Un poco per la voglia di scoprire una piccola parte della nostra bella Italia a noi pressoché sconosciuta ed ancor più per la possibilità di una visita ad amici, la meta di questo viaggio in occasione del lungo ponte pasquale saranno le Marche, quella Regione dal nome al plurale che deriva dalla parola gotica Marka che significa "segno di confine".
Si parte nel pomeriggio del lunedì dell'Angelo, favoriti dal traffico scorrevole che troviamo nel nostro senso di marcia. Non ci fermiamo sino alla area di servizio Conero ovest dove trascorriamo la nottata disturbati solamente dalla pioggia che prende a cadere dopo la mezzanotte. La cosa ci riporta tristemente alla mente l'ancor umido ricordo delle scorse vacanze di capodanno.
Immusoniti dal persistente maltempo, riprendiamo il cammino sino a raggiungere Ascoli Piceno. La città ci si presenta con il suo accattivante aspetto severo e monumentale, i bei palazzi realizzati in travertino accolgono il visitatore come un elegante salotto dove sarebbe certamente piacevole trattenersi a lungo se non fosse per la pioggia che, oltre a quel che viene dall'alto, ci regala gli inevitabili schizzi sollevati dalle auto in transito nelle vie prive di marciapiedi.
Il centro storico mantiene intatto l'impianto urbanistico medievale a ricalco di quello che fu il precedente insediamento romano. Seguendo l'antico percorso della Via Salaria, che attraversa la città, si raggiunge la vasta Piazza Arringo su cui affacciano il Duomo quattrocentesco, il Battistero del sec. XII, il Palazzo Vescovile ed il notevole Palazzo Comunale. Ecco poi la scenografica Piazza del Popolo dove fanno bella mostra il duecentesco Palazzo dei Capitani del Popolo e la gotica Chiesa di San Francesco.
Proseguendo in direzione del fiume Tronto, si possono ammirare belle case medievali ed alte torri, fra cui spiccano il Palazzetto Longobardo e la coeva Torre Ercolani. Si sottopassa quindi la duecentesca Porta di Solestà che precede l'omonimo Ponte risalente ai primordi dell' Impero Romano. Alquanto deludenti risultano infine i pochi resti del Teatro Romano abbarbicati ai piedi del colle ad ovest del centro.
Zuppi di pioggia e, pure, infreddoliti, risaliamo in camper dirigendoci verso la costa sino a raggiungere San Benedetto del Tronto, l'importante porto peschereccio e notevole centro balneare ci offre il suo splendido lungomare lussureggiante di palme ed oleandri. Purtroppo non ci è possibile apprezzare appieno la passeggiata che ci porta sino al Castello, causa l'insistente pioggia prepotentemente impostasi come protagonista della giornata. Pochi i temerari che come noi si aggirano fra le strette e tortuose vie dell'antico nucleo urbano che conserva pregevoli case in cotto. Considerate le attenzioni dedicateci da Giove Pluvio e dopo una pausa dedicata ad una ritemprante bevanda calda, riteniamo opportuno non proseguire il percorso litoraneo previsto. Riprendiamo il cammino deviando all'interno: si raggiunge l'antico borgo di Offida arroccato fra colli coltivati a vigneto e troviamo ottima sistemazione per la notte ai piedi dell'imponente Rocca quattrocentesca.
Al risveglio ci salutano pallidi raggi di sole che disperatamente lottano per aprirsi un varco fra le nubi. La cosa ci pare di buon auspicio e ci avviamo alla visita del borgo che deve gran parte della sua notorietà alla lavorazione dei merletti a tombolo, proprio a lato del nostro camper troviamo, infatti, il monumento dedicato alle merlettaie offidane, qui attive sin dal XV° sec.. Aggiriamo il massiccio fortilizio quadrangolare, che occupa una vasta porzione del borgo, ed arriviamo alla triangolare piazza centrale sulla quale prospetta il Palazzo Comunale dalla facciata merlata sovrastata da un'alta torre trecentesca; al palazzo fanno degna corona alcune chiese due-trecentesche e la notevole Collegiata Nuova
Lasciamo Offida, attraversiamo meravigliosi panorami dove la vista spazia su colli e fandovalle ricoperti da vigne, uliveti e campi coltivati. Raggiungiamo la fronteggiante Ripatransone; arroccato in posizione panoramica sulla catena collinosa, il piccolo borgo cinto da mura conserva l'aspetto medievale, una bella Cattedrale cinquecentesca, alcuni palazzi degni di nota ed una curiosità che a noi pare però immeritata: il vicolo più stretto d'Italia, a nostro avviso in Liguria è tutt'altro che cosa rara il trovarne molti uguali se non addirittura più stretti.
Le condizioni climatiche sembrano volgere decisamente al bello stabile, assai rincuorati dal fatto, si ridiscende al piano. Seguendo la costa attraversiamo l'attivo porto peschereccio di Porto San Giorgio, risaliamo il panoramico colle del Sabulo su cui sorge la scenografica Fermo dalle strette vie rampanti. L'antica cittadina è caratterizzata dal bel profilo del Duomo d'origine duecentesca che si erge candido sulla grande spianata del Girifalco, sistemata a giardino, da cui è possibile godere la vista della tessitura urbana ricca di belle case nobilitate dal tempo. In Piazza del Popolo si trovano il barocco Palazzo degli Studi ed il cinquecentesco Palazzo dei Priori:. Altre costruzioni degne di nota risultano l'ex Monte di Pietà, il Palazzo Azzolino, la mozza Torre Matteucci, alcune interessanti chiese gotiche e le Piscine Romane, risalenti ad epoca augustea, tra i più grandi e completi esempi di riserva idrica del periodo romano.
Tornati sulla litoranea, ci attrae lo splendido arenile del Lido di Fermo e qui troviamo ottima sistemazione per la sosta notturna.
Uno stabile bel tempo accompagna ora il nostro cammino permettendo la vista di centri balneari dalle lunghe e vaste spiagge sabbiose. Qui non occorre un grasso sforzo di fantasia per confrontare questo litorale alle spiagge liguri, da noi abitualmente frequentate, per ovvie ragioni, dove i corpi dei "forzati della villeggiatura" sono costretti ad incastri degni del più arzigogolato puzzle.
Raggiungiamo Porto Recanati, antico centro portuale alla foce del Potenza, che conserva un intatto Castello, eretto nel ‘500 a difesa dalle continue incursioni dei pirati. Di qui ci avviamo alla volta del "natio borgo selvaggio" quella Recanati che evoca il suo illustre concittadino in ogni via, in ogni casa, in ogni scorcio architettonico. Il borgo, adagiato sulle ondulazioni di un colle verdeggiante, ci porge un primo benvenuto con un' attrezzata, comoda e gratuita area di sosta riservata ai camper. Iniziamo la visita dalla centrale Piazza Leopardi dominata dalla merlata Torre del Borgo, con il Palazzo Comunale e la Chiesa di San Domenico a formare lo slargo dove sorge il candido monumento al poeta. Percorrendo le strette strade medievali andiamo alla scoperta del campanile di Sant'Agostino universalmente noto con lo struggente appellativo di Torre del passero solitario. Sicuramente, però, le atmosfere più suggestive e permeate di rimembranze leopardiane si trovano nel languido isolamento del Colle dell'Infinito e nella piazzetta detta Del sabato del villaggio, che ebbe ad essere lo sfondo dell'omonima poesia. Qui le nobili linee settecentesche del Palazzo Leopardi si fondono armoniosamente con il rustico aspetto della Casa di Silvia e della Chiesa di S.Maria di Monte Morello. Pur con il disagio di trovarci intruppati fra le fila di una scolaresca in gita, dove sono gli insegnanti a distinguersi per disattenzione e maleducazione, visitiamo il luogo che ebbe ad assistere alla nascita ed alla formazione dell'immensa cultura nonché lo svolgersi del genio espressivo del poeta
Sulla sommità del colle si accede all'orto-giardino dove Leopardi era solito rifugiarsi; presso il grande cipresso, ora carbonizzato da un fulmine, tornano alla mente i versi.....Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti e quinci il mar da lungi e quindi il monte....La vista, infatti, si apre su di un vastissimo panorama che, lasciando scorgere l'azzurro mare Adriatico alle spalle, spazia sino ai Monti Sibillini (i Monti Azzurri) ed al Gran Sasso d'Italia. Nei locali dell'annesso ex convento hanno sede il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, dove trovano accoglienza ed ospitalità giovani e studiosi provenienti da tutto il mondo, e l'esauriente Museo Didattico G. Leopardi
All'altro insigne recanatese, Beniamino Gigli, è dedicato il Museo ospitato nelle sale al secondo piano del Palazzo Comunale, dove sono conservati numerosi cimeli del grande tenore.
Si scende dalla dorsale per tornare sulla costa e ci si avvia in direzione del promontorio del Conero, l'enorme rupe ricoperta dal lussureggiante manto di lecci, corbezzoli, lentischi ed altra interessante flora, fra le cui fronde non di rado volano il falco pellegrino e la rondine di monte
Sulle pendici meridionali del promontorio si trova Numana, suddivisa fra il nucleo antico di Numana alta, sul sito di un centro greco-romano e la più moderna Numana bassa, attrezzata stazione turistica che può vantare un piacevole e spazioso arenile di fine sabbia dorata.
Poi Sirolo abbarbicata sull'alto, nella sua cinta muraria medievale, con un grosso torrione a dominio dello strapiombo che si affaccia su di un mare dalla stupefacente colorazione verde-azzurra. Per poter raggiungere l'incantevole spiaggetta alla base del dirupo occorre percorrere una ripida e lunga discesa fra la folta vegetazione che costringerà poi ad una arrancante risalita; la cosa è largamente ricompensata dall'incanto di quest'angolo paradisiaco che invita ad una piacevole sosta sulla riva ghiaiosa ed all'escursione in barca agli appuntiti scogli delle Due Sorelle. Poco lontana, in un quadro naturale altamente suggestivo, ecco l'appartata Portonovo. La strada che risale la dorsale del monte porta alla notevole chiesa romanica di Santa Maria di Portonovo
Un breve tragitto trafficato ci conduce ad Ancona il cui nome deriva dal greco ankòn che significa gomito e che già Plinio il Vecchio descriveva, appunto, come.....sul gomito della costa che qui si piega.....L'abitato che si estende lungo il porto, cui deve la vita stessa, è dominato dall'alto dalla Basilica di San Ciriaco, simbolo della città, eretta sulle vestigia di una chiesa paleocristiana e di un tempio italico del III° sec. a.C.
Altri motivi di notevole interesse si trovano nella barocca Porta Pia e la vicina Mole Vanvitelliana poderosa costruzione a pianta pentagonale circondata da un canale; la Loggia dei Mercanti dalla facciata gotico-veneziana, la chiesa di Santa Maria della Piazza al cui interno sono conservati notevoli mosaici. Poi la pittoresca Piazza del Plebiscito, fiancheggiata dal Palazzo del Governo, da una Torre cinquecentesca e dalla settecentesca chiesa di San Domenico. Ancora il Palazzo degli Anziani, l' Arco di Traiano e l' Arco Clementino, possiamo qui considerare conclusa la visita al capoluogo ed andare a cercare sistemazione per la notte che troveremo nella comoda area attrezzata di Senigallia.
?Distesa lungo la sua cosiddetta spiaggia di velluto, oltre che rinomata stazione balneare fra le più antiche d'Italia, fu anche la Sena Gallica romana distrutta da Alarico nel ‘400. Sulla larga Piazza del Duca, sono di grande interesse La Rocca, notevole esempio di fortificazione rinascimentale ed il prospiciente Palazzo del Duca. Imponente il Foro Annonario in stile neoclassico e di piacevole impatto visivo Palazzo Mastai, il Palazzo Municipale ed i Portici Ercolani. Il clima favorevole, la spiaggia ancora pressoché deserta, gli invitanti ristoranti affacciati sul lungomare, ci invitano a ripartire solamente nel pomeriggio per raggiungere Fano.
Il popoloso centro adagiato nella piana alla foce del Metauro ci offre possibilità di sosta invero notevole con la bella e tranquilla area attrezzata prospiciente il mare. La città si presenta d'aspetto decisamente particolare derivante dalle incancellabili tracce lasciate dalle civiltà romana e malatestiana nonché dall'odierna apparenza segnatamente marinara. Le poderose mura ereditate da Roma, le successive architetture medievali, rinascimentali e barocche, il porto fittamente popolato di pescherecci, suggeriscono l'idea che il primitivo nome di Fanum Fortunae, il tempio della Fortuna, non sia immeritato.
Un giro di mura circonda, ancora in parte, l'area romana dove sul sito di quello che fu l'ingresso all'antico decumano si erge grandioso l'Arco di Augusto realizzato in candido travertino a concludere la Via Flaminia. Del sistema difensivo malatestiano rimane a testimonianza la poderosa Rocca. Il centro cittadino ci consegna importanti testimonianze di passata potenza con il quattrocentesco Palazzo Malatesta, il romanico-gotico Palazzo della Ragione, lo sfarzoso Palazzo Montevecchio e le scenografiche Arche Malatestiane. Notevoli alcune chiese fra cui risalta la Cattedrale dalla facciata romanica.
La strategica posizione dell'area di sosta, affacciata sulla larga spiaggia ciottolosa, ci offre una mattinata di ozio assoluto, godendoci lo splendido sole in attesa degli amici Augusto e Simonetta che qui ci han dato appuntamento per accompagnarci in quel di Pesaro dove potremo apprezzare una volta ancora la loro eccezionale ospitalità.
La patria di Rossini, che fu colonia romana nel II° sec. a. C. sottoposta a dominazioni barbariche, bizantine e papaline, si presenta oggi con l'eleganza dei monumenti e la nobile struttura urbana a rispecchiare il suo glorioso passato che la vide dei Malatesta, degli Sforza e dei Della Rovere. Invero notevole anche il sito paesaggistico, particolarmente apprezzabile salendo i panoramici declivi collinosi che si elevano alle spalle del litorale, dov'è possibile spaziare con lo sguardo sull'ampio litorale adriatico
La strada del ritorno ormai ci attende, è giunta l'ora del commiato da quegli amici coi quali è così piacevole alimentare la fiamma della reciproca simpatia e cordialità che riscalda il cuore. Come ultimo ed apprezzatissimo atto ci scorteranno sulle strade, a loro ben note, permettendoci così di percorre il tragitto più propizio ad inoltrarsi nel verdeggiante Montefeltro e raggiungere la base dell'imponente sperone roccioso a strapiombo sul corso inferiore del Marecchia dove sorge San Leo. Il piccolo borgo medievale si presenta ricco di testimonianze artistiche e storiche. Sulla piazza si affacciano il cinquecentesco Palazzo Municipale che fu residenza dei Montefeltro, il Palazzo Severini dove, nel 1213, trovò ospitalità San Francesco ed il Palazzo Mediceo eretto dai Della Rovere e rifatto dai Medici. Poco oltre si trovano la rustica Pieve preromanica, il Duomo dal grandioso interno romanico-gotico e, isolato, un alto campanile romanico. Sul punto più elevato della rupe troneggia il Forte, maestosa ed inespugnabile con i suoi torrioni cilindrici la fortezza, di origine medievale, ricordata da Dante nel IV° canto del Purgatorio, fu a lungo usata come carcere ed è qui nel 1795 vi morì il più celebre ed enigmatico degli avventurieri, quel Giuseppe Balsamo, universalmente conosciuto con il nome di Cagliostro.
Si sale nella verdeggiante valle del Marecchia a raggiungere Novafeltria, di qui percorrendo una tortuosa, e piuttosto deteriorata, strada panoramica si raggiunge il borgo di Sant'Agata Feltria, con l'imponente opera di architettura militare delle Rocca Fragoso a pianta poligonale. Si risale nuovamente fra ondulate, verdeggianti dorsali ricoperte di vigne, ulivi e campi coltivati a raggiungere Pennabilli, posta fra due rupi rocciose su cui dominavano i castelli di Penna e Billi dalla cui fusione ne derivò il nome. Su di uno dei due dirupi, il Roccione, preceduta dalla duecentesca Porta Malatesta si trova la chiesa di Sant'Agostino risalente al 1400, sull'altra roccia, la Rupe, sono i resti della Rocca Malatestiana ormai diroccata. Pennabilli è anche conosciuta come il Paese delle meridiane, di questi antichi strumenti di misurazione del tempo se ne possono trovare in gran numero e di diversa figurazione.
Tornati a Novafeltria, si segue nuovamente l'intricato corso del Marecchia ed in breve abbandoniamo le Marche. Siamo ora in Romagna, una manciata di chilometri ed ecco, sulle prima delle alture preappenniniche, Sant'Arcangelo di Romagna. Già abitata in epoca preistorica, posta in posizione invero strategica e perciò, sin dall'antichità, centro di raccordo, di fiera e di mercato tradizionale che, oggigiorno, trova continuazione nel famoso Festival internazionale del teatro di piazza, la manifestazione che qui attira annualmente, da ogni parte d'Europa, un coloratissimo e variegato mondo composto da compagnie di giro, saltimbanchi e musicanti.
La cittadina si compone di una parte moderna in piano, che sorge sul sito dell'antico insediamento romano, qui si trovano, sulla vasta piazza, l'Arco Trionfale ed il neoclassico Palazzo Comunale. Nella parte alta è ubicato l'ellittico borgo medievale alla cui sommità si trova la Rocca quadrilatera al cui interno si sarebbe consumata la tragica vicenda di dantesca memoria, di Paolo e Francesca. L'abitato scende il dislivello del colle ad ampi gradoni con strade acciottolate, oppure in cotto, che si dipanano fra basse case dalle semplici linee, interrotte dalle moli di alcuni edifici più importanti quali il Monastero delle Sante Caterina e Barbara. Nei fianchi del poggio si trovano numerose Grotte artificiali, forse scavate dai monaci basiliani in età bizantina, ma a tutt'oggi non se ne conosce lo scopo. Brevissimo è il tragitto che ci porta a San Mauro Pascoli dove non ci è, purtroppo, possibile la visita alla casa natale del poeta essendo il lunedì giorno di chiusura. Il piccolo centro non ha proprio null'altro da offrire, l'ora è ancora giovane per pensare alla sosta, decidiamo perciò di proseguire in direzione della costa sino a raggiungere Igea Marina.
La rinomata località balneare, affacciata sul litorale dunoso ci pone un dubbio: Se per caso Dante si fosse trovato a pensare ad essa, in quale girone dell'Inferno l'avrebbe posta? Già, perché vedendo questo mostruoso agglomerato di scatoloni di cemento che poggiano direttamente sulla spiaggia, popolato da un'impressionante moltitudine di persone starnazzanti, ora che siamo ancor ben lontani dall'affollamento ferragostano, cosa potrà mai succedere nel periodo di maggiore afflusso, quando questa sorta di vacanzificio sarà sottoposto all'invasione dell'orda di "cannibali" che qui saranno vomitati da ogni mezzo di trasporto? Una menzione positiva però questi luoghi se la meritano, particolarmente se confrontati alle spocchiose località liguri dove i costi sono enormemente più elevati e la cortesia degli "addetti ai lavori" non è neppure lontanamente paragonabile. A conferma di quanto sopra basterebbe citare il conto, veramente modesto, che ci è stato presentato per un pasto a base di pesce che ci siamo concessi presso un ristorante locale e l'estrema disponibilità dimostrataci della vigilessa che, ad una nostra richiesta di indicazione riguardante un possibile luogo di sosta per il camper, si è messa al volante della sua auto di servizio accompagnandoci sul posto!
La sera fra le animate vie del centro e la seguente mattinata dedicata ad una lunga passeggiata sullo sterminato arenile saranno l'ultimo atto di questa positiva esperienza, prima che il buon senso ci consigli una partenza piuttosto sollecita onde evitare gli intasamenti autostradali, logica conseguenza di questo lungo ponte pasquale e del bel tempo che lo ha favorito.
Non possiamo, a questo punto, esimerci dal menzionare fra i piaceri che questo viaggio ha regalato oltre agli occhi, allo spirito ed al cuore, quelli non meno piacevoli, benché assai più prosaici, dedicati al palato.
Nell'ordito di uno stupendo territorio di illimitati, meravigliosi panorami, impreziositi da una straordinaria serie di nodi e fili dai molteplici colori costituiti da eccezionali centri d'arte e storia, le Marche sanno incastonare veri monumenti al gusto.
Il pensiero non fatica molto nel correre immediatamente al tartufo bianco di Acqualagna e di Sant'Angelo in Vado (per se...per noi piemontesi...). Poi tutta una serie di coppe e prosciutti, formaggi e ricotte, olive, oli e vini che vanno ad impreziosire le tavole su cui troneggiano golosità quali il brodetto che se pur presente su tutta la costa marchigiana e simile alle svariate zuppe di pesce che profumano le coste mediterranee, si arricchisce di infinite varianti, giustamente tenute segrete, che la rendono diversa da un luogo all'altro, basta sostituire una specie di pesce o introdurre un ingrediente che ogni volta il brodetto diventa un'esaltante scoperta. Si disserta, fra esperti, se debbano o meno essere inclusi crostacei e molluschi fra spigolette, triglie, cefali, sogliole, pesci rondine, seppie e calamaretti che costituiscono il nucleo del piatto che ha nel Conero il confine fra due delle principali versioni che vedono a sud infarinare il pesce, cosa che produce un sugo denso insaporito dallo zafferano, mentre al nord il pesce non essendo infarinato, produce un sugo più sciolto.
Regine di ghiottoneria ecco le olive ascolane, pare che la ricetta, risalente a tempi antichi, sia stata elaborata dalle suore benedettine; l'oliva verde, grande e polposa, viene privata del nocciolo con un taglio elicoidale, farcita di un impasto di carne, pecorino o parmigiano e uova, viene poi impanata e fritta. Una versione che viene considerata illegittima prevede la farcitura a base di pesce.
Colesterolo e trigliceridi trovano poi modo di esprimersi con il chichiripieno, una sorta di torta rustica farcita e piccante; i funghetti di Offida che richiedono una solida dentatura; il cacciù, grosso raviolo ripieno di farina di fave e fritto; i caciunitti, ravioli ripieni di purea di ceci, cacao e liquore; il torrone a base di fichi secchi e mandorle; i pecorini, di fossa o aromatizzati e resi piccanti con l'erba di serpillo. La coppa fermana, viene preparata con frattaglie e cotiche cotte poi confezionate in budelli di ampie dimensioni. Il vincigrassi, (che pare sia la volgarizzazione del nome del generale austriaco Windisch-Graetz di passaggio nelle Marche al comando dell'esercito austriaco nel 1799) una sorta di pasta sfoglia sovrapposta a strati con una farcitura di rigaglie, cervella, filoni, animelle, prosciutto, besciamella ed aromi. Il calcione con le fave, sorta di raviolo fritto, ripieno di una polentina ottenuta con fave bollite, lauro, cannella e cacao.
La cicerchiata, dolce preparato con pasta sfoglia prima fatta a cordone, quindi affettata e fritta o lessata poi impastata con zucca, scorza d'arancia grattugiata, miele e zucchero. Il vino cotto, preparato partendo dal mosto concentrato per bollitura e fatto invecchiare in botti di rovere. Infine il verdicchio, vino bianco, brillante, di color paglierino, di profumo delicato e sapore leggermente amarognolo che ben si accompagna ai piatti di pesce; lo avrebbe saputo anche il goto Alarico che, nel 410, muovendo al sacco di Roma ne fece provvista da Corinaldo quaranta some in barili, nulla a sé stimando recar sanitade et bellico vigore melio del menzionato verdicchio. Corinaldo è tuttora, con altre ventidue località, zona di produzione del verdicchio dei Castelli di Jesi. Più a sud tra Fabriano e Camerino si trova la zona di produzione del verdicchio di Matelica.
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