Libri di Viaggio in Tutti
Autobiografia di Gioconda Belli, sandinista nicaraguense, poetessa e autrice del famosa romanzo "La donna abitata". Gioconda racconta il periodo in cui si avvicinò per la prima volta al movimento sandinista, quando in Nicaragua era ancora al potere il dittatore Somoza. Il libro ripercorre il difficile percorso rivoluzionario del movimento, dalle sue origini fino al rovesciamento di Somoza. Ma parla anche dei suoi amori e della difficoltà di essere donna e madre durante una rivoluzione.
Spettacolari le pagine in cui Gioconda, in esilio in Costa Rica, percorre la Panamericana verso nord a grande velocità perchè... è appena caduto il regime!
Quando cento anni fa sessanta famiglie ebraiche che abitavano a Giaffa decisero di trasferirsi qualche chilometro più a nord, di Tel Aviv non esisteva ancora nulla, anche se alle spalle di questa sottile striscia di sabbia c'erano migliaia di anni di storia. Oggi "la collina della primavera" è una metropoli che non si ferma mai, nuovissima e antichissima, gaudente e colta, esotica e tecnologica. E che ha tanta paura di invecchiare. Un viaggio d'autore dentro un microcosmo dove si mescolano tutti i generi umani e architettonici, fisici e culturali. (da www. IBS.it)
Nella primavera del 1999, a sessant'anni suonati, Bernard Ollivier parte per Istanbul, zaino in spalla, con la ferma intenzione di raggiungere, a piedi, Xi'an in Cina: 12.000 chilometri lungo la leggendaria Via della Seta. Nel corso delle sue tappe, l'autore si riposa scrivendo. Il primo volume del suo avvincente ed eccentrico resoconto, dedicato alla difficile traversata dell'altipiano dell'Anatolia, è comparso in Francia nel 2000. In questo nuovo libro Bernard Ollivier riprende il racconto. Dalla primavera all'autunno 2000, al dileguarsi dell'inverno che avrebbe impedito il valico dei colli, supera gli ultimi passi montani del Kurdistan e attraversa gran parte dell'Iran prima di ritrovarsi, a luglio, faccia a faccia col terribile Karakoum. (da www. IBS.it)
Un viaggio ilare e desolato nel cuore del Tibet, alla ricerca di una città un tempo immaginata dagli occidentali, e oggi costruita dai tour operator del governo cinese. (da www.bol.it)
Tu dici California e pensi al Golden Gate di San Francisco, alle spiagge sabbiose di Malibu, agli studi cinematografici di Hollywood. E invece, appena più giù, c'è un'altra California, che a metà Ottocento seppe resistere all'avanzata delle truppe statunitensi e conservare la propria integrità e indipendenza. E la Baja California, la California messicana: la più lunga penisola del mondo, quasi duemila chilometri conficcati nel cuore dell'Oceano Pacifico. Pino Cacucci è ritornato nel "suo" Messico per attraversarla e per raccontarla, da sud a nord, da La Paz alla frontiera di Tijuana. Lungo la Carretera Federai I, detta anche Transpeninsular, ha raccolto storie di pirati e tesori sepolti, di gesuiti e missioni abbandonate, di indios e viaggiatori perduti. Sulle orme di Steinbeck, che qui viaggiò nel 1940, ha riscoperto leggende di regine e perle giganti. E ovviamente si è immerso nella strepitosa natura della Baja, nelle sterminate distese di cactus, nel paesaggio lunare delle saline, nelle montagne che hanno forma di donna. E nelle baie d'incanto dove le balene si avvicinano allegre per giocare con le barche dei pescatori. Perché il Messico fu il primo paese, più di sessantanni fa, a creare riserve protette per questi animali dall'intelligenza misteriosa, e loro lo sanno - lo hanno certamente capito - che gli uomini non sono tutti assassini, e che da queste parti vive un'umanità più autentica, un'umanità più amichevole.
(da www. IBS.it)
La ricerca di un altrove incontaminato è una delle fissazioni più antiche e perniciose cui vada soggetta la mente occidentale. Ma se nelle forme lievi può essere lenita grazie alle cure dell'industria turistica (che presto vanterà il più alto fatturato al mondo), in quelle virulente va curata alla radice, come tenta di fare qui Lawrence Osborne - pur sapendo che, per quanto lontano uno fugga, troverà sempre un tour operator ad aspettarlo. Così, individuata sulle carte (o meglio, in una spassosissima esplorazione di siti web) una meta possibile, l'isola di Papua Nuova Guinea, Osborne parte per un viaggio che sarà diverso da qualsiasi altro, e più di qualsiasi altro sgangherato e divertente. Comincerà con un'esplorazione di altrove molto contaminati (la Dubai che gli sceicchi stanno tramutando in un immenso parco a tema, le Andamane semidistrutte dallo tsunami e in procinto di essere ricostruite come le nuove Maldive, la Thailandia vista attraverso l'enorme città della salute e del fitness dove l'autore trascorre un breve ma surreale periodo) e si concluderà in un'immensa isola tra cieli verdi, fiumi fucsia e vulcani attivi, dove, cadute una a una tutte le paranoie da contatto con l'ignoto, Osborne si ritroverà nudo, coperto di strane farfalle e felice nel pieno di un'orgia tribale - avendo comunicato al lettore la sua stessa, irrefrenabile smania di viaggiare comunque, anche in un mondo che stiamo trasformando nell'allucinata e pacchiana caricatura delle nostre fantasie. Da (www.bol.it)
Charles Baudelaire e Graham Greene, rispettivamente padri nobili del flaneur metropolitano e dell'occidentale incline a perdersi nel primo Oriente a disposizione, sarebbero stati entrambi fieri di quel loro imprevedibile, inclassificabile, incorreggibile erede che risponde al nome di Lawrence Osborne. Di fatto, però, il programma da cui Osborne parte stavolta ha pochi precedenti: raccontare alcuni periodi nella vita che un uomo "senza una carriera, senza prospettive, senza un soldo" decide di passare in una città scelta quasi a caso - Bangkok. Quanto poi succede a Osborne (mangiare al ristorante No Mani, dove i clienti vengono provvisti di bavaglino e imboccati; passeggiare la notte per il mattatoio della città, fra scannatori strafatti di droghe sintetiche che massacrano animali nel modo meno pulito e indolore; ritrovarsi in una stanza con due ragazze vestite da poliziotto) è già di per sé materia per il romanzo che questo libro, in origine, era. Ma, quasi fra le dita del lettore, le storie che si intrecciano fra le pagine, e la voce che le racconta, diventano molto di più: il disperato profilo di alcuni espatriati giunti fin lì per cancellare, all'ultimo momento o quasi, tutta la loro vita precedente; l'autoscatto di uno scrittore sorpreso nel goffo, scatenato e non resistibile tentativo di innalzarsi allo stato di natura; lo schizzo di una città diversa da ogni altra, che è prima di tutto una nuova, fantasmagorica e in larga parte ancora inesplorata forma di vita. Da (www.bol.it)
Che cosa si nasconde nella steppa asiatica, sulle coste orientali del Mar Caspio e nel Mare d'Aral? Profondo conoscitore di quelle zone, Giammaria ricostruisce la sua lunga esperienza di inviato in Asia Centrale in due periodi diversi - dopo il crollo dell'Unione Sovietica e in seguito all'attentato terroristico alle Torri gemelle. L'indagine ha come punto di partenza gli ecosistemi messi fortemente in crisi dalle massicce sperimentazioni nucleari volute dal regime socialista sovietico durante il periodo della Guerra fredda e si sposta poi sul presente che vede quelle stesse zone preda di forti quanto rapaci interessi internazionali. Giammaria è il viaggiatore informato, indagatore che conduce il lettore fin dentro le città "fantasma" non segnalate sulle mappe, cittadelle scientifiche e militari sorte nel dopoguerra e sviluppatesi negli anni cinquanta durante le sperimentazioni scientifiche sulle armi nucleari e chimiche, il cui impianto urbanistico e l'architettura ricordano i romanzi di fantascienza e non hanno più nulla a che vedere con le tipiche e antiche cittadine asiatiche. Paesaggi estremi, i cui confini sfumano in estensioni ampie e desolate che tracciano una sorta di "non-luogo", topos dello smarrimento esistenziale dell'uomo moderno, testimonianza dei drammatici avvenimenti storici degli ultimi cinquant'anni e al tempo stesso rappresentazione della bellezza di uno spazio desolato ma di grande fascino, puro e "lunare", esotico. (da www. IBS.it)
Nota di Vagabondo: non avendo abbastanza informazioni abbianiamo questo libro ai paesi che ci sembra più probabile siano trattati, ma non possiamo essere certi che questi abbinamonti siano corretti.
Se c'è un luogo dove la speranza è giovane, questo è l'India. Una nazione a cui oggi l'Occidente guarda con stupore, incredulità, ammirazione. In India sta nascendo una nuova idea della modernità. Nell'ultimo quarto di secolo, infatti, con regolarità, questo impressionante paese è riuscito a sollevare dalla miseria ogni anno l'1% in più della sua popolazione: col risultato che già 200 milioni di indiani, dal 1980 a oggi, hanno sconfitto per sempre la fame e il bisogno. Entro 20 anni il Pil indiano avrà superato quello di tutta Europa e fra meno di 30 anni l'India si sarà piazzata nel ristretto vertice dell'economia mondiale, il club delle tre superpotenze globali, in compagnia di Cina e Stati Uniti. Entro qualche decennio diventerà l'unica superpotenza popolata soprattutto di giovani e giovanissimi, una differenza che le garantisce una marcia in più nel suo dinamismo. Federico Rampini attraversa questo paese e mostra come il futuro dell'umanità si giochi in buona parte proprio qui, perché la maggioranza dei giovani che erediteranno questo pianeta stanno nascendo da mamme indiane. (da www.bol.it)
Questa narrazione si muove in lungo e in largo per le strade di Bombay, e ritrae la città attraverso le mille storie dei suoi abitanti, dai più famosi (compresi gangster e attori) alla gente comune. Metha ricerca nella brutale Bombay di oggi quella che ha abbandonato vent'anni prima e la ritrova moltiplicata e smembrata. E a poco a poco mette a nudo i fili tesi tra gli attici scintillanti affacciati sull'oceano e il mare di baracche dove milioni di persone vivono una vita durissima. (da www. IBS.it)
Mai passarsi sulla faccia il tovagliolo caldo offerto prima dì un pasto in Giappone. Vietatissimo poi soffiarcisi il naso. Durante un brindisi in Cina, poi, è meglio non dire "cin cin". A meno di non voler indicare il "pisellino" del padrone di casa, e mettere tutti in grande imbarazzo. In compenso, a fine cena, le bacchette possono essere tranquillamente utilizzate come stuzzicadenti. A un invito a cena in Argentina o a Singapore, è consigliabile presentarsi con un'ora di ritardo perché la puntualità verrebbe presa per ingordigia. Un garofano nel simbolo di un partito politico thailandese, svedese, polacco o tedesco sarebbe masochista, a meno di non mirare ai voti dei defunti... (da www.bol.it )
Tante località, in diversi continenti, ma soprattutto il ponte di Galata, il Corno d'Oro, il Sahara algerino, il bazar di Istanbul, i bagni turchi, i paesaggi lunari dell'Anatolia, il Golfo di Aqaba, l'Egitto e le dolcezze del Nilo, i profumi di Aleppo, i colori di Isfahan: luoghi mitici, archetipici dell'immaginario occidentale, che hanno intrattenuto nei secoli - nei millenni - un fruttuoso rapporto di incontro-scontro con la cultura del Mediterraneo, arricchendola. Il nostro viaggiatore, 'curioso come una gallina', ha percorso in lungo e in largo queste terre, le ha amate moltissimo, si è perso negli incanti delle loro mitologie, ha assaggiato e goduto di tutte le loro specialità culinarie, mangiato polvere sulle loro scomode strade bianche, cristallizzato gli istanti con la sua macchina fotografica. E ora ci restituisce questo vasto patrimonio di ricordi attraverso la sua scrittura vitalissima e ironica, sempre pervasa da un allegro stupore delle cose del vasto mondo. Le sue peregrinazioni sono iniziate - ma non sono ancora finite - nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il turismo italiano si concentrava sui comodi litorali nostrani. Viaggiare era ancora un'esperienza riservata a pochi ardimentosi disposti a spostarsi con ogni mezzo possibile, a dormire dove capitava... a rinunciare agli spaghetti. E soprattutto a entrare in contatto con altre culture, a non temere l'imprevisto, a sentirsi cittadini del mondo. Insomma, era un'esperienza riservata a chi, oltre a essere 'curioso come una gallina', avesse anche un certo desiderio di avventura e molto senso dell'umorismo. Nella convinzione che 'sorridere' sia uno degli atteggiamenti più proficui per confrontarsi con gli altri. (da www.bol.it )
Dieci anni in giro per il mondo. Venti storie di viaggio. Ogni esperienza, dalla più insolita (tentare di imbucarsi nel blindato set thailandese di una grande produzione hollywoodiana, trovarsi senz'acqua in un giro solitario a piedi nel Sahara) alla più apparentemente ordinaria (frequentare un corso di sesso tantrico per turisti in India, girare per l'outback australiano in mezzo ai distratti partecipanti di un viaggio organizzato), diventa una perla narrativa, un acquerello incredibilmente vivace e definito, capace di restituire con impagabile nitidezza colori, sapori, profumi e suoni di un mondo sempre più globalizzato. Per questo Rolf Potts ci ricorda che il viaggio, ancora più che ai tempi di Kerouac, è una dimensione mentale: agli occhi di ciascun viaggiatore il medesimo luogo, per quanto intatto si sia conservato nei secoli, appare diverso, in virtù dello sguardo irripetibile con cui ognuno ridisegna la geografia del mondo. Dimentichiamoci una buona volta il vezzo moderno di ripercorrere le orme di chi ci ha preceduto: per come si presenta ai nostri occhi, ogni posto attende ancora il suo esploratore. (da www. IBS.it)
Suggestivo diario di viaggio in Spagna e in America del Sud, scritto con una freschezza e una sincerità a tratti persino ingenue, ma in uno stile corretto e pulito e con osservazioni in vari casi suggestive e penetranti. L'autore rivela aspetti della vita sociale spagnola e latino- americana poco noti al grande pubblico, anche per la sua preoccupazione di fuggire la banalità dei comuni percorsi turistici. Il libro fornisce al viaggiatore alcune "dritte" interessanti, per evitare inconvenienti sgradevoli ma anche e soprattutto per conoscere la realtà iberica e latino-americana nella loro complessità. (da www. IBS.it)
Era il 1979 quando un giovane deciso a laurearsi sui movimenti autonomistici sbarcò per la prima olta in Corsica. Da allora vi è tornato molte volte, in molti modi, e ogni volta si è sentito a un tempo pago e insoddisfatto, desideroso di vedere ancora, e di capire. E l'amor di Corsica, originato da quest'isola unica, dura, piantata al centro del Mediterraneo in un magico cerchio di acqua, di popoli, lingue e culture, che parte dalla Sicilia e va fino all'arabeggiante Andalusia. L'autore percorre tutta l'isola, anche nei suoi angoli più segreti, e la racconta con le parole dell'innamorato fedele e corrisposto. Durante il viaggio emergono, oltre a quelle forti del presente, figure e immagini antiche: Seneca, Napoleone, i deserti, il vino, le foreste. Così la Corsica si rivela indipendente e orgogliosa, e ancora oggi, nella sua rocciosa immobilità, sembra guardare impassibile i destini incerti degli uomini che la attraversano. "Per me il gusto principale del viaggio non è conoscere cose assolutamente nuove e diverse da quelle che conosco. E passione per le somiglianze più che per le differenze. Può essere un nome, una scritta, un piatto, un intonaco, un panorama, qualsiasi cosa che metta in rapporto due punti diversi, e a me noti, di questa Europa mediterranea di cui, alla fine, la Corsica è al centro. Per chi concepisca il viaggio a questo modo, la Corsica non può essere meta di un viaggio solo. (da www IBS.it)
La pancia grigia della città pareva davvero di poterla toccare, allungando una mano. Un intrico di tetti obliqui embricati in un complicato gioco di incastri sotto cui si srotolavano le budella dei carruggi. Col loro variopinto popolino fatto di bottegai, artigiani, bagasce, spacciatori e un esercito di immigrati, regolari e clandestini. Tutto un brulicare di minute attività legali e illegali e un fluire di merci che per secoli quei puzzolenti intestini hanno metabolizzato, facendo ricca e potente la repubblica marinara». La Genova di Bacci Pagano, l'investigatore privato nato dalla penna di Bruno Morchio e protagonista dei suoi romanzi, raccontata dall'autore e fotografata da Gianni Ansaldi e Patrizia Traverso. (da www. IBS.it)
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