Impressioni lungo il fiume Mekong
Cara Fiamma,
eccoti uno dei racconti che di solito scrivo dopo o durante i miei viaggi!
questo è quello che credo sia più simpatico e colorato. Ho anche foto ma
purtroppo adesso non riesco a scaricarle... le mandero' magari in un
secondo momento. Intanto questo è il mio email. Fammi sapere se hai
bisogno di altre infos.
Saluti e complimenti per il sito!
Benedetto
Il viaggio è stato all'insegna del completo relax e abbandono! Allo sfruttamento totale delle mie risorse di adattamento e resistenza. Dopo l'avventura nei sobborghi parigini, finalmente sono partito per Bangkok. Lì sono rimasto troppi giorni, quattro per l'esattezza, raccogliere informazioni utili e godermi l'atmosfera di una città' asiatica, multirazziale, unica nel suo genere, camminare senza meta, conoscere gente molto strana e scoprire storie impossibili, situazioni impensabili.
Tanta birra, tanto caldo, tanto umido, tanto smog e traffico!
Bangkok è in festa oggi, è capodanno. Il quartiere cinese oggi è in assoluto fermento, in una delle città più popolate dell'est asiatico e dove la comunità cinese rappresenta una realtà sociale, l'organizzazione nei colori, nei costumi e nelle specialità di cucina rispetta la sua tradizione così antica, e allo stesso tempo così diversificata. Qui siamo in Cina miei cari, qui si assaporano gusti e sapori di tradizione millenaria. Mi sento proprio perduto, sono troppi, tutti uguali, ma ho un vantaggio, anche se non riesco a muovermi, posso respirare, vedere sopra le loro teste! è buffo, puoi perfettamente contare quanti occidentali ci sono a quel grande evento. è come camminare in un campo di grano, puoi con chiarezza vedere quante persone stanno in piedi a centinaia di metri da te.
Volo su Vientiene, un giorno nella capitale, e poi autobus per Vang Vieng.
Vang Vieng è un villaggio nel "far west" del Laos, in pratica è una strada sterrata lungo un affluente del fiume Mekong, ai piedi di montagne altissime a picco sul villaggio.
Al di là del fiume, dove puoi anche fare il bagno se non hai paura di serpenti acquatici, o di bilarzie varie, puoi affittare una ciambella gigante, e galleggiare lasciandoti trascinare con la corrente del fiume fino a dove ne hai voglia. Attraversi il ponticello di bambù e sei su una piccola spiaggia con una baracca che serve solo la tanto nominata Beer Lao e forse noodles, due casse dello stereo con musica rigorosamente “chill out”. Qui ci sono 3 capanne fatte di quattro pali, con una base dove distendersi e con il tetto in paglia. Vista sul tramonto in mezzo ai monoliti e la pace dello scorrere del fiume. Quando il tramonto lascia spazio alla notte, mentre cerchi di leggere con gli ultimi sprazzi di luce, puntuale un locale viene premuroso con una candela per illuminare il piccolo spazio che ti sei creato in totale solitudine spirituale.
Il giorno dopo nelle prime ore del mattino il mercato è già in pieno fermento, rane vive inchiodate per le zampe, pesce di fiume ormai allo stato di decomposizione, vermi e animaletti strani, insetti e pesci semi vivi, carne ormai di colori mai visti prima e topi fatti alla griglia, queste le specialita' locali! Il pomeriggio in giro per il villaggio, chiacchiere con qualche turista “backpacker”, sosta alla spiaggia dei sospiri, poi cena e film in cassetta al ristoro sulla strada.
Il giorno dopo non molto tardi (10 a.m.), dopo una colazione con una succulenta omelette, affitto un piccolo scooter per andarmene in giro da solo per i villaggi in mezzo alla giungla... In cerca di nuove avventure! Fotografare bambini che giocano con il fango, altri che fanno il bagno, donne che lavano i panni e anziani che vendono cocomeri dalla polpa gialla. Torno all'imbrunire dopo una giornata veramente soddisfacente e piena di emozioni.
Il giorno dopo decido di partire per il nord, Luang Prapang. Il viaggio è catastrofico, i posti talmente stretti da non riuscire a star seduto neanche di lato se sei vicino al finestrino. Allora con il mio sgabellino tutto sbilenco mi accomodo sullo stretto corridoio insieme agli altri. è comunque usanza in Laos che una volta occupati i posti a sedere, arrivino gli sgabelli, e una volta pieno il corridoio, in piedi di fronte alla porta posteriore, e poi tutti sopra il tetto all'aperto. Lì viaggiare in mezzo alle patate, alle casse di birra e a qualche pollo sfortunato era molto più piacevole. Viaggiare sul tetto di questi camion traballanti è una esperienza da provare almeno una volta. Non sembra di essere in viaggio, ci si può fissare ad osservare panorami, valli e particolari fino a perdita d'occhio. Lo sguardo si perde per chilometri, puoi fissare il sole lambire l'orizzonte e sparire dietro un cespuglio... si possono vedere i colori del tramonto cambiare di continuo, insomma sono immagini, sensazioni e rarità che poche volte nella vita si possono assaporare.
Luang Prapang, sulle rive del Mekong, è la città più evoluta dopo Vientiane. Finalmente riesco a toccare con mano il così tanto decantato e sofferto Mekong. Parliamo di un fiume di 4350 km, che nasce impetuoso dalle montagne del Tibet, allargandosi e scorrendo lungo le sterminate risaie e pianure cinesi, per poi dare vita e prosperità alle tribù delle montagne al nord del Laos. Da qui si alterna con la Thailandia per tutta la sua lunghezza fino a sud, dividendo ed evidenziando lungo le sue sponde a poche centinaia di metri di distanza un Paese tragicamente arretrato.
Prima poi di passare in Cambogia, il Grande Fiume si allarga formando nelle stagioni secche diverse isole per poi sfociare finalmente in Vietnam del sud.
Qui durante i miei 4 giorni di permanenza ho visto distese di campi di riso, fiumi e cascate stupende, una delle quali con una piscina naturale nel mezzo. In pratica dal basso si vedeva la cascata madre, coperta ai lati dalla giungla tropicale, i colori e le sfumature di verde e blu si sprecavano e giocavano tra di loro con una sintonia incredibile degna solo di Madre Natura. Nel mezzo poi, dopo una lunga scarpinata, si apre una piscina naturale di acqua turchese. Il bordo esterno della piscina era la cascata stessa. In questa parte della piscina il fondale di tipo caraibico è di almeno 3 metri, uno spettacolo!
è proprio qui che i miei pantaloncini corti sono esplosi. Gli “shorts” con il tuffo da una altezza di 2-3 metri non hanno proprio retto. Da quel giorno ho assistito per tutto il resto del viaggio al deterioramento totale, inarrestabile, continuo, di un capo che ha visto cose indimenticabili, ha visto in prima persona, quel tragico incidente in Marocco, si è bagnato nelle acque dei Caraibi, ha conosciuto le civiltà Maya, Inca e Azteca, il deserto del Sahara, le dorate distese della Patagonia e della Terra del Fuoco e si è sacrificato durante le varie opere di restauro della mia nuova casa. Ebbene, si è bagnato nel Mekong e sul Mekong è perito. Infatti l'ultimo giorno in Laos, nell'isola di Don Det quando i pantaloncini non ce la facevano più, li ho seppelliti con grande tristezza e sono ripartito!
La seconda notte a Luang Prapang, vengo trascinato da due studenti del villaggio in una festa dei monaci “arancioni” con giochi da baraccone, birilli da buttare giù, scommesse a soldi sul gioco a freccette etc... E nel mezzo il “Ko Tao”, un gioco di tradizione millenaria, simile alla palla a volo, ma giocato solo con piedi e testa, con una palla di bambù vuota dentro. Il gioco si svolge tra due squadre di tre ragazzi ciascuna, che con acrobazie fantastiche riescono a schiacciare a livello rete (altezza 1 volta e mezzo la loro statura), con una coordinazione nei movimenti impressionante.
A sostenere la propria squadra c'erano arroccati su una parete di un piccolo tempio decine di monaci, che in posizioni statuarie, nella mia mente per sempre scolpite, tifavano con composto coinvolgimento.
Il giorno dopo decido di farmi una passeggiata lungo il fiume Mekong.
Incontro un pescatore del luogo e gli chiedo se mi può portare dall'altra parte del fiume per una manciata di centesimi di dollaro.
Dall'altra parte apparentemente c'è un villaggio dimenticato dai turisti e un tempio (Wat) in cima alla montagna.
Allora dove eravamo arrivati?
In questo villaggio di soli locali si stava svolgendo la vita quotidiana, forse la stessa da secoli... capanne in bambù, bambini che giocano alle biglie sulla strada piena di buche e ostacoli, un tracciato impervio per le loro agguerrite competizioni. Giro lo sguardo e vedo dietro una palma di banane un bambino avvolto in uno sgargiante drappo di colore blu elettrico, che lo ricopre dal collo fino ai piedi di uno sgabello sul quale stava comodamente seduto, il tutto in contrasto con quel verde della vegetazione tropicale circostante e con il marrone delle case sbiadito ed invecchiato dalle frequenti piogge di stagione e il forte caldo di mesi di completa siccità.
La faccia è serissima, fissa al suolo, sotto il telo blu forse un frenetico intrecciarsi di dita, le gambe penzoloni, insomma come se stesse aspettando di essere giustiziato. Il patibolo lo sgabello e il giustiziere il padre, che con la sua lametta e la fascia di cuoio sulla spalla gli stava tagliando attentamente i capelli. La scena è molto interessante sono rimasto a lungo a guardare questo scorcio di vita familiare. è incredibile come ci atteggiamo davanti a scene di assoluta normalità e naturalezza, come se facessero parte ormai dei libri di storia, "...guarda quel bambino che si fa tagliare i capelli dal padre sotto ad un albero di banane....." Sono pienamente d'accordo che l'albero di banane è un po' originale! Sentivo il peso e lo sguardo di mille occhi che da lontano mi osservavano in silenzio.
Poi ho continuato la mia perlustrazione in giro per il villaggio, tutti mi guardavano un po' strano. Penso non abbiano visto tanti bianchi con camera fotografica in giro per il loro "corso".
Mi incammino verso il tempio in cima alla montagna, ma vengo fermato da un gruppetto di bambini. ...sawadee, sawadee! All'inizio sono un po' timorosi, non esprimono tanto entusiasmo, poi quando mi siedo ai piedi del tempio, e faccio amicizia con il più avventuroso, in un secondo ho tutti bambini del villaggio intorno alle mie gambe. Non ho niente da regalare, solo qualche moneta thai e inglese (in Laos non esistono monete, solo banconote.). Il numero di queste creature del villaggio aumenta rapidamente, sono l'attrazione del villaggio, e anche solamente un penny li rende incredibilmente felici. Si confrontano le monete, chi aveva i 50 pence (le più grandi) si sentiva più importante e nella sua mano faceva vedere a tutti il suo inestimabile bottino.
Soddisfatto anche oggi della mia metà giornata, ritorno sulla riva del Mekong in cerca di un altro pescatore che mi porti all'altra sponda. Lo stesso ragazzo di prima mi stava aspettando, a questo punto gli chiedo se potevamo farci un giro seguendo la corrente e se c'erano dei villaggi d'interesse particolare.
Dall'altra parte del fiume rimaneva sempre Luang Prapang; ci si ferma ai piedi di una specie di ristorante. Il dislivello tra centro abitato e il letto del fiume è notevole (la stagione delle piogge non perdona.). Salgo su in cima e mi faccio preparare un piatto tipico asiatico a base di verdure e pollo una bottiglia da 75cc di Beer Lao, il tutto da consumare sopra il tettuccio di quella barca improvvisata. Torno in barca seduto sul tetto, io e il pescatore, in mezzo al Grande Fiume divorandomi il mio pranzo, una birra e una sigaretta.
In questo quadro di assoluta libertà e pace, mi sono imposto di seguire veramente ciò che sentivo di fare in quel particolare momento, andare dove mi portava il Mekong, in pratica.
E così' poi alla fine è stato per le due settimane successive, ho viaggiato quasi sempre lungo il fiume ispiratore, che mi ha ripagato con la scoperta dell'isola Don Det al confine con la Cambogia. C'è sempre stato, credo, un certo rapporto di rispetto e reciproca comprensione.
Di ritorno l'ormai amico pescatore mi lascia sulla riva e me ne ritorno alla mia guest house lungo il fiume a godermi dalla terrazza il tramonto sull'Innominabile. I colori sono stupendi, il riflesso sul fiume trattiene ogni sospiro e contiene i pensieri di gente che come me si fermano a riflettere, sognare, fantasticare.
Il tramonto è veramente fantastico. Verso sera il Mekong riposa. Si riposa dopo una giornata faticosa, barche veloci, rumorose e fumose che corrono frenetiche dal nascere del giorno fino al tramonto.
Di notte durante la stagione secca non è possibile, o quanto meno consigliabile navigare, il livello può essere veramente basso in certi punti, e incidenti accadono durante il giorno , con vittime anche tra turisti.
Il fiume concede in genere una pace celestiale, la vista dalla terrazza della guest house è spettacolare agli occhi di un occidentale.
La pace viene violata durante il giorno dai frequenti lavori di ristrutturazione. Bisogna capire che il Laos ha aperto i confini all'occidente e al turismo in genere solo pochi anni fa dopo periodi di guerriglie, stragi, abusi di potere e povertà assoluta. Il turismo ha certamente portato denaro e un livello di vita un po' più alto, con il nuovo Millennio le istituzioni e organizzazioni turistiche hanno promosso il turismo in Laos in via ufficiale, abolendo tante restrizioni su permessi all'interno del paese (prima per spostarsi da una città' all'altra veniva richiesto un permesso, o un timbro per il passaggio), dichiarando l'apertura ufficiale delle frontiere ai turisti, inserimento di nuovi consolati a livello mondiale. Insomma il Laos finalmente (l'ultimo della vecchia Indocina) è pronto ad ospitare i così' detti backpackers in cerca di terre nuove da scoprire e strani timbri sul passaporto da mostrare agli amici al loro ritorno.
Sono seduto sul muretto della guest house (3$ a notte) da almeno un'ora, bevendo la birra di sempre, e il panorama di fatto è sempre lo stesso, ma a quest'ora della giornata la luce e con essa i colori circostanti cambiano ad una velocita' impressionante. Il sole verso il primo pomeriggio comincia ad assumere una tonalità leggermente più calda, la luce non è più diretta, perpendicolare, accecante, in poco meno di un'ora il sole si concede, o meglio si lascia guardare dall'occhio umano, i tetti delle case circostanti si tingono di rosso, il riflesso delle decorazioni dorate sui templi lungo la strada assume il suo più completo splendore, e così la vegetazione circostante, la temperatura diminuisce di qualche grado rendendo il clima e l'umore della gente più mite e più sopportabile, il grande fiume di per sé marrone con il tramontare del sole cambia di densità. Di giorno si riconosce lo scorrere dell'acqua, si può notare il verso della corrente, ma con un'angolazione del sole e della luce differenti l'acqua diventa massa, ai miei occhi non è più un fiume, ma assume forme e identità strane e a volte incomprensibili. La consistenza e il colore può essere benissimo paragonabile a quel miele opaco che tanto piaceva ad Alessia mia cugina, (se ne divorava quantità industriali durante la sua visita qui a Londra nel lontano febbraio 2001), la consistenza della superficie si materializza in tessuti diversi. A volte setosa altre ovattata.
...domani si torna a Vang Vieng per poi scendere verso sud. Viaggeremo insieme al tramonto, mangeremo tanta polvere incontreremo gente interessante!



