Nicaragua: fino alla fine del mondo... e ritorno
Febbraio 2011. Dato che per agosto sto preparando il primo viaggio di gruppo di Vagabondo in Nicaragua decido che la mia conoscenza del paese, una visita nel 2004, non è sufficiente e che mi serve un nuovo viaggio di prova. Eh si, la vita di noi dello staff di Vagabondo è durissima, ci tocca provare sulla nostra pelle gli itinerari che vogliamo proporvi.
Quindi, “costretta” ad andare in vacanza, parto assieme al mio ragazzo Mao.
Sarà un viaggio di 3 settimane concentrato almeno per la metà sulla parte sud del paese: il lago Nicaragua e il rio San Juan. E’ una zona poco turistica perché a volte priva di collegamenti fluviali e lacustri affidabili. Le strade in questa zona non ci sono e la jungla tropicale si estende ovunque il vostro occhio riesce ad arrivare. Unica via di comunicazione è l’acqua. Del resto la parola stessa NICA–R-AGUA evoca non la terra dei Nica ma… l’acqua dei Nica.
Nonostante queste premesse il nostro itinerario è andato alla grande, non siamo mai rimasti bloccati e grazie all’aiuto di fantastici amici conosciuti in viaggio siamo riusciti a fare e vedere molto più del previsto.
Il paese è splendido sia dal punto di vista naturalistico che da quello culturale. La gente è davvero ospitale e simpatica, poco abituata ai turisti e per questo autentica.
Si legge che in Nicaragua c’è molta criminalità, ma noi sinceramente non abbiamo mai avuto problemi e abbiamo trovato il paese sicuro e tranquillo. Non siamo però stati a Managua, che tutti, soprattutto i nicaraguensi, ci raccontano essere una città brutta e pericolosa. Sarà vero?
Ma veniamo ad alcune informazioni pratiche, che saranno utili a tutti i viaggiatori diretti in Nicaragua.
La prima cosa che dovete fare se volete visitare il Nicaragua è non comprare la guida Lonely Planet o, se l’avete già comprata, buttarla. Sia io che tutti i viaggiatori incontrati in questo viaggio abbiamo riconosciuto che, sicuramente per la parte sud ma anche per la parte nord, la Lonely Planet da informazioni errate e fuorvianti. Crediamo che il suo autore non sia mai stato in molti dei posti che descrive. Pur essendo del 2009 la guida riporta tutti i prezzi degli alberghi errati (molti li abbiamo trovati raddoppiati). I tempi di percorrenza e gli orari di molte barche sono del tutto inventati. Insomma: risparmiate i vostri soldi ed evitate l’acquisto.
Per viaggiare in Nicaragua vi servono assolutamente:
- uno zaino: le strade sono spesso viottoli fangosi e con il trolley non si va da nessuna parte
- un telo copri zaino integrale (ottimo quello della Ferrino): i bagagli vengono caricati sul tetto dei bus
- una torcia: nei piccoli centri non c’è illuminazione stradale
- l’autan: le zanzare ci sono e pungono, ma non portano malattie. La malaria non c’è.
- K-way: da portare sempre con voi perché piove all’improvviso
Potrebbero esservi utili
- sacco a pelo solo se fate la notte sul traghetto sul lago
- zanzariera o fornelletto da mettere in camera per dormire al sicuro dalle zanzare
- coltellino
- spago
Non servono
- sacco lenzuolo: in tutti gli alberghi le lenzuola erano pulitissime e fresche di bucato. Anche se io per deformazione lo porto sempre.
- asciugamano per la doccia: tutti gli alberghi li forniscono e sono pulitissimi
- vaccinazioni
- cibo: si mangia benissimo e si trova ovunque qualcosa
All’aeroporto di Managua arrivano attualmente solo 3 compagnie nordamericane: Continental, Delta e American Airlines. Sconsiglio assolutamente la prima, che è pessima (scriverò qualcosa a riguardo). Poi ci sono tutte le compagnie centroamericane, che però non arrivano in Italia. Forse in futuro l’Iberia rimetterà lo scalo di Managua, speriamo. Molti viaggiatori preferiscono volare su San Josè del Costa Rica ed entrare in Nicaragua in bus dalla frontiera di Pena Blanca (per chi va a Granada o Leon) o in barca da Los Chiles (ottimo per chi vuole visitare il rio San Juan e/o le Solentiname).
Come ho già scritto il Nicaragua è tranquillo e sicuro. La guerra contro la contra è finita 20 anni fa e il paese si è ripreso alla grande. Dalla mia precedente visita, nel 2004, tante cose sono cambiate in meglio: c’è maggiore attenzione ai problemi dell’ambiente, dappertutto si fa la raccolta differenziata dei rifiuti, stanno restaurando (ottimamente) città antiche come Granada.
L’attuale presidente, eletto nel 2007, è Daniel Ortega, una figura che non mi piace troppo perché in passato è stato un trasformista abbastanza corrotto ed ora ha impostato il suo governo troppo su se stesso quando è leader di un partito, il FSLN (Frente Sandinista de Liberación Nacional) che come ideologia dovrebbe porre il popolo al comando. Però devo riconoscere, e lo riconoscono anche molti dei nicaraguensi che non lo amano, che sta lavorando molto bene.
Come saprete – ma lo ricordiamo a chi non lo sa – nel 1979 il popolo nicaraguense è riuscito a cacciare il dittatore Anastasio Somoza e a far diventare il paese una vera democrazia. Al governo sono saliti i vittoriosi sandinisti del FSLN, che prendevano il nome dal rivoluzionario Augusto Cesar Sandino, assassinato nel 1934 dal generale Anastasio ("Tacho") Somoza (il padre del Somoza rovesciato dalla rivoluzione).
Se volete leggere qualcosa sulla rivoluzione sandinista vi consiglio la splendida autobiografia di Gioconda Belli, intitolata “Il paese sotto la pelle”.
Ma gli USA, a cui ovviamente non piaceva il FSLN, si sono messi in mezzo (anche e soprattutto per motivi economici) e negli anni 80 hanno armato e finanziato i Contras, sanguinari paramilitari oppositori del governo. Le violazioni dei diritti umani compiute dai contras e dagli agenti CIA sono state indicibili. Si veda a tal proposito il film di Ken Loach “Carla’s song”. Per fortuna poi questa orribile e non necessaria guarra civile è finita.
Adesso, dicevo, in Nicaragua si vive bene e il nuovo governo, pur se appare a volte troppo retorico, sta facendo molto. Sanità e scuola sono gratuite. La stampa sembra essere libera. Il principale quotidiano, la Prensa, di proprietà della famiglia Chamorro, è assolutamente anti-Ortega e tutti i giorni ne parla malissimo in prima pagina.
Le discussioni sulla politica sono parte integrante della vita delle persone. Ci è capitato di ascoltare opinioni di ogni tipo, sempre argomentate bene ed educatamente. E’ proprio bello poter parlare liberamente.
Se avete letto del conflitto per la proprietà di una parte del rio san Juan tra Nicaragua e Costa Rica tranquillizzatevi: siamo stati proprio lì e non sta succedendo assolutamente nulla. Del resto il Costa Rica non ha nemmeno un esercito. Ne parlerò più approfonditamente più avanti.
Ma veniamo al nostro itinerario. Dopo un lungo viaggio aereo arriviamo a Managua. E’ sera e ci sono venuti a prendere da una posada di Granada. In meno di un’ora di ottima strada siamo a…
Granada
Lasciati gli zaini alla posada, col sonno incombente (siamo svegli da più di 24 ore) decidiamo che proprio non si può andare a dormire senza brindare al nostro arrivo in Nicaragua.
Scendiamo e siamo proprio in centro, su calle la Calzada. Fa caldo, si sta in maglietta anche di notte. I bar sono aperti sulla bellissima calle recentemente ristrutturata. Molti gli artisti di strada, ce ne sono due in particolare che fanno il ballo della Gigantona e del Nano Cabezon, due figure del Gueguense, celeberrima antica opera letteraria nicaraguense che unisce musica, danza e teatro. Ammirando la loro danza brindiamo con il Flor de Cana, che secondo noi è il rum migliore del mondo!
Un buon sonno ristoratore e siamo in giro per Granada. Andiamo verso il mercato, per fare colazione al comedor della senora Marta, un’amica di mia mamma (che passa molto del suo tempo qui a Granada). Lo troviamo subito nonostante l’indirizzo strano (Cafetin davanti alla vecchia macelleria del mercato). Del resto in Nicaragua gli indirizzi sono così, nessuno usa mai via e numero civico, anche se esistono, ma indicazioni tipo “media quadra despues de la tienda de los zapatos”. Non ho mai visto la senora Marta e all’entrata chiedo di lei ad un ragazzo. Questo si mette ad urlare “Tu eres la hija de dona Enrica!” e in quattro e quattrotto tutti ci abbracciano come se fossimo parenti lontani. La senora Marta è la mamma del ragazzo, ed è una persona dolcissima e davvero tanto simpatica. Cucina anche molto molto bene e la nostra prima colazione in Nicaragua è deliziosa. Mangiamo il tipico piatto Nica della colazione, il gallo pinto.
Il gallo pinto
Comprende riso e fagioli neri, uova strapazzate e platani fritti (qui li chiamano tostones). E dov’è il gallo, direte voi? La leggenda vuole che un ricco contadino nicaraguense, don Alfredo, avesse messo all’ingrasso un gallo per offrirlo a tutto il paese senza accorgersi che aveva invitato troppa gente al banchetto e che il gallo, sebbene grosso, non sarebbe bastato. Così fece servire riso e fagioli e divenne la barzelletta del villaggio per anni. La gente rideva e si chiedeva “Te ha gustado el gallo pinto de don Alfredo?” (NB pinto vuol dire colorato).
Se andate in Costa Rica i ticos (NB abitanti del Costa Rica) sosterranno che il gallo pinto è un piatto loro. Qui dicono che il gallo pinto è come il rio san Juan: è 100% nica.
Visitiamo Granada, con le sue tante chiese e le bellissime case con i cortili interni pieni di piante tropicali. Granada è la città spagnola più antica di tutta l’America Latina, la prima che i conquistadores costruirono, nel 1524. E’ bellissima e pulita, si gira facilmente a piedi perché non è molto grande.
Nel pomeriggio arriviamo a piedi al lago (circa 1 km) e troviamo una barca per fare una gita alle Isletas. E’ un arcipelago di quasi 400 isolette, alcune minuscole, formatesi diecimila anni fa dall’eruzione del vicino vulcano Mombacho, che si vede sopra la città, con il cratere squarciato da qulla gigantesca eruzione, appunto. Per arrivarci serve una barca, che si prende dal molo del centro turistico (a 2 km dalla città), ma noi ne troviamo una a metà strada, appena arrivati sul lago. In un’ora e mezza navighiamo tra queste curiosissime isolette, ognuna della quali è più o meno larga una cinquantina di metri. Purtroppo sono tutte state vendute, o meglio svendute, negli anni passati. Su molte tra le piante tropicali e gli alti alberi spuntano belle ville. Chi sono i proprietari? Tutta gente ricca, nicaraguensi (una è dei Pellas, proprietari del Flor de Cana, una dei Chamorro…) o anche stranieri. Un vero peccato. Ma la gita è bella: si possono avvistare molti uccelli e c’è un’isleta dove vivono delle scimmie (un veterinario le ha liberate e portate qui). Tante anche le ninfee e altre piante acquatiche.
Tornati in città andiamo a piazza de la Indipendencia per un aperitivo a base di birra Tona, la birra locale (l’altra è la Victoria). Vediamo che c’è fermento allo splendido centro culturale dalla Casa de los Tres Mundos (lo trovate all’interno della Casa de los Laones, proprio sulla piazza) e entriamo. Alcuni artisti di strada francesi fanno uno spettacolo di equilibrismo e contorsionismo. Molto bravi. Il centro è pieno di gente, tutti locali, nessun turista. La cosa bella qui è che tutti partecipano alla vita culturale della città.
Il giorno dopo partiamo da Granada verso sud. Direzione isla Omotepe. Da Granada c’è un traghetto che due volte a settimana (lunedì e giovedì) salpa alle 14 per Altagracia (Omotepe – 4 pre di navigazione), san Miguelito e San Carlos (14-16 ore), ma oggi non è il giorno giusto. Così prendiamo il bus per Rivas che parte dal mercado di Granada. A livello di bus pubblici su strada il Nicaragua è messo molto bene. I bus sono vecchi e sovraffollati ma hanno corse frequenti e costano davvero poco. E’ anche l’occasione per fare amicizia e scambiare due chiacchiere con i vostri vicini di posto. In due ore siamo a Rivas. Da lì taxi per il porto di san Jorge. Lo dividiamo con una coppia di giovani turisti turchi davvero simpatici. Stanno girando l’America Centrale e arrivano da mio amato Guatemala, che da qui dista “solo” due giorni di Ticabus (= compagnia di bus costaricana che collega tutte le capitali centroamericane). Insieme prendiamo anche il traghetto da san Jorge a Moyogalpa, che ci mette un’ora.
Il lago da questa parte è agitatissimo, con onde che arrivano fin sul secondo ponte del traghetto. Purtroppo piove e l’isola, con i suoi due vulcani, non si vede.
A Moyogalpa parte subito il bus che porta nel resto dell’isola. Moyogalpa è la cittadina più grande su Omotepe, ma a me non piace molto, preferisco la tranquilla Altagracia, e così saliamo sul bus, che è stracolmo di persone. Pressati come sardine facciamo un viaggio di un’ora, chiacchierando con qualche signora del posto.
Poi arriviamo. Ci abbiamo messo più di 5 ore da Granada prendendo un bus, un taxi, un traghetto e un altro bus. A chi scrive che il traghetto da Granada è lento consiglio di prenderlo (solo 4 ore) se è il giorno giusto.
Omotepe
E’ una delle isole più strane e affascinanti del mondo. E’ fatta ad 8, con un’istmo di terra che collega i due vulcani (Concepcion 1610 metri e Maderas 1394 metri) che sembrano uscire direttamente dalle acque. L’isola è grande e ci si nuove non proprio facilmente. La strada attorno al volcan Concepcion è stata recentemente asfaltata ed è buona, quella intorno al Maderas è sterrata e in pessime condizioni. Ma è in programma di asfaltare anche quella.
L’ideale per un soggiorno a Omotepe è di affittare una moto (circa 35 USD al giorno, si può andare in due). Uno scooter (40 USD al giorno) va bene solo se volete stare sulla strada asfaltata (parte del volcan Concepcion), se volete visitare la parte del Maderas non va bene.
La bicicletta è un’idea molto carina ma l’isola è grande: preparatevi a pedalare molto.
Ci sono anche i bus pubblici che fanno il giro dell’isola. Tutti sanno i loro orari, basta chiedere,
Noi abbiamo fatto anche l’autostop in due occasioni (di domenica, quando le corse dei bus sono più rade). Dato che ci sono poche macchine non è facile trovare un passaggio, ma ci siamo riusciti entrambe le volte.
Molti mi chiedono dove dormire. Ci sono due posti molto turistici sull’isola, che sconsiglio entrambi. Il primo è playa Santo Domingo, dove ormai la spiaggia non c’è più (la conformazione del lago è cambiata) e ci sono solo hotel in cemento poco nicaraguensi. Il secondo era un bel posto, si chiama playa Venecia ed è vicino alla laguna el Chaco Verde, ha una bellissima spiaggetta. Andatelo a visitare ma vi sconsiglio altamente di dormire qui per motivi etici. Una famiglia abbastanza mafiosetta locale ha recentamente comprato la spiaggia e l’ha recintata impedendone l’accesso alla popolazione locale quando il lago è alto. Posseggono ben 3 hotel: Hotel Finca Playa Venecia, Hotel Chaco Verde e Posada Chico Largo. Un cartello titola “solo turistas” e si parla solo inglese. Evitate di dormire qui! Una volta era un posto bellissimo e questa famiglia l’ha rovinato con il cemento dei suoi hotel per soli stranieri. Fategli cattiva pubblicità!
Abbiamo trovato un hotelito in bel posticino sul lago, un po’ isolato (2 km di strada sterrata lunga e accidentata) ma affascinante e a basso impatto ambientale. E’ El Tesore del Pirata e si trova a playa Valle Verde. Se volete dormire in riva al lago è quello che fa per voi.
Noi ci siamo trovati molto bene a dormire ad Altagracia, che è un tranquillo paesino assolutamente vero. Non è sul lago ma vi si respira un’autentica vita campagnola ed è anche comodo perché da qui vicino (2 km, ci sono bus collettivi che vi portano per 20 cordoba) parte il traghetto per San Carlos o Granada. Ci sono 3 alberghi.
Alcuni viaggiatori che abbiamo incontrato erano stati a dormire nei villaggi della parte più selvaggia dell’isola (San Ramon, Merida, San Pedro) e ci hanno detto di essersi trovati molto bene.
Altra possibilità sono le Fincas (= fattorie). Ce ne sono diverse. Le più famose si trovano alle pendici del volcan Maderas e sono la Finca Magdalena e la Finca El Porvenir. Preparatevi a fare vita monastica se dormite laggiù, sono un po’ isolate e di sera non c’è nulla da fare se non guardare il meraviglioso cielo stellato.
Da vedere e fare su Omotepe ci sono molte cose: dal trekking sul vulcano al bagno al lago.
Per salire su uno dei due vulcani ci vuole quasi tutta la giornata. Quasi tutti salgono sul Maderas, perché è più facile e perché nel suo cratere c’è un bel laghetto. Andateci con una guida perché il percorso non è semplice. L’ultima ora sul Maderas si fa arrampicandosi sulle piante e il terreno è sempre fangosissimo.
Un bel bagno si fa a playa Venecia (non dimenticate di fare una passeggiata nella vicina laguna del Chaco Verde) o playa Valle Verde. Ma anche nelle piscine termali de La Presa Ojo de Agua. Gli abitanti del posto sostengono che quest’acqua faccia ringiovanire chi ci si bagna.
Se amate il kayak andate sul rio Istiam (non sul lago, che è troppo agitato), dove si avvistano anche caimani.
Insomma: i nostri tre giorni su Omotepe sono stati fantastici. Abbiamo fatto amicizia con molte persone simpatiche.
Quando arriva il momento di partire siamo un po’ tristi ma pronti a quella che su internet scrivono essere una vera e propria avventura: la notte in traghetto da Altagracia a San Carlos, sul lago Nicaragua. Leggendo forum e blog c’è chi si è bagnato, chi si è divertito, chi ha vomitato ecc. Noi siamo pronti a tutto.
La coda alla biglietteria dura quasi due ore. Mentre la facciamo conosciamo una mamma con il suo bambini che ci spiega che questa tratta è frequentatissima da tutti i nicaraguensi che vanno in Costa Rica, una gran massa di lavoratori che è stata a trovare la famiglia e ora torna al lavoro a san Josè o sulla costa caraibica. In Costa Rica a quanto pare c’è più lavoro che qui. Ci sono anche una trentina di viaggiatori stranieri in coda. Mi spiegano che gli stranieri devono obbligatoriamente prendere il biglietto di prima classe, che costa 140 cordoba, invece che quello di seconda che ne costa 70. I nicaraguensi possono scegliere ma vanno tutti in seconda classe, sul ponte di sotto. Pare che sia affollatissimo e si fatichi a trovare anche solo un posto per sedersi, figurati dormire. Per questo credo sia giusto che i turisti lascino spazio ai locali.
In prima classe c’è posto per dormire, anche sdraiati, sulle poltrone all’interno. Ma noi abbiamo portato il sacco a pelo e vogliamo star fuori. Ci sistemiamo in terra, molto comodi. Ceniamo con dei panini che abbiamo portato da casa (sul traghetto non si vendono ne cibo ne acqua, fate scorta prima di salire!).
Ma la barca non parte. Che succede? Sono due ore che siamo fermi. Ci sporgiamo a vedere e capiamo:è tutta colpa dei platani e delle noci di cocco che dovrebbero essere caricate. Dico dovrebbero perché dei 20 marinai addetti al carico ce ne sono solo due che lavorano e gli altri diciotto stanno platealmente facendo melina. Prendono una banana, la posano, la riprendono, fischiettano. Insomma: 2 ore e mezza di ritardo.
Finalmente il traghetto parte solcando le agitatissime acque del lago. Va lentissimo ma né io né Mariano soffriamo il mal di mare. C’è un bel venticello fresco e nel sacco a pelo si sta benissimo. Chissà perché, ci chiediamo, stanno tutti dentro… Dopo un’oretta lo capiamo: le onde sono così alte che arrivano sul ponte e stanno per bagnarci il sacco a pelo. Un po’ delusi ci alziamo dalla nostra postazione e ci trasferiamo all’interno, guardando con un po’ di invidia due ragazzi tedeschi che, intelligentissimamente, si sono portati le amache e ora ronfano tranquilli.
Ci trasferiamo sulle poltrone. Ma alle 2 di notte ci accorgiamo che le onde si sono calmate e usciamo: siamo arrivati nella parte est del lago, che è tranquilla come deve essere un lago. Niente onde e il ponte si è asciugato. Così riprendiamo il sacco a pelo e ci sistemiamo in terra, questa volta per una bellissima dormita sotto le stelle, che qui si vedono come mai le ho viste nella mia vita. Dormiamo come bambini fino all’arrivo.
Alle 6 (qualche ora di ritardo a causa del carico) sbarchiamo a san Carlos. Tutto sommato la notte è stata fantastica. Non date adito a chi si lamenta di questo traghetto!
Durante la nostra permanenza a bordo abbiamo conosciuto molti viaggiatori zaino in spalla e scoperto che sono tutti diretti a El Castillo e nessuno alle isole Solentiname, dove invece vogliamo andare noi. Perché?
La risposta forse sta nei testi della solita Lonely Planet, che non rendono giustizia alle isole (secondo me – vedi sopra – l’autore non ci ha mai messo piede), o forse anche nel fatto che si sono solo due collegamenti a settimana per/da le isole. Uno è oggi e il prossimo tra 3 giorni.
All’ora di pranzo comunque prendiamo la lancia pubblica per le Solentiname. Siamo solo 4 stranieri: io, Mariano, una simpaticissima ragazza svedese di nome Lina e uno sfuggente ragazzo inglese. Ci dicono che siamo gli unici stranieri in tutto l’arcipelago di Solentiname. Scendiamo tutti su san Fernando ma l’inglese sparisce. Noi e Lina troviamo un’ottima sistemazione in riva al lago, una casetta di legno con le amache fuori e un panorama strepitoso.
Sulla barca abbiamo conosciuto Josè, che diverrà la nostra guida, nostra e di tutto il sito di Vagabondo spero!
Josè ha una grande barca e 12 tra fratelli e sorelle. Alcuni sono a san Fernando (uno gestisce una posada, una un albergo ristorante, una fa la pittrice ecc.), gli altri sparsi per tutto il Nicaragua e oltre. E’ una famiglia molto legata al sandinismo, come tutti qui a Solentiname. Non ci dimentichiamo che gli abitanti di questo arcipelago sono stati in prima linea nella rivoluzione, capeggiati da Ernesto Cardenal.
Josè in questi giorni ci racconterà tante cose sulla rivoluzione e sulla guerra che hanno fatto contro la Contra. Storia recente (20 anni fa) e ancora vivissima nei ricordi di tutti.
Il giorno successivo giriamo in barca e a piedi le Solentiname. Per prima cosa andiamo su un’isola piena, anzi dovrei dire strapiena, di uccelli di tutti i tipi. Josè riconosce tutte le specie e ce li fa osservare meglio con il binocolo. C’è anche un’isola su cui abitano soltanto… scimmie. Ma l’isola che ci affascina di più è quella dei coccodrilli, anche perché è a due passi dalla nostra e nessuno reputa pericoloso fare il bagno. Di giorno almeno. Di notte pare che i supercoccodrilli (ne hanno avvistato uno di 4 metri!) se ne vadano a caccia per tutto il lago ed arrivino fino al pontile della nostra capanna.
Ma state tranquilli: non si sono mai registrati attacchi di coccodrilli a uomini. Ed ora neanche il contrario dato che i coccodrilli sono specie protetta. Diverso fu il caso dello squalo leuca, lo squalo d’acqua dolce che infestava il lago Nicaragua e si nutriva di… carne umana.
Ma non ce ne sono più ormai. I nicaraguensi sono sempre stati gente pronta a ribellarsi e prendere le armi contro i più feroci dittatori e assassini umani. Figurarsi se si sarebbero mai lasciati mangiare dagli squali. Hanno fatto quello che andava fatto, ovvero aprire la caccia al leuca. E adesso si è estinto. Tanti saluti ad un altro cattivone.
C’è anche chi dice che siano rimasti alcuni squali ma che per quieto vivere siano diventati vegetariani. Comunque non se ne vede uno da decenni.
Arriviamo a Mancarron, che è l’isola più famosa delle Solentiname. Ci accoglie una grande bandiera sandinista ed il monumento ai caduti, tra cui tre ragazzi morti durante la battaglia di san Carlos contro l’esercito di Somoza. C’è anche il cognato di Josè, perito invece durante la guerra contro la Contra. Anche nella biblioteca locale si parla di loro e li si ricorda con fotografie e dipinti. Visitiamo anche la chiesa di Ernesto Cardenal, la bellissima chiesetta dove sull’altare ci sono i disegni dei bambini. Ora la stanno restaurando perché il tetto rischiava di cadere. Il Papa l’ha sconsacrata quando ha scomunicato Cardenal ma la gente dell’isola ci viene lo stesso a pregare, non ne hanno costruita un’altra e non hanno un altro prete. Ci raccontano che molti vengono a sposarsi qui con un rito laico. Io e Mariano non siamo dei fan del matrimonio ma pensiamo che se proprio un giorno dovessimo sposarci lo faremmo qui. Poi visitiamo il piccolo museo, che però contiene dei reperti archeologici molto interessanti. E infine ci facciamo un giro per le case dei pittori primitivisti.
Torniamo su San Fernando, con il suo placido lungolago e le alte verdissime colline. Qui la pochissima gente che ci abita (tutti parenti di Josè) è davvero ospitale, si chiacchiera e si partecipa alla semplice vita del posto: una partita di baseball, un bagno nel lago, altri quadri primitivisti da ammirare. Facciamo una passeggiata in collina per ammirare il panorama dall’alto. Chiediamo informazioni ad un uomo e per scherzo gli chiediamo se è un fratello di Josè. “No” risponde lui “sono suo cognato”. Scendiamo, una doccia e poi il tramonto che inonda tutto di rosso.
La sera è prevista la gita in barca notturna per scovare il grosso coccodrillo. Vengono Lina e i bambini di Josè. Per vedere i coccodrilli bisogna individuarne gli occhi, che illuminati da una torcia appaiono rosso fuoco. La notte è placida e in cielo ci appare perfettamente la croce del sud. Data la nostra scarsa competenza in geografia astronomica ci sembra di sognare. Non siamo forse nell’emisfero nord? Qualche giorno fa abbiamo visto il grande carro. E allora che ci fa in cielo la croce del sud??? E’ arrivato in anticipo il 2012 e l’asse terrestre s’è già spostato? Oppure abbiamo el traveggole? Ecco che succede a viaggiare con una bottiglia di rum. Io sono così sconcertata che vorrei chiamare in aiuto Stello, il tour leader astronomo di Vagabondo, ma il cellulare non prende. Una volta in Italia Stello si rassicurerà: è perfettamente normale vedere la croce del sud da queste latitudini. Il rum non c’entra niente.
Ma torniamo ai coccodrilli. All’improvviso una bagliore rosso a pelo d’acqua ne annuncia uno, ma si inabissa. Poi un altro, ma stessa storia. Così capiamo che davvero il lago ne è pieno, ma che hanno molta più paura loro di noi che noi di loro. Così sotto un cielo illuminato a festa dalla via lattea ce ne torniamo indietro. I bambini di Josè sono addormentati sul fondo della barca e scivoliamo sull’acqua immersi in un silenzio irreale.
Inizialmente avevamo deciso di non andare sul rio san Juan per mancanza di tempo, ma Josè ci aiuta a pianificare il viaggio e scopriamo che con un po’ di fortuna ce la possiamo fare. Partiamo presto per san Carlos con Josè. Da lì c’è una barca pubblica a mezzogiorno che arrva fino a El Castillo. Accompagniamo Josè in un internet point dove gli apriamo un indirizzo email e gli insegniamo come usarlo. Poi lo salutiamo. Ci dice che rimarrà a san Carlos. “E dove dormi?” gli chiediamo, ingenuissimamente. “Tiego una hermana…” è l’ovvia risposta.
Così partiamo per El Castillo, dove arriviamo dopo tre ora di facile navigazione sul rio san Juan, fiume importantissimo sia dal punto di vista storico che da quello commerciale e politico. Il fiume è lungo 192 km, va dal lago Nicaragua fino al mar dei Caraibi ed è interamente navigabile. Verso la fine dell’Ottocento si fecero molti progetti per un canale che collegasse i due oceani, però poi si decise di tagliarlo a Panama. Da un punto di vista economico dico peccato, ma certo questa zona non sarebbe così bella se ci passassero delle navi. Il Nicaragua però ci tiene tantissimo a questo fiume, che è diventato un simbolo dell’orgoglio nazionale. E’ l’unico fiume al mondo che segna il confine tra due stati (Nicaragua e Costa Rica) ma che appartiene soltanto ad uno di loro (Nicaragua). La sponda sud è del Costa Rica, ma l’acqua no, è tutta Nica.


