Barcellona di Giannandrea


Barcellona di Giannandrea



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Autore: 
Gianandrea

Ho chiesto ad un amico, a Giannandrea Jacobucci, che è stato con noi a Barcellona, ma che ha girato molto da solo, facendo esperienze diverse dalle nostre, di raccontarcele un po'. Come vedrete se lo leggerete, merita a pieno titolo la qualifica di Vagabondo. L'ho anche incoraggiato, ma non ce n'era bisogno: questo fiume lavico che vedete ha subito (ahi! com'è il passato di prorompere.. prorotto, proromputo... prorompette) ....insomma avete capito.
Fiamma

L'autore Scusa... scusa... il ritardo Fiamma... giorni concitati.... e terribili per il caldo... eccomi comunque questa mattina a riversarti le mie ( poche ) conoscenze derivate dall mio etno-trakking.... Bene partiamo dai dati certi e dalle curiosità.... Da non perdere... da non perdere.. esplorazione pressochè museale al negozio DRAP, carrer del pi 14....assolutamente , dicevo assolutamente tutto quello che noi umani usiamo, fabbrichiamo e ne godiamo ad una "scala di casa di bambola" (che non è la scala del trenino Marklin o Rivarossi).......emozionante per un architetto che può inseguire con il naso sulle vetrine interne del negozio (piccolissimo) i suoi sogni di professionista scala al 20 o al 10...."tutto-quello-che-ha-disegnato-e-non-ha -osato-immaginare-alla-scala-del-disegno". Il tutto arredato da due mature signorine (credo sorelle)...che vendono trapunte lillipuziane od abat-jour come farebbe chiunque in un normale negozio del settore (modello Large)... Curiosità ancora con "el ingenio", rauric 6....negozio di "curiosità e magia" per maghi... aspiranti maghi ... curiosi... aspiranti curiosi.... con una vaga punta che scivola nell'orrorifico... attraverso maschere di gomma... od altri ingredienti idonei al cinema od al teatro horror.... fino ad arrivare al carnevalesco.....i nsomma ai coriandoli ed alle stelle filanti Questo denuncia una naturale propensione del catalano e dello spagnolo in genere per il mascheramento, lo scherzo, comunque per cercare qualunque pretesto per far festa o divertirsi . Ancora degno di esplorazione etnologica "la sombreria mil barrets y gorres" antichissimo (e fascinoso) negozio di cappelleria (il nome dà l'idea che all'origine il negozio sia stato inglese... ed in effetti potrebbe, per le stigliature, essere londinese)........ tanti cappelli di ogni foggia per ogni testa... anche cappelli curiosi come quelli da esploratore coloniale.......... e sono stato molto indeciso se comperarlo .....Non lo ho fatto.... Poi naturalmente baschi blu, neri, rossi, verdi, azzurri, gialli, insomma baschi di tutti i colori... è in carrer fontanella 20., In una scapigliata viuzza irta di negozi che vendono paccottiglia per turisti.......Giapponesi.
Ristoranti di sushi.
Fuji, balmes 203 ....non provato, ma entrato. Parte alta della città... Sembrerebbe un aristocratico ristorante di quartiere... D'altronde (spero si scriva con l'apostrofo) quel quadrante (diagonal+via augusta) lo ho paragonato ai nostri parioli.
Hello sushi....vicino alle ramblas-junta de commerc 14... giovanile... quasi american bar...stle californiano...come si dice qui da noi....
Kioto Pagoda....ibrido cino giapponese...con padrone sudato..che tocca il tuo pesce con le mani mentre lo prepara però ti racconta che ha sposato una spagnola...c he ha i figli (giap) che tifano per il barcellona e che vanno alla corrida.... mentre lui segue "via satellitare" un tormentone giapponese a tutto volume... prelevato direttamente in tempo reale dal Fisijama... dove a quel punto dovrebbe essere mattina... Tutto questo può essere goduto (sudore compreso) in junto plaza san jaime al 17
.....avrei molte altre cose da dirti... ma non mi va di farti un asettico elenco delle mie scoperte ( se poi di scoperte si tratta)....preferisco.... ma non me ne volere... proseguire quando torno... dove introdurrò motocicli quartieri cinesi ed altri ammennicoli----
Bè ciao...giannandrea
La scrittura.... credo contenga più di un refuso ( che bella parola per coprire la propria ignoranza)...

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Benone, Giannandrea, vai fortissimo, aspetto il resto. Non ti preoccupare per i refusi, io ormai li elimino ad occhi chiusi.
Fiamma.

L'autoreGazie, mi fa piacere che queste "leggerezze" ti piacciano..... proseguo....
Non lo ho fatto.... non ho fatto in tempo, ma avrei voluto affittare un motorino per emulare Gregory Peck.... nominato sigh.... in queste ore, causa trapasso....(anni 97), in "vacanze romane" con la Audrey dal vitino di vespa.... L'idea del motociclo in una città dalla temperatura languida... che ti consegna un angelicato stato di benessere... che questa torrida roma ci sta facendo in questi giorni dimenticare era fortissima... Sarebbe stata l'equivalente della bici per il vecchio ciclista padano, abituato da sempre ad andare al lavoro all'alba tra le sue brume.... o del vecchio coltello milleusi... da buttare per primo nel frusto zaino per l'imperterrito viaggiatore solitario. Io il motorino ce lo ho nel sangue! sono ormai più di quaranta anni, che.... pressoché ogni mattina... adducendo qualunque motivazione al (talvolta) impervio clima romano... lo scelgo... l o preferisco e lo inforco...... Ne stringo i finimenti e regolo le staffe (si fa per dire) e via giu tra pioggia ...o freddo glaciale.... od a ancora caldo.... caldo.... caldo . La gente poi crede che il motorino sia fresco... che l'aria insomma che ti circonda (ma che ti colpisce è meglio) sia refrigerante, quando il paesaggio di asfalto torrido...(come grigia melassa) tenta viscosamente ...come mostro alieno di inchiodarti, alla tua superficialità di centauro. Il motorino, la moto è una modalità di pensiero, una qualità di solitudine... un impalpabile ragionare moderatamente affrancati dalla gravitazione universale. E' odorare di più.... ascoltare dolorosamente) di più... è conquistare lo spazio tempo (della città per esempio) con la possibilità (osservativa.....che l'auto offre meno)....almeno... almeno in due modalità di superficie, (ma ce ne sono e ce ne potrebbero essere infinite di più.....)...modalità walking (da 0 a 4 all'ora) modalità cicling (da 4 a 40).... Beh a me .....servono tutte e due! Per una lettura (per una prima lettura) naso contro vetri... naso all'insù... naso incuriosito....... è poi il fiuto che ci conduce, attraverso le nostre mute mappe dell'anima ...ad inseguire ...od a perseguire... solitari (compulsivi) percorsi " a la recherche " di qualcosa che abbiamo perso.... o che non troviamo più nelle tasche del nostro Karma... Per una prima lettura dicevo..... l'insostituibile Timberland... o l'impareggiabile classica Superga (tollerato lo sfibrato mocassino da barca)....sono assolutamente insostituibili.... Protesi mentali dell'etno-architetto... hanno la stessa valenza degli affilati coltelli per il sushi-man... che silenziosamente (e ritualmente) li estrae dal vissuto fodero in pelle... godendo non solo della loro vetustà (la stessa che accompagna l'età della sua "saggezza professionale").... ma quasi (ed ancora) caricandoli animisticamente di una qualità esperienziale... che potrebbe vivere o manifestarsi anche in sua assenza... Ecco tutto questo ed ancora (ed ancora) sono..... (ma io sono un feticista) questi oggetti che sustanziano con me.... per me.... il "sense of voyage"...Per un "ripasso" come credo di aver fatto capire, poi ho la fisiologica necessità del motorino! Ed ecco perché già da roma strombazzavo ai quattro venti ...questo mio desiderio.... ripetendolo mantricamente a tutti coloro che incontravo e che avrebbero con me condiviso il viaggio.... Beh, anticipo che il mio viaggio in tal senso non lo ho completato....a ndrò agli esami dei ricordi senza il finale "ripasso" . Non lo ho affittato... e questo è motivo di dolore sordo ogni volta che decido di aumentare la salivazione dei ricordi che si riferiscono a Barcellona Per chi non vuole avere rimpianti... o complessi di colpa.... per chi ormai è vulcanizzato con ogni clima ed evento alla sua sella... per chi ha necessità fisiologica di una leggera brezza che lo tenga (fascinosamente) disordinato nei capelli.... almeno a barcellona la due ruote la può affittare ai prezzi correnti (30/40 euro insomma) da Budget Corporation avenida Tarradellas 35 trel.934102508 od ancora Over rent SA avenida Tarradellas 42 tel .934052660 od ancora ancora Vanguard Rent a Car villadomat 297 tel 933433880......ancora ciao..... proseguo?.....

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Vai, vai, aspetto anche il jazz
Ciao
Fiamma.

L'autore Proseguo cara Fiamma...perchè ...non so se si vede ( ma credo di si) a me lo scrivere piace.....

Dunque questa volta parlerò dei frutti raccolti... in una lunga "sgambata" che mi ha visto protagonista di un attraversamento "mare monti" di tutta la città... dal porto, appunto fino al parco Guell ( e ritorno)...Parlerò di questa TAC, tomografia assiale computerizzata che la città di Barcellona, mi ha concesso per conto della mia lunga e solitaria "promenade" (...ma ci tengo a dire che il mio carattere è invece piuttosto dedito al compagnonaggio)..Solitaria perciò..... causa..... "mancanza partners".... Va però riconosciuto che in una parte profonda, o forse è meglio dire meno superficiale, del vecchio "Withe wonther"...o se preferite del leggiadro entomologo con la sua retina di farfalle (è una immagine che preferisco)..c'è la consapevolezza che l'improvviso incontro con la tigre che esce dal busch... e ti guarda fissamente... o l'incontro con la svolazzante e rarissima farfalla "Vanessa Io" avverranno solo... se ci si sottoporrà, come in piena cultura animista od induista ,a piccoli sacrifici.... Per il cacciatore bianco ed il leggiadro entomologo... la coscienza del sacrificio rituale è contenuto nella mancanza di condivisione fisica (ma non dei loro racconti.... come potete vedere).. nella pratica solitaria (e perciò silenziosa e più vigile)...dell'esplorazione della "giungla d'asfalto"....
Ma cominciamo con ordine...... Dopo la lunghissima camminata che mi aveva visto ridiscendere, quale lungo (ed affatto sinuoso) fiume tutta la Diagonal, secondo me una tra le strade più belle di Barcellona (dove gli appartamenti vengono esitati a circa trenta milioni delle vecchie lire italiane al metro quadro),(...parola di lupetto...il dato lo ho preso proprio sulla Diagonal... da una vetrina di una agenzia immobiliare che esponeva, con dovizia di particolari... foto...requisiti del "piso"....ed anche la cifra richiesta), dopo esser partito dicevo da Palau Real o dall'Universidad se preferite, ed esser scivolato attraverso Plaza de Francesc Masià, rotolando ( o caracollando... erano le ore calde del primo pomeriggio)..verso Eixample... incontrando una umanità tutta dedita al godimento fisico della Diagonal... fatta di proposte "francesizzanti"; brasserie, baretti, tavolini all'aperto, ombrelloni aperti sui larghi marciapiedi che talvolta in un singulto dell'arteria, venivano scapigliatamente consegnati, quali istmi o piccole penisole del benessere, a chiunque (avendo un po di sale in zucca) preferiva la sosta..... anche io dicevo, approfittando di queste insule rinfrescanti, arredate da nipoti e nonni spagnoli, con evidenti segni di serenità, o da mamme (o da papà) che non avrebbero sfigurato in un nostro remiero circolo romano.....(ma dove è la Spagna dei miei 18 anni... quella delle vacanze economiche... quella scelta dai tedeschi, dall'immancabile calzino corto su sandali... e da una imbarazzante arrossatura che non sublimerà mai in abbronzatura?)....volgevo con una andatura ondivaga...(ma era il caldo)...arredata da frequenti soste... che permettevano ai miei piedi di prendere congedo per qualche minuto dai miei mocassini, verso la parte bassa della città che.... (secondo la mappa si sarebbe ricongiunta al mare ipotizzando di percorrerla tutta) verso Barcelloneta, dopo le spiagge insomma, di Bogatell o di Mar Bella. Ma.... ma il mio "moto da luogo"...non mi imponeva affatto ...come non mi ha mai imposto... obbiettivi finali. Il viaggio... il percorso... l'attraversamento....è stato sempre per me una “modalità" piuttosto che un perseguimento. E..... circumnavigati ( talvolta... come capo Horn a rispettabile distanza) gli inossidabili “archetipi architettonici", già visitati in precedenti viaggi e nei giorni precedenti (la visita entomologica prevede un iniziale rapporto con il territorio e con i suoi punti caldi)...."archetipi" che arredano pressoché ogni città.... quasi lame di tarocchi che interpretando le innumerevoli combinazioni si presentano... apparentemente con geroglifici ed "architetture" sempre nuove....... ma invece poi prevedibili (nella loro archetipicità)....Onorati della mia (pia) visita i mostri sacri dell'architettura catalana .....mi rivolgevo invece alla "città altra" alla città etnologica.... quella fatta di segnali minimi..... di tracce appena accennate... Mi ripiegavo sull'osservazione dei volti ( che sono storie.... che sono case)...all'indolenza dello stare.... alla velocità dell'attraversare (passeig de gracia).....alla qualità del vivere... all'opulenza del commerciare... alla dignità del rappresentarsi....I ntanto (ma sarà oggetto di una altra riflessione)...rilevavo la mancanza di segnali. (che purtroppo ben conosciamo), di un proletariato per come lo intendiamo noi italiani. Il proletariato può essere sostituito in una società in forte accelerazione da un neoproletariato, più mimetico, più sfumato, meno individuabile.... ma ci sono dei segnali secondi che la città offre.... inequivocabili. Ma non è di questo che voglio parlare in questa "stanza". La famosa farfalla dell'entomologo, il leone del cacciatore... imprevedibili ambedue... e perciò così serotonici ( nella scala del piacere anche la sorpresa... è un momento fisico di voluttà)...si rappresentarono di colpo (ma credo di essere entrato nella foresta qualche attimo prima e di non essermene accorto)..nella scoperta di essere nel bel mezzo di un quartiere nel quale... commercio, volti,suoni, erano tutti "cinesi"...Insomma un quartiere cinese come quello che bene i romani conoscono nel quadrante di piazza Vittorio. Il nostro quartiere, (parlo di Roma ) è invero piuttosto multietnico; dire neri è dire venti stati africani e dire cinesi (una generalizzazione riduttiva) vuole dire orientali in genere. Nel caso di Barcellona invece le vie si presentavano più specializzate... Sequenze di ristoranti con le immancabili lanterne rosse (che la sera nella loro lunga teoria avrebbero dato molto carattere e ....poca qualificazione commerciale), laundry e tintorie... perchè in ogni meridiano sono gestite da cinesi, negozietti esili esili (nel senso di non arredati e con all'interno... il tutto orientale. Binocoli,vestiti da donna con gli spacchi di ogni colore e foggia, coltellini , ventilatorini a batterie, scarpe cinesi, rasoi elettrici, imitazioni di scarpe sportive da jogging, radioline e radiolone, portachiavi mascherati da accendini, accendini mascherati da portachiavi, lucette laser, tronchesine per unghie da orco, ed ancora imitazioni di ogni cosa "pronto moda" dagli accessori ( ma qui tutto è accessorio) alle magliette, pantaloni, (ma molto più sciatto e tirato via) e esibito per come lo racconto in un disordine..... che è ridondanza visiva... e che gli entomologi della piazza vittorio romana conoscono perfettamente. Il tutto (questo non lo ho mai scritto ma credo che sia la scoperta più interessante) esibito su imbarazzanti manichini ...salme assolutamente rigide, dallo sguardo fesso e rapace esibiti nella loro figura di donna occidentale immediatamente dietro al vetro della vetrina, tutte in fila e... per la loro rigidità cadaverica poggiate obliquamente su di un lungo appoggio. Quale gioco del "gran Guignol", queste donne addormentate ad occhio aperti, dal volto, come dire, disegnato ma non capito, sembrano attendere un altro mago che sciolga il loro incantesimo di massa. Le stesse che a Roma!. Esibite ugualmente come a Roma!. Sorta di polene verso la città, monoliti dell'isola di Pasqua che guardano l'infinito mare del mercato globale, con dietro navi e boat people di cinesi al lavoro dietro vetuste macchine da cucire che producono nella loro alacrità lavorativa un forte ronzio alieno (questo mi immagino nel vederle)! E poi scritte.... scritte.... scritte strictly cinese.... ragazzini giocosi.... vecchi dignitosi e seduti su arredo architettonico personale (sedie + tavolini che vengono con loro e ripartono con loro) concentrati in loro giochi incomprensibili, un qualcosa che sta tra dadi, carte, e filetto, e che cerco di capire inutilmente... Alla fine deduco che è un gioco senza regole e che i vegliardi si divertono a mimare calorosamente vittorie o perdite, dipingendo i volti di disappunto o di gioia per "infinocchiare" (con grande loro divertimento) i pochi turisti che si sono persi o che navigano "fuori delle acque territoriali"! Tutto qua. Semplicemente........ Anche Barcellona ha un suo quartiere cinese... semplicemente!...E probabilmente e semplicemente ogni città ormai ha un suo quartiere cinese, con i suoi nonni che si divertono ad imbrogliare i turisti, i bambini che giocano rumorosamente ma "in lingua", teorie di lanterne rosse che raccontano di involtini primavera e di riso cantonese e manichini polena che guardano (con sguardo fesso) il mercato globale.
A Barcellona nei quadranti che vanno da calle Trafalgar a scendere e a salire... carrer Casp,carrer d'Austrias... e loro dintorni..
Bè ciao.....

non letto.... non corretto per la fretta.... cestinalo pure se credi......... ci sentiamo in giornata... grazie....

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Aspetto sempre il jazz....
Fiamma.

Parte dell'autoreJazz... si parla di jazz........ Si parla di serate fumose......(non le mie comunque, non fumo)....si parla di swing... si parla di piedi che compulsivamente ( "a.... prescindere"...come direbbe Totò)...battono il tempo.... Si parla di immaginario.... di baiadere.... di lucciole...... di birra... birra e whisky. Jazz... jazz....si parla di jazz.... di neri che battono sui tasti di un pianoforte, bianchi come i loro denti.... e che sorridono verso il nero del pubblico, esibendo denti bianchi come i tasti... Jazz... jazz.... si parla di jazz..... dell'esperantico jazz.... del babelico.... multiforme, plastico jazz...... del suo linguaggio... del suo grido... del suo sussurro... delle sue contaminazioni... della sua androginia... della sua violenza... della sua dolcezza.... Jazz... jazz..... jazzzzzzzssssss..... Lui ( ho ripetuto jazz troppe volte)... Lui..... Lui è in ogni luogo... si forma in ogni luogo... .è (anche Lui) la sostanza di un luogo. Musica e linguaggio sono le parti più "dure" dell'etnologia e dell'antropologia......l e più performanti... le più penetranti... Sono le chiavi della riconoscibilità etnica e culturale... sono le chiavi dell'identità... del sorriso dei bambini... dell'energia dei giovani... della serenità degli adulti... della melanconica tranquillità dei vecchi... Ma è nella sua genesi stessa.... è nella trama e nell'ordito del suo formarsi (e del suo disfarsi) è nei suoi materiali etnici, prelevati da ogni cultura, da ogni suo suono esasperato, talvolta fino al rumore ed estratto da "cose" non sempre già strumenti per suonare.Chi l'avrebbe mai detto che una musica timbrica pentatonale, fabbricata da schiavi della Costa d'Avorio, che aveva perciò gia dignità di una elementare espressione armonica, fondendosi con la musica settecentesca europea (francese e portoghese), sbarcata anch'essa nelle nuove Americhe con le orde dei nuovi emigranti, avrebbe prodotto qualcosa che potremmo considerare l'antenato del jazz..... Il ventre americano ha prodotto la fecondazione e portato a compimento la gestazione di un linguaggio musicale che ha come padre e madre... scegliete voi.... l'Europa e l'Africa. Ed è per questo che è così immediatamente ventrale... comprensibile ( il jazz) (con un minimo... con un minimo di disponibilità ad ascoltarlo)... così suadente, ed intriso di memorie di suono prelevate da ogni cultura........ profumi di suoni Yiddysh o tracce di memorie celtiche.... isterie musicali zingaresche, arie rarefatte e ricordi di mazurke... o di minuetti intessuti fittamente con merletti ritmici........ Non dimentichiamo poi che la musica... tutta la musica... ha il potere di superare tutte le barriere "culturali" scardinando... come dire... tutte le convenzioni di natura razionale che si frappongono tra noi e la comprensione della realtà. Insomma per arrivare alla trance... per entrare in contatto sciamanicamente con gli "spiriti"...per ruotate all'infinito.. come i Sufi ....per accedere a stati "altri",(...ma mi verrebbe da dire alterati) di coscienza serve ......musica. Per capire un luogo, una città.... serve musica. Con Saverio (esimio professore... splendido intellettuale... curioso ricercatore dell'intelligenza nascosta nelle cose.... elegante e formale amico..... ma in questo caso...... pianista jazz), decidiamo da subito di esplorare gli "orridi" musicali ed i "burroni" adrenalinici, che la musica jazz Barcellonese, ci avrebbe potuto offrire. Ogni luogo è ...come dire... ibridativo. Opera sulla musica lo stesso processo di mutazione e di adattamento di quando.. o di come una lingua diventa dialetto. Il jazz di Barcellona ( quello non suonato a Barcellona... ma quello suonato da Barcellona)...non può che essere "accettabilmente diverso" da altri jazz. E' con questa curiosità, è con questa passione che scorriamo tipticamente il "trova Barcellona" ( l'equivalente del "trova Roma"...ma ovviamente con un altro nome che non ricordo), e scopriamo che ogni notte in "caves" sapientemente distribuite nella città si consumano tribalismi musicali, "sessioni" spontanee o celebrazioni a vecchi jazzmen. Insomma si rivivono ogni sera.. come in ogni città... le isterie di Chet Baker o Charlie Parker.. le morbidità suadenti e dolciastre di Gerry Mulligan o di Gato Barbieri.. le ibridazioni del ModernJazz Quartet o di Joe Venuti o di Telonius Monk.... ma vivono e si formano, si inanellano in caleidoscopici colori sonori... ogni sera nuove consonanze... nuovi vernacoli.. nuove citazioni... nuove prosodie musicali... nuovi solitari singulti... nuovi corali eggregore. Il taxi non conosce la via ne il nome della "cova". "Jazz..... Jazzroom" (è il nome del locale) che ripetiamo più volte... Il taxista esibendo uno smagliante sorriso numero sette quello che manifesta...(aiutato da imbambolati occhioni ..inutilmente azzurri)...la sua totale incapacità di capire non solo la via... .ma perché vogliamo andare lì... ed anche che ci sta a fare lui su di un taxi... Dopo una schermaglia verbale... noi per altro, in uno spagnolo che assomigliava piuttosto al genovese, lui in una silenziosa concentrazione sullo stradario da ...compito in classe..... di colpo come "macchina automat" che prende vita.... mette in moto e senza nessuna esitazione ci scodella in Valmajor 33 davanti ad una porticina rossa.. se ricordo bene. Vinco contro del vile denaro il biglietto numero 685...e veniamo introdotti attraverso una ripida scala nel ventre della sala. Il peccato (veniale) si appropria di noi (il jazz è bello anche per quell'aura di trasgressione che concede all'estimatore)...e caprioliamo in un buio totale.... fatto di brusio....d i fumo.... di rumori di bicchieri e di bottiglie di birra che vengono richieste e consumate ad una velocità che noi italiani non conosciamo... Giovani camerieri, solerti sciamano tra i corpi del pubblico, piroettando in spregiudicati equilibrismi con vassoi carichi ed in palma di mano. Di colpo.... di colpo il silenzio. Miller Mulgrew ( un oggettino nero di circa due metri) si introduce con i sui due jazzmen (batteria e contrabbasso)...e prendono ognuno possesso dello strumento. Dal silenzio totale... una ghirlanda di suoni pastosi (e scomodi) fluisce..... Pochi attimi per descrivere il tema e giù a tricotare sugli strumenti. Il "Miller" (al pubblico di spalle)....assorbe completamente il pianoforte.. troppo piccolo per lui.. in un abbraccio compulsivo da giocattolo meccanico... Dopo pochi secondi ognuno di noi veleggia nella difficile grammatica hard-pop inseguendo le sue fulminanti citazioni di Ray Charles o di Errol Gardner o di Bill Coleman. Rapiti lo inseguiamo nei suoi incunaboli musicali... nei suoi virtuosismi senza rete. Veleggia (l'orso) e ci domina. Talvolta come se pedalasse su di un circense triciclo, si gira sorridendo con i suoi occhi acquosi, sperando che il gruppo non lo raggiunga. E ride... e ride... lui, pestando sul pianoforte.... e ride... perché sa che stiamo faticando per tenergli dietro... per tenere la sua "pedalata".E ride... perché si diverte a far finta di farsi raggiungere... per poi, con un colpo di reni... riguadagnare (musicalmente) distanze siderali . Poi la "Jam session"... il jazz di Barcellona.... il jazz suonato da chi con il luogo è legato indissolubilmente.. e non può nasconderlo. ... Si avvicendano a quel punto molti musicisti..... Ecco è il momento .....l'entomologo che è in me... riacquista vigilanza critica ...vuole capite l'impasto... la relazione che corre tra i volti, i suoni e la città.... cosa vuol dire essere catalani o meglio come non riescono ad evitare di rappresentarlo.... Il suono, il loro suono ora scaturisce da un amalgama... sembrerebbe più melanconico... Lunghe note di tromba... cercano, attraverso ripidissime scale un centro di gravità musicale, ed affabulanti gorgoglii sommessi del sax, consegnano il discorso della loro anima..... L'anima catalana ci si dispiega nella notte matura............. e per un attimo ( per un solo attimo) in una abbacinante chiarezza si mette in luce "della sua sostanza "..... La stessa sostanza (ma di natura diversa) che percepiamo usciti dalla cava..... ed è quasi all'alba... silenziosi gatti italiani, che, rasentando felpatamente le stalagmiti della città alta di Barcellona, cercando, disperati del loro insuperabile silenzio, un taxi che, (anche lui silenziosamente) li riporti verso il loro albergo.....bè ciao........ ( tutto questo... ed altro, come detto.. Valmaior33.."Jazzroom"....portoncino rosso...scale ripide...bla...bla.....)


Giannandrea Jacobucci.

Dello stesso autore:
Come recuperare proprio figlio in Inghilterra (e vivere felici)





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