Homepage
fondo del menu

Francesca 5
Scritto da: Mauro Toselli

Torna al Caffe' di Fiamma
Rural Journey: Agriturismo e case rurali ai migliori prezzi
Agriturismo e sistemazioni rurali selezionate in tutta Italia, ai prezzi migliori.

Due di luglio del 2000, la prima estate del millennio, fa un caldo che spacca il becco ai passeri ma ora, in barca, è tutto diverso. Il mare (calmo), il vento (pochino), tutto sommato una bella giornata per uscire in barca a vela e Francesca 5, uno Zuanelli 40, lascia Savona in direzione Genova. A bordo 7 persone più lo skipper Roberto, navigatore di comprovata perizia con una lunga lista di partecipazioni a regate alle sue spalle.
Alle 11.30 il fattaccio: la batteria è scarica!!! Bhè chissenefrega, su una barca a vela non è indispensabile per navigare, specialmente con mare calmo e sottocosta. Comunque, visto che Francesca 5 già solcava le acque antistanti Sestri Ponente, il saggio e previdente skipper inverte la rotta. L’equipaggio si mostra preoccupato quanto un maiale nel fango. Il ritorno si fa via via più pigro a causa di una sgarbo fatto al Dio Eolo che ha gradatamente ridimensionato i suoi favori sino a negarli del tutto una volta giunti nel tratto di mare antistante Arenzano.
Da 1 a 10, quanto è preoccupato l’equipaggio? –3. In ogni caso, rafforzando l’aura di saggezza che lo accompagna, lo skipper magnum contatta la Capitaneria di Genova (responsabile per questo tratto di mare, che delegherà la motovedetta di Savona già in navigazione in quel tratto di mare.)
Sono le ore 15.00, ed è in questo frangente che si avrà la riprova che l’ottimo è il nemico del buono. Con il buonsenso del buon padre di famiglia che almeno una volta è rimasto a piedi con la macchina, si pensa che tutto l’inconveniente verrà risolto con il classico “non è che mi ci fa attaccare un attimo i cavi che metto in moto?”.
Ma non sarà così, il dramma che segue è degno di una puntata della Signora in Giallo.
Alle 15.30 arriva la motovedetta della capitaneria di porto: si apre il sipario ed inizia lo spettacolo. Il nostro skipper chiede se la motovedetta ha un piccolo generatore a bordo, in modo da trasferirlo su Francesca 5, avviare il motore e fare ritorno in porto. Risposta: il generatore non c’è. Ok, nessun problema, lo skipper fa presente che ha un cavo di 30 metri e con quello chiede di potersi attaccare alla batteria della motovedetta per far partire il motore di Francesca 5. Risposta: non si può, perché? Non si è capito bene. Va bene, allora lo skipper, la cui aura di saggezza e pace interiore cominciava a sbiadirsi, fa presente che vicino c’è il porto di Varazze e chiede di poter essere rimorchiati fino a là: i membri dell’equipaggio che avessero desiderato rientrare presto a Savona lo avrebbero fatto in treno e in banchina avrebbero trovato l’occorrente per far ripartire il motore di Francesca 5. Risposta: non si può, perché? Anche qui non è che sia molto chiaro. Infatti, si saprà in seguito che il giorno prima (01-07-2000) una barca in panne è stata soccorsa dalla stessa motovedetta ed un meccanico è salito a bordo della barca a prestare assistenza, ed il giorno dopo (03-07-2000) sempre la stessa motovedetta ha rimorchiato un’altra barca in panne. A questo punto è doveroso fare una rivelazione: un piiiiiccolo, flebile, debolissimo filo di vento effettivamente c’era e, per una qualche ragione oscura, la motovedetta si trova esattamente tra Francesca 5 e la fonte del vento. Tra gli effluvi di gasolio che la motovedetta esalava sospinti dal vento e lo sciabordio delle onde generate dal motore della medesima, sulla barca in panne si teneva un conciliabolo. Tutti i componenti dell’equipaggio, presa coscienza della loro età adulta, fatto l’inventario degli impegni presi nonché delle vettovaglie che stipavano la cambusa, concordano con lo skipper che è il caso di aspettare l’immancabile brezza che nelle ore serali compare e, spiegate le vele ad essa, rientrare in porto con i propri mezzi. La decisione viene comunicata al Comandante della motovedetta. Risposta: indovinate un po’?... Giusto!!! Non si può!!! Perché? Perché il solerte Comandante, in nome del pericolo in cui Francesca 5 versa e del terrore che attanaglia l’equipaggio, aveva già provveduto a chiamare un rimorchiatore. Ora, è pur vero che la legislazione vigente prevede che per “rimorchiare” una barca ci voglia un rimorchiatore ma, una barca a vela per definizione è in grado di muoversi anche con una bava di vento quindi a maggior ragione un piccolo motore è in grado di muoverla quindi, per quale occulta legge della fisica se mi si rompe la macchina devo chiamare lo Space Shuttle per tornare a casa? Bene, a questo punto lo skipper è “invitato” a salire a bordo della motovedetta per prendere accordi con il rimorchiatore. Il trasbordo da Francesca 5 alla motovedetta avviene senza l’ausilio di passerelle o altro, il che indica ulteriormente lo stato di calma del mare. Lo skipper chiede all’equipaggio del rimorchiatore a quanto sarebbe ammontato il costo dell’operazione. Risposta: non si sa? Perché? Perché non c’è l’armatore (?!?) Lo skipper a questo punto cede. Il buon senso dopo una strenua lotta è dovuto soccombere sotto gli strali di chi ha dato libero sfogo alla propria malcelata insofferenza nei confronti di Francesca 5 che con la sua panne ha disturbato la “meritata” siesta. Non a caso il comandante del rimorchiatore ammetterà in tribunale di non ricordare la data, ma di aver bene impresso la fatidica giornata in quanto c’era il Gran Premio di F1 e la sera l’Italia avrebbe giocato per gli Europei di calcio. Arriva il rimorchiatore, e solo in seguito sembrerà di rammentare che battesse una bandiera nera con un teschio e tibie incrociate bianche, ma è sicuramente frutto dell’immaginazione! L’equipaggio del rimorchiatore lancia a Francesca 5 una gomena smodatamente sovradimensionata per il traino di una barca del genere. Gran finale: dopo il traino, l’ormeggio e la contribuzione della giusta mercede per la copertura delle spese vive di recupero (due milioni e mezzo di lire) lo skipper si vede recapitare un atto di citazione dalla società armatrice del rimorchiatore unitamente all’equipaggio dello stesso. Il motivo? La richiesta di un ulteriore risarcimento in forza di una antica legge del mare per la quale chi recupera un’imbarcazione in difficoltà può richiedere un compenso ulteriore che in questo caso ammonta ad una cifra non inferiore a 100 milioni di vecchie lirette. Non è questo il momento di riportare le dichiarazioni, alcune delle quali ritrattate in seguito, riportate sulla citazione. Una buona dose di mistificazione ha cercato di trasformare Francesca 5 in una barca alla deriva (a poche miglia dalla costa), in balia delle onde (inesistenti) e l’equipaggio composto da uno skipper incapace di badare all’imbarcazione e da 7 persone impaurite.
Il sipario non è ancora calato, ed ora la sceneggiata prosegue tra le quinte delle aule di tribunale. Tutto questo si commenta da solo ed ogni ulteriore riflessione sarebbe pleonastica. Un’ultima considerazione: l’incentivazione del turismo e della nautica da diporto in Italia viaggia con il vento in poppa... lo stesso vento che ha abbandonato Francesca 5 quel 2 di luglio della prima estate del millennio!!!

Mauro Toselli

Scritto da:
Mauro Toselli

Torna al Caffe' di Fiamma

Note:



Queste pagine sono ideate, costruite e mantenute da
Matteo, Fiamma e Martino, disegni di Matteo.
Il Copyright dei contenuti è dei rispettivi autori
Se l'autore non è indicato è da intendersi:
Copyright © 1999 - 2008 Vagabondo.
www.vagabondo.net - Scrivici - Icone Vagabondo.