14 mesi in India
IL MOVIMENTO E' L'ESSENZA DEL VIAGGIO,
L'IMPORTANTE NON E' DOVE ANDARE, MA ANDARE
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Sono Sebastiano Ramello, 35 anni, residente a Centallo Cuneo, gestore da 14 anni (quando non sono in viaggio) del ristorante Disco Club multi etnico "El Loco nel Mondo".
Da sempre il mio sogno è viaggiare, attraverso nuovi paesi, terre vicine e lontane, con la mente e con il corpo, oltre ogni spazio e limite, sempre alla scoperta di nuovi orizzonti.
-Come tutti i miei viaggi anche questo nasce da un sogno, un sogno che mi ha visto lasciare la mia casa, interrompere il mio lavoro e zaino in spalle, sandali ai piedi intraprendere una avventura durata 14 mesi attraverso l'intera India e Nepal, dall'estremo sud all'estremo nord (da Kaikumari al territorio del Ladakh nell'Himalaya), nei modi più svariati.
La prima parte di questo mio viaggio mi ha visto discendere in solitaria per circa 160Km su una canoa in tek e con una piccola pagaia di legno le Back Waters, nel sud dell'India nello stato del Kerala. L'avventura è durata 4 giorni e 3 notti, bivaccando 2 notti direttamente sulla piccola canoa sotto una zanzariera che mi proteggeva dagli indesiderati intrusi e dalle improvvise piogge notturne, e una notte nel famoso Ashram di Amma che si trova lungo queste acque. Amma è una famosa Guru, una delle poche guru indiane donne, famosa per andare in giro per il mondo ad abbracciare la gente. Cosa strana nel suo Ashram tra i tanti divieti è anche vietato abbracciarsi.
Sono partito da Alleppey e percorrendo i canali, laghi principali e alcune deviazioni secondarie per raggiungere Kollam.
Tutte le mattine iniziavo a pagaiare alle 5 e continuavo fino alle 7 di sera, a volte nella penombra della notte e a volte nella prima luce di fantastiche albe, circondato da una natura lussureggiante, piantagioni di palme da cocco, manghi con grossi frutti, coloratissimi King Fisher (martin pescatore), piccoli uccelli simbolo di questo paese.
In compagnia a volte di pescatori e giovani ragazzi con le loro canoe, la maggior parte delle volte circondato dai suoni della natura e a volte da fantastiche melodie mattutine e serali, musiche che giungevano direttamente da coloratissimi templi immersi nel verde dove i devoti con pugie ringraziavano la venuta del sole (Suria) e del giorno, e alla sera il saluto alla luna (Ciandra).
E' stato sicuramente uno dei miei viaggi più lenti in assoluto.
La cosa carina e che già dopo il primo giorno di navigazione incontravo ad a spettarmi lungo le sponde giovani ragazzi con le loro famiglie che gridavano sventolando le mani "Namastè Italy": erano già a conoscenza del mio passaggio come se la voce di questa mia avventura fosse corsa di villaggio in villaggio.
A livello tecnico non è stata una grande impresa, tuttavia ho dovuto fronteggiare diversi inconvenienti: il sole cocente, l'alto tasso di umidità soprattutto nella notte, le improvvise piogge notturne, le voraci zanzare, qualche faida violenta tra i villaggi (la prima notte un uomo e stato accoltellato e ucciso per qualche ragione politica in un villaggio sulla sponda di fronte a dove io bivaccavo)...
Organizzazione del viaggio: L'organizzazione di questo viaggio è avvenuta direttamente sul posto nella cittadina di Alleppey, dove dapprima ho tentato in tutti i modi di acquistare una canoa.
Visto che nessuno era d'accordo a vendermela ho optato ad affittarne una, ma anche qui non ho avuto riscontri in quanto nessuno voleva lasciarmi partire da solo per questa mia piccola avventura. Gli abitanti sostenevano che sarebbe stato troppo pericoloso, poiché non conoscevo quelle acque e inoltre vi erano faide politiche tra i villaggi...
Cosi' dopo alcuni giorni, visto che non riuscivo ad ottenere una canoa, ho optato per una guida con canoa.
Tuttavia il giorno seguente ho pensato bene di contattare la polizia del posto per spiegare le mie intenzioni di percorrere parte delle Back Waters in solitaria e domandare se effettivamente esistessero particolari pericoli.
Anche la polizia mi vietò di partire elencandomi gli stessi pericoli già ripetuti dagli abitanti i giorni precedenti. E mi vietò anche di partire con una guida dicendomi che le guide conoscono sì e no questi canali e laghi per un raggio di 20Km, e che poi mi avrebbero sicuramente abbandonato o fatto rientrare con una scusa.
A questo punto senza arrendermi cominciai a raccontar loro storie dei miei viaggi passati, il mio amore per l'India, il mio sogno che mi portavo avanti da 5 anni di navigare le Back Waters in solitaria nel modo più tradizionale. Alla fine convinto forse dalla mia passione, il capo della polizia, si alzò e con un sorriso mandò a chiamare un altro simpatico poliziotto, la guida ufficiale della polizia fluviale sulle Back Waters e gli ordinò di starmi vicino, insegnarmi a navigare su queste acque e quando lui avrebbe deciso che sarebbe stato il momento sarei potuto partire, con lui a precedermi via terra e ad avvertire nei villaggi del mio passaggio, in modo da avere una certa protezione; e cosi poi è stato.
L'ultimo giorno di questo mio viaggio nel viaggio, su una lunga spiaggia mi sono riunito a questa gentile persona e insegnante, ed abbiamo proseguito pagaiando e navigando insieme per le ultime ore fino a destinazione.
Le acque delle Back Waters sono molto calme, ma durante il giorno, a causa dell'influenza della luna e delle maree, le correnti cambiano: a volte spingono verso sud, a volte nella direzione opposta; e quando le correnti vanno nel verso opposto alla navigazione, con queste pesanti canoe si fa veramente fatica a muoversi. Anche per attraversare i laghi occorre aspettare il giusto svolgersi delle correnti e delle onde in modo da poter scivolare più velocemente sulle acque.
Questa prima parte del viaggio nel viaggio è avvenuta durante il mio primo mese in India
-Un altro dei miei sogni e obiettivi è stato quello di percorrere l'India a cavallo di una vecchia Enfield, motocicletta anglo-indiana tutt'oggi ancora prodotta con le stesse tecniche degli anni ‘40.
Così sulla sua sella ho attraversato dapprima il Kerala, Tamil Nadu, Karnataka in compagnia di un amico scrittore americano (Eric) anche lui con il mio stesso desiderio.
In un secondo momento ho continuato il viaggio in Rajastan attraverso il deserto del Thar e le bellissime città dei Maharajà, lungo le vie dei nomadi insieme ad un'amica conosciuta in Himalaya, Maria Grazia Coggiola, giornalista ed impavida viaggiatrice residente ormai da 6 anni a Delhi.
Insieme, dopo aver attraversato Jaipur e molti interessanti villaggi lungo la strada, in un giorno di monsoni, nella bella cittadina di Pushkar, dove con la mia famiglia da 8 anni portiamo avanti una piccola "Casa Famiglia" autogestita dal nome "El Loco Nel Mondo" che dà ospitalità a persone meno fortunate, abbiamo ridipinto completamente la Enfield con grossi fiori colorati battezzandola "Flower Power".
Con questa motocicletta abbiamo raggiunto Jodhpur la città blu, Jaisalmer e le dune del deserto verso il confine con il Pakistan che in quel periodo erano interamente allegata a causa di imprevisti e insoliti monsoni. Da qui abbiamo raggiunto un grosso Mela (Raduno religioso dove provenivano migliaia di credenti ogni giorno da tutto il nord del paese), nella zona di Pokaran dove vengono effettuati gli esperimenti atomici, Bikaner con il suo tempio dei topi dove si dice che chi riesce a vedere l'unico topo bianco è una persona fortunata...io l'ho visto!! E poi villaggio dopo villaggio, tempeste di sabbia e acquazzoni dopo acquazzoni, senza ormai fari e clacson in una notte senza stelle, abbiamo raggiunto Delhi totalmente inzuppati giusto in tempo per partecipare come foto reporter alla "Fashion Week", settimana dell'alta moda, e così documentare l'India che cambia e le sue tante feste mondane.
-Altra interessante esperienza in questo viaggio, forse per conto mio la più emozionante è stato attraversare la catena himalayana indiana in autostop per circa 2.000 Km superando i passi carreggiabili più alti del pianeta, ad oltre 5000m, su camion di ogni genere, e per la gran parte del viaggio su mezzi dell'esercito indiano che controlla i confini con Cina e Pakistan, lungo l'intero territorio del Ladakh e della Spiti Valley. L'idea di questo viaggio mi è venuta a Dharamsala pensando ai racconti di avventure di mio padre in autostop in Europa nella fine degli anni ‘ 60: Dharamsala è la residenza in esilio del Dalai Lama, e qui ho avuto la fortuna e occasione dopo aver viaggiato per un breve periodo ai piedi dell'Himalaya, nella Parvaty Valley, con un giovane amico tibetano fratello adottivo di una cara amica di viaggio, di essere ospite per diversi giorni dai monaci rifugiati tibetani, una esperienza bellissima, si viveva tutti insieme in piccolissime casette di legno e lamiere tra i pini di un splendido bosco circondati da coloratissimi fiori. Io dividevo la stanza di circa 25mq con una bellissima monaca dalla testa rasata, e ogni sera altri monaci venivano a visitarmi e così si discuteva del problema del Tibet e della vita in generale.
In questa avventura a pollice alzato ho raggiunto Manali, Leh (a 3500m), il Tso Moriri Lake (un fantastico lago a 4200m), la Nubra Valley con i suoi deserti di sabbia a 3500m, e il passo carreggiabile più alto del pianeta: il Khardong La a 5602m, tentando di sconfinare nella zona proibita al confine con il ghiacciaio di Siacchen e il Pakistan, la linea di guerra più alta del pianeta. Alternando l'autostop a solitari trekking e arrampicate classiche d'alta quota come la cima dello Stok Kangry (6145m) chiamata anche dai locali la montagna elegante, raggiunta in solitaria con ramponi ai piedi e picca in mano ( io non sono un alpinista), in una avventura per me unica che mi ha messo in totale connessione con i miei organi interni e con il mondo che mi circondava. Noi abbiamo cuore, polmoni ecc.. che ogni giorno lavorano a ritmo incessante senza che noi ce ne accorgiamo, ma vi assicuro che oltre i 5000m ci si accorge di averli, ogni respiro è una sofferenza ogni battito dà la sensazione che il cuore debba esplodere da un momento all'altro, a 6000m ogni passo diventa una conquista, e la notte nella tenda si riposa più che dormire, sempre concentrati in una forma di meditazione sul proprio cuore e respiro in modo da controllarli. Questa montagna non presenta grandi problemi tecnici, ma comunque per affrontarla in solitaria bisogna conoscere la montagna e i suoi movimenti.
Questa parte del viaggio è durata circa 4 mesi, 4 mesi su strade mozza fiato, vere e proprie mulattiere per camion, a picco su alti strapiombi a oltre 5000m, tra villaggi di nomadi con i loro Yak (bufali himalayani) alti picchi innevati e torrenti in piena.
Durante questo viaggio mi viene in modo particolare in mente una notte di autostop verso la Spiti Valley, una notte nera e piovosa su circa 200Km di strade sterrate lungo pendii e tornanti fino a oltre 4000m su un vecchio camion dalla cabina in legno, prima nel suo cassone e poi accanto all'autista e al navigatore. Quella notte con me in autostop c'era una amica con cui stavo dividendo parte di questa avventura (Maria Grazia Coggiola, giornalista a Delhi), e ad un certo punto intorno alla mezzanotte ci siamo fermati in un punto di controllo dell'esercito, dove l'autista insieme ad alcuni locali si è scolato una bottiglia di alcool fatto in casa, mentre io e la mia compagna del momento a passi felpati e nella oscurità ci avvicinavamo a una piccola abitazione, un cubo di cemento e pietre, e dopo aver bussato a una pesante porta di legno massiccio sulla quale una scritta riportava "Control Point", una voce rauca da un angolo della abitazione ci ha intimato di entrare. La stanza era completamente buia e nell'angolo si scorgeva giusto la fiamma di una candela che illuminava una branda di ferro su cui sdraiato un grosso uomo in mutande e canottiera, su uno sgabello al lato un cappello dell'esercito e una camicia a cachi sgualcita. L'uomo sbadiglia, ci sorride, ci prende dalle mani i passaporti, avvicina la candela alle pagine per veder meglio, scarabocchia qualche cosa su un quaderno, riportante una copertina con un famoso attore di Bolliwood, e sbattendo la testa nel consueto cenno di approvazione all'indiana ci fa segno che possiamo proseguire. A questo punto ci ritroviamo nuovamente nella cabina del camion, la pioggia si fa più forte, lungo la scarpata che costeggia la strada si vedono alcuni camion distrutti e accartocciati sul fondo, l'autista sterza e frena a scatti, più di una volta sfioriamo i burroni, a volte dal finestrino scorgo la terra sotto le ruote aprirsi e scivolare giù nella scarpata. Siamo sul passo a oltre 4000m, guardo l'autista preoccupato, lui mi dice che non sta bene, -forse l'altitudine-, dandogli una leggera gomitata gli rispondo che non è l'altitudine ma la bottiglia di Feni che si è bevuto, e che ora è totalmente ubriaco. Gli faccio cenno che forse è meglio per tutti che ci fermiamo a bivaccare lungo la strada e proseguire il giorno seguente, alla fine lui approva. Ci fermiamo tra le montagne in una zona imprecisata a circa 4000m, cerco un posticino ideale dove piantare la mia piccola tenda e preparare il bivacco per me e Maria Grazia, l'autista e il vice si addormentano in cabina e noi stretti nei nostri sacchi a pelo per poi risvegliarci l'indomani sotto un cielo dipinto di un azzurro unico, salutare i nostri compagni di viaggio, e cosi' proseguire a piedi fino al prossimo passaggio.
-Ho anche trascorso circa 3 mesi in Nepal, tra stupendi trekking in quota per raggiungere, sempre in autosufficienza, il campo base (4200m) della stupenda Annapurna, uno dei più affascinanti 8000, una avventura bellissima, faticosa ma non impegnativa, in quanto ormai lungo il trekking a ogni 2 ore di cammino si incontrano villaggi trasformati in Guest House per i trekkers, inoltre al campo base dell'Annapurna all'interno di un ospitale rifugio servono pizza e enchilada....incredibile!.
Ho lavorare come volontario alla costruzione di una semplice scuola di bambù e lamiere in uno Slum, progetto di una ragazza belga che da 5 anni con le sue forze e senza aiuti umanitari porta avanti una piccola scuola all'interno dello Slum di Pokhara. Dopo averla conosciuta e dopo essere stato ospite un giorno tra le lamiere e le capanne di sacchi di questo luogo ho deciso che le montagne avrebbero aspettato e cosi mi sono tirato su le maniche e con l'aiuto dei bambini e di alcuni abitanti abbiamo rimesso in sesto la scuola.
Una altra interessante esperienza in Nepal è stato seguire il movimento Maoista e ritrovarmi un po' per puro caso e un po' per carma...sul palco montato nel centro della città a Durbar Square insieme a Pachandra (capo del gruppo maoista e oggi al governo) a Kathmandu durante la sua prima apparizione in pubblico. Una emozione incredibile essere testimone da quel punto dell'ingresso di migliaia di maoisti (non armati) sventolanti bandiere rosse con falce e martello.
-Sempre in India nel marzo del 2007 come rappresentante, insieme alla giornalista Maria Grazia Coggiola, del cinquantenario della Ambassador, autovettura simbolo di questo paese. Qui su ordine della Hindustan Motor casa produttrice della Ambassador, come rappresentanti ufficiali del cinquantenario, abbiamo avuto il compito di viaggiare nel sud del paese alla guida di questa grossa autovettura chiamata anche simpaticamente dai locali Amby, e così documentare il viaggio, io come fotografo e Maria Grazia come reporter giornalistica, attraversando Kerala, Karnataka e Goa con le sue bellissime spiagge. Guidare una auto del genere su queste strade è un po' come una partita a un video game... bisogna sempre essere pronti a schivare improvvisi autobus scassati, grossi camion, vacche sacre che riposano sulla mezzeria, carretti trainati da buoi dalle lunghe corna colorate, elefanti con i loro maut, uomini in longhi su biciclette con freni a tamburo.
L'india è un paese unico e fantastico, con una cultura vecchia di migliaia d'anni, piena di colori e pronta a regalare forti emozioni, si può definire più un continente che uno stato, visto che raduna centinaia di religioni e lingue differenti, un paese dove si possono ancora incontrare tradizioni intatte da migliaia danni, come nello stato Del Tamil Nadu mai stato invaso da nessun popolo.
Per chiunque voglia ulteriori informazioni su questo mio viaggio può contattarmi
Io intanto mi sto preparando a ripartire per un altro lungo viaggio in Asia pronto a nuove avventure e ad esaudire nuovi sogni...uno di quei miei soliti viaggi di cui si conosce la data di partenza ma non quella del ritorno, il tempo sarà dettato esclusivamente dal viaggio.
Sebastiano Ramello. (giroingiro)

















