Ponte di primavera in Abruzzo


Ponte di primavera in Abruzzo



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Autore: 
Anna Marchisio
24-Piano-Le-Forme
08-Lince
29-Camoscio-d-Abruzzo
01-Ramarro

È passato un anno da quando abbiamo fatto questo viaggio. Ho cominciato ad abbozzare il diario alcuni mesi dopo il viaggio ma a causa di impegni vari la cosa è andata molto più per le lunghe di quello che avevo previsto. Avevamo approfittato di una decina di giorni di vacanza in coincidenza con i ponti di primavera e avevamo così deciso di tornare sulle montagne dell’Appennino Abruzzese. C’eravamo stati parecchi anni prima ed eravamo rimasti colpiti dalla bellezza di questi luoghi appenninici e della suggestione di questi borghi abruzzesi arroccati sulle montagne.
Mi sono trovata un po’ in imbarazzo, mi sono chiesta se era il caso di finirlo visto tutto quello che era successo, viste tutte le drammatiche immagini sul terremoto che il televisore ci ha fornito su una parte di Abruzzo che anche noi avevamo visitato. Un terremoto è una cosa tremenda per chi lo vive e lascia senza parole chi si trova a vederne le immagini alla televisione, sui giornali. È un qualcosa che ancora una volta sottolinea la fragilità della nostra vita, di quello che abbiamo intorno, di quello su cui basiamo la nostra sicurezza.
Mi sono chiesta se era giusto parlare di questi luoghi, parte del viaggio percorre infatti le vie dell’Aquila, le montagne e i borghi intorno al Gran Sasso. Mi sono chiesta se era giusto parlare di qualcosa di così futile come un viaggio descrivendo luoghi che non ci sono più, strade che non esistono più o vie spazzate via dalla furia del terremoto.
La risposta che mi sono data è stata si. E’ giusto decantare la bellezza di questi luoghi, la bellezza che i miei occhi hanno visto che io ho conosciuto, se non altro come forma di augurio e di rispetto per tutte le persone che stanno soffrendo e stanno cercando piano piano di ricominciare.
Voglio quindi descrivere questo nostro viaggio in Abruzzo per descrivere i luoghi del parco Nazionale d’Abruzzo che fortunatamente non è stato toccato dalla furia distruttiva del terremoto e quelli che erano i luoghi intorno all’Aquila che ho visto e conosciuto, con l’augurio e la speranza per tutti coloro che stanno vivendo questo dramma che questi luoghi possano presto tornare ad essere quello che io ho visto e conosciuto, che possano presto tornare ad affascinare il turista e a descrivere questa splendida terra. Ed è a tutte queste persone che, con tutto il mio affetto, voglio dedicare queste poche pagine.




25 aprile 2008
Partiamo proprio il 25 di aprile e come noi hanno fatto questa scelta moltissime altre persone, alla faccia delle partenze intelligenti! Ah ah ah! Così a Bologna, in autostrada, ci tocca fare una coda da paura. Fortunatamente Fiorello e Baldini, con il loro simpatico programma radiofonico, ci fanno compagnia, allietandoci il tempo passato in coda per superare Bologna.
La nostra prima destinazione è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una delle aree protette d’Italia più conosciute assieme al Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il parco venne fondato il 9 settembre del 1922 ma la sua nascita ufficiale è datata 11 gennaio1923. Ha avuto e ha tutt’ora un ruolo fondamentale nella conservazioni di alcune specie che diversamente si sarebbero già estinte, come l’orso morsicano, il camoscio d’Abruzzo e il lupo appenninico. L’orso bruno morsicano, simbolo del parco, è forse l’animale più conosciuto e più amato dai turisti, un po’ meno da chi ci deve conviverci ogni giorno, ma è anche l’animale più a rischio di estinzione di tutto il parco. Non è facile avvistarlo in natura perché gli esemplari presenti nel parco sono pochi e gli orsi sono per natura animali schivi, solitari; ma ogni tanto, soprattutto d’inverno alcuni esemplari si avvicinano troppo alle case rendendo pericolosa questa convivenza tra uomo e orso. L’orso marsicano comunque vive in prevalenza nelle foreste e nelle prateria d’alta quota al limitare del bosco.

02-Val-di-Rose
03-Passo-Cavuto

Altro abitante del parco ancora più difficile da avvistare dell’orso è il lupo, la sua indole particolarmente solitaria e le sue abitudini prevalentemente notturne ne rendono difficili le osservazioni. Ma tra gli animali schivi e misteriosi che vivono nel parco nazionale d’Abruzzo dobbiamo ricordare anche la Lince, un bel micione dal fascino misterioso che vive in zone selvagge con abitudini quasi esclusivamente notturne.
Più facile vedere invece i camosci d’Abruzzo, se ne contano circa 700 esemplari in tutto il parco. Rispetto ai camosci delle Alpi, il camoscio d’Abruzzo presenta un trofeo eccezionalmente sviluppato che, assieme al colore del suo manto, lo differenzia dalle altre specie di camosci.
Negli anni ’70 sono stati reintrodotti, non senza polemiche, il cervo e il capriolo che erano quasi scomparsi dal territorio del parco.

Ma torniamo al nostro viaggio... Arriviamo a Pescasseroli, che si trova nel cuore del parco Nazionale d’Abruzzo verso l’ora di cena. Pescasseroli (1167 m) si trova nell’alta valle del Sangro. È una cittadina semplice e carina, molto turistica. Basta passeggiare per le sue strade e vedere le orde di turisti che, sia in inverno che in estate, soggiornano in città e l’alto numero di alberghi presenti in loco per capire che è un fiorente centro turistico.
Storicamente furono i Peligni a fondare Pescasseroli con il nome di Pesculum Seroli che significava per l’appunto ‘roccia sporgente/affiorante sul Sangro’.
Di interessante da vedere c’è l’Abbazia dei Santi Pietro e Paolo di origine medievale, il santuario della madonna di Monte Tranquillo e, nel centro storico, il Palazzo Sipari, la cui costruzione risale al 1839. In questo palazzo il 25 febbraio 1866 nacque il filosofo Benedetto Croce. Oggi è la sede della fondazione intitolata ad Erminio Sipari che fu tra coloro che fondarono il parco nazionale d’Abruzzo.
Ed infine ci sono le montagne e le valli che fanno parte del parco nazionale, con i loro sentieri, le loro aree protette, i diversi centri per la fauna e le strutture del parco. A Pescasseroli ha sede il Centro Natura dove è possibile visitare il museo naturalistico ed il parco faunistico. Quest’ultimo ospita alcuni esemplari di animali che popolano il parco che o sono nati in cattività o sono stati trovati feriti, curati e poiché non potrebbero più sopravvivere da soli in libertà vivono in questo parco faunistico.
Abbiamo scelto un piccolo albergo: l’hotel Valle dell’Oro (www.valledelloro.it), il cui soggiorno si è rilevato piacevole e la buona cucina abruzzese è stata la vera protagonista di tutte le nostre cene.

04-Vista-dl-Monte-Capraio 05-val-Iannanghera 06-Barrea



26 aprile 2008
Oggi abbiamo in programma una bella gita con le racchette da neve nella Valle di Rose, la nostra destinazione escursionistica di oggi, o meglio quella di Marco, io mi fermerò sul colle, è il monte Capraio della val di Rose.
Prendiamo la nostra auto in direzione del borgo medievale di Civitella Alfedena: borgo di indiscutibile fascino. Le origini di questo borgo sono lontane, pare esistesse già in epoca romana. Il paese si trova nel cuore del parco Nazionale d’Abruzzo e sul suo territorio sono visitabili l’aera faunistica del lupo appenninico e quella delle lince oltre al museo del lupo e ad un centro informazioni del parco. Tra le vie arroccate del borgo ci sono alcuni ristoranti e negozi di prodotti tipici locali. Passeggiare per le minuscole viuzze è particolarmente piacevole.
Lasciamo la nostra macchina nel parcheggio a monte dell'abitato di Civitella Alfedena e da qui ci incamminiamo sul sentiero, un po’ tanto sassoso, F1 che si addentra nella valle di Rose. Pare che d’estate l’accesso alla Val di Rose sia concesso solo con accompagnatore del parco. Incontriamo subito un ramarro, che sonnecchia al sole. Anni fa eravamo già passati in questo punto del sentiero e ne avevamo incontrato uno anche allora. Che coincidenza!
Il sentiero dopo un primo tratto ripido, entra in un bel bosco di faggi, per poi uscirne, più o meno a quota 1700 m.
Da qui saliamo verso il colletto del Passo Cavuto. L’ultimo pezzo di salita per arrivare sul colle è piuttosto ripida.
Dal colle la vista è molto bella. Mentre io inizio con calma a discendere nell’altro vallone in cerca di un posticino per il pranzo Marco si dirige verso la cresta nord del monte Capraio per arrivare fino alla cima.
Il tempo non è proprio bello, c’è vento e fa parecchio freddo ma sono riuscita lo stesso a trovare un angolino riparato per pranzare e per goderci un pochino di riposo e tutto questo silenzio che ci avvolge. A parte una persona non abbiamo incontrato nessun altro escursionista. Questo è anche uno degli aspetti positivi del visitare questi luoghi in questa stagione, si può godere in silenzio di tutta questa vastità, di queste vette innevate e di questi infiniti spazi.
Rientriamo per il sentiero che corre nella val Iannanghera lungo il sentiero K6 per poi rientrare a Civitella Alfedena con il sentiero I4. Così con questa bella gita ad anello abbiamo potuto vedere due valli differenti. Le gite che prevedono di salire da una parte e scendere dall’altra sono le mie preferite: tutto un mondo da scoprire dall’inizio alla fine!. Scendendo incontriamo anche qualche camoscio che pascola nei primi affioramenti verdi. Nella val di Rose, e forse è questo il motivo per cui in estate l’accesso alla valle è limitato, vivono un gran numero di camosci d’Abruzzo.

07-Lince 10-Verso-Passo-dei-Monaci 09-Civitella-Alfedena

Ritornati a Civitella Alfedena facciamo un salto al recinto delle Linci e a quello dei Lupi. Le linci, due, se ne stanno tranquille non lontano dalla rete ed è uno spettacolo osservare questi enormi gattoni fieri anche se dietro alla rete mi fanno un po’ troppa tristezza avrei preferito vederli liberi per i monti, mentre i lupi non sono visibili, si vede che se ne stanno da qualche parte nascosti a sonnecchiare. In compenso due cervi pascolano tranquilli a pochi metri dal recinto... a questi cervi piace sfidare la sorte!!! E se ci fosse un buco nella rete?

11-Camoscio-d-Abruzzo 12-Verso-Passo-dei-Monaci 13-Camoscio-d-Abruzzo



27 aprile 2008
La meta di quest’oggi ci porta un po’ più lontano da Pescasseroli, in una zona di altrettanta bellezza, l’area del monte Meta. Saliremo per la val Pagana da Pizzone visitando così anche una zona del parco in Molise.
Il Monte Meta, con i suoi 2242 metri di altezza, è una delle cime più alte dell’Appennino Abruzzese e dello stesso parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Spesso ci si riferisce a questo monte ‘al femminile’ chiamandolo appunto la Meta. Il nome trae origine dalla catena montuosa "Monti della Meta" di cui tale vetta fa parte.

14-Verso-Passo-dei-Monaci 15-Cima-Monte-Meta 16-Vista-dal-Monte-Meta

La strada che percorriamo, la statale 85 attraversa una serie di borghi di enorme fascino, Opi, di cui avremo modi di parlare domani, Villetta Barrea con la Pineta di Pino Nero, la medioevale Barrea davanti all’omonimo lago di Barrea e Alfedana, dov’è possibile visitare i ruderi dell’acropoli del Curino risalenti al VII secolo. Infine raggiungiamo Piano Le Forme (Pizzone (Isernia)) con un bel giretto panoramico. Piano Le Forme è un immenso piano solitario e questo gli conferisce un fascino particolare. Mentre transitiamo verso il fondo del piano, dove lasceremo la nostra auto, vediamo un gruppo di cinghiali fuggire velocemente nel bosco. Li avremo sorpresi mentre cercavano del cibo rivoltando la terra nei prati per la gioia di allevatori e agricoltori?
Dal parcheggio seguiamo l'itinerario M1 per il Passo dei Monaci. Inizialmente ci carichiamo le racchette sullo zaino, ma non tardiamo ad indossarle.
Salendo incontriamo anche qualche camoscio. Una volta raggiunto il colle si sale sul monte Meta per il versante SSO che praticamente non ha più neve.
Scendiamo invece per il vallone dei Biscurri. Poco sotto il Passo dei Monaci in direzione val Biscurri, incontriamo un gruppo che sta salendo facendo il giro opposto al nostro. Ci scambiamo qualche impressione sulla neve e poi ci ritroveremo tutti nel parcheggio al Pian Le Forme dove ci scambieremo impressioni sulla gita e raccoglieremo qualche consiglio su altre gite per i prossimi giorni.
La discesa nel vallone dei Biscurri è piacevole, il paesaggio è suggestivo fin tanto che non si addentra nel fitto del bosco. Arrivati al Rifugio Campitelli, per raggiungere il Piano Le Forme si può decidere di percorrere la medesima strada sterrata che si percorre in auto, ma questo significa allungare di molto il percorso. Così decidiamo di seguire delle piste che sembrano collegare i due valloni, consentendoci così di scollettare e raggiungere velocemente la nostra auto senza fare tutto il giro.




28 aprile 2008
Oggi abbiamo in programma un bel giretto nella Val fondello fino in punta al Monte Amaro (m. 1862), non lontano da Pescasseroli.
Lasciamo la nostra auto nel parcheggio della Val Fondello, nel comune di Opi. Opi è un altro di questi suggestivi borghi abruzzesi arroccati su uno sperone che si trova in mezzo ad un anfiteatro di montagne, tra cui il monte Morsicano (m. 2242) ed il monte Petroso (m. 2247), e il gruppo del Meta, insomma una posizione incantevole per un borgo ricco di fascino.
Tra tutte le ipotesi fatte sull’origine del luogo e del nome, quella che forse per tradizione popolare è la più quotata, è quella che vuole l’origine del nome Opi dal nome della dea romana della terra: Ope, che la mitologia racconta abbia edificato questa terra. Chissà...
Come detto lasciamo la nostra auto nel parcheggio all'inizio della Val Fondillo e seguiamo la strada di fondovalle in direzione sud fino ad ponte in legno che ci permette di attraversare il rio.
Se si prosegue sulla strada principale si può andare a visitare la Grotta delle Fate, che si trova più o meno a metà strada se si vuole andare al Passo dell’Orso (meta molto consigliata ed ambita d’estate ma, ahimè, il cui accesso anche qui è regolamentato). La Grotta delle Fate non è altro che una cavità bassa e lunga da cui sgorga dell’acqua trasparente.

20-Crocus 21-vallone-dei-Biscurri 22-vallone-dei-Biscurri

Ma tornando al nostro giro, una volta attraversato il ponte rimaniamo un po’ incerti sulla strada da prendere perché non ci sono grosse indicazioni, ma consultando la cartina capiamo subito qual’è la direzione da prendere.
Prendiamo il sentiero che va verso nord lungo il torrente per alcune centinaia di metri, da qui si segue la deviazione sulla destra (sentiero F1) che sale con numerosi, ripidi e stretti tornanti nel bosco di faggio tenendo prevalentemente la cresta ONO. Il paesaggio boscoso è suggestivo, a me piace, a Marco un po’ meno, preferisce gli spazi aperti e i sentieri in quota.
Più o meno a quota 1700 m si esce dal bosco e in breve si raggiunge la cima occidentale. Per raggiungere la cima orientale (15 m più elevata), si deve scendere ad un colletto (traccia segnalata con bolli di vernice) e ovviamente risalire.
Oggi non abbiamo dovuto utilizzare le nostre racchette da neve perché di neve praticamente non ce n’era. Salendo, quasi verso la cima, abbiamo incontrato un bel gruppo di camosci che pascolavano tranquilli tra le rocce, e poco sotto la vetta più alta ve ne era un altro. Altra cosa curiosa, sul sentiero abbiamo visto tantissime arvicole o topolini. È stato veramente buffo non mi era mai capitato di vederne così tanti scorrazzare per un sottobosco.
Di ritorno dal giro ci fermiamo un po’ in uno dei verdi prati della Val Fondillo a riposarci, questo bel sole di primavera ha reso piacevole il nostro pisolino.

23-Sullo-sfondo-Rifugio-Campitelli 25-Val-Fondello 26

A dover di cronaca d’estate le cose si complicano un po’ di più. Se da un lato la possibilità di fare trekking e di girare è agevolata dall’assenza di neve e dal bel tempo, dall’altro per questioni protezionistiche, l’accesso a questa valle, come pure ad altre tra le quali la Val di Rose, è strettamente regolamentato a tal punto che non è possibile percorrere questi sentieri in autonomia o senza le necessarie autorizzazioni. Il tutto è gestito dall’ente Parco.

27-Arvicola 28-Camoscio-d-Abruzzo 30-Camoscio-d-Abruzzo

Di ritorno a Pescasseroli mi fermo da un produttore locale di miele. Non sono una patita di souvenir del tipo statuine, o monili vari, ma a me piace, quando vado in un posto, assaggiare e portare a casa i prodotti del luogo. Un bel barattolo di miele prodotto dalle api abruzzesi assolve ampiamente a questo compito. Altri prodotti tipici del luogo sono i formaggi, i vini ed i liquori prodotti con i frutti del sottobosco, ma noi siamo astemi quindi....
Dal punto di vista dell’artigianato è bene sottolineare che nella zona si producono molti oggetti con il ferro, il rame ed il cuoio. Nella zona di Civitella Alfedena si creano anche bellissimo oggetti in ceramica mentre Scanno è ben nota per i ricami con il tombolo. Sono queste tradizioni e mestieri che fanno parte della cultura di questi luoghi, che è bene che vengano tramandati e conservati, proprio per mantenere viva l’identità di un posto, della gente, di una tradizione antica.

Testo di
Foto di Marco Giovo – Anna Marchisio

Il racconto prosegue in questa pagina





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