La Semana Santa in Guatemala - istruzioni per non perdervi nulla
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La celebrazione della Pasqua sugli altopiani del Guatemala, tra riti maya e cattolicesimo.
Attenzione: per la Semana Santa 2010 partirà un viaggio di gruppo di Vagabondo. Trovate tutte le informazioni QUI.
Tra tutti i paesi dell’America
Centrale, il Guatemala è il più ricco di tradizioni culturali, rese
ancora più affascinanti dal complesso sincretismo religioso radicato
nella sua popolazione, a maggioranza india. Il cattolicesimo, arrivato
qui con gli spagnoli, si è sovrapposto ma non sostituito ai riti dei
Maya creando una religiosità unica al mondo.
Se potete
decidere il periodo del vostro viaggio, visitatelo a Pasqua. Negli
emozionanti giorni della “Semana Santa” i suoi altopiani si affollano di
processioni variopinte ed il manto delle strade si ricopre di petali di
fiori. La musica di flauti e tamburi è incessante e coinvolgente. Più
che a riti religiosi sembra di assistere ad un vero e proprio Carnevale.
Una volta atterrati all’aeroporto internazionale non fermatevi nella
capitale, ma salite subito fino ad Antigua Guatemala, appollaiata a 1600
metri su un altipiano cintato da possenti vulcani. Qui le strade
vengono ricoperte da centinaia di alfombras, composizioni di segatura
colorata, aghi di pino e petali di fiori che paiono tappeti. E’ un’opera
effimera che ogni mattina deve essere ricostruita, ma qui ad Antigua la
gente è paziente, più volte dopo furibondi terremoti ha ricostruito le
proprie case. E le chiese. San Francisco, ad esempio, è un pachwork di
diversi stili architettonici. Da qui il Giovedì Santo si muove una
solenne processione: da una nebbia d’incenso vedrete apparire centinaia
di penitenti celati sotto lunghe vesti color porpora, flagellanti e
fedeli incappucciati. Il Venerdì invece potete seguire la processione
che parte dalla Merced, straordinario convento coloniale del XIV secolo
che vanta una veneratissima statua di Gesù con veri capelli, oppure
quella che si muove dalla Escuela de Cristo. La statua della Madonna
viene sommersa di offerte di fiori e frutta, mentre un Cristo gigantesco
avanza tra la folla a bordo della anda, una barca pesante otto
tonnellata portata a spalla da giovani detti cucuruchos. Un’esplosione
di colore che vi lascerà esterrefatti.
Per la Domenica di Pasqua trasferitevi a
Chichicastenango, per il celebre mercato. In questa giornata, tra le
bancarelle variopinte degli indios, violenti scoppi di petardi
annunciano il passaggio della processione partita dall’antica chiesa di
Santo Tomàs, sorta sulle rovine di un tempio dedicato al dio del Mais.
Al suo interno aghi di pino e fumi di candele creano un’atmosfera
segreta.
All’ora di pranzo il mercato si estingue, in
un’ora potete essere al lago Atitlan. Un silenzio rigenerante vi farà
apprezzare meglio l’azzurro dell’acqua e del cielo, il verde delle
piantagioni di caffè, il nero dei vulcani che tutt’intorno al lago si
stagliano. A Panajachel salite su uno dei tanti traghetti per il paesino
di Santiago Atitlan, che rimane ostinatamente fedele alle tradizioni
maya. Le donne qui indossano gli huipiles tradizionali, ricamati con
stormi d’uccelli in volo. Chiedete l’indirizzo della nuova casa di
Maximon, vi ci condurranno.

E’ uno strano idolo Maximon, un
incrocio tra un dio maya e il san Simon cristiano. La sua statua è di
legno, ha gli occhiali scuri, la cravatta e il doppiopetto e due
cappelli in testa. Ogni anno, a Pasqua, lascia la famiglia che lo ospita
e passa ad una nuova, che appronta per lui una stanza cerimoniale ed
un’orchestra perpetua. I pellegrini sfilano chiedendo favori e miracoli
in cambio di offerte di candele, birra, sigarette e rum. L’idolo ligneo
Maximon, placido, osserva questa umanità in trasformazione. Il fumo del
suo sigaro sale al cielo mescolandosi alle esalazioni dei vulcani che
minacciano e proteggono questa terra.
Per le foto si ringrazia l'IGUAT (Instituto Guatemalteco de Turismo.

