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Turismo Responsabile

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Parlare di turismo responsabile non è per niente semplice e non è di sicuro possibile farlo in poche parole. Mi scuso quindi con voi per la lunghezza di questa pagina, ma organizzandola per paragrafi la potrete consultare leggendo tutto di seguito oppure saltando direttamente alla sezione desiderata.

Che cos'è il Turismo Responsabile?
Questa è ovviamente la domanda base di tutto. AITR (l'Associazione Italiana Turismo Responsabile) lo definisce così: "Esiste un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza: di sé e delle proprie azioni, anche quando sono mediate dal comprare (un biglietto, un regalo, una stanza per dormire); della realtà dei paesi di destinazione (sociale, culturale, economica, ambientale); della possibilità di una scelta meditata e quindi diversa. Questo è Turismo Responsabile: un viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza.". [dal sito www.aitr.org].
È una definizione chiara e cristallina, ma non spiega come mai si sia sentita la necessità di "inventare" questa forma di turismo. Il turismo è svago, divertimento, scoperta, avventura, arricchimento, guadagno, confronto, fuga. Ma il turismo è anche iniquità, immoralità, depravazione, sfruttamento, schiavitù, fuga.
Per capire meglio quale sia il background del turismo responsabile dobbiamo allora chiederci:

Perché la gente viaggia?
Da sempre gli esseri umani si sono spostati da un posto all'altro della Terra. Perché l'hanno fatto e lo fanno tuttora ha però cause molteplici. Spostarsi a causa di guerre, carestie o pestilenze è da sempre stata la ragione principale e lo è anche adesso, in quel XXI secolo che avrebbe dovuto essere di pace e prosperità.
Dalla fine della seconda guerra mondiale abbiamo peró visto il nascere una nuova forma di turismo. Fino a quel momento la vacanza ed il viaggio di piacere erano stati appannaggio di pochi benestanti o di rari spiriti avventurosi. Lo sbocciare di nuove tecnologie nei trasporti ha permesso ad un numero sempre maggiore di persone di potersi spostare in breve tempo verso mete sempre più lontane. È nata l'epoca del turismo di massa.
La stessa percezione dello spazio è cambiata, oggi un viaggio di 10'000Km in aereo non è più avvertito come una avventura speciale, mentre la realtà dovrebbe farci pensare l'opposto. Un viaggiatore abituale avverte lo spostamento aereo solamente come uno spostamento temporale, dove lo spazio non esiste.
Il desiderio di scoperta, la riduzione degli spazi, la voglia di evasione da un sistema economico oppressivo e non ultima una efficace campagna pubblicitaria hanno portato sempre più gente a desiderare di poter vivere una vacanza in località lontane, appannaggio classico di pochi ricchi e fortunati. Le località esclusive diventano sempre più vicine sia in termini di spazio che di costo... e smettono quindi di essere esclusive. L'attrattiva iniziale quindi scompare e va cercata una nuova attrattiva: può essere l'economicità, può essere la natura, può essere la "vicinanza culturale".
Ecco quindi che in quelli che fino a pochi anni prima erano dei paradisi per pochi nascono grandi alberghi, piste d'atterraggio, parchi divertimento, villaggi vacanze. Il turista viene quindi attratto con il miraggio della meta "esotica" ed esclusiva, ma si trova di fatto a fare un viaggio appena dietro casa, dato che non ha né la percezione spaziale del viaggio né la percezione culturale di essere in un'altra zona della terra.
Entra allora in gioco il bombardamento pubblicitario massivo dello "stile di vita" e dell'apparire. Nonostante ormai i più si rendano conto della farsa rappresentata da un certo tipo di vacanza, è allo stesso tempo importante sottostarvi ugualmente per affermare una parvenza di status sociale elevato.

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Qual è l'impatto del turismo massivo o comunque non rispettoso delle specificità locali?
Non può essere chiesto a tutti di sapersi adattare appieno ad altre culture ed una spiaggia dei tropici è attraente anche per il turista più pigro, però non bisogna scordare che tutto ha dei costi: spesso molto salati.
Innanzi tutto abbiamo dei costi ambientali: spostarsi dall'altra parte del mondo, magari in aereo, ha un impatto sull'ambiente molto pesante. Non dobbiamo mai dimenticare che gli aerei scaricano al confine della troposfera dei gas di scarico molto dannosi (ricordate il famoso buco nell'ozono?), quindi poter limitare il numero di spostamenti in volo sarebbe sempre una buona pratica.
Esiste poi un impatto ambientale a terra dovuto alla presenza di alberghi di grandi dimensioni, spesso a ridosso (se non all'interno) di parchi naturali o riserve marine. Se in Europa sta cominciando a svilupparsi una sensibilità sotto questo aspetto (per esempio la riviera romagnola da anni sta incentivando gli alberghi ed i ristoranti che investono sul basso impatto ambientale), quando ci si guarda in giro invece si vedono degli scempi considerevoli.
Esistono poi realtà che hanno un impatto ambientale ancora più elevato, come per esempio i grandi complessi alberghieri od i villaggi vacanze. Esistono casi dove per il mantenimento di tali impianti sono stati privati i villaggi limitrofi di luce o acqua, creando dei pesanti disagi alla popolazione.

Esiste poi un altro tipo di impatto: quello culturale. L'incontro fra un viaggiatore ed indigeno (utilizzando questa parola nel suo significato originale) crea sempre dei conflitti. Quello linguistico prima di tutto (e il visitatore dovrebbe avere l'obbligo morale di sapersi far capire...). Abbiamo poi dei problemi dovuti alle differenti usanze in termini di vestiario, di cibo, di consuetudini e di galateo.
Se da una parte il turista dovrebbe essere in grado di comportarsi in modo da non recare offesa alle persone che si trovano nella zona visitata, dall'altra chi ha a che fare con i turisti dovrebbe sapere come comportarsi con loro senza svilirsi. Il turismo di massa però non ha queste sensibilità, soprattutto da parte dei "turisti ricchi". Abbiamo allora una notevole quantità di turisti che pretende di non sentirsi lontano da casa e di non volersi adattare alle usanze locali. Questa è una violenza e spesso anche un forte inquinamento della realtà locale, che perde anche in questo caso le autenticità e le peculiarità che la rendevano attraente.

Ma almeno il turismo di massa non porta ricchezza alla popolazione?
Purtroppo nella maggior parte dei casi la risposta è no. Ad aggravare ulteriormente il quadro ambientale e sociale in alcuni casi disastroso è l'impatto economico. Molti sono convinti che, dato l'elevato costo di viaggi (anche se spesso non è vero), anche gli abitanti del posto vivano meglio. Spesso questo è falso. I viaggi massivi riescono a mantenere i prezzi bassi non solo giocando sull'economia di scala, ma sfruttando personale sottopagato o aggirando le leggi di tutela ambientale. Purtroppo ai danni ambientali e culturali non sono contrapposti dei benefici nemmeno economici per la popolazione locale.
Spesso si è arrivati a degli eccessi che hanno portato profonde crisi in alcune nazioni o regioni. Un caso eclatante, reso famoso per una campagna di boicottaggio turistico internazionale, è quello della Birmania. Qui la dittatura che governa la nazione ha costruito grandi impianti turistici utilizzando lavoro minorile e lavoro forzato (in barba alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo) di prigionieri politici. Un altro esempio è quello keniano. Questa meta rinomatissima del turismo massivo verso paesi esotici degli anni ottanta è stato devastata a tal punto da essere stato perfino sconsigliato per i turisti per molti anni (le zone naturali erano state "ricoperte" di villaggi vacanze e l'impatto culturale ha distrutto il tessuto sociale al punto che è pericoloso girare per strada per gli stessi residenti). In altri casi, soprattutto in paesi dove i diritti umani non sono tenuti in forte considerazione, si è arrivati ad estremi meno famosi ma ugualmente distruttivi. L'espropriazione di terre con conseguente "trasferimento" della popolazione è stata più volte documentata, ma più grave è di solito lo sfruttamento delle risorse idriche o energetiche. A volte villaggi posti in zone semidesertiche hanno al loro interno un campo da golf in erba, in altri casi si hanno villaggi vacanze con garantita l'energia elettrica in zone dove la popolazione la vede quotidianamente razionata.

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Ma alla fine allora chi ci guadagna con il turismo?
Principalmente le grandi compagnie di viaggio, che possono permettersi di creare un pacchetto completo di volo e alloggio 'all inclusive' in villaggio.
Queste possono cioè offrire un pacchetto dove la quasi totalità di quello speso resta nel paese da dove partono i turisti, se non alla compagnia stessa. È quindi consueto che i cibi siano comprati nel paese di partenza, così come gli arredamenti; per non parlare del personale, che è preso dalla popolazione locale per i lavori di bassa lega ma arriva dall'estero per i lavori più importanti.

Non si può proprio andare in viaggio nei villaggi?
Probabilmente sì. Sarebbe assurdo pretendere di impedire ad una persona di andare a fare un viaggio in un villaggio vacanze, anche perché a molti è una forma di turismo che piace. È però necessario cominciare a guardare meglio cosa viene offerto dietro un viaggio e quale sia il livello etico di chi ci offre la vacanza. Andrebbe incentivata la scelta di chi almeno ci garantisca un certo livello di attenzione ambientale e di attenzione alla realtà locale. Le agenzie devono vendere e vendono quello che la gente chiede: se si comincia a scegliere un villaggio solo sulla base del costo per forza di cose l'obiettivo dell'agenzia sarà sempre e solo la riduzione degli stipendi e la riduzione dei costi di costruzione e mantenimento.

Chi ha cominciato a interrogarsi sulle iniquità del turismo?
Il Turismo Responsabile nasce formalmente in Italia da meno di dieci anni. Esistono delle organizzazioni anche straniere molto più vecchie, così come in Italia ci sono delle realtà che fanno viaggi da ben più tempo. Ma ci arriveremo dopo.
Il "terreno fertile" è stato creato dal mondo del commercio equo e solidale e da quello della cooperazione internazionale. Sempre più spesso infatti negli anni passati i volontari del commercio equo e solidale chiedevano alle centrali di importazione la possibilità di incontrare i produttori e contemporaneamente nelle ONG sempre più persone (ex cooperanti, amici o parenti di cooperanti) viaggiavano nelle nazioni dove risiedevano i progetti.
Non è quindi un caso che il primo viaggio di turismo responsabile riconosciuto sia stato realizzato da CTM (uno dei principali importatori di commercio equo e solidale italiano) in Ecuador, così come non è un caso che la prima organizzazione che ha messo in campo un vero e proprio catalogo di soli viaggi di turismo responsabile sia RAM (un altro importatore di commercio equo e solidale, fra l'altro presieduta da Renzo Garrone, una delle persone che hanno posto le basi teoriche di questa forma di turismo).
Dai primi approcci si è arrivati molto rapidamente a forme molto più strutturate. Nascono così le prime agenzie di viaggi che si prefiggono come solo scopo la realizzazione di itinerari di turismo responsabile. Esse partono in molti casi da contatti con i produttori di commercio equo, con le ONG locali, con associazioni. Appaiono poi i primi cataloghi, che anno dopo anno, si arricchiscono di mete sempre nuove e diverse.
A queste organizzazioni si affiancano con gli anni vari studiosi ed esperti del settore. Le risposte alla necessità di non distruggere i luoghi che si visitano da semplici turisti diventano sempre più precise ed articolate. Nel mondo del turismo comincia quindi pian piano a farsi strada una nuova consapevolezza ed un nuovo modo di vedere gli ecosistemi.

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Quali sono i comportamenti da tenere in un viaggio di TR?
I comportamenti di fondo del turista responsabile sono riassunti nei 6 punti del "codice di viaggio", da considerare insieme alla valutazione dell'impatto ambientale:
la non casualità: il viaggio viene costruito attorno ad un contatto umano con un gruppo locale estraneo all'industria turistica massiva;
la preparazione del viaggio, mirata ad ottenere dinamiche positive nel gruppo (o fra il singolo viaggiatore) e con gli ospitanti;
l'importanza delle valenze culturali, turismo quale approfondimento multidisciplinare;
l'equità sul piano economico, facendo in modo che la maggior parte dei soldi spesi restino nel paese di destinazione e senza creare forme di sfruttamento del turista;
la cooperazione, ad esempio sostenendo piccoli progetti locali a vantaggio dei gruppi di base e della gente del posto;
poche destinazioni approfondite, piuttosto che numerose "mordi e fuggi".
Va poi aggiunto che esistono degli obblighi e dei diritti anche per i tour operator che realizzano viaggi di TR e per la comunità ospitante, dato che il TR vuole essere anche corresponsabilizzazione dei partner. Tutti i criteri (a tutti i livelli) sono stati raccolta nella "Carta d'Identità per Viaggi Sostenibili" (www.aitr.org/civs.html).
Con uno slogan potremmo dire che il turismo responsabile cerca di far conoscere nella sua interezza le cose belle e positive di un determinato luogo, attraversandolo in punta di piedi. Cose belle non solo paesaggisticamente o storicamente, ma anche dal punto di vista umano e sociale. Fare turismo responsabile non vuole quindi dire dormire nei posti più brutti o andare a visitare le favelas dove la gente muore di fame. Non si mette mai in mostra il lato "pietistico" del luogo visitato.
Il tema della corresponsabilizzazione è poi importante quando si pensa al TR come "viaggio di gruppo" o "viaggio organizzato". Un turista da solo solitamente ha delle difficoltà a rapportarsi con una struttura locale se non in veste di semplice fruitore di servizi. Deve quindi fidarsi di strutture che possano dall'alto certificare un certo tipo di comportamento etico. Ad oggi però non esistono nel turismo delle forme di riconoscimento o certificazione.

In pratica cosa si fa di diverso rispetto ad un altro tipo di viaggio?
Innanzi tutto bisogna distinguere dove andiamo nel nostro viaggio. La maggior parte dei viaggi viene fatto verso il cosiddetto "sud del mondo", nonostante si stia diffondendo sempre di più il turismo responsabile in Italia.
Nel caso di TR in Italia abbiamo due differenti forme: la prima è quella del viaggio itinerante. I TO del settore organizzano quindi degli itinerari più o meno lunghi per visitare zone della penisola con un occhio diverso. La seconda forma è quella del turismo stanziale. Sempre più comunità stanno studiando delle forme che possano essere uno sbocco economico importante ma senza che diventi una forma di distruzione dell'ambiente e del loro stile di vita. Gli esempi più importanti sono Riace in Calabria e Domus Amigas in Sardegna, ma ci torneremo più avanti.
Il TR più classico è però quello fatto verso il sud del mondo, dove veramente gli incontri con un'altra cultura possono essere un forte arricchimento e dove i metodi del TR sono "messi alla prova". Non sono di solito vacanze di villaggio, ma sono quasi sempre itinerari che portano a visitare differenti posti. Ci si concentra però in determinate zone di una nazione, soprattutto se essa è molto grande, evitando perciò di avere dei viaggi massacranti che non permettano mai di fermarsi a conoscere realmente un luogo.
Questi viaggi prevedono incontri con quella che viene chiamata "società civile": possono essere progetti di commercio equo, piuttosto che associazioni storiche o per i diritti umani, piuttosto che ONG. Insomma tutto quello che viene creduto necessario per approfondire la conoscenza del luogo. Non vengono poi trascurati i più noti ed attraenti luoghi turistici, dato che anche quelle sono bellezze che meritano di essere viste.
I viaggi sono accompagnati da una persona del posto. Questa non è quasi mai una guida professionista in senso stretto, ma il suo lavoro consiste nell'essere un intermediatore culturale fra i turisti e gli indigeni. Solitamente fa parte della organizzazione locale che organizza l'itinerario.
Questa figura in quasi tutti i viaggi tradizionali non è presente: nella migliore delle ipotesi si ha un accompagnatore dall'Italia. É però in molti casi un elemento fondamentale per poter essere accettati, soprattutto in quelle realtà che non sono solite trattare con turisti (come possono essere ad esempio le comunità maya in Guatemala). Spesso ha poi un ruolo importante anche per la conoscenza della lingua, dato che non sempre si può comunicare con una delle lingue "internazionali".
Una delle caratteristiche del TR è poi il finanziamento diretto di un progetto di sviluppo locale, al di fuori di quello che è il pagamento dei diversi servizi turistici (alloggio, pasti, accompagnamento...). Si destina quindi una quota del costo complessivo a sostegno diretto di un progetto ben definito e seguito solitamente da una organizzazione senza scopo di lucro. In alcuni casi la "quota progetto" (così infatti viene chiamata dagli operatori del settore) è servita a finanziare iniziative che hanno permesso di sviluppare ulteriormente l'offerta turistica in una determinata comunità (un esempio concreto: a Frontera Corozal - Messico - la quota progetto ha finanziato l'acquisto di amache così la comunità locale ha potuto attrezzare un ricovero per i turisti in transito).
Una ultima caratteristica è un incontro preparatorio per il gruppo in partenza. Il gruppo di turisti di solito non è mai molto numeroso: 12 o 13 persone è il massimo. Essi però raramente si conoscono o conoscono il posto dove si effettuerà il viaggio. Una riunione preparatoria è quindi sempre importante, soprattutto per presentarsi e cominciare ad affiatare le diverse persone.

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È possibile adattare queste peculiarità ad un viaggio da soli?
In alcuni aspetti sì. Quello che è importante è sempre il saper viaggiare rispettosi della cultura e dell'ambiente che si incontrano. Bisogna sempre chiedersi perché si viaggia e verificare se la risposta sia compatibile con i principi di cui si è parlato in precedenza.
Una cosa che io reputo importante è la conoscenza della lingua. Se non si conosce la lingua della popolazione (non quella che parlano all'Hilton!) non è possibile instaurare un rapporto e quindi iniziare un dialogo.
Nel turismo responsabile i contatti non vengono presi sul momento, ma si costruisce il viaggio già da casa: questo aspetto non vuol dire che tutto è predeterminato e che non siano possibili cambiamenti di itinerario o di programma. Anche nel viaggio in solitaria sarebbe importante avere alcuni progetti ed alcune persone da incontrare che siano già stati contattati dall'Italia prima della partenza: possono essere dei punti di riferimento importanti per tutto il viaggio.
Chi ha la sensibilità per voler fare un viaggio di TR non avrà difficoltà a trovare informazioni del genere, dato che solitamente sono persone che già operano a diverso titolo nel mondo del volontariato e che quindi sono già in contatto con una rete di associazione che hanno anche progetti all'estero.
Altra cosa da non dimenticare in ogni scelta è che un viaggio di questo tipo ha anche lo scopo molto prosaico di portare ricchezza nella zona visitata. Vanno quindi scelte strutture a conduzione locale (alberghi, pensione, B&B e ristoranti, così come anche le guide e le compagnie di trasporto). In quegli stati dove è in vigore una dittatura non sarebbe poi male cercare di evitare le strutture governative, dato che spesso nascondono storie di sfruttamento.

Se volessi fare un viaggio da solo, come posso trovare delle informazioni su strutture ricettive che seguano i principi del TR?
Questo è probabilmente uno dei paragrafi più difficili da scrivere. Gli esempi possono esser ovviamente molti, ma proprio per quello che si diceva in altri capitoli è difficile avere corresponsabilizzazione senza avere un progetto reciproco di avvicinamento. Non si può quindi essere dei semplici fruitori di servizi.
Seguire i normali consigli di buon senso è il minimo, poi vanno seguiti i criteri della Carta, poi si può cominciare a cercare. È un po' però come trovare informazioni sui campi di lavoro. Chiedere direttamente ai TO del settore non è facile. Anche loro soffrono dei normali problemi delle altre agenzie di viaggio: hanno cioè la necessità di pagare dipendenti, strutture e licenze, quindi dare informazioni gratuite a lungo andare crea delle difficoltà di mantenimento della struttura (anche quando sia gestita da volontari). Va poi considerato che un TO che ha un rapporto fiduciario con una determinata comunità avrà anche delle reticenze a mandare dei turisti che non conosce, perché potrebbero avere degli atteggiamenti non accettati e quindi andare a rovinare quel rapporto fiduciario.
Una strada può essere consultare la guida 'Turisti Responsabili', dato che è stata creata una sezione apposita che parla di progetti nel sud del mondo di accoglienza secondo criteri di TR. Ovviamente sono solo una minima parte, ma non è per niente semplice reperire informazioni di prima mano (anche se a tutti gli scrittori piacerebbe avere un editore che gli paghi il giro del mondo per recensire questi progetti...).
Un'altra via è di chiedere alle varie associazioni o botteghe del mondo della propria zona se conoscono dei progetti che si possano andare a visitare. Può essere una strada per iniziare una nuova esperienza. Per botteghe che hanno dei progetti diretti può poi essere una forma di contatto anche questa e il viaggiatore può sempre dare la disponibilità di un aiuto.

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Un viaggio di TR non è troppo costoso?
La maggior parte delle persone infatti si blocca nell'acquisto di un viaggio di TR a causa del costo, che definisce troppo alto. Le obiezioni potrebbero essere molte a questa frase, però è vero che un viaggio di TR non è gratis.
La domanda che a mio avviso dovremmo farci invece è: "Io che valore do a un viaggio?".
Secondo me la maggior parte della gente viaggia con lo scopo principale di poter dire sono stato in quel posto. Si rende però conto almeno inconsciamente che quella motivazione è veramente futile, quindi cerca di spendere il meno possibile, anche se non ha poi richieste particolari su come viaggia. Il turista responsabile dovrebbe invece avere altre motivazioni che lo spingano lontano da casa.
È anche vero che non tutti hanno subito a disposizione il denaro sufficiente per pagare il viaggio, ma non deve essere un impedimento. Se si vuole una cosa bisogna sforzarsi di ottenerla ed impegnarvisi. Non si può avere tutto e subito, vanno fatte delle scelte.

Qual è la durata di un viaggio di TR?
La maggior parte dei viaggi è sempre stata di circa tre settimane, anche se ultimamente si sta diffondendo sempre più l'abitudine di fare viaggi più brevi. Si possono quindi trovare spesso viaggi di due settimane ma anche di una sola (soprattutto per le mete più vicine, come ad esempio il Marocco).
La considerazione che si fa è che ci sono delle spese fisse che non cambiano con la durata, come per esempio l'aereo (che spesso è la fetta più grossa). Più tempo si può trascorrere in una determinata zona più questi costi sono "ammortizzati". Questa considerazione non si sposa però con le possibilità del turista, che raramente ha a disposizione periodi di ferie più lunghi di due o tre settimane. Ecco quindi che si preferiscono viaggi più brevi, anche per raggiungere le mete più distanti.

È possibile avere un esempio di viaggio?
Un esempio di viaggio lo potete trovare in questa pagina dove racconto l'esperienza del viaggio in Cile che ho contribuito a realizzare nell'agosto 2004.
Rispetto al programma che avevamo pensato e che vi ho raccontato ci sono state delle variazioni. Per esempio contavamo di andare a visitare anche la Fundacion Allende a Santiago, ma non ce n'è stato tempo. Alcuni degli incontri poi non erano in programma (come ad esempio il responsabile dei mariscadores di Pan de Azucar) ed altri sono stati molto più importanti ed apprezzati di quanto si ipotizzasse all'inizio.
Per un racconto differente del viaggio (corredato da foto e da poesie di Pablo Neruda) vi rimando alla pagina internet della nostra cooperativa. Entrando anche in alcune dettagli tecnici il costo complessivo è stato di quasi 2'700€ a persona tutto compreso. 1'350€ era la quota pagata in Italia e comprendeva: il volo internazionale (quasi 1'100€), l'assicurazione di viaggio, la quota progetto (che abbiamo destinato alla Fundacion Solidaridad) e le spese di segreteria. Gli altri soldi li abbiamo gestiti come fondo cassa ed hanno coperto tutte le altre spese: vitto, alloggio, accompagnatori (mediatori culturali e guide turistiche), trasporti, ingressi ai musei, mance e cene offerte. Cioè tutto escludendo le spese personali di ciascuno di noi. Come gruppo eravamo in cinque, quindi con più persone alcune spese (come quelle per gli accompagnatori) sarebbero sicuramente inferiori. Ovviamente un gruppo piccolo è più facile da gestire.
Come mediatore culturale abbiamo avuto due persone differenti: una su Santiago ed un'altra che ci ha accompagnato in tutto il nord. Sono state ovviamente persone retribuite.

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Quali sono gli operatori a cui mi posso rivolgere per partecipare ad uno di questi viaggi?
Innanzi tutto una precisazione: molti di essi non sono delle vere e proprie agenzie di viaggio, ma sono delle associazioni o delle cooperative che organizzano viaggi per i soci. Per poter partecipare ai loro viaggi è quindi necessario farsi soci: la quota associativa è però di solito abbastanza abbordabile e non crea dei grossi scompensi economici. Nonostante organizzino a volte solo pochi viaggi all'anno la loro serietà e competenza è alta, quindi non ci si devono porre problemi.
La struttura di riferimento per il turismo responsabile è AITR: Associazione Italiana Turismo Responsabile. Essa ha redatto la Carta dei Criteri e raccoglie al suo interno come soci le varie organizzazioni non-profit. Sul sito www.aitr.org è possibile trovare informazioni su di loro.
La prima organizzazione da citare è sicuramente RAM (Roba dell'Altro Mondo) (www.associazioneram.it). È una associazione genovese che da decenni importa stoffe ed altri prodotti di commercio equo dalla regione indiana. Da oltre dieci anni poi organizza una serie di viaggi: India, Nepal, Sri Lanka, Vietnam, Thailandia... Il suo presidente, Renzo Garrone, è uno dei teorici del turismo responsabile ed una delle figure di spicco del movimento.
Pindorama di Milano (www.pindorama.org) è uno dei TO del settore storici. È una vera e propria agenzia di viaggio ma si dedica esclusivamente al TR. Organizza un buon numero di viaggi un po' in tutto il mondo, specialmente in America Latina.
Viaggi e Miraggi di Treviso (www.viaggiemiraggi.org) è una cooperativa sociale non a scopo di lucro che per anni ha fatto viaggi per i soci ma ora è una vera e propria agenzia viaggi. Hanno un catalogo abbastanza ricco sia in America Latina che in Africa. È con loro che Oltremare ha organizzato il viaggio in Cile.
CTA-VPS di Torino (www.viaggisolidali.org) è una associazione che organizza viaggi legati all'esperienza della cooperazione internazionale. Raccoglie in pratica e coordina le differenti offerte delle varie ONG italiane. Ha una offerta abbastanza ampia di viaggi in tutto il mondo.
Sguardi Oltre il Confine di Bergamo (www.sguardioltreilconfine.org) è una associazione più piccola delle altre e con un catalogo meno ricco ma di non minore qualità. Organizzano viaggi prevalentemente in America Latina.
Venendo al TR in Italia possiamo citare prima di tutto Koibà (www.koiba.org) di Napoli che realizza percorsi e viste nella città, quindi i progetti di Riace in Calabria (www.viaggiemiraggi.org) e di Domus Amigas (www.domusamigas.it) in Sardegna. Entrambi questi progetti sono nati dal desiderio delle comunità locali di recuperare delle aree depresse e di dargli un nuovo slancio, dopo che la crisi economica delle attività tradizionali (la pesca a Riace e l'attività mineraria in Sardegna) rischiava di far diventare quei luoghi solo un ricordo. Contattandoli è possibile organizzare il pernottamento e le proprie ferie (questa volta in maniera più stanziale) oltre ad altre attività correlate.
I tour operator citati in precedenza organizzano poi viaggi e week end anche in Italia, specialmente Viaggi e Miraggi, RAM e Pindorama. Stanno poi prendendo sempre più piede le vacanze scolastiche su questi itinerari.
Una menzione importante va fatta per il Progetto Sportelli Turismo Responsabile. Questo progetto è stato lanciato alcuni anni fa da RAM per promuovere il TR all'interno delle botteghe del commercio equo e solidale.
Alla pagina http://www.associazioneram.it/turismo_res... è possibile trovare delle informazioni più dettagliate riguardo il progetto e un elenco delle botteghe aderenti. In queste botteghe è possibile chiedere delle informazioni sui viaggi: costi, itinerari, date...
La cooperativa Oltremare è un esempio di bottega del mondo dove è possibile trovare informazioni. La pubblicizzo non perché siano più bravi o più competenti di altri, ma semplicemente perché è dove faccio volontariato. Trovate tutte le informazioni per contattarci su www.coopoltremare.it/Turismo/.
Esistono poi varie esperienze all'estero di organizzazioni che fanno TR. In Europa possiamo trovare l'UNAT in Francia ad esempio. È una associazione più o meno come AITR in Italia (anche se molto più vecchia) e raccoglie vari soci che organizzano viaggi in tutto il mondo. Un altro soggetto importante è Tourism Concern, della Gran Bretagna.
Ci sono poi degli esempi di accoglienza turistica molto interessanti nel sud del mondo. Anche in questo caso la mia conoscenza è limitata e si basa in prevalenza sulla conoscenza personale. Il primo di cui vi racconto è quello di Tierra Natural in Argentina (www.tierranatural.com.ar). Sono in pratica una associazione che realizza itinerari di TR destinati sia agli argentini che a turisti stranieri. In Italia collaborano con Viaggi e Miraggi e con CTA-VPS.

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera:
La organizzazione tierra natural ha cessato di operare con il turismo responsabile dal giugno 2004 l'attivita' continua con un nuovo gruppo di lavoro che si chiama 360Responsibletourism, vi preghiamo di aggiornare le vostre informazioni; la pagina web correspondente sara' attiva dal 1 di aprile www.360responsibletourism.com

Altri due esempi che conosco sono delle comunità che si sono strutturate così da poter offrire dei servizi ai turisti ed evitare quindi che il turismo abbia solo degli impatti negativi con la loro vita. Una è la comunità di Shewula in Swaziland (www.coopoltremare.it/Turismo/Progetti/Shewula.html). Questo piccolo regno è incastrato fra il Sud Africa ed il Mozambico, ma pur non essendo molto conosciuto vede al suo interno alcuni dei parchi naturali più belli dell'Africa australe. L'altro esempio è Yaxum Balam in Messico. Questa è una comunità a Frontera Corozal che si è strutturata per dare servizi di alloggio, ristorazione e guide turistiche per il flusso di viaggiatori che in continuazione transita passando dalla Lacandona al Guatemala.

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Esistono dei libri e delle guide che mi possano aiutare?
Un ultimo paragrafo può essere dedicato alla bibliografia, che è tutto sommato abbastanza ricca per un settore così giovane. Due libri possono essere presi a riferimento per approfondire l'argomento. Il primo è Turismo Responsabile di Renzo Garrone, forse il testo teorico più approfondito. Il secondo è Andare a quel paese di Duccio Canestrini, più leggero ed adatto anche ai lettori più pigri.
Per trovare informazioni sulle organizzazioni che propongono itinerari di turismo responsabile si può acquistare la guida Turisti Responsabili di Umberto Di Maria. Qui si può trovare un elenco abbastanza esauriente dei TO, esempi di viaggi, costi e date. Una seconda guida è Vacanze Contromano, sempre di Umberto Di Maria, anche se si occupa di turismo alternativo in senso più ampio (quindi anche campi di lavoro, campi natura, eccetera).
Altri libri interessanti sono le guide della ICEI. Queste guide sono fatte per poter approfondire meglio la conoscenza di una determinata nazione. Non contengono dati tecnici, come gli orari dei treni o gli indirizzi degli alberghi, ma vi si possono trovare delle analisi dettagliate della situazione politica, economica e sociale della nazione trattata. Possono essere un ottimo complemento alla classica Lonely Planet (che dal punto di vista storico e politico spesso lascia molto a desiderare).
Esistono poi anche altri libri. Dai racconti di viaggio, agli approfondimenti su una determinata nazione, ai saggi sul turismo responsabile. Librerie specializzate dove poterli trovare sono poche, anche perché poche conoscono il settore. Probabilmente la strada migliore è rivolgersi alle Botteghe del Mondo, specialmente a quelle che aderiscono al Progetto Sportelli Turismo Responsabile.
Un elenco un po' più esauriente lo si può trovare sul sito della Cooperartiva Oltremare.

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Action
Immagimondo: un festival per i turisti responsabili! Anonymous maggio 31, 2005 07:36 AM
Torna il meeting dei viaggiatori organizzato dall?associazione Les Cultures,
due giorni di appuntamenti e incontri per chi ama il turismo responsabile

Promuovere il viaggio come scoperta, desiderio di avventura, incontro con tradizioni e stili di vita differenti. Questa 蠬?idea che anima Immagimondo, il festival di viaggi, luoghi e culture organizzato dall?associazione Les Cultures Onlus, che giunger࠱uest?anno all?ottava edizione.

L?appuntamento 蠦issato per il 22 e 23 ottobre, presso il centro di Lariofiere, a Erba (Co), dove i viaggiatori di tutta Italia si incontreranno per scambiare esperienze ed emozioni, divulgando una forma di turismo responsabile, praticato con curiositଠintelligenza e rispetto.

L?incontro con chi ha visitato gli angoli pi?oti del Pianeta (o semplicemente scoperto ?mondi nascosti? dietro l?angolo di casa) trasformano Immagimondo in uno straordinario ?caravanserraglio?, dove rimbalzano echi e suggestioni di luoghi e culture diverse. Una magia che ha conquistato sempre pi?assionati, tanto che nel 2004 la manifestazione ha superato la soglia delle 5 mila presenze.

Attorno al punto fermo del turismo responsabile si articolano le iniziative che anche quest?anno che animeranno Immagimondo:

- Il ?Tavolo dei viaggiatori?: uno spazio dove chi ha conosciuto approfonditamente determinati luoghi e Paesi 蠡 disposizione degli altri viaggiatori, per fornire suggerimenti e informazioni.

- Le conferenze e le proiezioni: un?occasione per incontrare grandi viaggiatori provenienti da tutto il mondo e conoscere le loro straordinarie esperienze (quest?anno due speciali eventi saranno dedicati alle esplorazioni nella Russia siberiana e alle donne in viaggio)

- I convegni: nel corso dell?edizione 2005 di Immagimondo si terrࠩl convegno nazionale sul turismo responsabile

- Il ?Caff蠤el viaggiatore?: un angolo tranquillo per chi vuole scambiare quattro chiacchiere con li autori dei libri e delle opere di viaggio che lo hanno fatto sognare

- Librinviaggio: una mostra specializzata dell?editoria di settore, dove trovare di tutto e di pi? immaginare nuove mete

- Le mostre: fotografie ed opere che raccontano attraverso le immagini le atmosfere e le suggestioni di luoghi lontani

- Gli stand: appositi spazi dedicati alle associazioni legate alla cooperazione internazionale e al turismo responsabile

- I servizi: un?area dedicata alle aziende che operano nel settore del turismo e dell?out door, dall?attrezzatura all?organizzazione di viaggi

- Gli incontri con le scuole: la mattina del sabato 蠴radizionalmente dedicata alla visita degli studenti, un?iniziativa che coinvolge ormai decine di classi della provincia di Lecco, dalle elementari alle superiori

Turismo responsabile 蠡nche condivisione dei problemi e delle speranze degli amici incontrati durante il viaggio. Per questo il ricavato di Immagimondo verrࠤevoluto a sostegno dei progetti di cooperazione internazionale realizzati da Les Cultures in Niger e Mali.




Scheda tecnica:

Evento: Immagimondo 2005, festival di viaggi, luoghi e culture

Luogo: Centro fieristico Lariofiere ? Erba (Co)

Data: 22 e 23 ottobre 2005 dalle 10 alle 22. Il concerto inaugurale si terrࠩl 21 ottobre alle 21

Informazioni: tel 0341/284828; fax 0341/370921; e-mail: immagimondo@lescultures.it

Il programma dettagliato di Immagimondo sar࠰resto disponibile sul sito www.immagimondo.it.
Maggiori info. sulle attivitࠤi Les Cultures sono consultabili sul sito www.lescultures.it.

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Turismo Responsabile Anonymous agosto 14, 2005 11:51 PM
Il vostro sito e' molto interessante, noi tentiamo di mettere in pratica nel nostro piccolo, una proposta di turismo alternativo in un paese enorme come il Brasile. http://www.bbbrasil.info
Ci piacerebbe sapere cosa ne pensate.

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Turismo Responsabile Anonymous ottobre 06, 2005 10:36 AM
cos'è il turismo responsabile

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Turismo Responsabile Anonymous novembre 14, 2005 10:08 AM
Cerco viaggiatori responsabili a cui sottoporre un questionario. In particolare persone del Friuli-Venezia-Giulia. Grazie Pamela pamrabac@inwind.it

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villaggio turistico Anonymous novembre 22, 2005 04:20 PM
che cos'è un villaggio turistico?quanti dipendenti?quali masioni?

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Turismo Responsabile in Messico glocalvagabond agosto 25, 2006 02:49 PM
In alcune aree del Messico lo sviluppo incontrollato del turismo di massa ha causato un impoverimento delle risorse naturali, e un degrado ambientale che ha finito col creare piu` problemi che benefici alle comunita` locali. Purtroppo estrema poverta` ed emarginazione sono molto diffuse nel paese, allo stesso tempo pero` ci sono moltissime possibilita` per il viaggiatore che vuole unire alla scoperta del territorio una piu` profonda conoscenza della sua straordinaria cultura, risultato della fusione tra le popolazioni indigene precolombiane e i conquistadores spagnoli, e contribuire alla diffusione di un turismo controllato che garantisca una distribuzione piu` equa dei profitti e che preservi l'ambiente.
Noi di glocaltravel cerchiamo di offrire opzioni di viaggio in linea con questa filosofia, con tour e attivita` che includono un'esplorazione rispettosa dell'ambiente naturale, ed un'interazione con le comunita` localita`, con possibilita` di volontariato per chi desidera aggiungere un'esperienza formativa alle proprie vacanze. Invitiamo pertanto i vagabondi interessati a visitare queste sezioni del nostro sito
http://www.glocaltravel.net/tours.asp
http://www.glocaltravel.net/aid.asp

Restiamo a vostra disposizione per informazioni e suggerimenti.

Buon viaggio!!
Barbara - Glocaltravel

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Turismo Responsabile nei Balcani Bilo settembre 01, 2006 12:49 PM
Ciao a tutti siamo un associazione che organizza viaggi di turismo responsabile nei Balcani.
Venite a visitare il nostro sito: www.viaggiareibalcani.net
Ciao

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