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Vagabondando nell'Alto Valdarno
Scritto da: Anna

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Cara Fiamma,
il tuo racconto del viaggio nel Salento mi ha stimolato. Ho deciso di fare con filosofia analoga un Arezzo - Firenze (tre quarti d'ora di autostrada) mettendoci, ma solo per una mia personale limitazione di tempo, un'intera giornata.
Non ti parlo di Arezzo, bellissima, a misura d'uomo, ma già notissima.
La mattina usciamo da Arezzo in direzione nord ovest prendendo la Via di Setteponti.
Si tratta di una strada coincidente per lunghi tratti con l'antica Cassia Vetus, che congiungeva i due "municipia" romani di Arezzo e di Fiesole.
In epoca tardo romana e medievale divenne Via delle Pievi, che collegava le due Diocesi, sempre di Arezzo e Fiesole, passando per innumerevoli pievi che costituivano i luoghi di sosta per i pellegrini.
Di queste chiese e chiesette, spesso con sculture e affreschi dell'epoca, molte esistono ancora e si possono vedere: le più note sono Gropina, la Badia di Soffena a Castelfranco, S. Piero a Cascia, ecc..

L'attuale Via di Setteponti è una pedemontana che corre, lungo la base delle pendici di Pratomagno, sul piano formato dai detriti depositati nel lago pliocenico durante qualche milione di anni ed erosi poi dall'Arno e dai suoi affluenti.
Si sono così formate caratteristiche vallate, da sempre sfruttate intensamente per produzioni agricole di tutti i generi, che formano un paesaggio collinare vario e suggestivo, con visuali aperte, che è poi quello rappresentato in molte pitture rinascimentali.
Le balzeOggi sono prevalentemente coltivate ad oliveti, vigneti e boschi. Un po' dappertutto, ma in maniera molto più evidente nel tratto tra Terranova Bracciolini e Castelfranco di Sopra, si sono formate le "balze", calanchi e forre in cui si vedono gli strati della sedimentazione lacustre.
Un geologo ci può leggere in maniera evidentissima la "storia" del suolo, gli strati inglobano fossili del pliocene (elephas meridionalis, bos primigenius, tigre dai denti a sciabola), dei quali vi è un bel piccolo museo a Montevarchi.
Per chi passa e guarda, invece, costituiscono un paesaggio aspro e selvaggio di grande suggestione e bellezza, che è attraversato da vari possibili percorsi, segnalati anche dal CAI, da fare a piedi, a cavallo o in MB.

In questo bel paesaggio, dove la vista spazia fino alle colline del Chianti sull'altro versante del bacino, qua e là si vedono gli insediamenti sorti dentro e intorno ai castelli e rocche feudali di epoca medievale, i cui abitanti si sono combattuti per secoli, ora schierati con Arezzo, ora con Firenze.
Sono piccoli paesi molto ben conservati, dove oggi si trovano aziende agroalimentari con produzioni pregiate locali, frantoi a freddo che producono con metodi tradizionali un olio extravergine di grande sapore, cantine che vendono il Chianti dei Colli Aretini, agriturismi, seconde case, laboratori artigiani di tutti i tipi, dalla maglieria elegante al ferro battuto, ecc.

Clicca per ingrandireGli antichi abitanti, una volta unificato il territorio sotto la dominazione fiorentina, nel tredicesimo e quattordicesimo secolo, si trasferirono nelle "Terre nuove fiorentine", i paesi di nuova fondazione: Castelfranco di Sopra, Terranuova Bracciolini, S. Giovanni Valdarno. Questi avevano la tipica struttura a Cardo e Decumano mutuata dagli accampamenti (castra) romani, ancora oggi leggibile.
Penso che almeno la piazza centrale di S. Giovanni, con il bel palazzo comunale di Arnolfo di Cambio e con i depositi comunali interrati dei cereali, oggi resi visibili mediante lastre di cristallo inserite sul pavimento della piazza, meriti assolutamente una deviazione.

Appena fuori Arezzo siamo passati sopra al ponte medievale a sette arcate (probabilmente quello che ha dato il nome attuale alla strada), Ponte a Buriano: si tratta, secondo diversi studiosi del ponte raffigurato nel paesaggio che fa da sfondo alla "Gioconda" di Leonardo da Vinci.

Delle innumerevoli strade che si dipartono dalla nostra e che si potrebbero percorrere, sempre trovando oggetti di interesse, prendiamo quella per Campogialli.
Proseguendo, a circa tre chilometri dal paese, si entra nell'oasi naturalistica del lago di Bandella, generato dalla costruzione di una diga dell'ENEL in una stretta gola dell'Arno, chiamata Valle dell'Inferno. In un paesaggio di grande bellezza si possono osservare più di 150 specie di uccelli di passo e stanziali nel loro ambiente naturale. Se come noi, ci andate a maggio vedrete lungo le rive lo spettacolo incredibile della grande fioritura viola-azzurra degli iris d'acqua.

Clicca per ingrandireAll'ora di pranzo ci fermiamo a un ristorante ricavato in una vecchia fattoria a mangiare piatti tipici della cucina toscana: crostini neri, fagioli zolfini, arrosto misto allo spiedo. Il tutto condito col saporoso olio locale e annaffiato dal Chianti.
Ritorniamo sulla via Setteponti, passando per Castiglione Ubertini e Cicogna, vedendo sempre, da lontano, belle ville ottocentesche e le classiche case coloniche di varie forme, dette Leopoldine, con la piccionaia, caratteristiche della campagna toscana. Agli incroci stradali i "Madonnini", le tipiche edicolette sacre di questa zona.

Proseguendo deviamo poi per salire da Loro Ciuffenna alla vetta del Pratomagno, a 1600 m. di altezza, dove dai pascoli fioriti si vede uno splendido panorama sulle valli dell'Arno.
Da lì, percorrendo una strada poco sotto il crinale, raggiungiamo Vallombrosa, e quindi passando per la Consuma, raggiungiamo Firenze.

A questo punto mi accorgo di aver parlato solo di una piccolissima parte delle cose che si possono fare e vedere, dei posti dove ci si può fermare, a mangiare, comprare, curiosare. Non ho parlato delle vetrerie, del castello di Coppedé, che a Lupinari sbuca improvviso, bellissimo ed incongruo nel paesaggio rurale, delle eleganti scarpe e borse che si possono comprare in fabbrica vicino Montevarchi a prezzi ottimi, dei molini ad acqua, delle feste...
Ma stupidamente mi ero posta il limite di una giornata, voi però non ponetevelo...


Scritto da:
Anna

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Note:



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