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Canoisti e Lontre
Scritto da: Mauro Toselli

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Per la gioia dei Vagabondi canoisti Mauro
di Kayak Lombardia ci manda questo raccontino.
Fiamma



Piuttosto freddo: i due passi in acqua per non grattare sui sassi sono stati piuttosto "fastidiosi". Comunque il sole, anche se velato, è abbastanza caldo. Oggi ho qualche ora in più di tempo e ho in mente un giro più lunghetto del solito. Realizzerò poi che, lunghetto, sarà solo il tempo che impiegherò per tornare a casa. La luce è bellissima e, pur non facendo soste, remo sottocosta per guardare da vicino tutti i paesi che passo... Varenna, Bellano, Corenno Plinio, Dervio... Arrivo al promontorio di Piona, faccio un giro nel laghetto e poi rotta verso Colico. Metà ottobre, freddo e cielo velato, saranno pure finite le termiche no?!? Nel tratto da Colico a Gera si alza un pò di vento... bhò!!! Staremo a vedere... Arrivato a Gera mi sono dovuto rintanare nel porticciolo per poter memorizzare un waypoint nel GPS. Rifletto... e poi decido di andare, non è la prima volta che sono in giro con la Breva "bella dichiarata". Percorro in linea retta il tratto da Gera a Domaso, piuttosto lontano dalla costa. Una fatica porca. Cerco di mantenere una velocità sufficiente a non impiegarci una vita. Il vento rinforza ancora. Domaso, sbarco, mangio un paio di banane. Credevo di sbarcare e riposarmi un secondo e di capire cosa fare. Invece no: un freddo cane. il vento che metteve su un fianco il kayak sulla riva e le onde che si formavano. Lo dico a costo di farmi ridere in faccia, ma... a parità di altezza le onde del lago sono ben peggiori di quelle del mare!!! Continue, ravvicinate, con direzioni diverse. Consulto il GPS (la cartina è a casa e la visibilità non è fantastica) che mi avvisa che da dove mi trovo in 2,5 km circa arrivo a Colico. OK! Si va. "Si va"... è una parola grossa... molto grossa. Mi sono allontanato 400 mt al massimo. Quelli della scuola di vela di Domaso erano tutti fuori e sguazzavano felici come maiali nel fango e mi guardavano scuotendo la testa. Non ce la faccio... non ce la faccio davvero, tutte le volte che alzo la pagaia il vento la cattura e con tutta la leva che ha cerca di ribaltarmi. OK si torna indietro, si fa il percorso sottocosta. Poppa al vento ed alle onde, giù il timone, se non fossi stato così preoccupato mi sarei divertito come un bambino: onda, una, due pagaiate, timone dritto, filo via come un delfino, mi scappa l'occhio sul GPS: 14,3 Km/h senza pagaiare. Arrivo a Gera ed entro nel porticciolo a tirare il fiato. Mollo il kayak e prendo l'autobus? Ma sì... ma no... no, no dai arrivo a Colico e dopo decido. Riparto da Gera Lario ci metto quasi 40 min a percorrere un chilometro. Il fondale è basso e le onde sono più accentuate. Ma porco porco porco... non riesco a staccarmi dalla costa il vento e le onde mi ributtano indietro. Mi sembra di essere un ubriaco che percorre una strada in piena notte strisciando sui muri e sulle saracinesche abbassate dei negozi. "Sperono" il moletto di una villetta, mi areno due volte in un canneto. Poi scoprirò che c'erano 22 nodi di vento, ma al momento non me ne poteva fregare di meno. Arrivo a una spiaggetta sabbiosa di un campeggio, un' onda di più mi ri-sbatte a riva. Basta, scendo e mi siedo sulla coperta del kayak.
Il tepore seppur minimo del pozzetto se ne va. Guardo il lago, fa un freddo e comincio a sentire male dappertutto. Ma... ma... sono al lago, non posso fermarmi qua, non sono sull' oceano e le onde sono la ventesima parte di Jaws oceanici. Questa sensazione... questo senso di sconfitta misto ad una certa gioia che il casino sia finito, che non ci sia più fatica, o paura. Come quando mi capitava di scappare a metà di una via in montagna. Dovevo accumulare abbastanza stanchezza, fatica e paura per poter ammazzare l'orgoglio, per potergli gridare a brutto muso "TACIIIII!!!! E' PER COLPA TUA CHE SIAMO NELLA MERDA!!!". Ed adesso è uguale... cerco delle cose asciutte (?!?) da infilarmi. Immagino già il viaggio in autobus e poi in treno, con un paio di pantaloni in Powerstretch che lasciano poco all'immaginazione, a piedi nudi con i Teva, gocciolante e con sacche stagne e pagaia. E questa sera comincerà: forse... se mi riposavo... un pezzo per volta... ma no, è stato meglio così.... sono in giro a divertirmi... sì, però... mi lamento che manca adrenalina, ed oggi che ce n'era a litri... Arrivo al bar/reception del Campeggio La Grande Quiete a Pian di Spagna, tra Colico e Sorico, chiedo il permesso di portare lì il kayak. Sono gentilissimi! Mi offono anche la possibilità di fare una doccia calda! Recupero kayak e me stesso e chiamo un taxi (il posto è fuori mano). Il taxi arriva in pochi minuti. Claudio ,il taxista, mi racconta che oramai è specializzato in recuperi di gente che rimane qua e là con canoe, kayak, windsurf e vari. A proposito il suo tel è 0341/930627. Chiaccherata fino all'auto. Mi cambio... aaaah vestiti asciutti!!! E vado e prendere il kayak, musica a stecca, Peter Gabriel urla "...This time you've gone too far..." sì, direi che mi prende per il culo. Arrivo al campeggio e comincio a sistemare le mie cose. Una chiacchera tira l'altra, si parla di Shatsu e di montagna, si chiacchera della vita. E' quasi buio quando mi decido ad andare via... Grazie ragazzi, mi avete coccolato! Sì... è stato meglio così... nessun metro d'acqua vale il richio di farsi male.. o peggio.


http://www.kayaklombardia.com
"Never stop paddling"

Scritto da:
Mauro Toselli

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Matteo, Fiamma e Martino, disegni di Matteo.
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