Cara Fiamma, i tuoi racconti e ricordi sulla Turchia hanno contribuito a stimolare il nostro desiderio di trascorrere in questo paese le vacanze estive.
Siamo partiti a sud della penisola Anatolica, lungo la costa del mar mediterraneo a bordo di un caicco, imbarcazione in legno, mezzo che permette di toccare alcune località più difficilmente raggiungibili via terra.
La crociera è iniziata ad Antalia, ha raggiunto Kas per poi terminare nuovamente ad Antalia ed ha toccato le zone più belle ed interessanti dal punto di vista archeologico: Kekova, con un forte costruito dai genovesi e le tombe licie emergenti dall'acqua; Phaselis, caratterizzata da isole, isolette, spiagge, golfi e pinete secolari; questa antica città è famosa per i suoi tre porti naturali e per i resti di mura, acquedotti, acropoli e teatro. Vicino ad essi sul fondale della baia, si trovano i resti dell'antico molo, zone in cui il tempo si è fermato all'epoca dei fenici. E poi Demre, chiamata nell'antichità Mira, situata nei pressi di Finike, nota soprattutto per un importantissimo edificio medievale, una chiesa cristiana, restaurata nell' XI secolo, la chiesa di San Nicola. A pochi km a nord di Demre, si trovano le tombe rupestri che risalgono al IV secolo; scavate nella roccia. Queste tombe licie presentano abitualmente gli elementi architettonici delle facciate dei templi greci: colonne, capitelli, frontone, tutti eseguiti in un unico scavo sulla parete rocciosa.
Durante la permanenza in barca, si possono apprezzare situazioni diverse dal quotidiano, tipo: dormire in barca ed essere svegliati, ahimè alle sei del mattino, dal canto di un gallo piuttosto nervoso o dal belato delle capre, o dal canto del Muezzin ed aprire gli occhi e trovarsi di fronte una calma assoluta ed un mare completamente piatto. Oppure vi può capitare di essere avvicinati da una vecchietta che vaga lungo la costa su una barchetta a remi, in cerca di acquirenti per i suoi manufatti di artigianato locale. Ed ancora navigare tra i delfini e le tartarughe marine. Ma il caicco non è solo questo: permette di poter raggiungere piccoli villaggi, o ancorarsi in baie riparate dove il mare turchese non è solo uno slogan pubblicitario!
Dopo sette giorni di navigazione, sbarcati ad Antalya, città di circa un milione di abitanti, caratterizzata da grandi viali e da una periferia caotica, dove solo la città vecchia merita una visita, abbiamo intrapreso il viaggio via terra, alla scoperta di luoghi interessanti dal punto di vista storico e paesaggistico.
Da Antalya, con un taxi per un viaggio di circa tre ore attraversando montagne a picco sul mare siamo arrivati a Marmaris, zona di partenza di tutte le nostre escursioni.
Marmaris è una località marina frequentata da tedeschi, inglesi e da turchi provenienti da varie zone della Turchia, si trova in una insenatura paragonabile ad un fiordo, ad un lago canadese, ed è una zona altamente sfruttata dal punto di vista turistico, con una infinità di alberghi, ristoranti, negozi, bazar, agenzie turistiche che fino a tarda notte cercano di vendere al le escursioni alla scoperta di zone limitrofe.
Qui Solimano il magnifico stabilì il suo quartiere generale, per partire alla conquista di Rodi, isola greca, che noi abbiamo raggiunto in soli 45 minuti di aliscafo. Ci si accorge subito di aver varcato il confine, in quanto dopo rovine greco-romane o villaggi rurali, ci si imbatte immediatamente nelle architetture del periodo veneziano. La città vecchia di Rodi, perfettamente ristrutturata e conservata, mostra al turista una serie di piazze, vie, vicoli, tutte caratterizzate da negozi di artigianato, caffè, ristoranti e tutto questo all'ombra di eleganti edifici di particolare pregio architettonico in pietra locale.
Tornati a Marmaris, dopo aver noleggiato una macchina, ci siamo diretti alla volta di Mileto, Priene, ed Efeso. In realtà pensavamo che il viaggio fosse breve, ma considerate le strade, per percorrere 200 km abbiamo impiegato più di mezza giornata.
La prima tappa è stata Mileto, una delle più antiche e potenti città greche dell'Asia Minore, disegnata da Ippodamo di Mileto (celebre architetto ed urbanista della fine del IV secolo a.C.), inventore della città su un tracciato a griglia ortogonale, che fu appunto detto "Ippodameo"; vi sono resti notevoli del teatro del IV secolo A.C., delle terme di Faustina, delle strade, ecc .
Lasciata Mileto, ci siamo diretti alla volta di Priene, interessante per la posizione dell'abitato, situato ai piedi di una alta scogliera sulla cui sommità si trova l'acropoli, con il tempio di Atena, che è l'edificio più antico di Priene costruito in un punto facilmente visibile da lontano, sull'orlo di un precipizio di 97 metri, che nell'antichità dava sul mare. Dall'alto dell'Acropoli l'ampia visuale sulla pianura verde riproduce oggi in qualche modo l'effetto antico di essere in riva al mare. Due enormi (almeno 40 cm.) lucertole color ocra ci guardavano tra le rovine.
Lasciata Priene, ci siamo diretti ad Efeso, una delle più grandi città dell'antichità, fondati dallo stesso popolo furono si conoscono 5 insediamenti con il nome di Efeso, ma oggi per Efeso si intende la terza città, quella Ellenistico-Romana, i cui resti costituiscono la parte più interessante della visita. Famosissimo è il teatro (89-117 D.C. ) dotato di 24.000 posti; ma oltre alle dimensioni, il teatro è noto per il fatto che nell'anno 54 San Paolo vi volle predicare per evangelizzare gli efesini, suscitando un'azione violenta da parte dei pagani.
Lasciato il teatro e percorsa la via marmorea, si trova un edificio imponente, isolato, a due piani e con una facciata ornata di colonne: la biblioteca di Celso, la cui costruzione durò circa 25 anni. Di Efeso potrei menzionare molti altri monumenti di notevole importanza, ma bisogna esseri lì presenti per toccare con mano quanto i poeti Omero, Anacreonte e Saffo hanno cantato e gli architetti creato.
Trascorsa una notte a Kusadasi, cittadina turistica che affaccia sul Mare Egeo di fronte all'isola greca di Samo, abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno, che è stato meno disagiato del viaggio di andata, siamo andati verso Aydin, per dirigerci a Dalyan dove siamo arrivati dopo circa tre ore di viaggio.
Proverò a descrivere Dalyan e Caunos, ma è difficile, perché insieme danno vita ad un luogo talmente singolare che non si riesce a raccontarlo. Dalyan, è un villaggio di pescatori da cui partono le gite in barca per Caunos, e lì è possibile visitare delle rovine situate nei pressi di un piccolo lago vicino alla costa; il lago comunica con il mare attraverso una moltitudine di canali e piccolissime isole coperte di bambù. Durante la navigazione lungo i canali, si possono osservare da lontano, sulle ripidissime pareti rocciose, tombe scavate nella roccia. Benché Caunos si trovi sul territorio dell'antico regno della Caria, le sue tombe rupestri assomigliano a quelle della vicina zona chiamata Licia, e come quelle simulano sulla parete rocciosa, la facciata dei templi greci con colonne, capitelli, frontone ed altri elementi architettonici davanti alla cella funeraria scavata nella roccia. Bisogna percorrere a piedi la distanza che separa le rovine dal punto in cui attracca la barca; la prima tappa ha come meta il teatro romano, attorno al quale sono raggruppati anche altri edifici romani: una palestra ed un complesso termale trasformato in epoca bizantina in chiesa.
Terminata la visita alle rovine, con la barca ci siamo diretti alla spiaggia delle tartarughe, sulla cui spiaggia sabbiosa le tartarughe marine vanno a deporre le uova.
Dopo quest'ultima escursione siamo ritornati a Marmaris, per partire il giorno dopo per Istambul, città magica di cui vi parlerò un'altra volta.
Scritto da:
Daniela
Note: