestito un’importante ruolo strategico. Si può gironzolare tra le sue mura e i suoi ruderi in tutta tranquillità.

Che dire di oggi? È stata una giornata molto intensa, abbiamo goduto di splendidi paesaggi e conosciuto affascinanti borghi, non potevamo chiedere di più!

52-Fioriiiii 68-Borgo-medioevale---Rocca-Calascio 69-Madonna-d-Appari-di-Paganica



02 maggio 2008
Anche oggi abbiamo in programma una bella gita nel parco. Il Pizzo di Camarda (m. 2332) e il Monte Ienca (m. 2208) dalla valle del Vasto
Da Assergi seguiamo nuovamente la strada per Campo Imperatore, ma invece di prendere per Campo Imperatore giriamo a sinistra verso la valle di Vasto. Parcheggiamo in prossimità di una curva in località Croce Pantano, poco prima della Sorgente Acqua Bernardo. Non ci sono segnalazioni che indicano la partenza del sentiero od altro, andiamo un po’ così a sensazione.
Dopo aver caricato sulle spalle i nostri zaini seguiamo la strada sterrata fino al colle Quadreglio (1861 m) dove ci sono delle costruzioni. Da qui si continua in salita nel canale fino al Piano di Camarda dove c’è un laghetto (2051 m). A questo punto si prosegue verso destra lungo la cresta fino al Pizzo di Camarda (2332 m). Si torna poi indietro fino al Piano di Camarda e si sale dal lato opposto in direzione Sud Ovest fino alla vetta del monte Ienca (2208 m).
Anche oggi abbiamo fatto un bel giro e conosciuto dei posti nuovi, peccato per la nebbia che avvolgeva le vette!

53-Gran-Sasso 54-Panoramica 56-Salendo-al-Pizzo-di-Camarda

Come ho già detto sono una patita di souvenir gastronomici, e che cosa mi sono portata a casa da questa zona? Il Canestrato! Spero di non sbagliare il nome! Si tratta comunque di un formaggio pecorino molto buono. Viene prodotto nelle alpeggi di montagna nelle zone di Castel del Monte e Scanno. Ne ho comperato una piccola forma che poi ho diviso con i miei suoceri che sono dei buongustai di formaggi e, che dire... una meraviglia! Peccato che sia finito! Ed ovviamente non poteva non portare a casa anche dello zafferano coltivato per la maggior parte nell’altopiano di Navelli, che ha ottenuto il marchio DOP (denominazione di origine protetta).
Tanto per rimanere in tema culinario va citata anche la mortadella di Composto dalla caratteristica forma ovoidale.

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03 maggio 2008
E’ arriva così anche il giorno del rientro. Preparate le valigie lasciamo il nostro albergo e prendiamo la via di casa facendo prima una sosta nei pressi della chiesa della Madonna d’Appari di Paganica. Ci siamo passati di fianco, nel piccolo traforo, più volte senza fermarci è quindi giunto il momento di andare a visitarla, anche perché la nostra vacanza finisce qui.
Il custode sta ripulendo il giardino e la chiesetta in tutta la sua semplicità e caratteristicità è molto carina. È particolare questo suo essere scavata tra la roccia proprio a fianco della strada. L’appellativo Appari è legato ad una tradizione che vuole che la Madonna, con il figlio morto in grembo, fosse apparsa ad una pastorella mentre conduceva il gregge al pascolo. La chiesa fu quindi costruita in questo luogo dai cittadini di Paganica come simbolo di devozione verso la Madonna. Storicamente venne prima costruita un’edicola votiva e poi la chiesa.
Ancora una volta attraversiamo il borgo di Assergi, situata nella valle del Rajale. Il suo antico borgo conserva tra le mura un ottimo esempio di arte romanica.
Storicamente Assergi vede i suoi natali verso la metà del I secolo d.C., in età romana, quando venne fondato un piccolo villaggio per ospitarvi gli operai che lavoravano nelle vicine miniere. Interessane è la Chiesa di Santa Maria della Neve situata su di una roccia a strapiombo.
Ad Assergi vi è anche la sede dell’ente parco. E da qui imbocchiamo l’autostrada che ci porta verso casa.

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Superato il lungo tunnel del Gran Sasso ci voltiamo un ultima volta per godere dello splendido paesaggio che offre questo versante del massiccio del Gran Sasso.. un ultimo saluto a questi luoghi e via verso casa e così anche questo viaggio è finito, ma come tutti gli altri viaggi continuerà a vivere nei nostri ricordi e l’Abruzzo continuerà a vivere nei nostri cuori.

Testo di
Foto di Marco Giovo – Anna Marchisio

La prima parte del racconto sta in questa pagina





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