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Sardegna Sconosciuta II parte.
Scritto da: Matteo

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III Giorno: Codula Orbisi
Lasciamo la valle del Lanaitto e raggiungiamo Dorgali, il centro più grande del Supramonte, dove rimpinguiamo le nostre scorte di viveri per i prossimi giorni. Compriamo anche molti dolcetti sardi e tantissimo pane guttiau (che però non arriverà mai a destinazione: lo mangiamo tutto in macchina!). In una libreria troviamo "Il Selavggio Blu, trekking estremo nel Golfo di Orosei" di Corrado Conca: ottimo materiale per una nuova avventura!
Finite le compere prendiamo l'orientale sarda verso Baunei, al Km 178 deviamo a destra per Campos Bargios, la strada diventa quasi subito sterrata e percorre un paesaggio che ricorda tantissimo i film western. Parcheggiamo in un bosco secolare di lecci, dove famigliole di maiali pelosi e multicolori sgranocchiano ghiande e scavano nel terreno, a pochi metri da noi inizia la Codula Orbisi.

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Questo canyon può essere percorso sia a cielo aperto che sottoterra: il torrente, infatti, non scorre più sul suo vecchio letto, ma viene inghiottito dalla montagna poco a monte di Campos Bargios. Volendo ci si può calare nell'inghiottitoio e seguire il percorso sotterraneo che riemerge con una cascata nel mezzo di una parete rocciosa a 70 metri di altezza!
70 metri... le nostre corde ci permettono calate fino a 60 metri (abbiamo 120 metri di corda, che devono essere messi a doppio), così, anche se la discesa nelle viscere della terra ci attirerebbe molto, dobbiamo optare per il canyon tradizionale.
Dopo un primo salto ed un laghetto la discesa entra subito nel vivo: una calata di 38 metri (è come scendere dal tredicesimo piano) verso uno scuro laghetto; la parete forma uno scavernamento a forma di semiarco e dopo poco ci si trova a 20 metri dal suolo ed a 10 dalla parete più vicina: ci si sente come un minuscolo ragnetto.

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Continuiamo la discesa ed il canyon diventa strettissimo, a volte sembra quasi una grotta e le pareti si uniscono in enormi archi di pietra, si traversano a nuoto molti laghetti scuri incuneati fra alti muri di pietra. Raggiungiamo il punto che la nostra guida descrive così: "...si trovano due profonde marmitte vuote [...] per superare la seconda, di difficoltà maggiore, una poco elegante piramide umana può servire per arrivare ad un alberello...". Decidiamo di pranzare prima di affronatare la scalata. La "piramide" in due non si fa molto bene, ma con 20 minuti di sicuramente "poco elegante" arrampicata riusciamo a raggiungere il fatidico alberello.
Dopo pochi altri salti il canyon si apre e compare la cascata di 70 metri del fiume sotterraneo: a metà altezza cresce un albero in una posizione incredibile.

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Da qui un sentiero dovrebbe permettere di tornare su: noi non lo abbiamo trovato, ma il ritorno non ci ha creato problemi.
Stendiamo i sacchi a pelo a Campos Bargios sperando che ad una certa ora anche i maialini vadano a dormire e la smettano di fare casino.

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IV Giorno: Flumineddu e Gorropu
Quello del Flumineddu è uno dei canyon più lunghi d'Europa e sicuramente il più alto: le pareti rocciose, in alcuni punti, sfiorano i 300 metri di altezza! Il percorso è lunghissimo e, per godercelo con calma, decidiamo di prevedere un pernottamento nella forra. L'unico problema è: se lasciamo la Zorro-mobil a Campos Bargios (anche il Flumineddu si prende da qui), come facciamo poi a tornare a prenderla?
Dalla carta risulta che dalla statale al punto di inizio del canyon ci sono almeno 15 Km di sterrata, ma se invece di seguire la strada si scala il Monte Su Nercone i Km diventano 4. Lasciamo i bagagli nel bosco (i viveri su un albero: i maialini si sono svegliati) e portiamo la macchina sulla statale. Con solo una bottiglia e la carta valichiamo il monte, traversiamo la Codula di Orbisi prima che diventi un canyon e torniamo ai bagagli: all'ora di pranzo siamo nel Flumineddu.

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La gola è splendida: più larga delle altre, è subito compressa fra alte pareti su cui crescono alberi antichissimi abbarbicati nei posti più incredibili; il fondo è asciutto (per ora) e si cammina infilandosi negli spazi liberi fra massi arrotondati grandi come una stanza.
Quando raggiungiamo il primo lago è già sera e decidiamo di fermarci li. Dormiamo in una minuscola grotticella sotto una cascata asciutta che ci ripara dai sassi che cadono per la differenza di temperatura fra giorno e notte.

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Scritto da:
Matteo

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Note:



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Matteo, Fiamma e Martino, disegni di Matteo.
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