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Fiamma sulle Montagne del Drago
Scritto da: Fiamma

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Due settimane in Bhutan, Druk, il Regno del Drago Tonante.
Che dire? Certo non è il caso di raccontarle giorno per giorno, anche perché il Bhutan centrale, dove sono stata, è un territorio ai piedi (si fa per dire, in quanto si va dai 2000 ai 4000m. s.l.m.) della catena dell'Himalaya, costituito da una serie di vallate a quota 2.000 circa, percorse da fiumi omonimi e delimitate da "colline" alte fino a 4.000 (questo vale per la regione centrale: la parte sud del paese è a quota 150, mentre la vetta più alta raggiunge i 7553 metri). E quindi si continua a discendere i fondovalle fino ad arrivare ad un ponte che ne attraversa il fiume, dove a volte si cambia distretto, per poi risalire il fianco della "collina" fino al passo che porta a scollinare nella vallata successiva, e talvolta a cambiare di nuovo distretto.

Tutto qua.
Se non fosse che siamo più o meno alla latitudine del Cairo e che le nubi, bloccate dalle montagne, riversano su questa terra le piogge abbondanti che negano al Tibet, dall'altra parte dei monti, e che quindi fino ai 4.000 la vegetazione è ricchissima e animata da una infinità biodiversità.
Se non fosse che è l'unico regno buddista tibetano rimasto indipendente, ed è costellato di bellissimi edifici di carattere sacro-amministrativo, in posizione dominante nel paesaggio, pieni di sculture, pitture, lavori in legno, con una simbologia copiosa e affascinante.
Se non fosse che il paesaggio sia naturale, sia agricolo, sia gli edifici rurali sono di grande bellezza.
Se non fosse che i suoi abitanti hanno un senso estetico e, soprattutto, del colore, che trasforma ogni cosa in una festa per gli occhi.

Se non fosse che da marzo a maggio impazzano le fioriture dei rododendri, di tutte le forme e dimensioni e colori, anche alberi alti 4 o 5 metri.
Se non fosse che il clima, la flora, la fauna e tutto l'ambiente ne fanno una specie di paradiso terrestre.

Se non fosse.....

Allora vi dirò solo un po' di cose sparse, così come mi vengono in mente, per raccontare questo starno e meraviglioso paese, in cui tante epoche diverse sembrano coesistere in un unico presente...

Nota di Matteo: Mi sono sentito molto coinvolto da questo viaggio di Fiamma in Bhutan, il perchè lo scrivo in questo post sul mio VagaBlog...




Grande circa come Lazio, Toscana e Umbria, il Bhutan ha solo 750.000 abitanti. Le sue risorse si basano soprattutto sull'esportazione di energia idroelettrica (l'acqua, lo vedrete dalle foto, è letteralmente dappertutto).
L'attuale Re, Sua Mestà Jigme Singye Wangchuck, amatissimo dalla popolazione a quanto ci hanno detto, è salito al trono nel 1973 a 15 anni, aiutato dalla guida sapiente della regina madre tuttora vivente (l'ultimo giorno abbiamo incrociato la sua auto e il suo seguito), e di uno zio paterno, ha studiato in Inghilterra ed è un sovrano veramente illuminato, i cui scopi dichiarati sono quelli di dare al Paese uno sviluppo sostenibile, di contemperare la salvaguardia dell'ambiente con la felicità (non la ricchezza) dei suoi sudditi, di introdurre gradualmente dei principi di democrazia.
Basti pensare al concetto di "Felicità Interna Lorda", un indicatore elaborato dal Re in persona e su cui sono basati i piani di sviluppo quinquennale, che con voluta ironia sostituisce ufficialmente il nostro PIL.
Per spiegare queste cose ai sudditi, il Re gira continuamente il Paese, andando con l'elicottero dove non ci sono strade, anche per spiegare perché non è bene che le strade arrivino dappertutto.
Peraltro non è difficile trovare case di paese o di campagna dove sulla parete vicino alla porta d'ingresso è dipinto con fantasiosi dettagli un enorme fallo rosa come portatore di fortuna e prosperità, mentre sul tetto fa bella mostra di sé un pannello fotovoltaico (ne avevo fatto una foto, ma la mia macchinetta, pudibonda, me l'ha fatta sparire...).
Il Paese è al momento coperto al 75% da foreste ed il re ha stabilito che questa percentuale non possa scendere al di sotto del 60%.
Parchi nazionali ed aree protette tutelano più del 36% del territorio nazionale (in Italia siamo al 11%, e molti dei nostri parchi esistono solo sulla carta), tanto che il WWF ha indicato il Bhutan come una delle nazioni più seriamente impegnate nel mantenimento dell'equilibrio ambientale del mondo.
Il taglio degli alberi può essere effettuato solo con una regolare autorizzazione (e comunque è vietata l'esportazione del legname), cosicché per le necessità di tutti i giorni gli abitanti tagliano i rami bassi degli alberi lungo le strade, conferendogli un curioso aspetto mutilo, simile a quello dei pini di Roma "curati" dai giardinieri comunali.
Per informazioni più scientifiche e dettagliate vi rimando a Wikipedia in Italiano ed in Inglese.

Il legname è usatissimo per le costruzioni: quelle tradizionali sono in legno, pietra e, soprattutto, in terra pressata: su una base di muratura alta circa un metro vengono posizionati i grandi telai di legno degli infissi, generalmente a trifora, poi intorno a questi sale la muratura. Le impalcature sono leggerissime, in canne di bambù. Il sottotetto ampio e aperto crea un terminale imponente che dà dignità anche alle costruzioni rurali, sempre piuttosto grandi, perché ospitano tre generazioni. Purtroppo attualmente nelle città comincia a diffondersi, pur mantenendo esteriormente le forme tradizionali come imposto dal re, l'uso del cemento armato e del laterizio.
Quando, in campagna, qualche vecchio edificio viene abbandonato, lentamente si sgretola e si sbriciola, ritornando terra alla terra...

Gli edifici principali e i templi hanno bellissimi pavimenti di legno, di assi larghe anche 40 cm. cerate e lucidate continuamente dai giovani "seminaristi".
Gli edifici più importanti e più ricchi sono gli Dzong, che al carattere sia politico-amministrativo sia religioso uniscono quello di fortezza, sono infatti sempre posti in una posizione strategica, spesso collegati solo mediante un ponte, e, pur essendo molto diversi tra loro, hanno dei caratteri comuni, come quello di avere tre cortili; gli ambienti circostanti i primi due sono dedicati agli uffici amministrativi, quelli del terzo al monastero, alle incombenze del culto: abitazioni di monaci, ambienti sacri, ambienti di studio, biblioteca, con al centro l'edificio più alto che ospita il tempio vero e proprio.

Gli spazi degli dzong sono bellissimi, con molte parti in legno riccamente scolpite e decorate, con variazioni altimetriche, cortili, passaggi coperti, porticati, ripide scale che mettono alla prova noi europei e che i monachini scendono volando come rossi uccellini.
All'interno dei templi (gli interni non si possono fotografare) lunghe file di piccole stuoie o tappetini costituiscono i "banchi" di studio e di preghiera. Molti bambini, adolescenti e giovani studiano infatti presso i monasteri (nel paese ci sono ben 6000 monaci), anche se molti di oro non diventeranno poi monaci, e vestono tutti l'abito color bordeaux e la lunga sciarpa rossa. Spesso abbiamo fotografato la loro allegra uscita da lezione, erano molto disponibili e, grandi e piccoli, erano blandamente compiaciuti nel vedere le loro immagini nel piccolo schermo delle nostre macchine digitali: accettano i turisti (pochi fortunatamente) con serafica buddità.

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Scritto da:
Fiamma

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Note:



Queste pagine sono ideate, costruite e mantenute da
Matteo, Fiamma e Martino, disegni di Matteo.
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