Los Mexicanos
Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!
Ci sono 1000 euro in palio! Partecipa anche tu inviando i tuoi racconti entro il 25 aprile 2009. Dal 1 al 30 giugno 2009 potrai votare il vincitore ed assegnare il premio: se questo racconto ti è piaciuto, ricordatene!
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"CUANDO HAYAMOS TALADO EL ULTIMO ARBOL;
SECADO EL ULTIMO RIO;
PESCADO EL ULTIMO PEZ;
NOS DAREMOS CUENTA QUE EL DINERO NO SE COME."
Isla Mujeres 04/12/’03 ore 8:30
L’arrivo è stato "pesante"... quasi 24 ore di viaggio, due cambi nel volo, il mio zaino che non c’era al nostro arrivo a Cancun, e poi pioveva... Però ne è valsa la pena.
Isla Mujeres è splendida: piccola, colorata, allegra, spiaggia bianchissima Ieri abbiamo noleggiato due bici e abbiamo visitato l’isola, ci siamo fermati in una spiaggetta bianchissima, piena di palme, il mare limpido e azzurro. Sembrava il paradiso.
Ancora non mi rendo conto di essere in viaggio per due mesi. Sto bene.
Con Andri mi sembra di essere in ogni posto a casa...
Tulum 05/12/’03
Sto scrivendo al lume di una candela dentro la nostra cabaña al Santa Fe.
Sembra tutto surreale, l’unico rumore che sento è l’infrangersi delle onde del Mar dei Carabi. La cabaña è fatta con tronchi di legno e tetto di foglie di palme secche. La sabbia è talmente bianca che sembra neve.
E’ una sensazione strana essere così in silenzio, sperduti, senza elettricità.
Andrea ha appena fatto il bagno al mare solo col chiarore della luna piena.
Non ho la più pallida idea di che ora sia e tutto ciò che dobbiamo fare è NIENTE...
Ieri abbiamo noleggiato due bici e siamo andati fino al paesino, un insieme di case che si stende poco più a sud, lungo la statale. Speravamo di osservare la vita di questa parte di Messico e in un certo senso ci siamo riusciti, poiché si nota molto meno l’influenza del cosiddetto turismo di massa, ma non è ancora quello che cerchiamo.
Fino ad ora infatti ci sono mancate le esperienze di contatto diretto con la gente del posto: i messicani sembrano un pò riservati, a volte quasi schivi, ma pur sempre socievoli quando si inizia una conversazione.
Sicuramente sono meno invadenti e insistenti di altri popoli, quando è ora di venderti qualcosa, al primo No, gracias ti lasciano con un sorriso...Ma penso anche più difficili da conoscere veramente, almeno in queste zone più turistiche.
10/12/’03
Che spettacolo! Sono seduta di fronte al Castello di Chichen Itza.
Sono riuscita a salire in cima, non pensavo ce l’avrei fatta, nemmeno stamattina prima di partire credevo sarei salita fin lassù! E invece si... sono 91 scalini ripidissimi, per un’altezza di 25 metri...Sono andata su senza mai guardare né in alto né in basso, poi in cima mi è presa una piccola crisi per la paura, le vertigini mi hanno bloccato le gambe ed avevo paura a riscendere. Poi però ce l’ ho fatta!
Le rovine sono grandi e solo oggi ho sentito un po’ il mistero di questa cultura.
Sono otto giorni che siamo in Messico e abbiamo già visitato metà Yucatan.
E’ stata una settimana di approccio a questo nuovo mondo...finora non siamo riusciti ad avere quel contatto umano con le persone che stiamo cercando...
Merida 11/12/’03
Oggi è stata la prima vera esperienza con i messicani.
Hanno gli occhi sorridenti e gentili ma con un velo di tristezza: sono poveri, vivono in case vuote con un tavolo, due seggiole e nient’altro, ma sono sempre gentili.
Abbiamo fatto l’escursione a "Los tres cenotes" con altri due ragazzi di Rimini che abbiamo conosciuto stamattina nell’ostello. Siamo partiti e abbiamo preso il combos per Cozama (un’ora circa) che ci ha portato direttamente dal señor Victor, un signore maya anziano che vive con la moglie e, con un carrettino attaccato al cavallo, ci ha trasportato su rotaie fino ai cenotes.
Era una sensazione strana, eravamo nel mezzo della giungla chissà dove su un carrettino e Victor che ci traduceva i nomi dei cenotes dal maya allo spagnolo. Abbiamo iniziato dall’ultimo che si chiamava Roja Hormiga Madera, tradotto dal maya. E’ spettacolare, è quello che mi ha colpito di più. Prima siamo scesi in un buco nel terreno e abbiamo ammirato dall’alto la grotta. Poi siamo scesi con una scala arrangiata e ci siamo ritrovati all’interno di questa grotta sotterranea dal cui soffitto scendevano stalattiti e c’era l’acqua di un blu profondo e dove il sole riusciva ad infiltrarsi l’acqua diventava azzurra e trasparentissima.
C’era silenzio.
Bello.
Poi abbiamo visto gli altri due: il secondo era a 11 metri di profondità dal terreno e l’acqua nel punto più alto era 14 metri e c’era gente che vi si tuffava. Poi l’ultimo, una piscina naturale al buio lunga 60 metri.
Quando siamo ritornati siamo entrati in casa di Victor ed abbiamo parlato un po’ con lui e la moglie. Era un insegnante di lingua maya. Tutto il villaggio (150 persone) lavorava nell’ unica fabbrica che c’era che lavorava l’henequen (agave) con il quale si producono i loro vestiti tipici colorati. Quando hanno chiuso la fabbrica sono rimasti tutti senza lavoro, così ora "campano" con noi turisti...
Mi ha toccato. E’ stato il primo contatto con questo popolo.
Palenque 16/12/’03 "La casa de la Paz" – Antidoping
Oggi abbiamo passato un pomeriggio molto particolare e soprattutto inaspettato con Salvador, un ragazzo rasta di Palenque. Sono quelle situazioni in cui ti ritrovi coinvolto all’improvviso e tra lo stupore e la curiosità ci siamo lanciati in questa "avventura"...
Stamattina non stavo bene ed eravamo indecisi se andare nella Selva Lacandon o a San Cristobal; poi abbiamo deciso di rimanere qui, solo per rilassarci e fare un giretto in centro. E proprio qui abbiamo avuto l’incontro con questo ragazzo che in seguito ci ha spiegato molte cose sulle tribù indigene dei Lacandon (che strana coincidenza!).
E’ un percussionista in un gruppo reggae, un vero e proprio seguace del dio Ras Tafari (tanto da dire che Bob Marley non era un rasta al 100%!), che ha vissuto un anno nella selva con le tribù. Dopo averci fatto ascoltare mille canzoni del suo gruppo (molto bravi), abbiamo parlato di come vive il rasta, che non si è rasta solo perché si hanno le dreadlock, ma bisogna vivere a contatto con la natura, amare gli animali... La discussione è entrata nel mistico, quando ci ha detto che dovevamo purificarci prima di andare a trovare un signore Lacandon che sta male e che lui ha visto in sogno la notte prima.
Ha visto che avevo un po’ di miedo (paura), perché ad un certo punto ci ha portato il Bacè, una bevanda che usano i Lacandon fatta con corteccia d’albero e lasciata sotto terra per quindici i giorni. Pensavo fosse allucinogena, ci ha fatto assaggiare un tappino e ha detto che se ne bevi un bicchiere poi ti senti tutto rilassato e viaggi. A noi non ha fatto niente.
L’appartamento era carino all’interno, un’unica stanza con divani e letto, poi un bagno e una specie di cucina, il tutto senza porte ma con dei teli. Era abbastanza buio lì dentro e col ventilatore acceso era anche freddo! Poi ci ha fatto togliere le scarpe e sedere per terra, iniziava così il rito per la nostra purificazione.
Dopo averci chiesto il segno zodiacale ci ha dato tre pietre a testa. Ha iniziato Andrea. Doveva chiudere gli occhi e muovere le pietre nelle mani, cercare di liberare il suo spirito e quando fosse stato pronto lanciare per terra le pietre: gli sono venute a triangolo e gli ha letto le pietre. Poi l’ ha portato in cucina, gli ha fatto togliere la maglia e gli ha appoggiato la mano sul petto, mentre Andrea teneva un incenso. Salvador ha iniziato a ruttare dicendo che espelleva in quel modo l’energia negativa di Andrea. Poi l’ ha "schiaffeggiato" con il basilico.
Quando siamo ritornati, ci è sembrato un giorno strano, dal quale non ci aspettavamo nulla e quando meno te lo aspetti ti capitano esperienze particolari.















