Il mio viaggio negli Stati Uniti


Il mio viaggio negli Stati Uniti



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Autore: 
Manuela Scherillo

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Dall'alto del Sud Carolina, sdraiata sotto un albero di palme e con lo sguardo rivolto verso il lago, comincio il mio racconto. Qui il cielo sembra fatto di un'altra sostanza e l'oceano sconfinato rende l'atmosfera calda e leggera. Le giornate passano veloci senza farti rendere conto di ciò che è stato fatto e allo stesso tempo ogni attimo sembra intenso come non mai.
Il mio viaggio è iniziato il 31 marzo, quando quasi per caso ho deciso di fare le valige e partire, fare un viaggio in direzione dell'altra parte del mondo, attraversando continenti, culture e modi di pensare. Causa? Voglia di sperimentare una nuova vita, voglia di vivere l'amore in maniera più intensa, voglia di scoprire cosa ci fosse al di là dell'oceano e cosa ci fosse davvero nella mente di quelle persone che spesso vediamo in televisione, in telefilm e in serie televisive di vario genere. Non vi nascondo che ancora non mi è del tutto chiaro cosa giri nella loro testa (anche perché di teste ce ne sono tante anche qui!) ma di certo i filtri con i quali interpretano la realtà, in linea di massima, sono un po' diversi dai nostri.
Adesso mi trovo precisamente a Charleston, nel nord di Charleston. Uscendo per la città si vedono tante casette e villette curatissime e disposte in maniera ordinata. La cosa che salta all'occhio appena ci si arriva è che nessuna casa è recintata: niente cancelli, niente portoni. In più non ci sono persiane di nessun tipo e le serrature delle porte sono solo una formalità, in quanto sono talmente fragili che chiunque volesse romperle non faticherebbe neanche un po'. Qui tutto si fonda sulla fiducia sul prossimo. Per strada tutti ti sorridono, ti chiedono come va anche se non ti conoscono... quasi come in Truman Show... quasi a farti chiedere se sia tutto un loro modo diplomatico per prenderti in giro. Dopo un po'ci si rende conto che è proprio il loro modo di essere, semplicemente diversi nei costumi da noi.

Il posto è stupendo, quasi surreale. Io vivo in una zona che si chiama "Lake Palmetto", nella Montagne Avenue, dove tutte le case a schiera sono situate intorno ad un lago circondato da numerosissimi alberi di palme. Si tratta di una parte nuova della città, che è nata da qualche anno all'interno di una città a sua volta giovane. Nel downtown del paese ci sono svariate università e college, tantissimi pub e più che frequenti concerti. Inutile dire che anche la popolazione è prevalentemente giovane. Tra la periferia e la città (che distano circa quindici minuti di macchina) si percepisce una notevole differenza sia nell'abbigliamento che nei modi di fare. I ragazzi del centro della città si vestono con larghi bermuda, molti di loro sono surfisti. Le ragazze sono quasi tutte "come Barbie": bionde, con capelli e unghie sempre curatissimi, con un sorriso plastico ed una disponibilità sempre pronta per ogni esigenza. Ma sotto questa apparenza di perfezione si nasconde spesso tanta bontà e a volte anche ingenuità.
Poi ci sono i quartieri neri, pericolosi da visitare. In America si vive quasi una forma di razzismo al contrario, che ho trovato molto più sviluppata tra le donne che negli uomini.

Ma ora voglio raccontare le cose con ordine.
Il mio arrivo negli Stati Uniti è stato lunedì 31 marzo alle 2.45 pm. Il viaggio in aereo è durato dieci ore, ma in prima classe è stato da sballo (come direbbe Will Smitt). Alle spremute d'arancio ho sostituito apple juice (concentrato di mele), buonissimo! Seggiolini ribaltabili, che diventavano veri e propri letti, aperitivi, stuzzichini e cibi raffinati a mai finire. L'atterraggio è stato ad Atlanta. L'aeroporto è stato il mio primo contatto con gli Stati Uniti, così ho osservato attentamente ogni particolare. Per girarlo ci sono pullman e treni ogni pochi minuti. Intorno numerosi negozi, grandi arie di ristoro e di svago per bambini.
Il mio soggiorno ad Atlanta è durato cinque giorni. Anche lì c'è una differenza abissale tra la periferia ed il centro, anche semplicemente a livello architettonico! Mentre in periferia, infatti, ci sono casette piccole come quelle di Charleston, nel downtown ci sono dei grattacieli immensi.
Ho avuto la fortuna di sapere che in uno di questi grattacieli (che in realtà era un albergo molto rinomato della zona) c'era la possibilità non solo di entrare per visitarlo, ma anche di salire al settantaduesimo piano, effettuando una vera e propria visita guidata. Il primo impatto è stato incredibile, spettacolare la sensazione di guardare giù e vedere tutto così piccolo. Le macchine piccole come delle formiche e tutto intorno palazzi immensi che portavano il logo CNN, Coca cola ecc.
... Ero in America, finalmente! Il settantaduesimo piano era separato da quello precedente da una scala a chiocciola, e da un'enorme balconata che affacciava sul piano inferiore si vedevano persone, tavoli e sedie che giravano: si trattava di un piano girevole, che permetteva alle persone più danarose di ammirare il panorama per tutta la durata del pranzo.
Con binocoli ipertecnologici si arrivava a stare all'interno dello stadio di Atlanta, o in uno dei campus universitari della zona.
Una volta scesa dal grattacielo mi sono resa conto che il mio stomaco borbottava... d'improvviso era già ora di pranzo... o forse un po' più tardi! (erano già le 3 pm!!)
Per pranzo, il mio ragazzo ed io, insieme ad altri parenti ed amici che ci hanno accolto in America, ci siamo regalati un pasto all'Hard Rock Cafè, il sogno di sempre! Purtroppo ad ora di pranzo non c'era un'esibizione dal vivo... ma ecco che improvvisamente i camerieri si sono esibiti in uno show che ha coinvolto tutte le persone che stavano mangiando lì... sul sottofondo musicale di YMCA dei Village People.
Da Atlanta a Charleston il viaggio in macchina è durato circa sei ore. Una volta arrivati abbiamo alloggiato nella famosa casa sul lago di cui parlavo prima. Qui ci sono bellissimi viali alberati dove è piacevole passeggiare a piedi ed in bici... anche se gli abitanti del posto sembrano preferire di gran lunga l'automobile. In effetti gli spazi sono troppo grandi per spostarsi a piedi e non ci sono vicine stazioni ferroviarie. L'unico mezzo di trasporto adatto per chi non ama andare in macchina è il pullman. Col pullman di certo si può arrivare al centro commerciale della zona: Wal-mart. Per chi non è mai stato negli Stati Uniti, Wal-Mart è una multinazionale americana che si trova in ogni dove e che sostituisce quasi del tutto quei piccoli negozietti di alimentari e di altro genere che stanno ormai scomparendo anche in Italia. Inutile dire che è facile perdersi anche in un centro commerciale qui in America!
Attorno al Wal-Mart di Charleston ci sono moltissimi altri negozi rappresentativi delle più importanti marche americane e non. I prezzi sono davvero vantaggiosi: da rifarsi il guardaroba! A partire dalle scarpe Nike da trenta dollari fino ad arrivare a pantaloni della Levis da quindici dollari.

Ma adesso passiamo all'aspetto culinario.
Catene tipiche americane sono Denny's, Chilli's, Cici's pizza, chiken' L & A... che qui non sono meno popolari del Mc Donald's o di Burger King.
Per bere caffé, ogni tipo di caffé, si può andare da Star Bucks (anche se la cortesia del personale lascia un po' a desiderare), o da Palmetto Caffè un carinissimo posto con chalet esterni dove oltre che il caffè si possono degustare degli splendidi biscotti ai cereali, cioccolato bianco e uvetta passa, oppure muffin di ogni tipo, o, ancora, dei veri e propri pranzi. Ottime inoltre le ciambelle di Dunkin Donuts!
Nel downtown del paese ci sono tantissimi posti con musica dal vivo, che ad elencarli tutti ci vorrebbero delle ore!

Infine, per chi dovesse visitare Charleston, sarà obbligatoria la tappa "oceano". Le spiagge sono sconfinate, le onde bellissime, la sabbia compatta. Tra i posti che mi sento di consigliare, in primis Isle of Palms, subito dopo Folly Beach e Daniel Island.
Che dire... la mia esperienza negli Stati Uniti durerà ancora un mese, l'entusiasmo è sempre più vivo... spero di avervi trasmesso almeno un briciolo di quello che provo!





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