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Marocco Mauritania e Mali 1998-1999
Scritto da: Federico Gamba

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Questa è la storia di Igor, di Federico e di un Range Rover di 18 anni che, di comune accordo, perlomeno i primi due, decidono di fare un viaggio. Un'idea nata dalla famosa mente malsana di Federico (famosa, per chi conosce già Federico mentre chi non lo conosce ancora avrà modo di farlo leggendo queste pagine) a cui ha preso parte anche Igor che, al momento della decisione non conoscendolo ancora bene, si è fidato ed è partito con lui.
Questa è la storia di come da un'idea scaturisce un'avventura, fatta di poche essenziali cose, prima fra tutte l'amore per una terra dove il niente è il vero padrone, dove fra popolazioni sofferenti, foreste tropicali, deserti, ricchezze inestimabili ancora da scoprire o già scoperte, il nulla è l'unica cosa che è sempre presente ed incombente su tutto. La lotta per arrivare alla fine della giornata da parte di tutto ciò che popola quella terra (noi compresi, dunque, ma per noi era solo routine quotidiana di avventura), dove i valori umani differiscono nettamente da quelli sociali, dove il tempo è scandito dal sole e dalla luna, dove la più importante delle cose è rivedere il sole domani mattina: questo sarà un po' il filo conduttore del diario. Insieme alla sfortuna che da sempre caratterizza ogni momento della mia vita.
Questa è anche la storia di come l'Africa ha trasformato due conoscenti in amici (credo).

Federico aveva da sempre un obbiettivo: cercare di trascorrere tutte le feste invernali in Africa, non aveva importanza se nel deserto o nella giungla, l'importante era l'Africa.
Questa volta, con l'aiuto di Igor, l'obbiettivo è stato raggiunto, con difficoltà, gioie, incazzature, risate, torcicollo, dissenteria, rotture di palle e tutto quanto può concernere un viaggio avventura, e così Federico stavolta è riuscito a trascorrere il compleanno, Natale, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania in Africa. O meglio, per quanto riguarda il compleanno non è stato proprio così, infatti nel giorno del suo compleanno, il "xxesimo" (tanto poi lo capirete, leggendo), i due sfigati con il rottame sono partiti alla volta di Francia, Spagna, Marocco, Mauritania, Mali. Avrebbero dovuto fare anche la Costa d'Avorio ma i mauri hanno fatto perdere loro parecchio tempo e soldi ... ma non posso continuare a raccontare gli avvenimenti così, altrimenti al posto del prologo, scrivo un altro diario.
Direi senz'altro che possiamo dare lo start di questa sfiga durata 8000 km dal primo giorno: il 19 dicembre 1998. ma, considerato che un po' di anni prima, nello stesso giorno, nasceva Federico, anche questo viaggio verso l'avventura avrebbe idealmente potuto nascere con lui, per cui: 19 dicembre 1966.

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· SABATO 19/12/1998. PARTENZA DA ASTI l'avessimo mai fatto!!!... La partenza è stata più dura del previsto stavolta. Il Range (che da qui in poi, per comodità, chiameremo o, meglio, scriveremo R.R.) mi è stato consegnato dal Burgnun solo ieri sera alle 22,30 ma non va ancora bene, ci sono dei problemi di anticipo e il motore non rende, anzi non va proprio.

I PERSONAGGI 1°
Il Burgnun, che in realtà si chiama Adriano, è il mio meccanico di fiducia per i rottami. A metà strada tra il fai da te ed il riciclaggio di parti meccaniche riesce comunque a ripararti tutto quello che gli porti: dal decespugliatore al jet. Nella sua officina c'è una disorganizzazione ordinata (od un ordine disorganizzato) per cui, alla vista di scaffali traboccanti di parti di auto che non esistono neanche più (che però possono sempre servire od essere adattate su altre auto), uno si impressiona a tal punto che viene colto dal raptus di ingranare la prima e fuggire, piuttosto che lasciare la propria auto nelle mani di quel carnefice. Invece, il più delle volte, i risultati raggiunti sono veramente dei successi, ottenuti con fili di ferro e ricambi d'occasione, proprio come in Africa, ed è per questo che lo considero il meccanico ideale per i miei rottami.
Adriano ha solo due tipi di abbigliamento: invernale ed estivo. Quello invernale è costituito da un maglioncino di lana molto, ma molto unto, per proteggersi meglio dal freddo, quello estivo invece consiste in una maglietta veramente unta per essere idrorepellente in caso di acquazzoni di stagione. Ha da sempre e sempre gli stessi pantaloni, anche se ultimamente è stato visto in giro con una salopette da meccanico.
Il soprannome Burgnun deriva dal fatto che ha un occhio bianco, non so per quale motivo.

Per caricare tutti i bagagli sono andato a dormire alle due di notte e lo start è previsto alle cinque e mezza. Alle sei e mezza, dopo aver realizzato di:
1° essere al mondo,
2° essere in ritardissimo,
3° dover partire per un viaggio in Africa,
mi precipito a prendere Igor.
Il totalizzatore dei km passando davanti al pub australiano di Isola scatta sui 98350: inizia una nuova avventura..

I PERSONAGGI 2°
Igor, o meglio Messieur Igor (con cadenza francese), come lo chiamavano laggiù, per la prima volta (sia per lui che per me) è stato il mio compagno di avventura, per questa avventura.
Dopo il disastro sentimentale accadutomi qualche mese fa avrei dovuto affrontare l'Africa in solitaria (ed anche in bolletta totale) e così mi sono messo alla ricerca di un possibile socio per una nuova avventura. Siamo "amici" (più che altro conoscenti) da parecchio tempo ma non ci siamo mai frequentati più di tanto: un saluto e via. Al matrimonio di una nostra amica gli ho messo in testa il tarlo dell'Africa e lui, che ha viaggiato già parecchio, si è fatto rodere con calma e nel giro di qualche mese era convintissimo. Per me è stato un rischio, non sapevo chi mi stavo portando appresso, se era un tritamaroni o no, ma anche per lui non sarebbe stata una cosa piacevole, scoprire il mio lato nervoso ed iracondo alla presenza di molteplici problemi, organizzati in serie, come a me capita periodicamente, nella mia "tranquilla" vita da sfigato. Ed invece tutto bene. Nemmeno l'ombra di uno screzio, grazie a Dio.
Igor è un ingegnere elettronico e la sua testa funziona un po' da ingegnere, con soluzioni brillanti e ragionate, ed un po' da elettronico, con processi mentali contorti ed impenetrabili. Di solito, in viaggio, si parlava per parecchio tempo, di qualsiasi argomento e poi il silenzio, per ore. Ogni tanto mi voltavo per vedere se era morto, e lui invece era lì, con il cervello che faceva rumore dal troppo pensare a chissà quale argomento. Poi se ne usciva con qualche frase che per lui era logica, in quanto ci stava ragionando su da ore, ma per me, che con la testa ero da tutt'altra parte, suonava incomprensibile, addirittura da problema mentale. Si è subito adattato comunque (proprio in tutto e per tutto) alla vita africana, mangiava di tutto, dormiva ovunque, non gli faceva schifo niente, si lavava quando poteva senza lamentarsi più di tanto (pur mantenendo la pulizia dei denti in maniera maniacale). Per me un grosso sollievo. Moltissimi problemi in meno.
I suoi rapporti con gli indigeni erano un po' particolari, nel senso che, essendo io un po' più navigato di lui in materia di Africa, gli avevo spiegato: "...non dare troppa corda ai locali, perché comunque, alla fine di ogni discorso, loro cercano di avere qualcosa da te (esempio: un poliziotto del Mali, gentilissimo, ci chiede delle foto dell'Italia con la neve perché non ha mai visto né l'una né l'altra. Ho ricevuto una sua lettera, alcuni giorni fa, dove mi richiedeva addirittura una telecamera!)". Ogni personaggio che incontrava, il quale di norma ha un approccio abbastanza cortese, nonostante le mie raccomandazioni e nonostante abbia toccato con mano il fatto che comunque i locali vogliano qualcosa da te, era per lui spunto per fare una bella chiacchierata che comunque finiva sempre con una richiesta di qualcosa.

Colazione d'obbligo a base di cappuccino e brioche, nel primo bar che capita: quello della stazione di Cuneo. Erano all'incirca le sette e mezza e al bancone c'era già un tipo che probabilmente o non aveva ancora smaltito i fumi dell'alcool della sera prima oppure stava tentando di raggiungere il coma etilico già di prima mattina. Propendo per la seconda ipotesi, considerando lo stato sia psico che fisico del fenomeno, entro sera probabilmente avrebbe anche potuto raggiungere il coma, a meno che, grazie al numero impressionante di bestemmie che propinava agli avventori del baretto, un fulmine a ciel sereno inviato dagli dei, non lo incenerisse ponendo così fine definitivamente al tristissimo spettacolo.
Arriviamo dopo circa un'ora e mezza di strada in frontiera Italia - Francia, a Limone, e già abbiamo un piccolo problema: a parte il fatto che Igor ha dimenticato il certificato internazionale di vaccinazione, il che avrebbe pregiudicato un eventuale nostro ingresso in Costa d'Avorio (se mai ci fossimo arrivati), la polizia ci ferma e mi fa notare che il R.R. non ha effettuato la regolare revisione e vorrebbe sequestrarci il libretto con conseguente termine del viaggio. Allora tento una proposta: l'agente mi da le spalle tenendo il libretto del R.R. dietro la schiena, io glielo rubo e scappo nel traforo del Col di Tenda cosicché lui non vedrà mai più, né me né il R.R. L'agente, dopo un breve consulto con il suo comandante, accetta la scena ma, meno cinematograficamente, mi rende il libretto e, non riuscendo comunque a capire cosa ci facessero un paio di sci su un fuoristrada che partiva per l'Africa, ci lascia andare, cercando di valutare la possibile presa in giro.
Siamo in Francia e la Valle del Roja è come sempre bellissima; il R.R. ora va bene (perché è in discesa) e con l'inerzia non mi accorgo praticamente del danno che il Burgnun non mi aveva riparato. Finalmente in autostrada e via verso la costa francese, con il R.R. che sembra una caffettiera e scoppietta come se gli avessi fatto il pieno di petardi.
Non possiamo però darci per vinti adesso che siamo all'inizio e così ci arrangiamo per la registrazione delle puntine che regolano l'anticipo del motore e dopo soli 300 km. il motore del R.R. fa le fusa come un gattone con otto cilindri e riesce a tenere una velocità di crociera di 100/110 km. all'ora. A giudicare dal carico, però, più che un gattone sembrava un mulo ma ciò non sembrava infastidire più di tanto il mezzo e, di conseguenza, noi.
All'improvviso, mentre Igor mi aveva dato il cambio per un dovuto pisolino, si sente uno strano rumore, come se avessero deciso di fare le estrazioni del lotto nel retro del R.R. e, come apro gli occhi, vedo la macchina con uno strano angolo di inclinazione laterale.
Igor, avendo dei processi mentali terribilmente contorti, stava ancora ragionando su ciò che accadeva ma io, rotto (in tutti i sensi) a tutte le esperienze, con un occhio aperto ed uno ancora in fase di pisolo, con collo e schiena incriccati per la posizione da sala delle torture dei comodissimi sedili dell'ammiraglia di casa Rover (che si possono reclinare, ma solo in avanti), gli ho immediatamente suggerito di sostituire la ruota bucata prima che ci mangiassimo anche il cerchio.
"...Mm... O.K." è stata la risposta di Igor e così abbiamo fatto la prima prova generale di sostituzione della ruota. E' stata anche una prova generale di sistemazione del carico, di utilizzo della binda e di affiatamento della coppia che, peraltro, fino alla sera prima non aveva praticamente mai condiviso niente di avventuroso. La prova ha comunque dato degli ottimi risultati, su tutti i fronti.
Appena superato l'ostacolo "foratura" abbiamo dovuto vedercela con un altro antipatico problema: il differenziale posteriore perde olio!
Ma nel frattempo varchiamo la frontiera Francia Spagna totalizzando circa 700 km e a problemi non ci si può certo lamentare. Il differenziale ora non perde più: scarica proprio. Pausa e seconda prova generale: bisogna coricarsi per terra nello sporco e toccare cose luride e unte. Ovviamente io, in qualità di molto ex -uomo-CAMEL, mi offro per coricarmi sotto il R.R., che già mi stava abbastanza sulle balle, e Igor, come un valido assistente di sala operatoria, mi passava gli attrezzi per lo smontaggio. Il problema alla fine era solo causato dal livello di olio troppo alto nel differenziale per cui scaldandosi andava in pressione e lo buttava fuori. Prova numero due O.K. Io ero tutto unto e il R.R. sembrava essere a posto e così, felicemente, procediamo nell'itinerario. Arrivati dopo Valencia, ad un totale di circa 1200 km, all'una di notte, dopo circa DICIANNOVE ORE di guida, io avevo delle allucinazioni olistiche e così decidiamo di piantare la tendina nel pratino di un autogrill spagnolo a tentare un meritato riposo.

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· DOMENICA 20/12/1998. OGGI ARRIVIAMO GIA' IN MAROCCO!!!
Il freddo, d'accordo con un pullman di marocchini che hanno fatto casino da quando siamo arrivati a quando siamo andati via, ci ha convinto a farci alzare alle cinque e mezzo per ricominciare il nostro viaggio.
L'autostrada spagnola scorre via veloce, così l'olio dal differenziale maledetto che continua a versare, come la magica cenere del Vibuti di Sai Baba, dove più ne togli e più se ne riforma. La soluzione finale del problema è stata poi questa: quando poi l'olio sarà finito, il differenziale non perderà più e noi gliene aggiungeremo dell'altro. Un mix tra saggezza popolare e Lapalisse che però ha funzionato mica male tant'è che il differenziale non si è più fatto sentire per tutto il resto del viaggio.
Siamo sulla bellissima costa spagnola che al momento, e data l'ora, si prestava magnificamente per una mangiata di pesce ed in men che non si dica troviamo una splendida trattoria da camionista che ci prepara una splendida frittura di pescetti; la giornata era molto soleggiata la temperatura intorno ai venti gradi: cosa potevi volere di più? Di sicuro non un ammortizzatore rotto, ma a quanto pare non c'era niente altro di meglio per cui, dopo la pesciolata, con un abbiocco galoppante-fulminante, siamo ripartiti con tre ammortizzatori anche perché, inoltre, era giustamente domenica e dove vai a farlo riparare o sostituire?
Senza perderci d'animo continuiamo questo viaggio che già aveva avuto delle premesse apocalittiche e verso le quattro del pomeriggio arriviamo a Malaga, all'imbarco per Melilla, in territorio marocchino. Il traghetto però partirà solo domani e così dopo un rapido consulto, ma vaff..., ripartiamo per Algeciras, dove sarà senz'altro lì ad aspettarci il ferry Algeciras Ceuta. Detto fatto: alle 17:45 ci imbarchiamo sulla nave superveloce per Ceuta dove facciamo scalo dopo soli 35 minuti di mare.
Siamo in terra africana e bisogna cercare di mutare repentinamente il proprio modo di vedere il mondo. La classica via d'uscita da Ceuta per la frontiera marocchina è però chiusa: un gran traffico di polizia e gente ed una strana deviazione sulla collina di Ceuta per aggirare un ostacolo. Ma cosa sarà questo ostacolo? Perché tutta quella gente? Un signore ci spiega:" ... niente... hanno messo una bomba in un negozio , ma ormai è tutto finito." Tutto finito cosa? E' esplosa o l'hanno solo asportata? In ogni caso come benvenuto è stato veramente il più gradito per due come noi che cercavano un po' di avventura.
Fortunatamente poi la frontiera è stata praticamente varcata a mezzo chiuso, senza controlli o perdite di tempo grazie ad un piccolo esborso di denaro al classico Alì o Abdul o Mohamed della situazione, in modo da poter continuare il tragitto immediatamente.

I PERSONAGGI 3°
In tutti i posti africani di frontiera in cui sono transitato nei miei dieci anni di viaggi, ad eccezione dei più piccoli e sperduti, esistono dei personaggi che, secondo la migliore tradizione africana dell'inventarsi un lavoro da svolgere, disbrigano le pratiche doganali dei turisti. Non ci si deve però immaginare un'agenzia, in quanto l'unico vero lavoro di questa gente è quello di prenderti i moduli da compilare e consegnarli al "bureau" una volta che sono stati completati. Praticamente un distributore di informazioni. Un lavoro che tutti potrebbero fare da soli, con l'unico intoppo della perdita di tempo dovuta al fatto che quasi mai si riesce a capire in quale sportello o presso quale funzionario di frontiera rivolgersi. I nomi di questi personaggi sono sempre i soliti, Abdul, Mohamed, Alì o cose del genere, assolutamente falsi, in quanto loro agiscono nella più totale illegalità, spesso anche in simbiosi con i doganieri, che ti procurano un problema (tipo qualche documento irregolare, assolutamente inventato sul momento), in modo che il "fenomeno della dogana" ti abborda e te lo risolve, così tu poi sei obbligato a pagarlo. Oramai li ho già messi nel budget del viaggio e ho già pronti sia il problema (in modo da rivolgermi direttamente all'omino senza passare dal doganiere) che i 100 franchi francesi, così quasi sempre riesco a passare la frontiera con la macchina intonsa da verifiche doganali che potrebbero anche farmene spendere di più.

Alle nove di sera però un piccolo languorino ci spinge a cercare del cibo fino a scovare un tugurio alimentare dove ci viene servito dello splendido montone alla brace che fino a dieci minuti prima faceva da cuscino al tipo che ci era appoggiato sopra per scambiare quattro chiacchiere con i suoi compaesani presenti. Igor comincia a capire come ci si deve comportare qui per poter vivere senza troppi problemi e mangia il suo montone come se niente fosse.
Decidiamo di fare ancora un po' di strada ed arriviamo fino al paese di Larache dove c'è l'Hotel España, in cui finalmente facciamo una superba doccia calda.

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Scritto da:
Federico Gamba

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Note:



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Matteo, Fiamma e Martino, disegni di Matteo.
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