All'inizio degli anni '70 il regista Luca Ronconi propose a teatro una versione dell'Orlando Furioso in cui alla fine non c'erano due spettatori che avessero visto lo stesso spettacolo: tutta la troupe era radunata più o meno in circolo al centro del palcoscenico-platea e ogni attore recitava la sua parte, mentre gli spettatori gli si muovevano intorno, fermandosi a sentire ora l'uno ora l'altro; era dato per scontato che chi ci andava avesse già almeno un'idea approssimativa della trama.
Una cosa molto divertente, di cui si parlò per mesi.
Secondo me il vedere una città ha qualcosa di simile, se poi si tratta di una città grande e complessa come Parigi non c'è niente di più facile che due persone che ci passano ciascuna una settimana non vedano affatto le stesse cose.
Bene, io ci ho passato una settimana questa primavera e ve la racconto, potrebbe fornirvi qualche spunto...
Primo sabato pomeriggio: passato molto originalmente seduti in un aereo fermo sulla pista di Ciampino, era il giorno successivo ai funerali di Giovanni Paolo II e gli aeroporti romani erano in piena congestione. Non vi consiglio di imitarmi. Cena con degli amici che, già a Parigi, ci aspettavano per il primo pomeriggio.
Domenica mattina siamo andati a vedere il Parc Citroën. Un grande parco, piuttosto monumentale, realizzato verso la fine degli anni '80, molto costruito, con grandi spazi pavimentati, fontane, viali e ponti, serre e torrette.
Il verde, con molti giardini tematici, curatissimo e pensato anche a fini didattici. Il parco si articola in due parti, progettate anche da soggetti diversi, che sono molto diverse tra loro.
Sullo sfondo due grandi edifici contemporanei, una banca e l'Ospedale George Pompidou.
Poiché un'amica che era con noi si interessa di architettura ospedaliera, siamo entrati a vedere l'ospedale e... ci abbiamo pranzato!
Infatti si tratta di un edificio molto bello, con un'altissima galleria vetrata che guarda verso il parco, percorsa da un lato da una lunghissima panca in granito che delimita una zona con vegetazione esotica, dall'altro vi affacciano vari servizi, il giornalaio, l'ufficio postale, la nursery, ecc., tra cui un bar coi tavolini, dove appunto abbiamo pranzato. E' un ospedale pubblico, e pare che convincere i malati che sono guariti e farli andar via non sia facilissimo...
Domenica:![]() ![]() ![]() ![]() Lunedì: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Nel pomeriggio abbiamo percorso con l'autobus una sequenza di Boulevards, cominciando da Boulevard Victor, una sorta di circonvallazione che stanno completamente ristrutturando, allargandola e inserendovi una gran quantità di spazi verdi, con un programma che viene pubblicizzato da grandi manifesti in tutte le stazioni di Metro. Sì perché il verde sembra essere attualmente una delle principali preoccupazioni dell'Amministrazione parigina: ovunque è abbondante, curatissimo, la mattina dappertutto ci sono furgoncini di aziende floro-vivaistiche e operai al lavoro a trapiantare, annaffiare, curare, dovunque ci sono avvisi dell'annuale concorso comunale per il verde privato, finestre, balconi, cortili e giardini condominiali, e in aprile tutto era fiorito, coloratissimo e rigoglioso. Le strade appena un po' importanti hanno marciapiedi larghi dieci metri, in cui trovano posto aiuole fiorite e alberature alte, affiancati da pista ciclabile e da una sola fila di macchine parcheggiate, non ne ho vista una in divieto di sosta, quasi come a Roma...
Siamo poi andati a vedere alcune architetture recentissime, tra cui una chiesa di un'importante studio parigino, a mio parere francamente bruttina.
Abbiamo chiuso il pomeriggio al Musée de l'Arsenal, il bello spazio dell'antico Arsenale adattato a multimediale museo della città, dove i cittadini possono vedere via via quello che si va facendo e progettando nella città.
Lunedì:![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Martedì: ![]() ![]() |
Il lunedì, con alcuni amici che casualmente si trovavano anche loro a Parigi in quegli stessi giorni, siamo andati a vedere il bellissimo parco delle Buttes Chaumont.
Progettato e realizzato nel quadro delle trasformazioni di Haussman nell'ultimo quarto del XIX secolo, è situato in una zona dove c'era originariamente una cava di gesso (Chaumont, monte del gesso), nonché, nel '300 -'400, un patibolo, di cui parla anche il poeta François Villon.
L'area è stata completamente rimodellata, creandovi alture, piccoli corsi d'acqua e perfino un lago con un'alta isola, dalla cui sommità si gode una bella visuale sulla città.
Poi, nel tentativo non riuscito di andare a vedere l'interessante biblioteca ottocentesca di St.Genéviève (se vi interessasse, le visite sono ammesse, su appuntamento, solo la mattina dalle nove alle dieci, Fax : 01 44 41 97 96 ), abbiamo visitato l'adiacente chiesa di Saint Etienne (1 rue St Etienne du Mont, Paris V°), anche questa raramente aperta, che è per certi versi una sorta di pastiche di vari stili; comunque, soprattutto all'interno, è un bello spazio molto suggestivo con due grandi organi, di cui quello della tribuna veramente splendido. Foto 12, 13
Siamo poi andati a fare un rapido spuntino a casa dei nostri amici a un passo da Place des Vosges dove, data la bella giornata, era pieno di gente seduta e stesa sul prato centrale a prendere il sole.
Tutti i porticati intorno alla piazza, che nei decenni scorsi erano stati un po' abbandonati, sono rinati con le gallerie d'arte: infatti ve ne sono tantissime, di tutte le tendenze e rendono la passeggiata sotto i portici molto piacevole.
Nel pomeriggio siamo andati all'Opera Bastille, un edificio della fine degli anni '80 veramente brutto, però da lì parte la Promenade Plantée, un parco lineare lungo circa tre km., realizzato in quella che originariamente era una sede ferroviaria della RER, in parte poggiata su grandi archi in laterizio e in parte a livello stradale, che va da Place de la Bastille al Municipio del XII Arrondissement; bellissimo e molto festoso in primavera. Le grandi arcate sottostanti sono state chiuse da vetri e vi sono stati ricavati negozi e atelier per più di 50 artisti e artigiani.
Martedì siamo andati a rivedere Nôtre Dame, sempre affascinante, anche se, dicono, il suo stile non è puro come quello di altre cattedrali gotiche. Vicino alla stazione del Metro c'è un mercatino che, oltre a fiori e piante, vende tutto quello che è connesso con il giardinaggio e con l'arredo di giardini e terrazze, piuttosto pittoresco.
Il giardino sul retro della Cattedrale, al solito, traboccava di fiori.
Da lì a passeggio per l'Ile Saint Louis, che conserva il suo carattere di centro antico, con la strada principale piena di piccoli negozi molto raffinati: formaggi di tutti i tipi, paté e altre ghiottonerie, presentati come gioielli (e, penso, con prezzi adeguati), stoffe e gioielli esotici, bigiotteria originale, ecc. Cito solo per i più golosi il delizioso “Cacao et chocolatâ€?, 63, Rue de Saint-Louis-en-l'Isle, il regno dei cioccolatini e di tutti i tipi di cacao, dove ci siamo presi un'ottima cioccolata calda servita da una bella ragazza rigorosamente color cioccolata; per i più colti e curiosi la libreria al n. 25, dove c'è tutto quello che in fatto di libri si può trovare su Parigi e, per i più frivoli, lo spiritoso Pylones, al n. 57, tenuto da due simpatici gay, dove si possono trovare i più divertenti e colorati regali inutili.
Nel pomeriggio ho deciso di andare da sola a fare un giro nel centro-centro, quello con i negozi più eleganti e i grandi magazzini: il Printemps e le Galérie Lafayette, ecc. Rispetto all'ultima volta in cui c'ero stata, dieci anni fa o giù di lì, ho trovato che questi due Moloch del commercio hanno fagocitato una quantità di nuovi spazi, palazzi interi, alcuni comunicanti tra loro con gallerie sotterranee o aeree che congiungono due grandi isolati, veramente impressionante...
Però quello che vi si può vedere o comprare è ormai identico a quello che si può vedere o comprare in qualunque città o cittadina occidentale, al Printemps c'era la Primavera del Brasile, ma non si riusciva a riconoscere i prodotti brasiliani dagli altri, un'omologazione totale e, ovunque una folla di gente (compratori un po' meno). Dopo un'oretta faticosa e scoraggiante me ne sono andata. Lo shopping, che pure non è esattamente la mia passione, posso farlo più comodamente a Roma o, magari, a ... Genzano.
Per cena avevamo appuntamento con amici che, dopo una breve ricerca, hanno deciso di fidarsi delle mie antenne e siamo capitati in un posto veramente carino, con un gradevole arredamento antico, camerieri impeccabili, carne squisita, vino della casa e dolci... assolutamente sublimi.
Il tutto, sorprendentemente, per meno di 30 euro a persona (con vini particolari si può salire notevolmente).
Il ristorante si chiama Le Procope ed è al 13 di Rue de l'Ancienne Comédie. Solo in seguito ho scoperto che è il più vecchio ristorante e caffé-gelateria di Parigi, aperto nel 1686. Il proprietario si chiamava Francesco Procopio Dei Coltelli. Nel 1689, i comédiens-francesi s’installarono lì di fronte e, fra le due rappresentazioni di una serata, il caffè divenne il caffè del teatro. Voltaire, Rousseau et Diderot ne furono degli habitués e così, durante la rivoluzione Danton, Marat et Robespierre. Benjamin Franklin abbozzò la costituzione americana seduto ad uno dei suoi tavolini. Un pezzo di storia, insomma.
Mercoledì eravamo invitati all'inaugurazione di una mostra nella sede della Fondazione Le Corbusier in tarda mattinata, e quindi abbiamo deciso di andare prima a vedere la nuova Biblioteca Fançois Mitterrand (Metro 14, fermata Bibliothéque).
Beh, difficilmente potrete vedere qualcosa di più brutto e di più irrazionale in fatto di biblioteche: grandi parallelepipedi vetrati alloggiano i libri: malgrado il condizionamento (che deve essere fortissimo) questi ultimi risentivano talmente della luce estiva che hanno dovuto schermarli con pannellature in legno, che si vedono da fuori e danno la sensazione di una sistemazione provvisoria, come di ambienti in fase di sgombero. I lettori al contrario vengono sistemati sotto terra, in ambienti che affacciano su un grande patio verde centrale, dove peraltro non si può andare. Sul piazzale d'ingresso grandi cubi di cemento armato (la sensazione è che ospitino qualche tipo di impianti) si alternano a delle gabbie in ferro all'interno delle quali sono imprigionati degli alberelli. L'insieme, pur sicuramente efficiente come servizio nei confronti dei lettori, coadiuvato dalla giornata grigia appariva tutt'altro che allegro.
Siamo poi andati alla fondazione Le Corbusier, e l'abbiamo vista nelle condizioni più favorevoli, simili a quelle che si verificavano nella Maison Laroche, che la ospita, ai tempi del proprietario originario, cioè durante una festa con tante persone che passeggiano lungo la celebre promenade architecturale.
Pomeriggio al Parc de la Villette. Il Musée de la Science sembra un vero paradiso per i più piccoli:
un mirabolante negozio di giocattoli con tutte le novità più ipertecnolgiche, un plastico a scala gigante dell'apparato digerente del corpo umano, in cui i bambini entrano dalla bocca e lo percorrono tutto, una enorme foto aerea di Parigi incollata a terra, dove grandi e bambini vanno a ritrovare la loro casa, un acquario, e mille altri giochi, trovate, meccanismi. Ideale per passarci la giornata tutta una famiglia.
Giovedì siamo andati a Chartres, partendo dalla Gare Montparnasse con le ferrovie vicinali: partenze frequenti, carrozze nuove e comodissime, piacevole visuale della periferia parigina e poi di alcuni paesetti lungo la ferrovia, immersi nel verde tenero di aprile.
Attraversando la piazza principale della cittadina, tutta in rifacimento, arriviamo alla Cattedrale, uno dei più begli esemplari di chiese gotiche.
Notre Dame de Chartres, del XIII secolo fu costruita immediatamente dopo l'incendio del 1194 che distrusse la cattedrale romanica dell' XI secolo. Incredibilmente fu ultimata in circa trent'anni.
Sul pavimento, al centro della navata principale, ben conservato è il grande labirinto in pietra chiara, uno dei tre che ancora oggi rimangono dei numerosi che si trovavano in varie chiese. Diversamente dal labirinto di Cnosso, questo non è concepito per perdervisi, ma rappresenta la città di Dio, dove tutti i percorsi conducono al centro, alla divinità.
Fuori da lì abbiamo mangiato zuppa di cipolle e dolci al cioccolato al Bar-Serpente, un grazioso locale, molto tipicamente francese, lì vicino. E poi, fino all'ora del treno gironzolando per la graziosa cittadina, anche a comprare un regalo per degli amici da cui avremmo cenato, in un negozio pieno di leccornie tipiche della zona, al solito presentate con quell'arte tutta francese per cui ti fanno credere che un pezzo di formaggio sia qualcosa di veramente prezioso (ma stiamo imparando anche noi!).
Ripreso il treno abbiamo deciso che non ne avevamo abbastanza di cattedrali e, direttamente dalla Gare Montparnasse a ritorno, abbiamo preso il Metro e, traversando tutta Parigi da sud a nord, siamo andati a Saint Denis. Il bello di Parigi infatti è che, con 14 linee di metropolitana che si intersecano in tanti punti, spostarsi per la città è comunque rapidissimo, si può sempre scegliere fra più percorsi e scovare la combinazione più veloce diventa una sorta di gioco di società. I parigini corrono sempre e all'inizio uno si lascia contagiare, pensando che corrano perché sanno che se non prendono quel determinato treno dovranno poi aspettare chissà quanto. Invece sistematicamente il treno successivo passa dopo un minuto e mezzo o giù di lì. Perché corrono? Mah, non son riuscita a capirlo, forse perché a forza di fare lunghi percorsi a piedi tra un treno e l'altro e rampe di scale sono diventati agilissimi e la corsa è per loro una seconda natura.
Anche a Saint Denis la piazza grande dove si arriva col Metro era tutta sotto sopra per grandi lavori.
Abbiamo dato un'occhiata al nuovo Municipio, un edificio recente piuttosto interessante, e poi alla basilica.
La basilica è un bell'esemplare di gotico, e l'interno è molto suggestivo, ma la vera particolarità di questa chiesa è che in essa e nella sua cripta sono sempre stati sepolti i membri delle famiglie reali, dall'epoca merovingia in poi. Per entrare alla cripta e a visitare le tombe nella parte absidale della basilica si deve fare un biglietto e seguire un percorso che comincia con un audiovisivo che racconta la storia degli scavi. Un bel plastico mostra l'inserimento della basilica nella città antica.
Lo spazio della cripta, con le brevi e forti colonne cilindriche che sostengono le basse volte, con gli antichi sepolcreti, e i massicci sarcofagi, molto ben illuminato, è di grande suggestione.
Venerdì mattina, in chiusura di soggiorno, decidiamo di andare a vedere alcune ultimissime realizzazioni: il Carrousel du Louvre e la Gare Saint Lazare. L'ingresso al Carrousel du Louvre è quasi nascosto, vicino al grande arco di Trionfo fatto erigere da Napoleone nei primi anni dell'800 nei giardini del Louvre, si scende una scala e ci si trova in questo grandioso spazio ricavato nei sotterranei del complesso della reggia.
Durante i lavori per la costruzione della Corte Quadrata e della Piramide del Louvre sono state scoperte tracce della Fortezza medievale da cui origina il palazzo attuale, e si sono potuti quindi eseguire degli scavi archeologici in modo da individuare le diverse fasi della costruzione. Per arrivare alla zona commerciale si passa lungo le fondamenta dei bastioni, che sono chiaramente visibili.
In una grande bacheca illuminata è in mostra la maquette di tutto l'insieme, con parcheggi, sale di spettacolo, spazi polifunzionali. Il tutto è concepito e realizzato con la solita grandiosità tipica di Parigi. Negozi di tutti i generi, bar e ristoranti animano le gallerie. Una piramide rovesciata, chiaro rimando a quella dell'ingresso del museo, porta la luce del giorno in una sorta di piazza.
Riprendiamo il Metro (ormai siamo dei virtuosi della rete) per sbucare nella nuovissima stazione Metro di Saint Lazare: il treno, ormai è completamente automatizzato e senza guidatore, arriva in una galleria di cristallo che separa il marciapiede dalla fossa dei binari e si ferma dolcemente al centimetro davanti alle porte, sempre di vetro. Ovunque acciaio lucido o satinato e vetro si slanciano in snelle passerelle, rampe, scale, scale mobili. Arriviamo alla stazione ferroviaria: il solito viavai di parigini frettolosi, totem, insegne luminose, pannelli informativi; i nastri rossi tesi da una parte all'altra del grande lucernario ripetono ossessivamente “dare al treno delle idee in piùâ€?... Il tutto ha decisamente un'aria da terzo millennio, non fosse per il fatto che per raggiungere tutte queste meraviglie ipertecnologiche bisogna sempre e comunque fare delle notevoli scarpinate, scendere e salire innumerevoli scale, percorrere tunnel, è vero che in una giornata si può agevolmente attraversare Parigi sei o sette volte, è anche vero però che, in termini di chilometri percorsi, almeno una volta lo si è fatto a piedi!
Il pomeriggio, di nuovo da sola, decido di tornare, dopo circa dieci anni, alle Halles e al centro Pompidou, per vedere come si presentano oggi gli imponenti interventi degli anni '80.
La parte sotterranea sembra ancora molto utilizzata, anche se amici che vivono a Parigi ci hanno detto che dopo il tramonto è un luogo pericoloso e che stanno studiando come modificarla per risolvere il problema. La parte fuori terra, quella costruita subito dopo, a parte i soliti curatissimi giardini che la fiancheggiano, è chiaramente in stato d'abbandono, ma c'è già un nuovo progetto per demolirla e rifarla completamente. Il Centre Pompidou non sembra molto frequentato, continua ad aver l'aria di un edificio che sta lì solo per fare da tecnologico sfondo alla cavea della piazza, questa sì, animatissima.
Mentre ero sotto terra alle Halles aveva fatto un piovasco, ma appena uscita in superficie era tornato un bellissimo sole, il cielo era di un azzurro intenso, e così ho deciso che non potevo concludere la gita senza fare un salto a Montmartre, a godermi il panorama della città.
L'ultimo giorno l'aereo era alle 14,30 a Beauvais, pensavo di avere qualche ora, invece... si doveva essere lì due ore prima, l'autobus ci metteva quasi un'ora e portava lì con un certo anticipo, altri tre quarti d'ora abbondanti per arrivare dall'albergo al parcheggio degli autobus per l'Aeroporto ... e così, niente cattedrale di Beauvais!
Le Procope: http://www.procope.com/.
Villas La Roche et Jeanneret
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Lunedi : 13h30 à 18h ; da martedi a giovedi : 10,30 a 12,30, 13,30 a 18,00 ; venerdi : 10,30 a 12,30, 13,30 a 17,00 Chiuso Agosto e dal 23 dicembre al 1e gennaio.
http://www.visions-de-paris.com/visites-culture/fondation-le-corbusier.htm
2,40€ - Tarif réduit : 1,60€
Scritto da:
Fiamma
Note: