Due buoni compagni di viaggio...


Due buoni compagni di viaggio...



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Agriturismo e sistemazioni rurali in Francia
Agriturismo e sistemazioni rurali in Francia, dal Mediterraneo alla Bretagna.

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Autore: 
Chiara Castelli

Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!
Ci sono 1000 euro in palio! Partecipa anche tu inviando i tuoi racconti entro il 25 aprile 2009. Dal 1 al 30 giugno 2009 potrai votare il vincitore ed assegnare il premio: se questo racconto ti è piaciuto, ricordatene!





Un viaggiatore è un viaggiatore ovunque si trovi, quando esplora coste battute da venti lontani o quando si avventura per nuove rotte sulla strada tra casa e ufficio. Quando un viaggiatore si scopre tale e parte per la prima volta, il suo viaggio non finirà mai.
Il nostro viaggio iniziò nell'estate del 2003. Dopo 5 anni di relazione eravamo stanchi l'un dell'altra e ci eravamo già lasciati due volte in pochi mesi. A luglio eravamo comunque insieme a chiederci dove passare l'intero mese di agosto. Non so come ci venne l'idea di partire con la tenda e girare l'Europa occidentale, davvero un'idea strampalata considerando che io non avevo alcuna esperienza di campeggi. Eppure dopo un paio di settimane di preparativi eccitati su mappe e appunti raccolti su esperienze di amici di amici partimmo.
Quel 03 agosto 2003 partimmo da turisti, barricati dietro i nostri foglietti in cui avevamo previsto tutto e invece, già quel primo giorno, il viaggio prese il sopravvento e ci fece pernottare a sorpresa in un campeggio a Bordighera durante un raduno di pittoreschi giramondo attrezzati con vecchi Wolkswagen e furgoncini Citroën con tanto di fioriere ai finestrini. Divertiti, ci scoprimmo viaggiatori.
La prima tappa prevista era Port Lligat, alla scoperta di Salvator Dalì, della sua casa con la gabbietta da grillo in camera da letto, il suo museo con le deliranti opere e la sognante caletta che accoglie il tutto cullandosi tra scogli e barchette. Ci fermammo una notte e un giorno ma dovemmo pernottare nel secondo e ultimo campeggio di Port Lligat, l'altro era pieno. L'Arola, campeggio fin dagli anni '50 a giudicare dalle cartoline gloriosamente vendute al miserrimo spaccio, altro non era che un parcheggio di terra battuta con due bagni piuttosto malconci ma superammo brillantemente la prova di ardua sopravvivenza.
Da Port Lligat ripartimmo alla volta della brulicante Barcellona, non basterebbe un mese per vederne metà, noi ci soffermammo appena un giorno ed una notte. Barcellona sembra un dipinto a gessetti, irreale e fantastico, destinato a sciogliersi alla prima pioggia. E invece resta lì, irriverente e goliardica, in un eterno ed intaccabile equilibrio. Dopo aver visitato la Sagrada Familia, Park Guell, Casa Batlò e la famigerata Rambla, pernottammo in un campeggio di periferia, a lato di una bella spiaggia sabbiosa e partimmo da Barcellona con gli occhi traboccanti di colori e armoniche concrezioni urbane alla volta di Granada.
Facemmo tappa un paio di giorni a Xabia, per spezzare il tragitto e goderci un po' di mare. Di questi due giorni posso dire di non aver mai sentito tanti grilli e cicale cantare tutti insieme. Eravamo attoniti, notte e giorno un suono dolcissimo, assordante, acuto, spaventoso; ci sopraffaceva, eravamo piccoli come un grillo di fronte a quel fantastico gigante della natura che si palesava sotto forma sonora e che, era ovvio, poteva schiacciarci quando si fosse stufato della nostra stupida presenza.

Scappammo dal fiabesco mostro di suono rintanandoci nel deserto di Tabernas dove regnava un vento silenzioso. Qui, dove vennero girati i favolosi Spaghetti Western, eravamo soli e ancora più piccoli davanti a questa terra che si presentava come un enorme e smisurato vecchio, troppo annoiato per volerci schiacciare, che ci lasciava gironzolare in macchina soffiando di tanto in tanto folate calde che muovevano la sabbia e gli sterpi morti. Da diversi giorni ormai eravamo a caccia di sorprese, non sfogliavamo più le pagine scaricate da Wikipedia, ci lasciavamo trasportare dalla strada; il deserto fu il nostro parco divertimenti per mezza giornata, scattammo foto all'impazzata mentre giocavamo ai cow-boy.
A seguire il deserto ci accolse la Sierra Nevada, arrivammo fino a 1.300 m. Mi colpì moltissimo passare nell'arco di un'ora dalla terra arida di uno dei quattro deserti europei, al paesaggio montano e freddo della Sierra Nevada, per poi scendere nuovamente nella gola calda della favolosa Granada.
Granada, la città melogranica, puoi gustare una serata di flamenco, assaporare colorate teterie, odorare le bancarelle di spezie d'oriente, ed infine devi perderti nell'Alhambra, dove il tempo si ferma in un tuffo di moresca regalità. Ci fermammo due notti pernottando in una pensione appena sotto l'Alhambra, pulita e davvero economica. Tutto all'interno era rivestito di piastrelline colorate nello stile arabeggiante della città, ci sentivamo parte di una storia di sceicchi, principesse e geni della lampada. Granada è una città che fa sognare. E' la città per tutti, dove si sono unite in un tripudio trionfante due religioni, due culture, due architetture, e il risultato è sotto gli occhi di tutti da secoli, a dispetto della triste attualità. E attuale è l'antica perla della città, uno spettacolo riservato agli ospiti più illustri di un tempo e ai visitatori di oggi, ci si arriva solo dopo aver visto cortili sfavillanti con statue leonine e camere principesche, dopo che gli occhi credono ormai di aver visto tutto lo splendore possibile, ecco la vera ricchezza degli antichi abitanti dell'Alhambra: l'acqua. Imperlata da giardini che ne esaltano la preziosità, incanalata tra vialetti perché il visitatore possa goderne della raffrescante vista. Quanto abbiamo da imparare da Granada!

La fermata successiva fu Tarifa. La porta dell'Europa per l'Africa. Qui ci sorprese l'idea di traghettare nell'altro continente per un giorno e mettere così per la prima volta il nostro piede in Africa. Dal traghetto si viene accolti in Marocco dalla bandiera rossa con stella bianca, sbatacchiata dal vento, e lo spettacolo che si apre oltre è quello di una città portuale divisa tra antico e moderno. Visitammo velocemente in pullman la città moderna con i palazzoni e poi venimmo risucchiati dalla Medina che sembra letteralmente chiudersi su di te, con i suoi mercati nelle strade, la gente che ti offre bizzarrie d'ogni sorta. Ci portarono in un bazar preconfezionato per noi turisti dove mi feci allegramente spennare comprando di tutto, anche un saccone di tè alla menta che insaporì l'auto per il resto del viaggio.
Erano passati 11 giorni dalla partenza e facemmo il nostro ingresso in Portogallo. Qui nuovamente il viaggio prese il sopravvento e, complice un vasto incendio che distruggeva quella verdissima terra, ci fece dirottare dalla polizia portoghese a Sagres.
Ci fermammo in questo idillio una settimana, tra spiagge coperte di bruma mattutina e cenette di gamberoni a lume di candela al prezzo italiano di una pizza. Ci iscrivemmo anche ad un faticosissimo corso di surf ed infine il 20 agosto entrammo in Lisbona percorrendo il famoso Vasco De Gama. Passando a fianco della statua del buon Simon Bolivar girammo questa graziosissima città con architetture sognanti d'altri tempi.

Il 22 agosto dovemmo ripartire, il programma prevedeva il rientro con tappa a Madrid e poi a casa via Barcellona e costa francese. Invece, cavalcando un'ispirazione del momento, ci fermammo a Toledo, città di antiche glorie, famosa per i suoi acciai e di cui avevo sognato alle elementari. Passando poi i Pirenei visitammo Lourdes e poi Carcassonne, un falso storico dell'amico Viollet Le Duc che ha restaurato mezza Francia secondo le sue fantasie, o quasi.
In Provenza, sulla strada del ritorno, incappammo in un cartello stradale che indicava Avignon. Non resistemmo. Lo seguimmo per vedere con i nostri occhi dove si arrocca un papa in cattività e restammo affascinati dall'arrogante palazzo papale, la cui architettura imponente e assoluta ricorda i più recenti palazzi littorici, eretto al fianco di una chiesa di modeste dimensioni.
Da quel 3 agosto non smettemmo più di viaggiare ed il 25 aprile, data ultima per la consegna di questo racconto, nella Chiesa di Sant'Antonio Maria Zaccaria a Milano, io e Andrea ci sposeremo per continuare il nostro viaggio insieme che ci porterà lontano, verso luoghi imprevisti ed improbabili.
Ci lasceremo trasportare, abbiamo scoperto che è meraviglioso.





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