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Itaparica: Il Brasile di Emilio Biggi
Scritto da: Emilio Biggi

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Nota: Questo contributo è stato pubblicato il 25 Novembre 2000. Dopo questa data l'autore e Fiamma si sono scritti abitualmente. E' con dispiacere che apprendiamo della morte del vecchio Emilio nell'estate 2002. Altri suoi contributi: Balene e Poesia

Clicca per IngrandireCari amici,
Spaesato ma felice come un frá Giocondo a una sfilata di miss, eccomi qui con i settanta anni da tempo alle spalle, in un "Caffé" sfavillante di gioventú. Claro, vi sono inciampato per caso nei miei giretti di neofita in un mondo web che é tutto dei giovani e a cui mi avvicino con titubante felicitá. Inciampatovi, mi ha sorretto la mano gentile di Fiamma che mi ha invitato a parlarvi. E vi parleró non di un viaggio, ma di un arrivo, per raccontarvi di un'isola e invitarvi a conoscerla. L'isola, a cui sono approdato dopo un viaggio durato cinquant'anni, si chiama Itaparica e é una grande isola davanti alla Salvador del Carnevale, nel Brasile di tante e tante cose. Nel linguaggio degli indios (cannibali, poi!) che l'abitavano, vuol dire "circondata da pietre" e la caratteristica di essere immersa in barriere di coralli ne rende le spiagge tranquille e pittoresche. E' in effetti un pezzo di continente staccatosi da molto tempo per l'azione delle maree e delle grandi piene dei fiumi che le scorrevano addosso.
mappa Anche in questo Dio l'ha favorita, perché, se da una parte il ruggente Atlantico si spezza e si addolcisce sui coralli, dall'altra la mescolanza dei fiumi e delle maree si stende in una immensa pianura di acque tranquille e salmastre, marginate dai "manguezais" che sono la culla della vita marina. Terre di bagnasciuga dove una vegetazione e una fauna tutta propria si sono adattate al ritmo del vai e vieni del mare e della salinitá. In Salvador la conoscono come l'ISOLA, nel mondo non la conoscono affatto, tranne i clienti del Club Mediterranee, che grazie a dio se ne stanno tranquilli e discreti nel loro universo privée. Chi se ne intende dice che sia un un posto di fluidi poderosi e mentre vi scrivo due miei ospiti, madre e figlio, davanti al mare a palme stese, sembra li stiano ricevendo a fiumi. Io che sono un vecchio scettico dico solo che ci si sta bene da matti, é un posto dove ho un minuscolo albergo in riva al mare che rimpingua la mia esile pensione, ma é anche un posto in cui mi preoccupo se i clienti sono pochi, ma mi preoccupo molto di più se son troppi o se non sono di mio gusto.
Clicca per ingrandireE' un posto pieno di storie e di storia, storie di pirati, di galeoni naufragati, di soldati di Nassau (gli olandesi, per chi non conosce 'sta storia) che piacevano tanto agli indios da cacciarli e ingrassarli come porcelli prima di mangiarli. Bianchi e teneri com'erano, i poverini! O di storie degli schiavi liberati diventati per fame cacciatori di balene, e le cacciavano in canoa, le cacciavano con l'arpione, e anche così ne cacciavano tante che le ciminiere dei forni dell'olio esistono ancora e le ossaie le puoi vedere anche oggi. Storie come dei galeoni che il vento di antiche tempeste portò a spezzarsi sui coralli, anche davanti a casa mia, storie di ragazzi come voi che sanno dove c'è un relitto e di quando in quando, in segreto, vanno a prelevare una reliquia per svenderla ai rigattieri, facendo dell'orgoglioso vascello la loro piccola banca.
Clicca per Ingrandire Davanti a casa mia, a un miglio più o meno, si intravede mascherata d'alghe una grande catena e non c'è verso di convincere i più vecchi che non é la catena del tappo del mare. Ma non ci sono solo storie, c'è la Storia e nella cittadina che da il nome all'Isola c'è il forte che, fronteggiando l'altro forte del Porto da Barra in Salvador, chiudeva, con i sui oggi patetici cannoni, l'entrata della Bahia di Tutti i Santi ai pirati che venivano a saccheggiare. E ci sono le chiese che i missionari Gesuiti erigevano in ogni paesetto di pescatori, semplici e nitide come disegni di bambini, a scrutare il ritorno delle barche, a vedere gli umori del mare. Una che non é sul mare ma in un bosco, fu fatta in un terreno sacro degli indios e lo stregone la maledisse. E' l'unica che il tempo ha distrutto, il soffitto é crollato, gli alberi si sono intrecciati alle pietre e ne sostengono le pareti smozzicate, come a garantir per sempre la vittoria degli stregoni degli indios su quelli dei bianchi.

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Ecco la chiesetta, che anche il colore rossastro sia dovuto alla maledizione dello stregone?
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E poi nell'Isola ci sono le cose che non ci sono: non c'è la ressa di carni rumori ed odori che per esempio ho visto nella Jesolo della mia infanzia - com'era bella!!!- lo scorso anno... ...e qui casca l' asino perché quel che non c'è comincia ad esserci e per questo non è tanto male esser vecchio, forse me ne andrò di qui prima che sia un bordello eguale agli altri posti entrati nel giro del turismo internazionale e gli orgogliosi "padri di santo" al cui terreiro oggi é tanto difficile accedere, mettano su anche loro, come a Rio, il loro circo "para turista ver". Ma per il momento é ancora un piccolo paradiso di spiagge tranquille e quasi deserte, di coccheti inchinati sul mare, di coralli spumeggianti nella fatica di tener lontana la rabbia dell'Atlantico, quando s'arrabbia davvero. Di gente semplice che ancora pesca e per cui anche i turisti in fondo sono un pesce che si pesca quando ne é la stagione ma su cui non si conoscono ancora i trucchi per farlo venire.
Clicca per ingrandireNon é un discorso da albergatore di successo e non lo sono proprio: sono un agronomo in pensione che divide la sua casa in riva al mare con chi gli piaccia restarci, ma il mare mi ricorda anche le ondulanti distese del Matogrosso di tanti anni della mia vita, Matogrosso che chi viaggia con lo zainetto dovrebbe proprio conoscere. Itaparica ha anche un altro grosso vantaggio: sonnolenta e tranquilla com'è, é a venti minuti di catamarano o a una ora di Ferry da Salvador, dove c'è tutto quel che le guide raccontano e c'è sul serio. Ma é anche a poche ore di autobus da Lenções, che era la capitale dei diamanti, aveva le ambasciate olandese, francese, tedesca ed era ricca, tanto ricca qualche secolo fa e ora sembra un museo conservato nell'aria secca del Pianalto dei Diamanti, uno dei bei posti del mondo. E' anche a poche ore dal Rio San Franciso, l' immenso serpente che striscia verso il mare nelle terre aride del "sertão", un altro Brasile che chi sa viaggiare deve conoscere, anche a costo di non aver tempo di andare a Rio de Janeiro. Il San Francisco dà vita anche a immensi bacini idroelettrici, tanto grandi che la diga alla fine è il di meno e sono un mare interno.
Clicca per IngrandireCon spiagge, vela, pesca e incipiente turismo. Vi parlo di tante cose e non parlo del mio albergo: é semplice tranquillo, é nato come Albergo della Gioventú, poi ho trovato modo di litigare con la Federazione Brasiliana perché da buon erede di contadini odio i balzelli ed é diventato una semplice Pousada (alberghetto). E' bellino, in riva al mare, con un grande ed ombroso giardino con mangos, banani e avogados, conserva un particolare simpatia per i giovani e ha ancora 4 stanze comunitarie, tipo hostello. Se volete saperne di più io sono qui, dentro il vostro computer, a questo indirizzo (*), il sito dell'alberghetto abita invece a:
http://www.geocities.com/marchandsnet/aratuba/
Se un giorno capitate qui ditemi: sono amico di Fiamma. Non vi stenderò tappeti di velluto solo per questo ma mi farà molto piacere sapere che probabilmente ve li meritereste. ATÉ A VISTA!

Emilio Biggi
Pousada Enseada de Aratuba
Ilha de Itaparica - Bahia Brasil

(*) L'email è stata rimossa perchè, purtroppo, il vecchio Emilio ci ha lasciati nell'estate 2002.
Non sappiamo chi sia attualmente a gestire il suo "alberghetto", di cui lasciamo il link.

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Emilio Biggi

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Note:



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