Questa è la storia di Igor, di Federico e di un Range Rover di 18 anni che, di comune accordo, perlomeno i primi due, decidono di fare un viaggio. Un'idea nata dalla famosa mente malsana di Federico (famosa, per chi conosce già Federico mentre chi non lo conosce ancora avrà modo di farlo leggendo queste pagine) a cui ha preso parte anche Igor che, al momento della decisione non conoscendolo ancora bene, si è fidato ed è partito con lui.
Questa è la storia di come da un'idea scaturisce un'avventura, fatta di poche essenziali cose, prima fra tutte l'amore per una terra dove il niente è il vero padrone, dove fra popolazioni sofferenti, foreste tropicali, deserti, ricchezze inestimabili ancora da scoprire o già scoperte, il nulla è l'unica cosa che è sempre presente ed incombente su tutto. La lotta per arrivare alla fine della giornata da parte di tutto ciò che popola quella terra (noi compresi, dunque, ma per noi era solo routine quotidiana di avventura), dove i valori umani differiscono nettamente da quelli sociali, dove il tempo è scandito dal sole e dalla luna, dove la più importante delle cose è rivedere il sole domani mattina: questo sarà un po' il filo conduttore del diario. Insieme alla sfortuna che da sempre caratterizza ogni momento della mia vita.
Questa è anche la storia di come l'Africa ha trasformato due conoscenti in amici (credo).
Federico aveva da sempre un obbiettivo: cercare di trascorrere tutte le feste invernali in Africa, non aveva importanza se nel deserto o nella giungla, l'importante era l'Africa.
Questa volta, con l'aiuto di Igor, l'obbiettivo è stato raggiunto, con difficoltà, gioie, incazzature, risate, torcicollo, dissenteria, rotture di palle e tutto quanto può concernere un viaggio avventura, e così Federico stavolta è riuscito a trascorrere il compleanno, Natale, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania in Africa. O meglio, per quanto riguarda il compleanno non è stato proprio così, infatti nel giorno del suo compleanno, il "xxesimo" (tanto poi lo capirete, leggendo), i due sfigati con il rottame sono partiti alla volta di Francia, Spagna, Marocco, Mauritania, Mali. Avrebbero dovuto fare anche la Costa d'Avorio ma i mauri hanno fatto perdere loro parecchio tempo e soldi ... ma non posso continuare a raccontare gli avvenimenti così, altrimenti al posto del prologo, scrivo un altro diario.
Direi senz'altro che possiamo dare lo start di questa sfiga durata 8000 km dal primo giorno: il 19 dicembre 1998. ma, considerato che un po' di anni prima, nello stesso giorno, nasceva Federico, anche questo viaggio verso l'avventura avrebbe idealmente potuto nascere con lui, per cui: 19 dicembre 1966.
· SABATO 19/12/1998. PARTENZA DA ASTI l'avessimo mai fatto!!!...
La partenza è stata più dura del previsto stavolta. Il Range (che da qui in poi, per comodità, chiameremo o, meglio, scriveremo R.R.) mi è stato consegnato dal Burgnun solo ieri sera alle 22,30 ma non va ancora bene, ci sono dei problemi di anticipo e il motore non rende, anzi non va proprio.
Per caricare tutti i bagagli sono andato a dormire alle due di notte e lo start è previsto alle cinque e mezza. Alle sei e mezza, dopo aver realizzato di:
1° essere al mondo,
2° essere in ritardissimo,
3° dover partire per un viaggio in Africa,
mi precipito a prendere Igor.
Il totalizzatore dei km passando davanti al pub australiano di Isola scatta sui 98350: inizia una nuova avventura..
Colazione d'obbligo a base di cappuccino e brioche, nel primo bar che capita: quello della stazione di Cuneo. Erano all'incirca le sette e mezza e al bancone c'era già un tipo che probabilmente o non aveva ancora smaltito i fumi dell'alcool della sera prima oppure stava tentando di raggiungere il coma etilico già di prima mattina. Propendo per la seconda ipotesi, considerando lo stato sia psico che fisico del fenomeno, entro sera probabilmente avrebbe anche potuto raggiungere il coma, a meno che, grazie al numero impressionante di bestemmie che propinava agli avventori del baretto, un fulmine a ciel sereno inviato dagli dei, non lo incenerisse ponendo così fine definitivamente al tristissimo spettacolo.
Arriviamo dopo circa un'ora e mezza di strada in frontiera Italia - Francia, a Limone, e già abbiamo un piccolo problema: a parte il fatto che Igor ha dimenticato il certificato internazionale di vaccinazione, il che avrebbe pregiudicato un eventuale nostro ingresso in Costa d'Avorio (se mai ci fossimo arrivati), la polizia ci ferma e mi fa notare che il R.R. non ha effettuato la regolare revisione e vorrebbe sequestrarci il libretto con conseguente termine del viaggio. Allora tento una proposta: l'agente mi da le spalle tenendo il libretto del R.R. dietro la schiena, io glielo rubo e scappo nel traforo del Col di Tenda cosicché lui non vedrà mai più, né me né il R.R. L'agente, dopo un breve consulto con il suo comandante, accetta la scena ma, meno cinematograficamente, mi rende il libretto e, non riuscendo comunque a capire cosa ci facessero un paio di sci su un fuoristrada che partiva per l'Africa, ci lascia andare, cercando di valutare la possibile presa in giro.
Siamo in Francia e la Valle del Roja è come sempre bellissima; il R.R. ora va bene (perché è in discesa) e con l'inerzia non mi accorgo praticamente del danno che il Burgnun non mi aveva riparato. Finalmente in autostrada e via verso la costa francese, con il R.R. che sembra una caffettiera e scoppietta come se gli avessi fatto il pieno di petardi.
Non possiamo però darci per vinti adesso che siamo all'inizio e così ci arrangiamo per la registrazione delle puntine che regolano l'anticipo del motore e dopo soli 300 km. il motore del R.R. fa le fusa come un gattone con otto cilindri e riesce a tenere una velocità di crociera di 100/110 km. all'ora. A giudicare dal carico, però, più che un gattone sembrava un mulo ma ciò non sembrava infastidire più di tanto il mezzo e, di conseguenza, noi.
All'improvviso, mentre Igor mi aveva dato il cambio per un dovuto pisolino, si sente uno strano rumore, come se avessero deciso di fare le estrazioni del lotto nel retro del R.R. e, come apro gli occhi, vedo la macchina con uno strano angolo di inclinazione laterale.
Igor, avendo dei processi mentali terribilmente contorti, stava ancora ragionando su ciò che accadeva ma io, rotto (in tutti i sensi) a tutte le esperienze, con un occhio aperto ed uno ancora in fase di pisolo, con collo e schiena incriccati per la posizione da sala delle torture dei comodissimi sedili dell'ammiraglia di casa Rover (che si possono reclinare, ma solo in avanti), gli ho immediatamente suggerito di sostituire la ruota bucata prima che ci mangiassimo anche il cerchio.
"...Mm... O.K." è stata la risposta di Igor e così abbiamo fatto la prima prova generale di sostituzione della ruota. E' stata anche una prova generale di sistemazione del carico, di utilizzo della binda e di affiatamento della coppia che, peraltro, fino alla sera prima non aveva praticamente mai condiviso niente di avventuroso. La prova ha comunque dato degli ottimi risultati, su tutti i fronti.
Appena superato l'ostacolo "foratura" abbiamo dovuto vedercela con un altro antipatico problema: il differenziale posteriore perde olio!
Ma nel frattempo varchiamo la frontiera Francia Spagna totalizzando circa 700 km e a problemi non ci si può certo lamentare. Il differenziale ora non perde più: scarica proprio. Pausa e seconda prova generale: bisogna coricarsi per terra nello sporco e toccare cose luride e unte. Ovviamente io, in qualità di molto ex -uomo-CAMEL, mi offro per coricarmi sotto il R.R., che già mi stava abbastanza sulle balle, e Igor, come un valido assistente di sala operatoria, mi passava gli attrezzi per lo smontaggio. Il problema alla fine era solo causato dal livello di olio troppo alto nel differenziale per cui scaldandosi andava in pressione e lo buttava fuori. Prova numero due O.K. Io ero tutto unto e il R.R. sembrava essere a posto e così, felicemente, procediamo nell'itinerario. Arrivati dopo Valencia, ad un totale di circa 1200 km, all'una di notte, dopo circa DICIANNOVE ORE di guida, io avevo delle allucinazioni olistiche e così decidiamo di piantare la tendina nel pratino di un autogrill spagnolo a tentare un meritato riposo.
· DOMENICA 20/12/1998. OGGI ARRIVIAMO GIA' IN MAROCCO!!!
Il freddo, d'accordo con un pullman di marocchini che hanno fatto casino da quando siamo arrivati a quando siamo andati via, ci ha convinto a farci alzare alle cinque e mezzo per ricominciare il nostro viaggio.
L'autostrada spagnola scorre via veloce, così l'olio dal differenziale maledetto che continua a versare, come la magica cenere del Vibuti di Sai Baba, dove più ne togli e più se ne riforma. La soluzione finale del problema è stata poi questa: quando poi l'olio sarà finito, il differenziale non perderà più e noi gliene aggiungeremo dell'altro. Un mix tra saggezza popolare e Lapalisse che però ha funzionato mica male tant'è che il differenziale non si è più fatto sentire per tutto il resto del viaggio.
Siamo sulla bellissima costa spagnola che al momento, e data l'ora, si prestava magnificamente per una mangiata di pesce ed in men che non si dica troviamo una splendida trattoria da camionista che ci prepara una splendida frittura di pescetti; la giornata era molto soleggiata la temperatura intorno ai venti gradi: cosa potevi volere di più? Di sicuro non un ammortizzatore rotto, ma a quanto pare non c'era niente altro di meglio per cui, dopo la pesciolata, con un abbiocco galoppante-fulminante, siamo ripartiti con tre ammortizzatori anche perché, inoltre, era giustamente domenica e dove vai a farlo riparare o sostituire?
Senza perderci d'animo continuiamo questo viaggio che già aveva avuto delle premesse apocalittiche e verso le quattro del pomeriggio arriviamo a Malaga, all'imbarco per Melilla, in territorio marocchino. Il traghetto però partirà solo domani e così dopo un rapido consulto, ma vaff..., ripartiamo per Algeciras, dove sarà senz'altro lì ad aspettarci il ferry Algeciras Ceuta. Detto fatto: alle 17:45 ci imbarchiamo sulla nave superveloce per Ceuta dove facciamo scalo dopo soli 35 minuti di mare.
Siamo in terra africana e bisogna cercare di mutare repentinamente il proprio modo di vedere il mondo. La classica via d'uscita da Ceuta per la frontiera marocchina è però chiusa: un gran traffico di polizia e gente ed una strana deviazione sulla collina di Ceuta per aggirare un ostacolo. Ma cosa sarà questo ostacolo? Perché tutta quella gente? Un signore ci spiega:" ... niente... hanno messo una bomba in un negozio , ma ormai è tutto finito." Tutto finito cosa? E' esplosa o l'hanno solo asportata? In ogni caso come benvenuto è stato veramente il più gradito per due come noi che cercavano un po' di avventura.
Fortunatamente poi la frontiera è stata praticamente varcata a mezzo chiuso, senza controlli o perdite di tempo grazie ad un piccolo esborso di denaro al classico Alì o Abdul o Mohamed della situazione, in modo da poter continuare il tragitto immediatamente.
Alle nove di sera però un piccolo languorino ci spinge a cercare del cibo fino a scovare un tugurio alimentare dove ci viene servito dello splendido montone alla brace che fino a dieci minuti prima faceva da cuscino al tipo che ci era appoggiato sopra per scambiare quattro chiacchiere con i suoi compaesani presenti. Igor comincia a capire come ci si deve comportare qui per poter vivere senza troppi problemi e mangia il suo montone come se niente fosse.
Decidiamo di fare ancora un po' di strada ed arriviamo fino al paese di Larache dove c'è l'Hotel España, in cui finalmente facciamo una superba doccia calda.
Scritto da:
Federico Gamba
Note: