India: itinerario fra spiritualita', traffico e rupie...
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Non dovrebbe essere molto difficile descrivere un viaggio: tappe, date, monumenti, sensazioni
ed emozioni. E invece no, perchè un viaggio in India, con tutta la buona volontà non riesci
proprio a schematizzarlo, a farlo rientrare nei binari di un percorso organizzato!
Questo perché la gente, il caldo, gli odori la musica e il vociare di questo popolatissimo
subcontinente ti travolgono, fino a che, o ti abitui, oppure "impazzisci" e tutto ti diventa
insopportabile!
Non si può però negare che sia un viaggio affascinante e che vi lasci indifferenti...
Ma veniamo al nostro itinerario.
Delhi
Siamo partiti il 13 luglio 2007, timorosi del caldo e dei monsoni. Atterrati a Delhi, ad aspettarci
all'aeroporto c'era Dhara Singh, uno degli autisti dell'agenzia di Karni Singh a cui ci siamo
appoggiati per organizzare il nostro itinerario e gli spostamenti.
L'impatto con la città è fortissimo, ci ritroviamo catapultati nel traffico e pensiamo "Bè sarà
l'ora di punta". Giriamo nei pressi dell'Hotel e a Connaugth Place e pensiamo "Sarà una zona
particolarmente trafficata e magari è un giorno di festa". E invece, dopo poco, ci rendiamo
conto che l'India è così, in ogni momento, del giorno e della sera.
Delhi non ci lascerà grandi ricordi, è stata la città che ci è piaciuta meno. Abbiamo visitato il
Red Fort, la moschea musulmana Jama Majid, il Gate of India e Qutab Minar simbolo dell'islam.
Ma in questa città non abbiamo trovato tratti affascinanti, solo molta umidità e davvero tanto
traffico. Se ne avete l'opportunità, prima di lasciare Delhi, fate visita anche al Bahai Temple,
moderna costruzione a forma di fiore di loto, in cui, i fedeli della nuova religione Bahai
pregano, regalandoci un'immagine di colori vivaci e di grande serenità.
Jaipur
Il giorno dopo partiamo per Jaipur, capitale del Rajastan, che raggiungiamo dopo 5 ore di
macchina perché nonostante si trovi a soli 285 Km, qui, le strade non sono mai libere e la
media di percorrenza con la nostra Ambassador è di 80 Km orari. Anche questa città è
popolatissima, ma la sua caratteristica Old city presenta tutti edifici color rosa - colore
tradizionale dell'ospitalità - fatti dipingere dal maharaja Ram Singh nel 1827 in occasione della
visita del principe di Galles, futuro Re Edoardo VII. Da qui anche il più popolare nome, Pink
city.
Dopo una visita pomeridiana al City Palace, residenza del maharaja, dove ammiriamo il cortile
con le 4 porte dedicate alle stagioni (la più bella è quella con i pavoni), raggiungiamo a l'Amber
Fort. All'interno del forte si trova quella che era l'antica residenza del maharaja e delle sue 12
donne.
A Jaipur, rimaniamo davvero affascinanti dal Birla Temple, un tempio induista costruito
interamente in marmo bianco e dedicato al dio Shiva e alla moglie Parvati.
Sulla strada verso Agra ci fermiamo al così detto Monkey Temple, dedicato al dio Sole. Qui, un
sacco di scimmiette simpatiche si avvicinano per rubarvi dalle mani le noccioline. Occhio però a
quelle un po' più grandi che possono risultare anche aggressive.
L'unico rimpianto che ci rimane è di aver avuto una visione un po' deturpata dell'Hawa Mahal,
il Palazzo dei Venti, principale attrazione a Jaipur. Si tratta di una imponente costruzione su
una delle vie principali della città. La facciata è fatta di tanti piccoli fori che venivano utilizzati
dalle mogli del maharaja per guardare fuori ma allo stesso non essere osservate. Il palazzo era
in ristrutturazione e così non ci siamo soffermati più di tanto!
Successiva tappa, Agra. Durante il tragitto facciamo sosta a Fatehpur Sikri, la città fantasma,
una volta abitata dal l'imperatore Akbar.
Il posto è incantevole, ma lo è ancora di più la parte di Fatehpur con la moschea e la porta di
ingresso. La moschea in marmo bianco, catalizza gli sguardi, e il silenzio, interrotto solo da
canti di preghiera, ci lasceranno un ottimo ricordo di questo luogo.
Agra
Finalmente arriviamo ad Agra: dopo aver visto per tutto il tragitto camion, mucche, bufali e
milioni di persone, siamo veramente ansiosi di visitare il Taj Mahal, simbolo dell'amore eterno
e nuova meraviglia del mondo. Non possiamo fare a meno di seguire il consiglio della Lonely
Planet: dal Forte di Agra ci rechiamo sulle sponde del fiume Yamuna per osservare da più
vicino questo splendore in marmo in bianco. Intorno a noi nessun turista, solo un gruppetto di
bambini e noi assaporiamo un momento davvero magico. L'indomani infatti, la luce dell'alba ci
regalerà sfumature uniche, ma lo scenario sarà diverso.
Tutti i turisti vogl iono ovviamente scattarsi una foto davanti al maestoso Taj Mahal, mausoleo
fatto costruire nel da Shah Jahan per la sua seconda moglie - deceduta nel 1631 dando alla
luce il loro 14mo figlio... - e quindi, anche noi, ci mettiamo in coda per il nostro turno!
Siamo comunque fortunati perché la stagione non è di quelle più affollate e dopo ilmomento di
punta, riusciamo anche qui, a prenderci il nostro spazio e a passare due ore all' interno di
questo incantevole monumento.
Per la cena sarebbe stato meglio seguire il consiglio di Dhara: mangiare in hotel! Ma noi,
sapendo che la zona intorno al Taj Mahal è chiusa al traffico, cediamo alla tentazione di un
giretto a piedi e di una cena sul tetto di qualche ristorante con vista sul Taj Mahal.
Bè, al di là che il Taj di non notte non è nemmeno illuminato, inoltre, la posizione dei ristoranti
va sicuramente a discapito della qualità del cibo... quasi immangiabile!
Gwalior
Lasciamo Agra e risaliamo di nuovo in macchina: la nostra prossima meta è Orchha e durante
il tragitto ci fermiamo anche a Gwalior per visitare l'ennesimo forte. Eh già, bisogna farci
l'abitudine perché tante città indiane possiedono un forte. A prima vista possono sembrare
molto simili tra loro, ma poi, per storia, architettura e panorama, si rivelano unici nel loro
genere. Gwalior, per i suoi colori e la gente che abbiamo incontrato all'interno, sarà quello che
ricorderemo con più piacere.
Un gruppo di bambini che fa il bagno in una piscina del forte, appena ci vede con videocamera
e macchina fotografica si sbraccia per salutarci. Vogliono diventare parte del nostro mondo e
dei nostri ricordi.
Orchha
Arriviamo ad Orchha al tramonto e ci catapultiamo subito fuori armati di macchina fotografica.
Abbiamo avvistato una serie di templi abbandonati che con la luce del tramonto hanno assunto
tonalità assolutamente da immortalare... Il fiume scorre lì vicino, gli abitanti si lavano e si
preparano almomento della preghiera.
Alle 20, Dhara ha in serbo una sorpresa per noi! Ci accompagna all'interno del Ram Raja
Temple per assistere al momento delle offerte e della preghiera. Donne con abiti colorati,
bambini che giocano, musica, collane di fiori e incenso che brucia. Siamo travolti da tutte
queste novità. Le persone intorno a noi sembrano essere serene, è commovente vederli
cantare, pregare e battere le manimentre su Orccha cala la notte.
L'indomani visitiamo i templi e palazzi circostanti e prima di partire per Khajuraho, acquistiamo
spezie e kajal.
Khajuraho
A Khajuraho ci sono i famosi templi a sfondo erotico, imponenti e piuttosto curiosi! Si trovano
in un bellissimo parco verde e sono patrimonio dell'umanità. Le raffigurazioni sono veramente
dettagliate, a volte persino esagerate!
Khajuraho è l'ultima città che visitiamo insieme al nostro autista Dhara e quindi abbiamo
organizzato una cenetta indiana al ristorante "La terrazza" (nome tipicamente indiano!) che
offre un'ottima vista sui templi e soprattutto un menu vasto ed economico. Salutare Dhara ci
riempie di tristezza. Per noi non è stato solo un autista o una guida, è diventato piano piano un
amico e un ottimo compagno di viaggio. Una presenza discreta che ha saputo capire le nostre
esigenze di viaggiatori e ha saputo darci consigli e svelarci segreti e tradizioni indiane.
Varanasi
Il volo per Varanasi è alle 13.30, la città sacra ci aspetta. L'impatto è quello di sempre, se non
peggio. Il centro di Varanasi è chiuso al traffico, per raggiungere i ghat bisogna andare a piedi
e il percorso è ovviamente... ad ostacoli! Al tramonto è il momento dell'Aarti, la preghiera che
richiama numerosi induisti. Ci mescoliamo a loro e assistiamo a questo spettacolo di musica e
profumi. Sullo sfondo, il tramonto e il Gange. Percorriamo diversi ghat e al Mankarnika Ghat
assistiamo al rito delle cremazioni. Il defunto, trasportato dai parenti su una lettiga di legno, è
ricoperto di drappi colorati. Gli uomini si fanno radere barba e capelli, le donne si bagnano nel
Gange. A questo punto il corpo viene immerso nelle acque del fiume e una volta pesato e
stabilita la quantità di legna necessaria alla cremazione, i parenti la acquistano (185 rupie al
chilo) e alla fine, viene acceso il fuoco. Dopo due tre ore il corpo si riduce ad una palla nera e
successivamente a cenere, che sarà raccolta dai parenti e dispersa nel fiume. È un momento
impressionante, l'odore è acre e il calore del fuoco rende difficile la sosta in questo luogo.
Due giorni a Varanasi sono davvero eccessivi perché, una volta visitato anche Sarnath, luogo
in cui Buddha predicò il suo primo sermone, la città non offre molto.
Ed ecco che quindi, un po' frastornati, stanchi, ma felici della nostra esperienza, il 23 luglio
aspettiamo il nostro volo per Kathmandu.
Bye bye India....















