La bontà che distrugge!


La bontà che distrugge!

“Diamogli un euro, per noi non è nulla, mentre per lui è di grande aiuto”.
Quante volte ho sentito questo discorso, solitamente fatto in buona fede, da persone mosse da sentimenti assolutamente positivi. Persone che poi si sentono sollevate e non si rendono conto di aver fatto del male invece che del bene.

Si, è proprio così, a volte credendo di aiutare si fa più danno che altro... Immaginate due ragazzini di un paese povero: uno che si dà da fare con il lavoro tradizionale della sua famiglia, mentre l'altro va a chiedere l'elemosina ai turisti, quell'euro che per noi non è nulla ma per lui è tantissimo.
A sera quello che ha chiesto l'elemosina avrà intascato di più dell'altro... E, come si fa spesso fra ragazzini, potrà prenderlo in giro: “Tu fatichi tutto il giorno per niente, io con due sorrisetti ai turisti guadagno più di te!”... Morale: quell'euro avrà contribuito a diffondere la “cultura dell'elemosina” e a smantellare un altro tassello del tessuto produttivo artigianale del luogo.

Gli stessi genitori manderanno più volentieri il figlio ad elemosinare che non a scuola o ad imparare il loro mestiere.
Triste

Questo è un esempio teorico, ma ve ne voglio fare due pratici, che mi sono stati raccontati da gente che lavora nei progetti di cooperazione (quelli seri). Mi scuso se non so citare le fonti o i luoghi, ma sono cose che mi sono state dette a voce e che ricordo in maniera non così dettagliata... ma vi assicuro che sono assolutamente veri ed accaduti.

In una zona molto povera dell'Africa i contadini fanno un mercato annuale del loro raccolto di sementi; si tratta ovviamente di un evento importantissimo in cui si scambiano le merci basilari fra chi coltiva, chi alleva, chi fa artigiano ecc.
Un anno i contadini sono arrivati al mercato ed hanno scoperto che un'associazione di cooperazione aveva appena donato tonnellate di riso e farina alla popolazione.
Risultato? Non c'era nessuno interessato ad acquistare le sementi, così i contadini non hanno potuto a loro volta comprare gli animali e gli attrezzi che gli servivano per coltivare la terra per l'anno successivo...
Il disastro ha colpito prima i contadini e le loro famiglie, che hanno faticato a tirare avanti per quell'anno. Poi, l'anno seguente, tutta la popolazione: quando si arrivò all'epoca del mercato non ci furono altre donazioni e i raccolti erano meno della metà dell'anno prima!

Una zona molto povera dell'America latina venne di punto in bianco inserita nel circuito turistico di massa. Preoccupati che si diffondesse la suddetta “cultura dell'elemosina”, gli organizzatori convinsero i turisti a regalare ai bambini le caramelle invece dei soldi.
La cosa ha funzionato per un po'... Ma poi sono comparse le carie dei denti: centinaia di giovani con i denti cariati in un luogo in cui non ci sono dentisti e anche se ci fossero nessuno se li potrebbe permettere!

Va bene, direte voi, ma allora come faccio se voglio dare un aiuto concreto al paese che visito? Ecco alcuni suggerimenti! Si si

1- Comprati qualcosa di bello! Re
Si, un prodotto artigianale è il modo più semplice e più diretto per contribuire allo sviluppo sostenibile di un luogo... E ti permette di portare con te un bel ricordo di quello che hai fatto, te lo garantisce uno che in terrazzo dondola su una splendida amaca messicana!
Occhi solamente a che ciò che compri sia veramente artigianale, e non uno di quei feticci cinesi che hanno invaso il mondo.

2- Aiuto indiretto Cuore
Se invece preferisci contribuire in maniera indiretta, dando soldi ad un'associazione, controlla bene a chi li stai dando e cosa ci farà, per evitare cose come il primo esempio che ho citato.
Associazioni come il WWF o Emergency sono sempre una garanzia di azioni fatte con criterio e ci si può fidare ad occhi chiusi, ma ci sono anche validissime piccole realtà che lavorano a contatto con le comunità locali: in questo caso starà a te esaminare la loro attività per capire se agiscono bene od in maniera irresponsabile.
Solitamente agisce bene chi collabora da tempo con una stessa comunità e ha radicato il suo intervento sul territorio capendone davvero i problemi: chiedigli di mostrarti i risultati del loro lavoro attraverso gli anni.

3- Regali? Solo da pari a pari. Rose
Non fare regali senza motivo: rifletti sul fatto che fare dei regali ad una persona povera può farla sentire ancora più povera, il regalo può essere una mancanza di rispetto. Comportati con la gente del paese in cui viaggi con lo stesso atteggiamento che avresti verso... Boh, gli abitanti di una cittadina toscana che stai visitando?
Dai valore ad un regalo riservandolo a gesto di gratitudine verso chi ti ha aiutato senza chiedere nulla in cambio, a chi ti ha ospitato una notte, a chi ha soccorso la tua auto in panne, ecc.

Buone vacanze a tutti! Ciao

Vedi anche

Commenti

garzie Daniela

Grazie Daniela per il tuo contributo che mi auguro verrà letto da molti altri vagabondi. E' un pò lungo ma merita davvero arrivare fino in fondo, senza fretta. Molti tour operator si spacciano per agenzie responsabili quando in realtà il più delle volte è solo un'etichetta che negli ultimi anni va molto di moda per attire una buona fetta di 'clientela' che è in cerca di stili alternativi del viaggiare. E sappiamo che purtropo il business non guarda faccia a niente e nessuno, chiudendo occhi e tappando orecchi. E facendo un sacco di danni.

Mi auguro molti altri vagabondi transitino di qua e diano il loro prezioso contributo, per crescere tutti un pò.

 

Un insegnamento difficile da dimenticare

 Ciao a tutti. Avevo letto questo interessantissimo post, spunto di riflessione, prima di partire per il Guatemala questa estate. Grazie a Finvarra per aver dato a tutti noi la possibilità di poterci fermare un attimo a discutere e pensare. Sono tornata dal viaggio e ancora più forte sento dentro di me la necessità di discutere di questo argomento, perchè credo che noi Viaggiatori portiamo con noi dei messaggi e non possiamo permetterci di portare quelli sbagliati, altrimenti, come ribadito più volte, laddove sia nostra intenzione di fare del bene, facciamo del male. Ecco il mio piccolo contributo\esperienza, così come lo avevo inserito tra i miei "Pensieri e Parole".

________________________________________________________________________________                
Un dispensario perso sulle colline di un paese dell’Africa nera: è lunedì mattina e già alle sei ci sono migliaia di persone pazientemente in fila, arrivate dalle loro capanne dopo chissà quanti chilometri percorsi a piedi.  Attendono che sia misurata loro la  temperatura che viene annotata sulla fiches che conservano gelosamente nella loro mano sporca, raggrinzita o calda per la febbre.  Chi ha una temperatura maggiore di 39° ha la precedenza, passa avanti; gli altri continuano ad aspettare in silenzio, con gli occhi bassi ed una calma imbarazzante.  Alcuni hanno nell’altra mano anche un rotolino di carta sporca. Sono i loro soldi, quelli con cui pagheranno la prestazione al dispensario. Di tanto in tanto, ed in certi momenti frequentemente, inciampo in mazzetti di frasche depositate ai piedi di quegli esseri umani spesso indifesi.

Non capivo. Perché le frasche, se si stava chiedendo un consulto medico?

Nel pomeriggio Don Giovanni, un Padre Missionario mi fa una bella lezione, che non riesco a dimenticare, per fortuna mia.   L’attenzione dei Padri Missionari, arrivati in queste terre 30 anni prima, è di non inculcare la cultura dell’elemosina.  Quindi  nulla è dato gratis. In una regione di un paese che solo sei anni prima era stato stravolto da un genocidio, dove la maggior parte degli uomini ancora è dispersa; in paese dove il numero degli orfani è cresciuto a dismisura, il numero delle donne con prole e senza casa, perché andate distrutte durante il genocidio, è altissimo; in un paese dove  tutti ti sorridono e sono cordiali,  ma nei loro occhi puoi vedere il velo dei ricordi fatti di urla, fiamme, il sangue dei cari, in quella regione dunque c’è una “lista dei poveri”: sono solo poco più di duecento. Ma chiamarla lista dei poveri ovviamente è totalmente retorico, perché in realtà si tratta dei “casi sociali”, di coloro che sono veramente in condizioni in non sostenibilità per cui sono presi in carico, donando loro dei sacchi di farina, o distribuendo vestiti, o aiutandoli a costruire una casa… tutti li altri, poverissimi ai nostri occhi, con i loro vestiti sporchi e strappati, senza scarpe, devono imparare che per avere una qualsiasi prestazione, devono dare qualcosa in cambio. Ecco il perché di quelle frasche, in cui continuavo ad inciampare: chi non ha soldi, porta delle frasche al dispensario, che trasportano magari per due, tre ore,  con la malaria o comunque la febbre alta.

Noi, che di scarpe ne abbiamo molte di più di quelle che utilizziamo, potremmo pensare che sia assurdo far “pagare” una visita ad un dispensario, in un paese africano, in una comunità di una provincia in mezzo al nulla. È chiaro che si tratta solo  di un gesto, di un simbolo: chi riceve quel denaro non diventa più ricco e non ha una vera entrata, chi lo dà non diventa più povero, ma quel piccolo gesto è  fondamentale nella crescita umana e civica delle persone ed io ho potuto vedere i risultati di quella “politica”, portata avanti giorno per giorno con pazienza, impegnando del  tempo e spesso con il proprio esempio, per far attecchire nuove idee di sviluppo e cooperazione.

Con Don Giovanni andavamo spesso in giro e dunque spesso incontravamo i bambini, sorridenti che ci venivano incontro. Non abbiamo MAI tirato fuori una moneta , ma i bambini ci venivano incontro lo stesso. Ci fermavamo, scherzavo con loro, cantavo oppure facevo fare delle cose, come una giravolta o scrivere il loro nome sul mio diario, o inventare una lezione di barundi, dove loro erano i professori.  Vedere il loro sorrisi, le loro smorfie era impagabile. Nessuna caramella per loro, perché  ne avrebbero gustato il sapore, ma il giorno dopo non avrebbero potuta averla, e quindi che senso ha? Bisogna fare attenzione, pensare alle conseguenze delle nostre attenzioni, seppur sembrano ai  nostri occhi banali e innocenti. Se vogliamo regalare qualcosa ad un bambino, regaliamo un nostro sorriso, regaliamo anche solo cinque minuti del nostro tempo, in modo che loro possano ricordare la sera, magari raccontandolo ai genitori davanti alla loro tavola poveramente imbandita, del loro incontro speciale.  Ricordiamoci del nostro stupore di bambini, quando ci accadeva qualcosa che  dalla nostra altezza di meno di un metro ci sembrava straordinaria.  Diamo qualcosa solo quando si è potuto istaurare un rapporto, quando c’è una storia o un motivo che ha portato ad un regalo, quindi motivato. Ma perché ci sia questo, c’è bisogno di tempo, di nuovo, quindi non può essere per tutti. È questo il secondo insegnamento di Don Giovanni. Ed è per questo che non do mai un soldo ad un bambino, ma se posso mi fermo e sto un po’ con lui, al più gli regalo una delle marionette da dita che sono sempre nel mio zaino, ma mai senza averci giocato un po’, perché sono bambini e devono rimanere tali.   Se diamo loro una moneta o se giochiamo due minuti con loro, guardiamo i loro sguardi: sono totalmente diversi.

Ed infine quando sono tornata a casa, ed ho incontrato il padre fondatore della missione, ormai molto anziano, mi ha chiesto se pensavo di aver dato di più io oppure loro. Non ho esitato affatto:  sono tornata più ricca io,  vivere il paese, la gente. Approfondire mentre ero lì, sui libri che mi “passavano” sotto mia richiesta i ha aperto gli occhi, la mente ed il cuore.  Quindi è stato più ciò  che ho preso, piuttosto di ciò che ho dato, senza ombra di dubbio.  Non  pensiamo di poter fare chissà cosa, con solo una nostra vacanza. Però quella vacanza, se affrontata all’insegna del turismo responsabile  e consapevole può farci crescere.

Una volta chiacchierando con una vagabonda, mi ha chiesto:  cosa credi che ti abbiano dato le tue esperienze di viaggi; cosa hai portato a casa? È stata una bellissima domanda, perché mi ha permesso di razionalizzare. La conoscenza è crescita e maturazione. Non posso cambiare le sorti di nessuno, però posso portare la mia esperienza qui, nei miei discorsi quotidiani, perché viaggiando scopro e imparo anche il perché di tante realtà che esistono qui nel nostro paese, nelle nostre strade. E se tutti noi, Vagabondi e Viaggiatori, condividessimo questa nuova consapevolezza nel nostro quotidiano, avremmo dato un piccolo grande contributo.

Anche perché ce n’è tanto bisogno, soprattutto in una società in cui i valori morali e civici, vengono troppo spesso messi in secondo piano.  Forse come è giusto che sia, la realtà di ognuno di noi è soggettiva, non oggettiva: ognuno vive il mondo al di fuori di se stesso, attraverso il filtro delle proprie esperienze personali o del proprio sentire e questo ovviamente porta anche ad errori di valutazioni e a comportamenti errati e non per mala fede, ma per mancanza di esperienze. Dovremo mettere tutti un po’ da parte la presunzione di sapere ed imparare ad ascoltare, altrimenti capita come è successo a me quest’anno: in un paese dell’America Centrale i miei compagni di viaggi regalavano ai bambini soldi per fare una foto veloce e il nostro tour leader, nonostante il viaggio avesse l’etichetta di viaggio responsabile, distribuiva mance, senza essersi consultato con il gruppo per condividere pareri. E il problema è che abbiamo scoperto solo l’ultimo giorno che le mance non rispecchiavano affatto il tenore di vita del paese, anzi si trattava di mance che MAI daremmo neanche in Italia.  Abbiamo fatto del male a tutte le persone che hanno ricevuto soldi da noi, ma chi le ha date era ed è cosciente? Forse non ha voluto o non era pronto ad ascoltare altro.

 

Spirito del dono e la sindrome umanitaria

Sono felice la riflessione e il dibattito stiano incrementando. 

Lascio questo articoletto dell'amico di un amico. Che dire? Per quanto mi riguarda credo che alla fine convenga partire e tornare viaggiatori, la beneficenza la si può fare anche da casa senza necessariamente legarla all'occasione di un viaggio. Già il partire con l'idea che per forza occorre portare qualcosa tipo sacco Babbo Natale rispecchia un pò la nostra mentalità occidentale che sinceramente non condivido.  Conoscere, rispettare, dialogare, fare amicizie, sentirsi sul solito piano umano, intrecciare relazioni vere, aprire la mente, gli occhi e il cuore a 360°, riportare agli amici a casa, modificare il proprio stile di vita è già un grande e prezioso agire. E non fa danno.. tutt altro!

"Il senso di colpa dell’Occidente verso il resto del mondo per una storia di oppressioni e sfruttamenti si coniuga con la rappresentazione che l’Occidente ha di se stesso come apice della civiltà, generando così “il bisogno di aiutare gli altri”. 

Ma in nessun modo l’avidità può essere riequilibrata dalla filantropia e gli aiuti non sono che un altro modo di stabilire la superiorità e il diritto di assumere la guida del mondo. 
L’autentica cultura del dono comprende, invece, una triplice obbligazione: l’obbligo di dare, di ricevere e di ricambiare. 
In primo piano viene la relazione con l’altro, sulla base di un riconoscimento positivo delle sue differenze.
È ormai tempo di passare dall’ideologia degli “aiuti allo sviluppo” all’autolimitazione nel prelievo delle risorse dal Sud del mondo e al riconoscimento di uno scambio alla pari che può e deve far crescere tutte le parti in gioco."
(tratto da "Spirito del dono e la sindrome umanitaria (Lo)di Marco Deriu, Ad Gentes 1/2003)

aprire la mente ed il cuore ...

 

 Aprire la mente ed il cuore : ben detto Riccardo.

Finvarra sono totalmente

Finvarra sono totalmente d'accordo con te! E' inutile che ci lamentiamo se in un paese i bambini ti sfiniscono con le richieste perchè la colpa è solo nostra! Siamo noi che li abituiamo!

Potrei avere cento esempi di discussioni avute con amici a questo proposito. Ricordo, solo per fare un esempio, una sosta fatta in Laos, ad osservare 2 bambini che giocavano con l'acqua: si sono fermati forse 5 secondi a guardarci, dopodichè hanno continuato a giocare e divertirsi. Prima di partire una compagna di viaggio ha tirato fuori due caramelle e gliele ha date e la cosa mi ha mandato fuori dai gangheri perchè secondo me questa persona non si è resa conto di avere fatto un danno perchè ha creato un falso bisogno! Lei si è sentita generosa, invece è stato solo sciocca, perchè al di là dell'equazione turista= possibilità di ottenere qualcosa che si fa strada nella mente del bimbo, i bambini non avevano mai provato quella caramella buonissima e non serviva fargliela provare per creare in loro un desiderio per qualcosa di cui non conoscevano l'esistenza! Così nei giorni seguenti, lei se ne è andata convinta di avere fatto una cosa giusta, ai bambini è nata la voglia di caramelle più buone di quelle pastiglie di zucchero che magari trovano ogni tanto al mercato scalcinato del Paese e che per loro già era il massimo! Dobbiamo smettere di elargire caramelle e denaro per sentirci a posto con la coscienza, perchè tutti credono di essere l'eccezione, di farlo nella maniera giusta, ma quelli che hanno creato orde di bambini che elemosinano sono proprio queste persone che si sentono a posto con la coscienza. Aiutare vuol dire donare alle scuole, alle associazioni che operano in quei Paesi, adottare a distanza, non  riempirsi le tasche di caramelle e spiccioli quando si va in paesi del terzo mondo e sentirsi dei buoni samaritani! 

Anzichè spendere 100 Euro di regali da distribuire a casaccio, spendiamone 200 per far studiare un bambino, non capisco perchè la gente continui imperterrita a fare danni con generosità tanto saltuaria quanto dannosa e ipocrita (ipocrita perchè non basta farsi stringere il cuore quando si va in vacanza, bisogna farselo stringere anche quando si è seduti in ufficio o andiamo la domenica in spiaggia!!).

Aiutare non è facile, è la regola numero uno che dobbiamo imparare è non alterare i delicati equilibri di quella società: trovo giusto, per esempio, come dice Finvarra comprare artigianato locale, ma altrettanto giusto non essere così sciocchi da farsi fregare solo perchè l'oggetto costa poco secondo i nostri canoni. Se la cultura locale prevede la trattativa bisogna trattare, non solo perchè non è bello che l'artigiano pensi che i turisti sono stupidi polli da spellare, ma anche perchè spesso potrebbe non esistere la mentalità del risparmio: ricordo ancora come una volta in Madagascar, mio cugino che viveva in quell'isola da 10 anni mi abbia rimproverato perchè ho pagato una splendida scatola di palissandro intagliata il triplo del suo valore (una cosa del tipo 30 dollari anzichè 10, per me comunque un affarone). Mi ha detto: ricordati che hai fatto del male a quella persona, perchè è quasi sicuro che con quei 20 dollari in più lui andrà ad ubriacarsi! E' ovvio che non è sempre così, ma la cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso si fa del male anche senza volerlo.

Se regaliamo 10 quaderni ad un bambino, non è detto che lui non vada a rivendere gli altri 9 ad altri bambini: è molto più probabile che succeda questo che non che li regali, ma non perchè il bambino è cattivo o egoista ma semplicemente perchè magari qualcuno glielo suggerisce, non dimentichiamoci che spesso i bimbi vivono per strada!  Ecco che abbiamo fatto un altro danno. Lasciamoli invece alla scuola, magari quando vede più di una persona, oppure lasciamo che si occupi della nostra generosità gente più esperta di noi, che opera ogni giorno in questi Paesi e ne conosce la mentalità! 

Il primo errore nel quale si incorre, anche in buonafede, quando si è in questi Paesi, a mio modo di vedere,  è pensare di essere l'eccezione che conferma la regola, ma soprattutto di sapere quello che si sta facendo, di sentirsi dei samaritani più esperti degli altri!!! 

Doniamo, doniamo, doniamo, ma facciamolo o cerchiamo di farlo senza fare danni! Dire che non ci si fida di questa o quella associazione a volte è solo una scusa per giustificare il fai da te, non serve a nulla..  

viaggiare ad occhi e mente aperti

Sicuramente non è facile capire quando è giusto (nel senso che non si crea un danno ma piuttosto un beneficio) e quando non è opportuno compiere una determinata azione. Non sempre il sentimento è giudice obiettivo. Certo, fa un pò male non dare un soldo a chi non ha niente, o almeno apparentemente non ha niente. Ma molte volte è meglio sentirsi 'ingiusti' per contribuire al vero bene per quella persona che non sempre è così visibile. L'elemosina non libera una persona, e non rispetta la sua dignità.  Ma la può sfamare. Ma lo può anche condannare alla strada. E il guaio è che quella persona il più delle volte non lo percepisce. In Camerun p.e. per i bambini era diventato un gioco aspettare i turisti sulle strade per chiedere 'cadeau, cadeau', naturalmente marinando la scuola. E ci si mettevano anche gli adulti che dai campi correvano per chiedere soldi o vestiti. Vestiti che poi vedevi rivendere nelle bancarelle del mercato insieme a quelli degli aiuti umanitari. Non che morissero di fame ma era ormai diventata una consuetudine chiedere qualcosa ai turisti di passaggio. E di ong ne era sparso il territorio! Ricordo ancora che la nostra guida a fine viaggio ci chiese di comprargli un televisore. Mentre un'altra mi chiese il kit di pronto soccorso per suo fratello gravemente malato. Ogni oggetto era motivo di commercio. Coloro che magari erano nel diritto di poter chiedere, ma non lo facevano, erano quei ragazzi delle grandi città che li vedevi la notte sbucare dai vicoli e sdraiarsi a dormire per terra a sniffarsi la colla, per non sentire la fame. In Camerun come ad Arequipa in Perù. Di giorno turisti a fare foto, di notte la solita piazza ma con attori diversi. Mondi sconosciuti tra loro e paralleli. 

Tutto questo per concordare che le scelte non sono facili, un paese è diverso dall'altro come sono diversi i momenti storici in cui lo si visita. Penso non esista una ricetta. Ma già porsi il problema è un buon passo per un viaggiatore che vuol esser consapevole. Forse la cosa migliore da fare prima di partire per un viaggio è quella di conoscere la realtà di quel paese attraverso il racconto di chi ci vive e ci dedica il suo tempo. Una conoscenza e una presa di coscienza è già un valido aiuto. E magari in viaggio ogni tanto aprire un pò gli occhi e la mente per scoprire tutte le facce di uno stesso luogo.  

E tra le foto di mare e di balli in maschera riportare agli amici anche il racconto di ciò che il nostro 'terzo occhio' ha visto.  Come ha fatto Sarita Smile

x chi volesse approfondire..

a proposito degli aiuti..

 

 

 

L'industria della solidarietà 

Aiuti umanitari nelle zone di guerra


http://www.ibs.it/code/9788861592933/polman-linda/industria-della-solidariet-agrave-aiuti.html

 

 

 

La carità che uccide Come gli aiuti dell'Occidente stanno devastando il Terzo mondo

http://www.ibs.it/code/9788817039970/moyo-dambisa/carit-agrave-che-uccide-come.html

Buone vacanze a tutte/i Smile

Riccardo

PS solo x allargare l'orizzonte, poi naturalmente ognuno trae le sue idee e convinzioni Occhietto

 

India

Non ho mai visto dei contrasti così incredibili come in India. Una ricchezza immensa racchiusa in una minuscola percentuale di persone che non fanno nulla per la grande massa che soffre e che non ha nulla. Pazzesco!

Il personale del casino online qui è fantastico e le partite di poker sono realistiche e divertenti per spendere i tuoi soldi in giochi d'azzardo.

ci sono delle eccezioni però...

Riporto integralmente il mio intervento sul forum del gruppo India Nord in partenza ad agosto:

Bè, io la penso come te. I soldi ai bambini per strada non vanno dati, altrimenti poi marinano la scuola per andare a mendicare in giro. Sarebbe quindi meglio andare direttamente nelle scuole a portare qualcosa di utile ai bambini.

Ma questo discorso non vale per l'India, dove spesso le scuole pubbliche non ci sono.

Quindi non ho una risposta, almeno non una risposta sola.

Sappiate però che state andando in un paese dove la gente normale se la passa malissimo, non ha soldi per pagare dottori e medicine, a volte neanche per mangiare.

L'India è il paese dei contrasti, c'è gente ricchissima e gente che non ha nulla e quando cala la notte le strade delle città si trasformano in dormitori a cielo aperto. Uomini donne e bambini si addormentano sulla nuda terra e guardandoli ci si accorge che non hanno nulla: a differenza dei clochard qui da noi, che hanno scatoloni, coperte e altra roba, in India si vedono solo corpi. Niente accessori.

Nei ristoranti per un tavolo ci sono 4 camerieri, in alcuni alberghi trovi 10 addetti alla reception, poi uno che ti apre l'ascensore, uno dentro l'ascensore, uno al piano dove devi scendere, uno sul corridoio e uno che ti apre la porta della camera. Io mi chiedevo: ma come fanno a pagarla tutta sta gente? Poi una sera sono tornata in albergo un po' più tardi e ho capito: non li pagano, in cambio della loro presenza gli consentono di dormire stesi in corridoio e di mangiare gli avanzi. Cercando di scavalcarli senza svegliarli me ne sono tornata in camera mia.

Una rupia regalata è una goccia in un oceano. Lo so. Ma l'India è uno di quei paesi dove forse vale la pena di regalarla.

E portate se le avete:
- scarpe da bambino (molti girano scalzi)
- vestiti
- penne e quaderni (va bene anche comprarli lì)

troverete sicuramente a chi regalarli.

Servirebbero anche delle medicine ma bisogna trovare un medico onesto a cui lasciarle. Chiedete alle nostre guide, che sono ragazzi sensibilissimi, soprattutto Safiq di Bikaner - se volete portare delle medicine gli scrivo e gli chiedo dove è meglio lasciarle, io le ho lasciate in un centro vicino Kajurhao dove curano la gente gratuitamente, degli amici medici mi avevano dato un sacco di antibiotici.

Sarita

Troppo spesso ci si dimentica

Troppo spesso ci si dimentica del lato diseducativo dell'elemosina, non solo in viaggio.

grazie Matteo

Saggi consigli.. il vero viaggiatore è colui che apre gli occhi e il cuore, non il portafoglio. Per viaggiare senza fare danni e tornare cresciuti dentro. 






Queste pagine sono ideate, costruite e mantenute da
Matteo, Fiamma, Martino e Sarita, disegni di Matteo.
Copyright © 1999 - 2011 Vagabondo Viaggi s.r.l.
Chi siamo - Scrivici - Autorizzazione Attività - Icone.