I colori della Turchia, dentro e fuori le moschee di Istanbul


I colori della Turchia, dentro e fuori le moschee di Istanbul



I Viaggi di Vagabondo
Niente tour operator, ma piccole agenzie locali in armonia con cultura e territorio.

Rural Journey: Agriturismo e case rurali ai migliori prezzi
Agriturismo e sistemazioni rurali selezionate in tutta Italia, ai prezzi migliori.

Riad e sistemazioni tradizionali in Marocco
Riad e sistemazioni tradizionali in Marocco, di tutti i tipi, per tutte le tasche.

Agriturismo e sistemazioni rurali in Francia
Agriturismo e sistemazioni rurali in Francia, dal Mediterraneo alla Bretagna.

Torna al Caffe' di Fiamma


Autore: 
Paola Caroprese

Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!
Ci sono 1000 euro in palio! Partecipa anche tu inviando i tuoi racconti entro il 25 aprile 2009. Dal 1 al 30 giugno 2009 potrai votare il vincitore ed assegnare il premio: se questo racconto ti è piaciuto, ricordatene!



03 Settembre 07 - Areoporto Orio al Serio, ore 5,10.
Io sto dormendo ancora in realtà ma senza pensare troppo al come mi ritrovo al check in, per prendere finalmente un volo MyAir prenotato a fine luglio e pagato 150€A/R. Il come non è dato di sapere dunque,ma il perché c’è ed è anche meraviglioso.
L’attesa è lunga, ma spazia tra l'ansioso e l'addormentato (la partenza porta ritardo di 20 min), una bella visione dev’essere, di noi due spalandranati sui sediolini di ferro del gate. Ma l’imbarco è tranquillo ed il volo recupera alla grande.
Siamo in Turchia, e con la nostra prima colazione tra le mani ci sistemiamo sul ponte del traghetto per ammirare il panorama. C’è frenesia tutt’intorno, pescetti arrosto e taaaanti colori. E, compreso nel prezzo, uno spettacolo mattutino: 5 delfini che gareggiano non si sa bene se tra loro o con il nostro navebus.
Sbarchiamo entro 40 minuti al porto ed un aroma forte di pesce arrosto invade le narici non ancora nel pieno della consapevolezza . Ci sono banchetti improvvisati ovunque. Al prezzo di poche Lire (turche) c’è chi offre Kebab, chi una strana macedonia di sottaceti di tanti colori chi..... tante tante pannocchie. E poi, ovviamente, panini espressi con quel pesce che odora di buono... ed una foglia di insalata, magari per non farlo sentire solo.
La via del nostro Rose Hotel contiene due parole importanti "aya" e "Sophya", cosa che ci fa andare tranquilli verso i minareti che si affacciano sul bel parchetto curato che abbiamo avanti.
Ma una nenia ci da il benvenuto. Ecco il Muezzin, lancia l’urlo – richiamo per gli altri sparsi su tutti i minareti.
Mentre cerchiamo di adattare le orecchie un tipetto insiste per aiutarci a trovare la strada giusta. "E’ la strada dove abito" afferma spavaldo, ma poi corre a chiedere informazioni ai ragazzi dentro un bar. La nostra stanza è piccola, il letto è un piazza e mezzo (due ragazzi della nostra stazza devono volersi mooolto bene per intenderci..), c’è un altro lettino minuscolo alla parete, un comodino e un piccolo armadio. Saranno più o meno così tutti i nostri futuri alloggi.
04 settembre - Sveglia ore 9 (siamo viaggiatori seri noi...)
Colazione fuori l’hotel in terrazzino, appena in tempo, poi prima tappa turistica.
Moschea Aya Sophya.
Nata come basilica, trasformata in Moschea prima, poi in museo. Dopo averla visitata arriviamo alla conclusione che sia solo una scusa per chiederci i soldi per poterla visitare, visto che di museale non ha proprio nulla.
Andiamo a zonzo ancora per un po’ fino ad arrivare al porticciolo ove siamo sbarcati. Attraversato il ponte rientriamo in un’area un tantino più "occidentale", marche note ai negozi e macchine e vestiti alla moda. Non ci piace. Torniamo indietro.

Ore 13,30 gli occhi cominciano a cadere sempre più spesso su bar e localini tipici ed in uno di questi pranziamo. Al momento del pagamento il cameriere si avvicina con una bottiglietta, niente paura non vogliono farci ubriacare, è soltanto acqua e limone per farci lavare le mani.
Poi...passeggiando, siamo entrati in casa di un tizio... così sembrava ma in realtà era un’esposizione di opere, dipinti effettuati su carta di quotidiani e poi stesi su supporto di cartoncino grezzo. Colori spettacolari.
05 settembre
Oggi andiamo alle Moschee, ma quelle vere eh.
Era una tappa da premeditare perché tocca mettere gonna lunga, pantaloni lunghi e scialle.
Giardini della Moschea Blu, foto d’obbligo... e becchiamo un signore vestito da Turco-ottomano che gira con una supercaraffa con del succo di ciliegia. Ci facciamo la foto e ne prendiamo due.
2 mezzi bicchieri per 8 lire. Non abbiamo ancora capito se il prezzo è lievitato per la foto, la sua disponibilità o per cos’altro. D’accordo ci siamo fatti fregare. Ma chissà se il signore lo sa che è finito con una foto su una guida francese delle crociere Club Med. L’ho visto io. Incredibile.
Poco più lontano c’è un altro tizio che suona pifferi e trombette.
Sembrano bellissimi, mi avvicino come una bimba. Mi invita a suonare lo stesso che suona lui, non riesco a dirgli di no. Il problema è che pare che più si lecca e sputacchia sul beccuccio dello strumento e meglio suona.. e vabbè, mi tocca.
Con 20 Lire me lo porto via: ovviamente, nel viaggio ho perso il beccuccio da leccare e sputazzare per cui quel coso non ha più suonato.. ma questa è un’altra storia.
Nel cunicolo che porta all’entrata della Moschea c’è un odorino di Taleggio. Già.. tocca togliere le scarpe e riporle in un sacchetto di plastica.
L’interno è completamente tappezzato di moquette bordeaux a fiori gialli e ci sono turisti sbracati qua e là. Niente di meno mistico si direbbe.. ma in una cappella laterale è possibile intravedere donne in Burqa che pregano e chiacchierano, un contrasto sensazionale, fa riflettere.... Le finestre invece sono interamente ricoperte di mosaici di vetro e alle pareti più alte sono appesi dei grossi medaglioni che portano scritte in arabo. E zompettare a piedi nudi su quella morbida moquette è fantastico! Ok... usciamo. Seconda tappa turistica della giornata: La "Cisterna Basilica", questa si che è uno spettacolo.
Non so quante grosse colonne sono piantate nell’acqua e illuminate sapientemente poco da lumini posti alla loro base. Si cammina su percorsi di pietra e si resta incantati dai giochi di ombre e riflessi di luce nell’acqua e dalle super-carpe che boccheggiano in quegli stagnetti incuranti di foto e turisti.
Passeggiando in piena digestione ci imbattiamo in una terza Moschea giusto di fronte al porto. Si chiama "Yemi Cami", ovvero Moschea Nuova.
Questa si che è la tipica moschea, poco turistica e molto luogo di culto. Meno caos, meno macchine fotografiche e nessuna fila all’entrata. In compenso le pareti sono bellissime ed i colori tanti ed accesi, iscrizioni fatte ad arte e una dolcissima musica di sottofondo. Mi alzo il foulard in testa.. non ce n’è, fa molto Turkish style.




Fuori dalla moschea una serie di piccoli stand e bancarelle. Ci sono quadretti colorati e immagini bellissime riproposte da artisti locali. Qui niente è abusivo, ogni pittore ha il suo bel tesserino rilasciato dalle autorità, c’è persino il gruppo "professionale" di lustrascarpe, che con i loro baldacchini puliti e luccicosi d’oro tutti in fila aspettano i clienti chiacchierando tra loro.
Tra gli artisti ci facciamo stregare dalla bravura di un ragazzo. Ha fogli prestampati con varie cornici su cui ricopia i nomi dei turisti trasformandoli in veri e propri capolavori in stile ottomano. E’ semplicemente stupefacente: ghirigori, stelline, riccioli bizantini hanno abbellito prima Proue... poi Nico... e poi via via Alessio, Davide, Camilla, Leandra .... Una tragedia avere le famiglie grandi.
Momento clue della giornata. La cena.
E qui ragazzi ci va una parentesi. Lo yogurt che danno da bere deve essere provato assolutamente come sostitutivo della bibita al pasto. E’ una delle cose che non dimenticherò mai della Turchia, e che ancora ogni tanto mi illudo di ritrovare nello yogurt aggiunto di acqua e sale e sbattuto con il robot da cucina. Una schifezza, ma ormai sono le mie madeleines....

Come è fiabesca, nonostante i suoi controsensi, la città di Istanbul.
Che dire. La Turchia vista da viaggiatori senza troppi vizi riesce a dare il meglio di sé sotto ogni punto di vista. Ma sono convinta che, come tutto il mondo, se raccontata non svela che uno spiraglio di un Mondo che per essere amato appieno deve essere per forza Vissuto. Con i propri occhi, le proprie scarpe e, perché no, con il proprio stomaco.





Homepage di VagabondoRacconti di ViaggioTop of Page





Queste pagine sono ideate, costruite e mantenute da
Matteo, Fiamma, Martino e Sarita, disegni di Matteo.
Copyright © 1999 - 2011 Vagabondo Viaggi s.r.l.
Chi siamo - Scrivici - Autorizzazione Attività - Icone.