Nel Regno di Vlad Dracul

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Partenza in mattinata, traffico intenso ma scorrevole. Arrivati a Tarvisio troviamo l'area attrezzata completamente occupata. Ci sistemiamo quindi nell'adiacente parcheggio N° 3 che in teoria, sarebbe riservato alle sole auto, ma la quarantina di altri camper già in sosta ci pare un tacito assenso, almeno per la notte.

Passiamo in AUSTRIA (senza scordare l'acquisto della "vignette") e via Graz, Nickesdorf si entra in UNGHERIA. Le indicazioni stradali per Budapest sono di preziosa guida, raggiunta la capitale magiara, si segue la direzione di Szeged, quindi quella di Szonok. Sul far della sera ci fermiamo a Cegléd dove troviamo ottima sistemazione nel tranquillo parcheggio del motel annesso alla stazione di servizio Shell che si trova a destra della statale.

Ripreso il cammino raggiungiamo Baretyóujfalu passando in ROMANIA alla frontiera di Bors. Mentre siamo intruppati nella lunga coda di auto e camion, mia moglie ne approfitta per effettuare un primo cambio di valuta. La vedo tornare verso il camper tutta gongolante: con 200 € ha ottenuto ben 8.000.000 di Lei. La piacevole sensazione di ricoprire il ruolo di novelli Paperon de Paperoni dura però solo poche centinaia di metri, superata la frontiera, alla prima stazione di servizio facciamo il pieno di gasolio ed ecco che 1.800.000 Lei già se ne sono andati; ci consola però, non poco, il rapido calcolo dal quale risulta che il carburante ha un costo inferiore al nostro di un buon 30%. Ci dirigiamo verso nord e ci viene servito un primo assaggio delle condizioni della pavimentazione stradale che risulta essere null'altro che una ininterrotta serie di larghe e profonde buche circondate da piccoli pezzi di strada sulla quale una velocità di 40 Km/h risulta già azzardata. Il paesaggio si srotola monotono con lunghi rettilinei fiancheggiati da filari di pioppi La prima città che incontriamo sul nostro cammino è la squallida Oradea che riteniamo opportuno saltare a piè pari. Arrivati a Satu Mare siamo assaliti da frotte di bambini male in arnese che, pur arrivando a malapena all'altezza dei tergicristalli, pretendono di lavarci il parabrezza. Impariamo a nostre spese che conviene lasciarli fare dando loro un piccolo compenso (si consigliano gli € in quanto i Lei vengono sdegnosamente rifiutati), in caso contrario il camper viene bersagliato da calci e sputi. Buona norma sarà, inoltre, l'accertarsi di avere le portiere ben chiuse dall'interno con la sicura essendo tutt'altro che difficile il trovarsi a bordo un piccolo passeggero non invitato. Parcheggiamo in Piata Libertatii la piazza principale della città con un fresco giardino al centro ed all'intorno bei palazzi liberty fra i quali si evidenzia l'albergo Dacia dal notevole tetto in ceramica azzurra; il lato est della piazza è occupato dalla Cattedrale che mostra una grande cupola e due torri campanarie.
Proseguiamo in direzione di Baia Mare e raggiungiamo Negresti-Oas dove ci sistemiamo accanto all'ingresso della Rezervatia de arhitectura populara. Il museo all'aria aperta, costituito da antichi edifici in legno provenienti da varie parti della regione dell'Oas, risulta interessante e la sistemazione per la notte è buona salvo il continuo abbaiare, guaire, raspare, dei molti cani randagi che qui si aggirano. Sul far della sera un camper targato Ferrara si ferma accanto a noi, saranno questi i primi dei rarissimi nostri connazionali che troveremo nel corso del viaggio.

Visitando il paese abbiamo l'opportunità di assistere ad una interessante usanza locale. Per fare il bucato le donne si recano al fiume dov'è stata realizzata una sorta di lavatrice tanto primitiva quanto ingegnosa: parte del corso d'acqua viene deviata ad imboccare un ripido canale che si getta con forza in una sorta di grande imbuto costruito con tavole di legno, il vortice che si crea all'interno serve da efficace centrifuga con la quale, oltre alla normale biancheria, anche spessi e pesanti tappeti, precedentemente insaponati, possono essere agevolmente lavati, per poi finire stesi, in ordine sparso, ad asciugare sui prati circostanti.
Ripreso il cammino, si sale lungo i fianchi di una catena vulcanica con la strada che si presenta in condizioni sempre peggiori: Notiamo che i carri agricoli (mezzo di trasporto quasi esclusivamente usato) sono trainati da agili cavalli che portano all'altezza della tempia sinistra un vistoso fiocco di lana rossa; secondo la tradizione popolare, questo simbolo sarebbe efficace rimedio contro il malocchio. Superata Huta, il paese più settentrionale di Romania al confine con l'Ucraina, si entra nel Distretto di Maramures. Lungo il percorso numerosi uomini e bambini si materializzano all'improvviso dal folto degli alberi che fiancheggiano la strada proponendo la vendita di grandi quantità di bellissimi funghi e frutti di bosco, le donne invece, sembrano avere l'esclusiva per la vendita di marmellate, verdure sottaceto e miele.
Un'attenta visita merita Sapanta, il piccolo centro che offre belle case rivestite in ceramica policroma a motivi geometrici, è giustamente famoso per la pregevole manifattura artigianale di colorati tappeti e cuscini in lana grezza (i prezzi sono oltremodo vantaggiosi ma occorre contrattare tenacemente sul prezzo richiesto). Una curiosità davvero unica, in questa cittadina, è costituita dal Cimiturul vesel (il Cimitero allegro), dove, disposte in bell'ordine, le lapidi tombali, dipinte a vivaci colori, con immagini e parole descrivono scherzosamente la vita del defunto che vi si trova sepolto. Non più di una breve sosta merita Sighetu Marmitei, il capoluogo del Maramures. Da questo centro sino ad aver superato Moisei, ci stupisce il gran numero di automobili con targa italiana in circolazione; notiamo come questi mezzi siano tutti indistintamente di fascia alta e di recentissima immatricolazione, gli occupanti hanno tratti somatici tutt'altro che padani o siculi; si tratta perciò, evidentemente, di rumeni tornati al paese d'origine per le ferie estive. Ora, che tutti costoro siano ben pagati luminari della scienza, facoltosi principi del foro o grandi industriali operanti in Italia ci riesce veramente difficile crederlo, e allora?.......
Risaliamo, con larghi tornanti, i Monti Rodnei sino a valicare il Pasul Prislop a quaota 1416 e si entra nella Regione della Moldavia. Fra l'ininterrotta serie di buche che sadicamente torturano ruote e sospensioni si scende su Ciocanesti dove si trovano belle case dipinte a motivi geometrici, grandi archi realizzati in legno artisticamente scolpito, servono da ingresso ai cortili dove si trovano le diverse abitazioni di interi clan famigliari.
A Câmpulung Moldovenesc, località che vanta un fiorente artigianato del legno, è possibile ammirare una importante collezione di cucchiai, conservata nel museo che troviamo purtroppo chiuso. Tornati al camper siamo abbordati da cinque individui taglia XXL armati di secchio e scopone che asseriscono di averci lavato il camper (per quanto ancora sporco, almeno bagnato lo è). Obietto che mica nessuno lo ha chiesto! Beh, che c'entra, loro lo hanno pur lavato ed il compenso ammonta a 5 € a testa! Voi cosa avreste fatto
Io ho pagato.
E' ormai buio quando approdiamo a Suceava; qui l'elenco in nostro possesso (fornitoci dall'Ufficio Turistico Rumeno), segnala un campeggio che risulta però inesistente. Cerchiamo quindi una sistemazione per la notte, l'area di servizio Shell (sulla sinistra dopo aver superato il Mac Donald) è aperta le 24 ore, ci pare quindi una sufficientemente buona e soprattutto sicura soluzione di sosta, pur essendo alquanto disturbata dal traffico che scorre a lato.

Iniziamo il giro dei Monasteri della Bucovina da Padurea Adâncata, qui notiamo, con un certo rammarico, il grande e tranquillo parcheggio adiacente al Monastero Dragomirna, questo luogo avrebbe certamente costituito un luogo di sosta meno rumoroso che non il nostro approdo di Suceava, pazienza! Seconda tappa a Radauti, ai piedi dei Carpazi Orientali, con la Chiesa di Sfântul Nicolae ed un interessante museo etnografico. Poi Arbore con il monastero che conserva all'esterno le pietre concave in cui venivano miscelati i colori usati per la realizzazione degli affreschi.
A Marginea sono possibili convenienti acquisti della rinomata ceramica nera prodotta presso la cooperativa artigiana che si trova all'estrema periferia del paese. Ripreso il cammino ci troviamo a transitare su di un tratto di strada dove sono in corso lavori di rifacimento e asfaltatura della pavimentazione, la sorpresa è talmente grande da non renderci neppure conto che gli operai con gli spruzzatori di catrame ci stanno tatuando le fiancate del camper ed a sera ci ritroveremo gradino e valvole di scarico bloccate dagli schizzi di asfalto fresco sollevato dalle ruote.
A Sucevita si trova il monastero definito, non a torto, il gioiello verde. A Vatra Moldovitei il Monastero Moldovita, all'interno di un poderoso muro di cinta, presenta, sulla fiancata di destra, affreschi molto meglio conservati che non sul lato opposto. Raggiungiamo, infine Voronet che vanta il monastero detto la Sistina d'oriente per i suoi splendidi affreschi realizzati nel celeberrimo azzurro Voronet.
Termina così il giro di questi monasteri amministrati da ordini di monache che ne curano le gestione in modo che potremmo definire molto personale; uno degli esempi più palesi lo abbiamo alle biglietterie dove si acquistano, oltre ai biglietti d'ingresso (per gli stranieri molto più cari che per i rumeni), i permessi per fotografare (gli apparecchi digitali pagano doppio!) quando si è però all'interno ci si trova davanti un vistoso cartello che vieta le riprese ed una solerte monachina controlla l'osservanza del divieto!!!
Per la notte decidiamo di rimanere nel grande parcheggio del monastero che, sul far della sera, si svuota del colorato mercato allestito all'intorno. In nostra compagnia rimane solamente un camper francese a condividere il concerto notturno proposto dagli immancabili cani randagi e la sveglia mattutina ad opera di una mucca che si gratta i fianchi contro il camper ed il coro di oche e galline, con uno stonacchiato gallo a far da solista.

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Riprendiamo il nostro andare fra le modeste alture dei Carpazi Orientali e raggiungiamo Târgu Neamt dove una breve deviazione ci porta al Manastirea Neamt, l'unico monastero maschile, nonché il più antico della Moldavia, dove ancor oggi i monaci si dedicano ad opere di miniatura, calligrafia e pittura. Altra particolarità di questo monastero è costituita dal grande e curioso battistero con cupola in stile russo che si erge di fronte alla torre d'ingresso.
La strada, costantemente punteggiata da infinite e profonde buche, sale ora fra i Monti Stâni Soarei inoltrandosi ripidamente fra le strapiombanti Gole di Bicaz portandoci ai 983 m. del Lacu Rosu dalle cui acque emerge una grande quantità di tronchi di pino fossilizzati. Il luogo è bella e frequentata meta di turisti locali che hanno piazzato le loro tende sulla riva del lago, ne seguiamo l'esempio e ci concediamo una mezza giornata di relax con passeggiate nella bella pineta e cena al ristorante vista lago dove, al cospetto di un fantasmagorico tramonto, ci vengono servite trote alla griglia con patatine, formaggio, dolce, birra ed acqua minerale per una spesa totale di 55.000 Lei che al cambio attuale equivalgono a € 14,10!!! (attenzione però al numero di porzioni addebitate in conto, alla somma finale e che l'ammontare del resto sia giusto). Sul far della notte una lupetta randagia dall'ispido pelo che dovrebbe essere bianco trova rifugio con il suo cucciolo sotto al nostro camper e ci allieta a lungo con una nutrita serie di mugolii e ululati.

Affrontiamo la trentina di Km. che scendono verso Gheorgheni su di una strada che, per quanto possa apparire impossibile, presenta condizioni ancor peggiori di quelle trovate sul versante opposto: la miriade di buche in cui si va a sbattere ha una profondità tale da poterci affondare una mano in verticale! Risalendo poi la Valle del Mures e si arriva a Miercurea Ciuc, il capoluogo dell'Harghita. Il cammino prosegue percorrendo il fondo di vallate che si incuneano fra i Monti Tarcaului ed i Ciucului. Attraversiamo declivi verdissimi con radi villaggi dove la vita scorre con ritmi a noi sconosciuti, i mezzi a motore sono fortunatamente assi rari, i pochi camion che avanzano ansimando si lasciano al seguito una pestilenziale scia di fumo nero e denso, risulta quindi tutt'altro che piacevole il rimanervi dietro per qualche tempo quando capita che questi debbano accodarsi ad uno dei lunghi e stretti carri trainati dal cavallo col solito fiocco rosso che rimangono, anche in queste zone, il mezzo di locomozione più comunemente usato.
Superate Bacau e Marasesti deviamo a sinistra in direzione Tecuci attraversando una zona che la guida TCI descrive come coperta da foreste ricche di fauna selvatica. Ci ritroviamo, invece, ad attraversare un'estesa zona intensamente coltivata a mais dove i pochi abitanti, per spostarsi da una località all'altra, usano prevalentemente il "cavallo di San Francesco". Interi gruppi famigliari, dai nonni ai bambini, con gli attrezzi agricoli a spalla, percorrono lunghe distanze a piedi, fidando magari che qualcuno dei rari mezzi a motore conceda loro l'autostop. Raggiungiamo infine Galati con il suo importante porto sul Danubio. Anche in questa località la cartina ci segnala un campeggio, pur se di cartelli indicatori come al solito non ve ne sia traccia, riusciamo comunque a raggiungere il luogo, la struttura turistica in effetti esiste, si tratta però di un villaggio di bungalows dove non sono ammessi camper o altri mezzi di turismo mobile. Ci sistemiamo nell'ampio parcheggio sulla banchina della stazione fluviale e trascorriamo qui la notte con l'ormai abituale ninna-nanna canina.
?Ci imbarchiamo sul traghetto che ci porterà da Galati a Braila, sul ponte del barcone vien fatta salire una quantità inverosimile di veicoli. La maggioranza dei passeggeri è però costituita da gente a piedi che trasporta a spalla o su piccoli carretti una gran quantità delle cose più disparate. Non appena salpati, da una vetusta Trabant scende un tizio, guercio da un occhio, spalanca il cofano del bagagliaio rivelando una moltitudine di polli vivi e, reclamizzandoli a gran voce, li vende ai passeggeri. Alcuni acquirenti provvedono immediatamente a tirare il collo al pennuto, altri l'afferrano per le zampe e se lo portano via starnazzante, contribuendo così al gran bailamme generale. Raggiunta la sponda opposta del Danubio fatichiamo non poco a districarci nel caos creatosi allo sbarco fra auto, camion, carri, carrettini e soprattutto pedoni che si intrufolano in ogni spazio urlando per richiamare l'attenzione di chi è venuto ad aspettarli.
Ripreso il cammino raggiungiamo Macin; seppur colti di sorpresa, non ci lasciamo sfuggire l'occasione di goderci lo spettacolo offerto da un coloratissimo mercato dove sono messe in vendita le merci più eterogenee. L'offerta spazia da ogni sorta di alimentari agli attrezzi agricoli, dai mobili ai pezzi di ricambio per auto, dalle stoviglie all'abbigliamento, dai detersivi alla cancelleria, dalle bombole di gas ai tappeti, il tutto sparso in creativo disordine sul vasto prato alle porte del paese, che potremmo definire "centro commerciale all'aria aperta".
Attraversiamo radi e piccoli paesi composti da casette ad un solo piano, in questi centri abitati non esiste acquedotto, alle due estremità dell'unica via si trovano i pozzi dai quali viene attinta l'acqua trasportata poi alle case in grandi recipienti di plastica azzurra sistemati sugli abituali carrettini a mano trainati da donne anziane o, più sovente, da bambini.
Essendo il nostro serbatoio ormai quasi all'asciutto ricorriamo noi pure ad un pozzo che troviamo in aperta campagna, evitandoci così la coda che si crea presso quelli dei paesi. Con certosina pazienza, servendoci del secchio in dotazione al pozzo, riempiamo la nostra piccola tanica da 5 litri che travasiamo poi nel serbatoio, la cui capacità di 100 litri rende eterna l'operazione. Mentre sono intento all'ardua impresa si ferma accanto a noi un carro il cui conducente mi fa intendere di dover abbeverare il cavallo, conscio di quanto lunghe saranno ancora le mie operazioni, mi scanso per lasciargli il posto. Dopo avermi ringraziato con un gesto, il ragazzo per due volte recupera il secchio colmo e con disinvoltura, evidentemente abituale, lo ficca al muso del cavallo; la brava bestia beatamente si disseta sbrodolando qua e là. Ora, con quello stesso secchio dovrei continuare il mio rifornimento d'acqua! Beh, se la memoria non m'inganna, da qualche parte devo aver sentito dire che tutto ciò che non uccide ingrassa e.....vai con l'Amuchina!!!
La strada, non di rado attraversata da ogni sorta di animali domestici, si snoda fra le rive del Danubio e basse colline sino a raggiungere Tulcea, importante porto commerciale e militare detto la Porta del Delta. Nei pressi della stazione capolinea di ferrovia ed autobus, notiamo un comodo parcheggio situato fra il palazzetto dello sport ed i giardini, ci pare un buon posto per la sosta e qui ci sistemiamo (vedremo poi che la scelta non sarà fra le più felici). Percorriamo il largo lungofiume su cui prospettano bar e ristoranti d'aspetto alquanto trascurato e raggiungiamo l'hotel Delta dove prenotiamo per l'indomani mattina i posti sul battello che porta all' escursione fra i canali della foce danubiana. Nel frattempo il cielo si è fatto minaccioso, affrettiamo il passo ed arriviamo giusto in tempo al camper, trovando riparo dal finimondo che si sta scatenando. La pioggia cade con violenza tale da trasformare le strade in fiumi limacciosi, per nostra fortuna la vasta fiancata del palazzetto dello sport si frappone fra noi e la direzione del vento la cui furia spezza diversi alberi del viale che ci sta di fronte. Dopo un paio d'ore la buriana si placa e possiamo apprestarci a trascorrere la notte con una maggiore tranquillità pur se le ruote affondino ancora per una buona spanna nell'acqua, che notiamo però stia ormai lentamente defluendo. Quando la mezzanotte è ormai passata da un bel pezzo, una strana sensazione mi sveglia, il camper si muove! Che sia di nuovo il vento
Eppure no, non se ne avverte il caratteristico sibilare. Inoltre un neppur troppo sommesso parlottare proviene dall'esterno; scosto l'oscurante e scorgo due individui che, armati di cacciavite o di un similare arnese, sono intenti ad armeggiare con foga alla serratura della porta lato-guida. Il residuo di sonno e la sorpresa mi fanno agire d'istinto, lascio così partire, in direzione del volto del più vicino dei due malintenzionati, un cazzotto che va a stamparsi contro il vetro chiuso; il gesto poco furbo mi provoca un certo dolore ma ottiene, almeno, l'effetto di mettere in fuga i due furfanti. Il pericolo è scongiurato, ma ormai chi dorme più?

Verifichiamo i lievi danni subiti dalla serratura, notando con piacere che il semplice e più che artigianale marchingegno che ci siamo inventati per bloccare le serrature dall'interno si è rivelato davvero efficace, evitandoci un'esperienza a dir poco davvero spiacevole.
Ci rechiamo all'imbarcadero, con largo anticipo sull'orario stabilito, per la programmata escursione nel delta, ma giunti sul posto vediamo, con disappunto, il battello stracarico di passeggeri staccarsi già dalla banchina. Chiediamo spiegazioni all'impiegata dell'agenzia e siamo candidamente informati che essendo oggi Santa Maria (festa nazionale) si è verificato un afflusso di persone superiore alla norma cosicché, quando tutti i posti sono risultati occupati, il battello è stato fatto partire! Replichiamo che noi si era prenotato il posto fin da ieri e che la partenza fosse prevista un'ora più tardi; la tizia, dopo aver controllato la veridicità della nostra affermazione, con tono pacato e fare rassicurante, spiega che per oggi vi è possibilità di rimediare, però non dobbiamo preoccuparci, tanto la compagnia di navigazione riterrà sicuramente valida la prenotazione per l'indomani!!! Apro il vaso degli insulti, riversandone tutto quanto il contenuto sull'ostile Tulcea (abitanti compresi) e ce ne andiamo.
Via terra percorriamo, all'incirca, il tragitto in origine previsto con il battello, per raggiungere la foce. Concludiamo così il personale dialogo (iniziato nel 2000 alla sorgente di Donaueschingen) con il secondo fiume d'Europa per sviluppo chilometrico.
Lungo il percorso possiamo costatare l'estrema violenza dalla tromba d'aria abbattutasi ieri su tutta la zona, moltissimi grossi alberi sono stati spezzati o sradicati e giacciono ora a terra ostruendo in molti punti la carreggiata, altri già rimossi sono accatastati a lato ed una grande quantità di gente vi si affanna attorno spaccando e segando tronchi per poi portarseli a casa in tutta fretta, approfittando di questa inattesa e gratuita fonte di rifornimento della scorta di legname da riscaldamento per il prossimo inverno. Si attraversa una zona pressoché spopolata, costellata di numerosi stagni, fino a raggiungere Histria, il più antico sito archeologico rumeno, che deve il nome all'ubicazione nei pressi della foce del Danubio, l'Histros dei greci. Nel museo sono conservati non molti, ma interessanti, reperti epigrafici e vascolari delle civiltà greca e romana qui stanziatesi sin dal secolo VII a.C. La vasta zona degli scavi occupa una panoramica area che si estende dalle rive del lago Sinoie fino al punto in cui il Danubio si getta nel Mar Nero, le cui acque hanno colore tale da giustificarne ampiamente il nome. Ripreso il nostro andare abbiamo il piacere ed il sollievo di notare che da questo punto in poi le condizioni della pavimentazione stradale vanno costantemente migliorando, anche se è consigliabile non abbassare troppo la guardia, in quanto qualche bel buco in agguato lo si può sempre trovare.
Superata Costanza raggiungiamo Mamaia, rinomata località balneare dov'è richiesto il pagamento di un ticket anche per il solo transito. Qui, con la stessa sensazione di sollievo che probabilmente avvertono i beduini nell'avvistare l'oasi nel deserto, scorgiamo un cartello con su scritto Campare Tabara Turist. Più che in campeggio sembra di essere capitati sul luogo di raduno di un nutrito gruppo di netturbini disordinati, ma non è certo questo il caso in cui fare gli schizzinosi, abbiamo estremo bisogno di ricaricare le batterie ed ancor più di concederci una doccia senza lesinare il bicchiere d'acqua. Individuata una porzione di terreno disseminata da una quasi accettabile quantità di immondizie e vicina ad una delle poche colonnine elettriche ci sistemiamo in fretta e corriamo ai servizi (che ci pare azzardato definire igienici). Le pareti sono rivestite da un abbondante velo di muschio, il pavimento presenta uno strato viscido di ignota origine, le cannelle delle docce non hanno frangigetto, ci regalano però un delizioso flusso di acqua calda e, ma si,..... chi se ne frega se i box, non avendo porte, ci lasciano a dover decidere su quale parte del corpo sia meno imbarazzante mostrare alla lunga fila di persone che stanziano lì davanti in attesa del proprio turno. Verso sera usciamo e per cena scegliamo a caso uno dei tanti ristoranti che affacciano invitanti verande sulla via principale. A soddisfare la nostra richiesta di un piatto tipico ci viene servita la tochitura dombrogeana, una sorta di spezzatino di carni miste con sugo di funghi abbinato a uovo fritto e formaggio con una generosa razione di ottima polenta, come dessert ci vengono consigliati i papanasi, grossi krapfen farciti con panna e lamponi, innaffiamo questi gustosi cibi con vino locale (di qualità stentatamente sufficiente) ed acqua minerale, il tutto per complessivi 350.000 Lei pari a 9 €. Con tali cifre verrebbe persino voglia di sorvolare sui soliti errori di conto, però, perché dovrei accettare di passar per fesso
Ed è mai possibile che questa benedetta gente non riesca ad immaginare che qualche elementare nozione di aritmetica l'abbiamo ricevuta pure noi?

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La giornata splendida, il campeggio che si affaccia direttamente sulla bella e vastissima spiaggia sabbiosa corredata di ombrelloni in paglia d'esotico aspetto, il mare un po' freddino ma ugualmente invitante ci convincono ad un supplemento di ozio. Ci concediamo così un'intera giornata di relax marino, anche se l'assordante disco-music sparata da sei enormi casse acustiche sadicamente posizionate alle spalle degli ombrelloni, non possa trovare una rilevante posizione fra le nostre preferenze. Giunti all'ora di pranzo optiamo per l'ottimo self-service del campeggio e per cena nuovamente un ristorante del centro; oltre ad essere più piacevole e meno laborioso, a conti fatti, è più economicamente conveniente che non attingere alle scorte in dispensa.
?Prima della partenza paghiamo per la giornata supplementare e..... guarda un po' quando si dice il caso, anche stavolta la somma finale non torna! L' errore di calcolo aumenta del 50% il dovuto.
Lasciata quella che potremmo, a buona ragione, definire la Rimini del Mar Nero ci fermiamo a Costanza per la visita. La parte moderna della città non ha nulla da offrire, l'attraversiamo perciò senza fermarci e troviamo parcheggio in Piata Ovidio. Ora, volendo, ammettiamo magari di essere un tantino duri di comprendonio e sprovveduti, sorvoliamo anche sul fatto che nessuna auto con targa rumena esibisca il tagliano di avvenuto pagamento, ma qui ci sorge un leggero sospetto di esser presi per i fondelli quando il parcheggiatore, dopo aver riscosso i 20.000 Lei richiesti ed essersene andato, ci ripensa e tornando verso di noi precisa che quanto pagato copre una sola ora di sosta. Saranno pure solo 0,51 € ma ridagli.....
Andiamo alla scoperta delle interessanti vestigia che la città pontica può vantare e ripartiamo poi costeggiando il Vallo Traiano. Troviamo qui l'unico tratto autostradale rumeno, sarà pure tale, ma vi circolano anche carri agricoli, biciclette (poche), pedoni ed animali assortiti. Raggiungiamo la caotica periferia di Bucarest, dove, data l'assoluta mancanza di indicazioni, fatichiamo non poco per trovare il campeggio, pur avendone l'indirizzo e sapendo trovarsi dalle parti dell'aeroporto Otopeni in località Bucarest Baneasa. Giunti a destinazione abbiamo però, quale compenso, la gradita sorpresa di appurare come il Camping Padurea, inserito nel complesso turistico Casa Alba, sia una struttura di prim'ordine, pulita e moderna.

Per raggiungere il centro città ci serviamo del taxi, assai poco costoso oltre che più comodo dell'autobus. Ci facciamo lasciare in Piata Unirii, la vastissima piazza che separa la città moderna dal centro storico. Di qui, prestando attenzione a dove si mettono i piedi a causa dei numerosi tombini privi di griglia, diamo inizio al nostro trekking metropolitano che ci porta alla scoperta della gran quantità di contraddizioni della capitale rumena. E' ormai sera quando per il ritorno al campeggio prendiamo nuovamente un taxi, l'ammontare della corsa risulta di 100.00 Lei (€ 2,56) come al mattino, che si tratti di una tariffa fissa, o di un percorso fatto ad arte allo scopo di raggiungere la cifra voluta non lo scopriremo mai. In campeggio, accanto a noi, troviamo una simpatica coppia trevigiana con cui trascorriamo il dopo cena chiacchierando piacevolmente.

Dirigendoci verso Ploiesti, attraversiamo la vasta piana ai piedi dei Carpazi meridionali dove si trovano numerosi giacimenti petroliferi e vasti frutteti che producono una pregiata varietà di prugne dalla cui distillazione viene ricavata la rinomata grappa detta tuica. Deviamo verso Breaza dove, secondo la guida in nostro possesso, dovrebbero trovarsi belle case in legno con caratteristiche altane; si riveleranno invece null'altro che normalissimi chalet. Begli esemplari delle costruzioni descritte li troveremo invece sul percorso verso la Valle della Prahova che ci porterà a Sinaia, il luogo di villeggiatura più rinomato dei Carpazi. Il grande affollamento di pedoni ed automezzi provoca l'assoluta impossibilità di parcheggio, impedendocene così la visita. Si sale sino ai 1060 m. di Predeal, località che segna il passaggio dalla Valacchia alla Transilvania per poi ridiscendere attraverso un verde paesaggio punteggiato da piccoli centri abitati dove fanno spicco belle chiese in legno. In uno di questi paesi, di cui non conosciamo neppure il nome vista la mancanza di segnalazione, mia moglie non si lascia sfuggire l'acquisto di una bella tovaglia artisticamente ricamata a mano corredata di 12 tovaglioli, che dopo debita contrattazione ci viene ceduta per 1.500.000 Lei (€ 41,66). Raggiungiamo Brasov dove prendiamo posto all'ottimo Camping Dirste dove il personale parla un correttissimo italiano. Il campeggio si trova situato molto lontano dalla città, ci serviamo perciò di un taxi e... quanto segna il tassametro all'arrivo in centro
100.000 Lei , of course! I luoghi di interesse che la seconda città della Romania può offrire al visitatore sono parecchi e ci tratteniamo perciò a lungo nelle animate vie del centro. A sera riprendiamo il taxi per il ritorno al campeggio. Quando l'auto è ormai in movimento, il tassista ci avverte che il tassametro è guasto (quando si dicono le coincidenze!), arrivati a destinazione il bel tipo richiede 300.000 Lei! Dopo furibonde contrattazioni, spazientito, mando "affà" lo sbraitante individuo, butto sul sedile i canonici 100.000 Lei e ce ne andiamo, inseguiti da urla che certo non ci costano un grosso sforzo d'immaginazione, a tradurre in insulti.

Una breve deviazione ci porta a Bran, dove si trova il castello di Dracula, cosi detto, pur se in questo luogo il famigerato Conte Vlad Dracul l'impalatore non vi mise mai piede. La visita risulta assai deludente innanzitutto per l'aspetto dell'edificio, intonacato a calce bianca e tutt'altro che tetro e misterioso come ci si aspetterebbe dopo la lettura del celebre romanzo. All'interno di cortili e sale si accalcano torme di visitatori bercianti che si fotografano a vicenda esibendo le espressioni più assurde, magari imitando l'urlo del vampiro. Nella vasta area che circonda le mura una miriade di bancarelle e negozietti espone in bella vista quantità industriali di stupidaggini al limite della decenza; nell'aria fluttua un forte odore di krapfen e patatine fritte, il tutto contribuendo così a far assumere a questo luogo il patetico aspetto di una Disneyland di bassa macellazione. Tornati a Brasov ci dirigiamo alla volta di Harman prima e di Prejmer poi. dove si trovano interessanti chiese fortificate. A sera raggiungiamo Sighisoara dove ci sistemiamo per la notte in una sorta di spelacchiato campo di calcio situato a Vila Franka sul colle che si eleva alle spalle della stazione ferroviaria.

Visitiamo la bella cittadina dall'affascinante aspetto medievale; in una delle case che prospettano sulla piazza ebbe i natali, fra il 1431 ed il 1435, Vlad Dracul, figlio di Mircea il Vecchio e padre del Voivoda di Valacchia Vlad Tapes l'Impalatore, acerrimo ed irriducibile nemico dei turchi, universalmente conosciuto come Conte Dracula. Proseguendo sul nostro itinerario visitiamo la chiesa di Biertan, attraversando il centro di Medias, si può vedere la torre in cui venne imprigionato Dracula e raggiungiamo Sibiu interessante e bella città che si presenta a noi pressoché deserta ed alla cui periferia si trova il Camping Dumbrava dove prendiamo posto. Per cena ci rechiamo al ristorante annesso al campeggio, qui è in corso fin dal mattino un affollato e rumoroso banchetto di nozze i cui invitati coinvolgono anche noi nei festeggiamenti agli sposi. Con la scusa della telecamera riesco a sottrarmi al tragico destino che tocca a mia moglie, arruolata di forza nell'organico di un gruppo di parenti della sposa che si esibisce in continue frenetiche danze consistenti in vorticosi girotondi a senso alterno al ritmo assordante di fisarmoniche e tamburi fra le urla ed il ritmico battere di mani e piedi degli astanti. L'ennesimo tentativo di evasione ottiene, finalmente successo e possiamo tornarcene frastornati al camper dove commentiamo la vicenda con la terza ed ultima coppia di italiani incontrati nel corso di questo viaggio.

Partiamo alla volta di Alba Iulia la città fortificata capitale storica della Transilvania che vanta due bellissime cattedrali adiacenti, una romano-cattolica e l'altra ortodossa.
Molto interessanti sono anche alcuni storici palazzi che sorgono accanto alla cittadella. Nel pomeriggio riprendiamo il cammino con una interessante sosta ad Hunedoara per una visita all'imponente castello gotico dei Corvino. Raggiunta Arad, ormai sul far della sera, ci fermiamo presso la stazione di servizio (aperta le 24 ore) della Petrom che troviamo sul percorso della non troppo trafficata strada che porta al confine di Stato.

Raggiunta Nadlac valichiamo, senza difficoltà eccessive, la frontiera con l'UNGHERIA per poi fermarci, nel primo pomeriggio, a Pécs. Dopo la visita al piacevole centro cittadino, a sera prendiamo posto al Camping Familia situato nell'immediata periferia; ci basta poco tempo per essere assaliti dal dubbio che la moglie del gestore in gioventù sia stata istruita fra il personale di sorveglianza in servizio nei lager nazisti per poi proseguire la carriera in questo campeggio che, comunque si rivela pulito e dotato di tutto l'occorrente.

Partenza di buon mattino, a Barcs superiamo la frontiera con la CROAZIA, dove risultano un poco più laboriose le formalità doganali. Sul nostro percorso numerosi nidi di cicogna, in stupefacente equilibrio sui pali della linea elettrica che fiancheggia la strada, fanno ala al nostro passaggio. Nei pressi di Veliki Zdenici saliamo sulla nuova (e molto cara) autostrada che, via Zagabria, ci porta a raggiungere Karlovac dove abbiamo appuntamento con nostri amici provenienti dall'Italia.
Ma questa è un'altra storia...........

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I viaggi di vagabondo nei luoghi del racconto

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vagabondo

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Data del viaggio: 
06/04/2007
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