Germania 2003
Una tappa fissa nella vita di una persona: il viaggio che segue gli esami di maturità. Esistono varie soluzioni al piacevole problema di dove andare... molti propendono per una vacanza sedentaria in qualche meta balneare classica, o un viaggio organizzato chissà dove, per i più abbienti. Non noi. Non in questa vita, almeno. La fine di una pagina di vita merita di essere festeggiata a dovere, con la giusta dose di pazzia, di mistero e di avventura. La vacanza itinerante è quello che più fa per noi, la scelta non è difficile: il nodo della questione è dove: serve una meta a portata di mano, possibilmente adatta alle finanze di due ragazzi di 19 anni e uno di 18, con quel pizzico di vita di cui comunque per ora non possiamo fare a meno. Dopo accese discussioni, la scelta cade sulla Germania. Perché una scelta tanto inusuale, o comunque alternativa, considerando che avremmo toccato poche città famose? Non c’era un motivo ben preciso, ci ispirava semplicemente l’immagine di girare per queste cittadine medievali tedesche, fermandosi lì per la notte, gustando abbondanti schweinaxe e godendoci la favolosa birra locale di cui troppo poche volte avevamo potuto avere un assaggio.
L’itinerario si basa per metà sulle conoscenze personali del sottoscritto, che in passato era già stato in alcuni paesi tra cui Rothenburg e Garmisch, e per l’altra metà sul semplice intuito, come la tappa al paese di Regen, immerso nella foresta bavarese, di cui non sapevamo quasi niente.
1° giorno
Partenza da Padova alle 07:30. La fiammante Peugeot 206 è riempita come un uovo. Qualche problema al casello per la nostra scarsa esperienza autostradale, e poi si parte. Passando per l’autostrada del Brennero, dopo aver sbagliato strada qualche volta (un buon inizio, se si sbaglia strada per prendere la più semplice delle uscite...), arriviamo nella disastrata autostrada austriaca (da anni ridotta a una corsia da eterni lavori in corso), e ci fermiamo a mangiare poco dopo Innsbruck, ai primi cenni del passo. Quasi a voler punire un nostro proclamo di sfida alle sfere celesti lanciato durante il piacevole pranzo, si scatena un diluvio accecante che ci costringe a fermarci al primo paese che troviamo. Il tempo successivamente migliora, e alle 16:30 siamo alla prima tappa, Garmisch Partenkirken. Il paese è una rinomata meta turistica alpina, e i prezzi riflettono questo fatto. Troviamo un alloggio, 35 euro a testa per una tripla con servizi al piano, e dopo qualche giro di shopping mangiamo in un interessante ristorante sloveno: tutti i gasthof tipici erano o pieni o troppo cari, e in ogni caso troppo turistici. Altro ci vuole per noi che una semplice weinerschnietzel. La vita non manca, e terminiamo la serata in un tranquillo pub a gustarci la prima vera ondata di birra tedesca.
2° giorno
Partenza da Garmisch, ci immettiamo nella Romantische Strasse, la strada dei borghi medievali. Dopo poche ore di marcia scendiamo a visitare Augusta (Augsburg): degna di nota la cattedrale e il birrificio, e soprattutto l’enorme stinco di maiale arrosto consumato dal sottoscritto a pranzo. Sarà il primo di una lunga serie. Dopo aver ripreso la macchina sotto un sole cocente, lasciamo Augusta e proseguiamo senza una meta precisa. La strada è piacevole, e pur non fermandoci ad ogni paese (non avrebbe molto senso), possiamo comunque ammirare il motivo per cui questa strada è tanto famosa. Raggiungiamo Dinkelsbuehl, tranquillo paesino sulle colline, e ci sistemiamo nel campeggio cittadino. In centro c’è poca vita, tutti attendono l’inizio del festival medievale distante pochi giorni. Qualche problema linguistico ci costringe a mangiare un piatto pseudo-italiano quando attorno a noi i camerieri stavano portando fior di stinchi e bratwurst. Pazienza, ci rifaremo. Anche il piano B, rifarci col dolce, fallisce: non capendo la cameriera che ci stava dicendo "la cucina è chiusa�?, siamo costretti a ordinare una birra "di cortesia�?. Alla fine non troviamo di meglio che una gelateria italiana, che per noi equivaleva a una mezza sconfitta. Dopo esserci persi tra i campi, raggiungiamo la tenda. Niente da segnalare su Dinkelsbuehl, a parte una piacevole architettura tipicamente tedesca.
3° giorno
Partenza da Dinkelsbuehl, la meta del giorno è il famoso borgo fortificato di Rothenburg, che di tutti i luoghi toccati dalla Romantische Strasse è il più turistico. Facciamo colazione con dei meravigliosi dolci bavaresi in una pasticceria. Degna di nota è la curatissima esposizione di armi medievali, dalle alabarde svizzere alle poderose Claymoore scozzesi o i raffinati "rapier�? spagnoli. Non manca la presenza italiana. Molti negozi sono dedicati all’arte secolare della produzione di bambole, che qui non ha mai smesso di rappresentare un’attrattiva. Mangiare spendendo poco si rivela un’impresa impossibile. Ripartiamo nel pomeriggio, prossima fermata Norimberga. L’arrivo è per le 18 circa, e dopo aver trovato un convenientissimo hotel (4 stelle in centro, 25 euro a testa per la tripla, colazione inclusa: unico problema, il tram notturno che passa vicino) ci precipitiamo in centro prima che i negozi chiudano, e riusciamo a fare qualche buon affare. La cena, nonostante arrivi dopo un’estenuante camminata in cui sembrava che il ristorante giusto non arrivasse mai, è memorabile, su un locale in riva al fiume che propone il meglio della cucina tedesca (che non mi stancherò mai di dire, non si può descrivere a stereotipi).
4° giorno
Lasciata Norimberga arriviamo presto a Regensburg, o Ratisbona, bella città universitaria dall’architettura tipicamente mitteleuropea. Sbrigata subito la formalità della sistemazione, abbiamo tutto il giorno per goderci la città, che si presenta molto viva e decisamente accogliente. Le strade sono piene di giovani da tutto il mondo, Regensburg infatti è una delle università più rinomate di Germania. La sera si cerca un gasthof dove gustare la specialità locale, le salsicce bianche. Guidati da un infallibile fiuto, riusciamo nell’intento. Poche volte si esce insoddisfatti da un ristorante tedesco. La pioggia rende il tutto più suggestivo, e gustarsi una gulaschsuppe calda con alle spalle i vetri che grondano gocce d’acqua è una sensazione impagabile. Tentiamo di passare la serata da un locale all’altro, ma il ritmo che teniamo durante il giorno ci impedisce di essere propriamente in forma nelle ore piccole.
5° giorno
Da Ratisbona all’incantevole foresta bavarese, in cui anche solo guidare è un grandissimo piacere. Troviamo con qualche difficoltà il campeggio locale, e dopo qualche ora di svago andiamo in centro, in tempo per scoprire che la sera è prevista una sagra paesana, la pichelsteinerfest. Tuttora non siamo a conoscenza di cosa sia il pichelsteiner: da quel poco che abbiamo capito, si tratta di un piatto a base di cavolo che viene servito e consumato in un calderone. L’atmosfera è comunque idilliaca, la birra scorre a fiumi e i tendoni con le enormi tavolate traboccano di gente. Prudentemente, scegliamo di mangiare lontani dalla sagra, ma ci tuffiamo dentro subito dopo. A parte qualche ubriaco di troppo che minaccia seri guai, ci divertiamo parecchio in questa Oktoberfest in miniatura. A rendere tutto più umoristico, il fatto che per tutta la sera abbiamo tentato di capire cosa stessimo festeggiando, cosa fosse quel benedetto pichelsteiner. La serata prosegue fino a tardi, e con qualche problema dovuto alla scarsa illuminazione della strada torniamo alla tenda.
6° giorno
La mattina ci svegliamo tardi e facciamo colazione al gasthof del campeggio, conversando coi simpatici proprietari: non si vedono molti italiani da queste parti, e lo notiamo dal fatto che la nostra reputazione qui è ancora molto alta, mentre nelle città abituate alla presenza massiccia di nostri connazionali si può intuire una certa ostilità verso questo popolo di casinisti. Ultima tappa, Monaco. Di tutte quante è la più classica, la più consueta, la più banale.... Ma è anche una tappa obbligata, se si gira per la Baviera. Problemi a trovare una sistemazione a basso costo, alla fine troviamo un compromesso tra prezzo e qualità spendendo circa 40 euro a testa. La vacanza si è comunque rivelata più costosa del previsto. Dopo una breve passeggiata ad ammirare i dintorni della Marienplatz (tutto già visto in passato), non resistiamo alla tentazione e cediamo al fascino tutto tedesco dell’Hofbrauhaus, la "tana�? di una delle sette sorelle di Monaco, la Hofbrau. Tutto molto costoso (un litro di birra costa oltre 7 euro), ma una birra così buona si può trovare in pochissime parti del mondo... almeno così intuisco, perché finora non ne ho trovata di meglio altrove. A partire da una certa ora tutta la gente ha bevuto un po’, e inizia a cadere la distinzione tra conosciuti e sconosciuti. Ci si può trovare a parlare contemporaneamente con una comitiva di americani, di cinesi e di tedeschi, a volte mischiando tedesco e inglese, ma divertendosi come dei pazzi. Il ritorno in albergo presenta qualche difficoltà data la sparizione della mappa, e siamo costretti a prendere un taxi.
7° giorno
Giornata dedicata a smaltire la serata precedente. Sveglia molto tardi e passeggiata per il centro, in attesa dell’evento serale, ovvero la cena in un ristorante in Marienplatz che tutti noi conoscevamo da una gita scolastica di qualche anno prima, di cui abbiamo dimenticato di segnare il nome, che comunque era simile a "bauschmarhaus�?. L’ultimo pasto in Germania è il migliore: piatto con 7 tipi di salsiccia, carne affumicata alla perfezione con contorno di canederli di pane e patate, oltre alla consuete zuppa introduttiva. Il destino ci consente di provare finalmente il meraviglioso Kaiserschmarrn, piatto austriaco adottato dai bavaresi, servito con confettura di albicocche calda. Una vera meraviglia che non poteva essere dimenticata. Degna di nota è anche la bavese alle prugne. Riproviamo a tornare all’Hofbrauhaus, ma l’ora tarda impedisce di trovare posto nelle tavolate.
8° giorno
E’ il momento di rientrare. Questa vacanza ha detto tutto ciò che aveva da dire, è andata perfettamente secondo i piani e non ha presentato nessuna difficoltà e nessun lato negativo. Tutte le città visitate sono state interessanti, e mai uguali l’una all’altra. L’itinerario della Romantische Strasse, che da Fussen conduce a nord, è estremamente piacevole, e degna di nota è la soluzione del viaggio in bicicletta che percorre appunto questi itinerari. Il viaggio si conclude alle 17 col rientro a Padova. Da quel momento in poi tante cose nelle nostre vite cambieranno, com’è normale che sia. E’ servito questo viaggio senza una meta precisa a fare da spartiacque tra l’adolescenza e l’età successiva: nonostante la meta fosse a portata di mano e di certo non sperduta, il senso di avventura ci ha pervasi per tutta la settimana, e il viaggio dell’anno successivo in Portogallo ne sarà la naturale conseguenza.


