Alla Corte Del Sultano
Questo racconto partecipa al concorso Storie Vagabonde!
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Con ancora negli occhi i fantastici paesaggi della Turchia e nel cuore il sorriso delle persone che li
popolano, eccomi a raccontare questo meraviglioso viaggio durato 14 giorni.
Si parte da Verona (scalo a Monaco) e si atterra ad Istanbul.
Appena trovato l'hotel è doveroso il primo giro in città, per respirare l'atmosfera ottomana.
Neanche a dirlo e il muezzin intona il suo canto, o meglio il suo richiamo: per i fedeli è l'ora della
preghiera. Questo suono, che ci r icorda la devozione dei turchi alla religione islamica, ci
accompagnerà per tutta la vacanza, scandendo le nostre giornate.
Ma veniamo alla città; immensa, trafficata, rumorosa e pregna di profumi speziati, ancor più vivi se
ci si avvicina alla zona del porto. Ciò che ci colpisce è proprio la contrapposizione tra questo caos e
l'aura di sacralità che circonda le numerose moschee di Istanbul, resa ancor più affascinante dalla
sua posizione geografica. Questa città si estende infatti sulle due sponde del Bosforo, il quale
collega il Mar Nero e il Mar di Marmara e nel frattempo separa l'Asia e l'Europa. Il Corno
d'Oro, insenatura di mare lunga 7 km, divide in due Istanbul che è per questo l'unica città al mondo
situata su due continenti, in passato motivo di grande importanza geopolitica.
A Istanbul visitiamo subito la Yeni Camii (camii significa moschea): nonostante venga definita
nuova (yeni vuol dire recente, nuova), ha ben 400 anni. Ciò che la caratterizza, oltre alla sua
grandiosa cupola e agli interni riccamente decorati, è la presenza continua di numerosi piccioni,
tant'è che il suo secondo nome è proprioMoschea dei Piccioni.
Ma la meta di questo primo giorno è la Torre di Galata, al di là dell'omonimo ponte che
attraversiamo rischiando di essere investiti dall'onda gialla (sono centinaia i taxi che si aggirano per
Istanbul clacsonando all' impazzata). Finalmente arriviamo in cima alla Torre, da cui godiamo di
uno splendido panorama: il Corno d'Oro, la città, le sue moschee e lì in fondo, immerso nel verde, il
Topkapi, residenza dei sultani ottomani per quasi quattro secoli, a cui faremo visita all'indomani,
dopo una notte di riposo, e non prima di aver cenato con il classico kebab accompagnato da
un'ottima Efes, unica birra disponibile sul mercato turco.
Topkapi: qui il biglietto per l'ingresso è un po' caro, ma ne vale davvero al pena. La sua struttura,
modellata secondo i dettami dell'architettura islamica, si compone di una serie di padiglioni, cucine,
sale d'udienza e chiostri costruiti intorno a corti interne con splendidi giardini. Per visitarlo tutto ci
vuole almeno mezza giornata, ma la cosa che merita di più è sicuramente l'Harem del Sultano,
costituito da 300 stanze, non tutte accessibili al pubblico. Secondo le fantasie popolari, l'Harem era
il luogo in cui il sultano poteva "lasciarsi andare", ma nella realtà era solo l'insieme degli
appartamenti in cui la famiglia imperiale passava le propria vita.
È già primo pomeriggio e dobbiamo visitare le altre moschee, quindi ci dirigiamo di corsa verso
Santa Sofia, uno degli edifici più vecchi ed imponenti della città. L' imperatore Giustiniano lo fece
costruire per riportare l'Impero romano alla sua antica grandezza. Le sue dimensioni e la bellezza
dei suoi mosaici sono sbalorditivi. Proprio di fronte ad essa si trova la famosissima Moschea Blu,
così chiamata per i mosaici e le decorazioni interne. Il sultano la fece costruire agli inizi del 1600
per contrastare la vicina Santa Sof ia, che teneva ancora in sé memor ie della Cr istianità.
L'itinerario islamico prosegue poi con la Rusten Pasa Camii, una piccola moschea, ma forse la più
bella, rivestita sia esternamente che internamente con la ceramica di Iznik. Infine visitiamo la
Cisterna Basilica, che costruita nel 532, faceva parte di un acquedotto; dopo aver subito diverse
modifiche, oggi è dotata di passerelle e luci soffuse che permettono di compiere un percorso tra le
sue imponenti colonne. Nell'acqua nuotano dei pesci, mentre in sottofondo viene trasmessa musica
classica: insomma, un luogo davvero suggestivo, ma un po' umido!
Siamo così giunti all'ultimo giorno a disposizione per visitare Istanbul, ci torneremo solo a fine
vacanza; visitiamo quindi l'ultima moschea, quella del Solimano, la più grande di Istanbul, e poi ci
concediamo un giro turistico fra i negozi di Istiklal Caddesi la via più famosa nelle vicinanze di
piazza Taksim, da percorrere a piedi oppure con i caratteristici tram rossi.
Sono le 21.30, è ora di partire per la Cappadocia, ci aspetta un viaggio di 12 ore. Il mezzo di
trasporto? L'autobus naturalmente. Forse non tutti sanno che in Turchia gli autobus a lunga
percorrenza sono molto spaziosi e soprattutto organizzatissimi: a bordo, dispongono infatti di due
autisti che si alternano alla guida e di un cameriere che si premurerà di versarvi da bere e darvi la
colazione, tutto al modico prezzo di 30 Lire turche (all'incirca 15 euro a persona).
Il viaggio è piuttosto lungo, ma quando all'alba, vediamo il paesaggio della Cappadocia tingersi di
tinte calde, dimentichiamo il torcicollo e rimaniamo a bocca aperta. Un labirinto di torri, crepacci,
canyon, pinnacoli e castelli rupestri: è un paesaggio fiabesco quello che si presenta ai nostri occhi.
Si tratta di formazioni laviche "lavorate" dagli agenti atmosferici nel corso di secoli, f ino ad
assumere forme bizzarre. La più classica è quella di un camino.
La Cappadocia si estende su un raggio di 20/30 Km e i paesini da visitare sono davvero tanti,
ognuno con la propria caratteristica.
Il primo che visitiamo è Göreme con il suo Open Air Museum, dove ci addentriamo nelle più
suggestive chiese rupestri, abbellite da affreschi ancora ben conservati e poi on the road.. verso i
piccoli paesi di questa fantastica regione: Uchisar, Urgup, Çavusin, Orthaisar, Avanos e inf ine
Derenkuyu, dove ci inoltriamo nella misteriosa città sotterranea.
Dopo tre giorni lasciamo con grande dispiacere la Cappadocia: qui abbiamo trovato gente semplice
e una grande ospitalità. Tutti i confort moderni, in un ambiente ancora incontaminato e quasi
preistorico...
E dopo aver visitato in lungo e in largo questa regione, un po' di meritato riposo sulle spiagge della
Turchia. E quindi, altre 14 ore di autobus notturno per raggiungere Patara, un villaggio di 300
abitanti sulla costa sud occidentale. Qui il paesaggio cambia radicalmente: mare, spiaggia bianca,
vento, 38° C...e zanzare! I suoi 18 Km di spiaggia la rendono unica e le conferiscono il primato tra
le spiagge europee.
Dopo tre giorni di tintarella affrontiamo poche ore di viaggio per arrivare a Pamukkale
(letteralmente castello di cotone): qui le acque delle sorgenti termali, cariche di sale calcareo,
versandosi sui bordi dell'altopiano, hanno creato una fantastica formazione di stalattiti e bacini
bianchissimi che al tramonto assumono tonalità spettacolari.
Doverosa è anche la visita alle rovine dell'antica città santa di Hierapolis, fondata nel II secolo a.C.
da Eumene II, re di Pergamo.
L'indomani si riparte per Efeso, qui non ci sono strutture alberghiere, perciò alloggiamo nel paese
limitrofo, Selçuk dove per altro ci sono diverse cose da visitare, tra cui la basilica di San Giovanni
Battista, la Isa Bey Camii e l'antico acquedotto.
Le rovine di Efeso sono sicuramente tra le più spettacolari della Turchia. Ampiamente ricostruite,
non possono che entusiasmare anche i visitatori meno attenti, sia per la loro vastità che per la
bellezza degli edif ici, in particolare quella del grande teatro (una capienza di 25000 posti) e della
biblioteca di Celso. Senza tralasciare poi, il Tempio di Artemide, uno delle sette meraviglie del
mondo antico, di cui purtroppo oggi restano solo alcune colonne.
Il nostro tour si completa qui, torniamo perciò ad Istanbul per l'ultima notte e per gli ultimi acquisti
al Gran bazar che si può davvero definire come lo shopping center più grande del mondo:
cinquemila negozi, caffé, ristoranti, moschee, botteghe, laboratori d'artigianato, hamam dove la
parola d'ordine è contrattare!
L'indomani mattina ci rechiamo in aeroporto con un po' d'anticipo: qui infatti i controlli sono
severissimi. Spendiamo le ultime lire turche e... si torna a casa!
È stato un viaggio davvero interessante, che ci ha portato a vivere a stretto contatto con la gente del
posto e proprio per questo possiamo dire che i turchi sono persone davvero gentili, ospitali e
cordiali. Passando davanti a ristoranti e negozi, i turisti vengono fermati e inviati ad entrare, ma il
modo di fare non è per nulla invadente. Anzi, i turchi sono davvero interessati alle storie di ciascun
turista, alla loro provenienza e a cosa li abbia spinti ad un viaggio nella loro terra.
Il ricordo più bello è forse quello di Alì, un vecchio poeta, proprietario di un negozio colmo di
antichità e di Faruk venditore di tappeti, che ci hanno invitati nelle loro case a bere il çay (il te
turco, bevuto sempre caldissimo e a tutte le ore del giorno) e con cui abbiamo chiacchierato senza alcun timore, approfondendo così, la conoscenza di questo popolo, della sua storia e della sua
religione, soprattutto in un momento in cui il clima internazionale è teso.
I pregiudizi e i timor i, non lo nascondo, erano tanti, ma forse è anche per questo che si è trattato di
un viaggio speciale, che abbiamo programmato accuratamente ma che poi si è r ivelato ancor più
divertente nella sua imprevedibilità e nella sua varietà.
La Turchia non lascia certo indifferenti: noi ci torneremo sicuramente!













